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tre uomini in barca

Naima alla mostra del cinema di Venezia

29 agosto 2008

 

eccomi eccomi!!
stavo cominciando a disperare di potervi aggiornare sulle mie avventure veneziane, invece eccomi qui: dopo aver passato letteralmente tre ore a scrivere un interminabile (quanto a mio avviso inutile) comunicato stampa che nessuno leggerà, i capi dello stage sono andati a mangiare consentendomi generosamente di utilizzare un pc connesso a internet (no, non un pc, un mac!!! e io non lo so usare e mentre vi scrivo gioiosamente smadonno contro questa maledetta melina).
Dunque, da dove iniziare? Per cominciare, questo: voi a Milano sapete probabilmente molto più di me quello che sta succedendo alla Mostra del Cinema di Venezia. Sembra paradossale, eppure è proprio così: nonostante il mio meraviglioso accredito cinema (l'accredito più sfigato di tutti, tanto è per gli studenti, quindi mettiamo le proiezioni alle otto e mezza del mattino e basta, tanto sono abituati ad alzarsi presto per andare a scuola, no?) finora sono riuscita a vedere solo il film inaugurale dei fratelli Coen, nel quale, tra l'altro, Brad Pitt è davvero spassosissimo nell'esibire una serie di espressioni di pura idiozia. Per tutto il resto del tempo sono stata relegata, insieme ai miei colleghi&colleghe di stage, nella Villa degli Autori, un centinaio di metri più avanti rispetto all'Hotel Excelsior, impegnata nelle operazioni più imprevedibili. Per esempio: vi siete mai chiesti, quando ai festival vi regalano le borse piene di cataloghi, volantini e gadget, chi mai abbia riempito centinaia e centinaia di borse, una ad una, con tutti quei simpatici oggettini? E chi attacchi i poster e i flyer dei film, facendo attenzione a cambiarli a seconda dei registi intervistati? Chi sistemi le sedie, una ad una, prima di un dibattito alle tre del pomeriggio, per poi ripiegarle, una ad una alle cinque, e poi risistemarle la mattina dopo, e così via, ad libitum? Chi respinga le "cavallette del lido", i non accreditati che vogliono infilarsi ovunque, raccattando ogni gadget a caso, pretendendo la borsa ufficiale anche se è riservata alla stampa, dichiarandosi attrici o attori famosi "leinonsachisonoio" e compagnia bella? Chi passi ore a fare centinaia e centinaia di fotocopie con una fotocopiatrice che si inceppa ogni dieci copie e nella quale non puoi caricare più di trenta fogli bianchi per volta? Chi volantini e consegni accrediti sorridendo cordiale anche a coloro che sgarbatamente lanciano insulti? Ma gli stagisti, è ovvio!!!
Ieri una mia collega è stata intervistata da Radio 3, hanno esordito con questa domanda: "Qual è, secondo te, il numero perfetto di stage non pagati che un laureato deve fare prima di trovare un lavoro precario?" Ecco, questo mi sembra significativo e senza bisogno di ulteriori commenti.
No, dai, la sto facendo tragica, forse perchè stanotte ho dormito tre ore e mezza, o forse perchè ieri sera mi si sono rotte le scarpe nuove e ho perso l'ultimo autobus e ho percorso tutto il lido a piedi nudi per tornare al campeggio, o forse perchè ho una vena melodrammatica e poi le sfighe sono più divertenti da raccontare.
In realtà sono felice. Sono felice quando mi affaccio alla terrazza della Villa degli Autori e respiro il vento della laguna guardando quella spiaggia che tante volte ho visto in tv; sono felice quando percorro la terrazza dell'Excelsior scrutando i giornalisti, i vip, le interviste, Muller che urla in cinese; sono felice con la mia maglietta ufficiale delle Giornate degli Autori e il portapass della Biennale e gli accrediti penzolanti; sono felice quando scambio due chiacchiere con gli addetti ai lavori, con i fotografi che si smazzano tutti i photocall a orari assurdi, in piedi per ore sotto il sole e che di film non ne vedranno nemmeno mezzo; sono felice quando Daniele Luchetti mi chiede di tenergli in custodia il bagaglio e quando Goffredo Fofi mi accarezza la guancia e mi dice "sei un angelo" perchè gli ho portato il caffè; sono felice quando ascolto i racconti di organizzatori e addetti stampa e tutte quelle persone che lavorano dietro le quinte e non conosce nessuno ma che nella loro vita hanno fatto di tutto e conosciuto chiunque. Alla fine sono quasi felice pure quando incontro Marzullo che vaga nella hall dell'Excelsior con aria sconsolata.
No va bè, dai, non esageriamo adesso.
Per ora vi saluto, la prossima volta cercherò di raccontare meglio come funziona la Mostra del Cinema, per gli ascoltatori che non siano mai stati qui al Lido.
P.S. Seriamente, ci tengo a dire che, nonostante l'ironia di cui sopra, i miei capi, anzi, le mie cape (tutte donne, tranne uno) sono delle persone fighissime, davvero, e bravissime e che solo standogli vicina sto imparando più di cinque anni di università, e di questo sono loro immensamente grata. W le Giornate degli Autori!!!
P.P.S. I bagni dell'Excelsior sono fighissimi, una vera manna per noi campeggiatori!

