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12 luglio 2008
h 15.30, stazione centrale: eccomi qui con il saccopelo, la mia piccola valigia pesantissima che sta per esplodere e lo zaino altrettanto pesante e pieno, che mi sega le spalle scottate dal sole milanese in una triste giornata in piscina. Eccomi qui tutta sudaticcia, TERRORIZZATA dall’idea che non conosco nessuno: mi guardo in giro tutti gli altri sono disposti a piccoli gruppi e chiacchierano amabilmente: “aiuto…forse era meglio se mi portavo un amica”. Mio papà mi chiede: “vado a parcheggiare meglio la macchina?”, “no, ti prego, resta qui”rispondo io.
13 luglio 2008
Dopo un caldo e sudaticcio viaggio in treno, dopo una fredda e lunga traversata da Genova a Olbia, dopo uno squallidissimo spettacolo sul traghetto, dopo una scomoda dormita in poltrona (non si poteva dormire sul pontile perché quella era una stupida barca per stupidi pigri comodoni poco avventurosi e quindi non c’era un posto adatto dove passare la notte), dopo un interminabile spostamento in pullman dal porto al campeggio…finalmente sono qui: nella mia adorata Isuledda!!
Questo pomeriggio ho avuto il primo approccio con la vela: sono DEMORALIZZATA.
Scusate, se dopo che in 35 secondi circa ti spiegano come armare e disarmare una barca, io non mi ricordo uno degli 8 milioni di termini specifici da usare, dopo tutto quella cordina rossa è una cordina rossa!!
Il tempo non è dei migliori: vento freddo, poco sole. Mi tocca dormire in tenda su una brandina troppo corta che la fama di essere scomodissima, ma chissene frega sono una campeggiatrice asperta io; la mia compagna di tenda è Cecilia, ha la mia età, ed è incazzatissima, perché non vuole dormire in tenda e spaventatissima, perché per lei è la prima volta in un campeggio e chissà mai che ti entri qualche animale strano…
15 luglio 2008
Le giornate trascorrono lentissime, non abbiamo un secondo libero:
sveglia alle 7.30, colazione alle 8.00, inizio corso alle 9.00: teoria e poi si esce in mare su delle mini barchette a gruppi di 2,3,4,5 persone. L’orario del pranzo varia, il cibo non è mai abbastanza: la gente si lancia sui pentoloni di pasta un po’ scotta, divora chili di pane, centinaia di pesche e poi si va prendere un gelato al bar, il risultato è che alle 3 del pomeriggio, quando ricomincia il corso, nessuno è lucido e scattante. Dopo cena alcuni fanno dei giochi di gruppo, altri, me compresa, dormono fino alle 11, quando tutti insieme si va alla discoteca del villaggio. Il coprifuoco sarebbe, molto teoricamente, all’una, ma all’una e dieci tutti fanno già quello che vogliono.
(Io sono sempre andata a letto dopo le 2, ed è davvero un mistero come abbia fatto a svegliarmi tutte le mattine in orario.)
Oggi tra l’altro ero di comandata, questo significa che ho dovuto: spalmare la nutella su una cinquantina di fette biscottate, lavare una valangata di posate e bicchieri, lavare pentole immense incrostate di pasta ai 4 formaggi, pulire i tavoli cosparsi di cibo acqua che bambini molto stupidi avevano lanciato, apparecchiare e sparecchiare. Considerate che io a casa non faccio assolutamente nulla...comunque oggi ho capito l’importanza degli sgrassatori e della lavastoviglie.
Prossimamente...
Oggi ho rischiato di brutto!!
16 luglio 2008
Oggi ho rischiato di brutto!!
Allora cominciamo dal principio: vado in barca da 2 giorni, ieri per la prima volta sono salita su un laser 2000, ma non c’era vento e quindi è stato facile, oltre che particolarmente noioso.
E oggi, che c’è vento forza 5, mi fanno andare su un laser 2000 con un equipaggio poco più esperto di me?! Aiuto.
Immaginate: vento, onde, la barca che oscilla pericolosamente, Filippo al timone e alla randa che impreca continuamente, Sofia che fa il pesetto e si lancia da una parte all’altra per contrastare la forza del vento e io in ginocchio nel pozzetto al fiocco; gli spruzzi d’acqua in faccia le scotte del fiocco che scivolano e segano le dita, l’adrenalina a 1000: vedo le altre barche scuffiare e noi no, che fenomeni!!
Ma ci stiamo allontanando troppo dalle altre barche, dobbiamo virare…oooh…scuffiati a 180°, la barca è capovolta, con uno sforzo immenso riusciamo a raddrizzarla: il fiocco è tutto ingarbugliato, non riusciamo a sistemarlo, si rompe la barra del timone, ‘azz!, proviamo a strambare, non potevamo fare una cazzata più grande: la barca in un nanosecondo è di nuovo a testa in giù. Non riusciamo a raddrizzarla: vento, onde, il cielo è coperto di nuvole e il mare è blu scuro, in lontananza vediamo le altre barchette rientrare in porto e nemmeno uno dei gommoni della scuola, noi siamo alla deriva: Filippo e Sofia sono in piedi sullo scafo aggrappati alla deriva, l’uno smadonna l’altra piange, io sono in acqua e ogni tanto le onde mi sommergono.
Restiamo in acqua per tipo un quarto d’ora e ci allontaniamo sempre di più dall’Isuledda, stiamo attraversando il golfo di Arzachena, diretti a Baia Sardinia. Gridiamo aiuto ad ogni barca che vediamo, ma niente, finalmente un motoscafone color cappuccino metallizzato si accorge di noi e tenta un salvataggio. Siamo accolti da un’anziana coppia e da un dolcissimo cagnolino, l’emozione è troppa piango e rido insieme.
Ci dirigiamo verso il porticciolo quando vediamo i gommoni degli istruttori, non ci chiedono come stiamo né niente del genere, parte subito la ramanzina: non vi dovevate allontanare dal gruppo e la barca non si abbandona mai.
A mia mamma, spaventatissima, dirò che fa parte del gioco: ho un taglio sul collo e uno sul ginocchio, migliaia di lividi di cui uno immenso e viola che parte dall’ascella e arriva al gomito, ma fa parte del gioco.
18 luglio 2008
Oggi è stato l’ultimo giorno del corso di deriva.
Ieri notte ce ne siamo infischiati dell’orario e abbiamo ballato fio alle 2 di notte, poi siamo andati a dormire in riva al mare: luna piena, mare calmo, le luci in lontananza, il vento che faceva rabbrividire e poi piano, piano all’orizzonte il rosseggiare dell’alba…e la mattina presto la spiaggia deserta e il sole chiaro che dolcemente ci sveglia e ci scalda.
Naturalmente questa mattina eravamo tutti molto svegli e pimpanti: gli occhi si chiudevano e ci abbiamo messo il doppio del tempo ad armare la barca.
Dopo pranzo quelli della prima settimana sono partiti, ma qualcuno è rimasto per la seconda settimana di cabinato.
Prossimamente: in una settimana di cabinato mi sono inselvatichita
un bacione
Lorena
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