 

 

5 settembre 2008

 

Sì, devo innanzitutto profondermi in infinite scuse per la scarsità degli aggiornamenti che ho potuto darvi... non immaginavo che non avrei avuto nemmeno un attimo di respiro e molta molta difficoltà a poter usare un pc... per farmi perdonare, al mio ritorno scriverò uno splendido post di chiusura blog, promesso!!!

Oggi è il penultimo giorno di mostra e tutto quanto il lido è pervaso dalla tipica aria malinconica da fine vacanza, anche se le occhiaie misura grand canyon allungate sui visi dei festivalieri lasciano intuire la voglia di dormire almeno quelle trentasei ore filate, una volta a casa. Io, in particolare, vengo dalla proiezione del film La fabbrica dei tedeschi, di Mimmo Calopresti, documentario sulla tragedia della Thyssen Krupp, che mi ha riempita di dolore e di rabbia impotente, spegnendo la consueta allegria.

A parte questo, posso raccontarvi che, ieri e l'altro ieri, ho avuto l'onore (che potrebbe altresì essere definito"culo") di assistere a due film nella mitica sala grande del Palazzo del Cinema, con posti numerati esattamente alle spalle delle star, ovviamente senza sganciare le cifre astronomiche che le biglietterie della Biennale pretendono per le proiezioni ufficiali. Nel primo caso si trattava di un anime di Oshii (quello di Ghost in the Shell, per chi se ne intende) che è piaciuto, credo, solo a me, a giudicare dai commenti dei miei colleghi - però a due passi da me erano seduti wim wenders e john landis, cosa che ha fatto notevolmente accelerare il mio battito cardiaco. Ieri sera invece, yuppi du yuppi du, c'era la prima del film di celentano, il quale ha ricevuto una standing ovation esagerata da una platea in delirio. Il film è psichedelico e surreale, però devo ammettere che mi sono anche schiacciata un pisolino nel frattempo, complice la comodità delle poltrone e l'aria condizionata, per una volta almeno, alla temperatura giusta. (Un giornalista mi ha detto che a volte, tra un bel film in un'altra sala e un brutto film in sala grande, sceglie il secondo per potersi fare una necessaria pennichella).

La serata mondana è poi proseguita in Villa degli Autori, dove c'erano i vostri amici della Banda Osiris, e poi è passato anche Alessandro Gassman, gentilissimo, simpaticissimo, alla mano e, anche, se posso permettermi, discretamente figo. In questi giorni bazzicava qua in giro anche Anrtonio Rezza, pure lui disponibilissimo.

Come vi dicevo al telefono, quest'anno sembra tutto un po' sottotono, e non pare nemmeno così febbrile il consueto toto-Leone d'Oro. Secondo il daily di Ciak se la giocano Miyazaki, l'interminabile film iraniano (che mi sono persa), il lavoro della Bigelow sull'Iraq (film di cui tutti continuano a dire, sorpresi, "non sembra girato da una donna!", mandandomi in bestia) e Rachel getting married, che a me personalmente è piaciuto moltissimo e che, almeno alla fine, lascia aperto uno spiraglio di speranza nella depressione generale dei film di quest'anno. Intanto le Giornate degli Autori hanno vinto un premio come miglior sezione della mostra, e tutti i giornali stanno parlando benissimo dei nostri film, dei nostri incontri, dei nostri cocktail, insomma, elogi a profusione - ovvio che il merito sia tutto degli stagisti dell'università di Bologna, of course!!!

Sul fronte stagisti, a proposito, si sta verificando la sindrome da gita scolastica: affiatamento mescolato a piccoli scazzi, nascita di nuovi amori, flirt selvaggio, cambiamenti di tende all'ultimo minuto, chiacchiere confidenziali fino a tarda notte, piccole tragedie sfiorate, un sacco di risate e canti notturni, scarpinando alle quattro di notte verso il lontanisssssimo campeggio. Tutto questo in attesa del grande party finale, domani sera, durante il quale si devono - obbligatoriamente - finire tutte le scorte di cibo&beveraggio della Villa: credo che i risultati del suddetto party siano alquanto prevedibili. Inoltre noi intrepide campeggiatrici abbiamo deciso di tentare l'after, in modo da pagare un giorno in meno di campeggio e di partire col primo vaporetto + treno utile della mattina. Così, alle sei di mattina, ci trascineremo, noi, le nostre occhiaie, gli zaini e le tende, fino alla stazione di Venezia Santa Lucia, completando la metamorfosi in perfette punkabbestia bolognesi. D'altronde, dopo aver consegnato in doc. martens un premio a Sorrentino, quale altra degna conclusione?

Avrei mille altre cose da aggiungere, ma in questo momento il tempo, al solito, stringe, e inoltre mi si accavalla tutto nella testa, complici le ennesime tre ore di sonno di stanotte.

Il prossimo racconto avrà anche delle foto e gli ultimi esaltanti aggiornamenti delle avventure di Naima* nello sfavillante mondo della laguna!!!

 


15 settembre 2008

 

Sì, ecco, lo so che ormai il mondo intero si è dimenticato della 65 Mostra Internazionale di Arte Cinematografica, e a maggior ragione della piccola Naima* stagista alle Giornate degli Autori, eppure, avendo anche recuperato qualche simpatica foto, ho deciso di scrivere ugualmente un intervento conclusivo, seppur con giorni e giorni di ritardo.
Che tristezza, barcaiole&barcaioli, l'autunno (calendario a parte) è arrivato travolgendomi con tutto il suo peso e più precisamente sottoforma di bacinelle sparse per la cucina della mia casetta di Bologna per raccogliere l'acqua che gocciola dal soffitto, esattamente come nel torrione pericolante di Merlino e Anacleto ne La Spada nella Roccia. Come paiono lontani i fasti glamour del Lido, ora che io e le mie coinquiline progettiamo di spargere bagnoschiuma nel sottotetto e di dare il via a uno schiuma party improvvisato in casa nostra, roba che neanche a ibiza...
Ma comunque. Ultimi due giorni alla Mostra del Cinema: arriva il film di Aronofsky con Mickey Rourke e relativo ciuaua al seguito a sconvolgere ogni pronostico. Ovviamente quando c'è la distribuzione dei biglietti per la sala grande io, con somma magnanimità, cedo il mio posto a qualcun altro e di conseguenza mi perdo questo filmone di cui tutti dopo parleranno entusiasti per ore ed ore (secondo me anche perchè, finalmente, dopo dieci giorni di mattonate deprimenti, un film che racconta una storia non soporifera deve essere parso a tutti un impareggiabile capolavoro). No, beh, mentre tutti andavano a godersi The Wrestler oppure il documentario di e su Rezza, io ho presidiato il desk, ovvero il bancone all'entrata della Villa degli Autori, una sorta di entità totemica attorno alla quale ha ruotato per quindici giorni la nostra vita di stagisti, immortalato in una delle foto più fighe della vacanza che vi allego (l'espressione di Oriana in primo piano, contrapposta a quelle mia, di Gilda e di Nancy più dietro, la dice lunghissima).
Il mattino dopo mi sveglio già con la luna storta per aver litigato con l'antipaticissimo direttore del campeggio durante la notte e per la consapevolezza che dovrò smontare la tenda e soprattutto ricomporre lo zaino, il cui contenuto sembra essere misteriosamente lievitato nelle due settimane veneziane, e poi perchè, insomma, è l'ultimo giorno e il tempo sembra essere volato dannatamente troppo in fretta, come spesso accade in queste occasioni. Come se non bastasse, l'ultimo giorno di lavoro in realtà non si lavora granchè e quindi si pensa e ci si immalinconisce; gli operai smontano tutto in quattro e quattrotto, il bar del primo giardino non c'è più (no more coffee, e questo è già di per sè un dramma), via tutti i tavoli sotto i gazebi, nel frattempo nuvoloni grigi si addensano nel cielo ed ecco che viene giù d'improvviso quell'acquazzone megagalattico che avevamo miracolosamente scampato dall'inizio del festival. Mogi mogi e silenziosi, dondoliamo le nostre gambe stanche guardando il mare mosso, ogni tanto impacchettiamo del materiale, ma la frenesia adrenalinica dei gironi precedenti è scomparsa e tutto sembra stranamente spento.
Arriva la sera ed ecco il mega party intitolato "dobbiamo finire tutti gli avanzi del catering e svuotare il bar del terzo giardino" (il terzo giardino era l'esclusivissimo spazio per le esclusivissime feste dedicate ai soli registi dei film delle Giornate, che poi in realtà si trasformavano nelle esclusivissime feste degli stagisti brilli): non ci facciamo pregare, ben consci che la malinconia si annega nell'alcol, e, impossessateci del bancone, diamo il via a una festa travolgente che coinvolge tutti, capi, catering, staff, stagisti, il delegato Fabio Ferzetti, imbucati a caso, la fidanzata del cameriere che dopo due giorni parteciperà a miss Italia, insomma, cani e porci. Il tempo si arrotola sulle note trash dell'orrida disco music anni novanta (ah, corona... chissà che fine hai fatto...) e, sembra incredibile, ma sono già le cinque del mattino - credo di essermi addormentata per terra sotto i gazebi del secondo giardino per tipo dieci minuti o mezz'ora o chissà -, simonetta ci accompagna in macchina all'imbarcadero, prendiamo al volo un vaporetto, noi e i nostri zaini, è tutto buio e la laguna è gelida e surreale con la nebbiolina a pelo d'acqua, e infine eccoci alla stazione santa lucia, il treno parte tra tre minuti, fai il biglietto in fretta, corri, corri, sali che il treno è già in corsa, come, giustamente, nella migliore tradizione del cinema americano.
Quando saluto le mie colleghe sotto la porta di casa, a Bologna, mi fermo un attimo e mi guardo intorno. E' la stessa sensazione destabilizzante che ti lascia un film di Lynch. La strada di casa è sempre la stessa, è Bologna, ed è settembre e... sono davvero sicura che tutto sia successo davvero? Come posso aver conosciuto così tanta gente, e stretto così tante amicizie, e aver fatto così tante cose, in sole due settimane? I pezzi si sovrappongono e perdono di logica, proprio come i sogni ricostruiti al mattino.
E ora, a distanza di giorni, la sensazione straniante permane, anche se devo dire che forse era determinata pure dal deficit di sonno: non esagero quando dico che, appena messo piede in casa, mi sono accasciata sul letto e ho dormito per ventiquattrore filate, eccettuate due pause per mangiare. Jet leg da festival.
Meno male che ci sono le foto, in questi casi, a documentare i fatti e a darci la prova di non aver sognato.
E un po' c'è anche la speranza di tornare l'anno prossimo, sempre che la Mostra ci sia ancora, visto che l'unica cosa certa di questo delirio veneziano, è il desiderio diffuso di liberarsi definitivamente di Muller e dei suoi completini da monaco cinese in lutto.
Bè, baci a tutta la barca... alla prossima!!!


n.b.: le foto rappresentano:
- le intrepide campeggiatrici alla fermata del pullman
- facce da stagisti a fine giornata, con disperato bisogno di alcolici e nicotina
- il desk - delirio
- Gilda e Francesca sulla splendida terrazza della Villa
- Naima* e Cristina in attesa di consegnare i famosi premi siae a Sorrentino e a Procacci, con espressione gioiosa e convinta dipinta sui volti. Gli anfibi non si vedono, ma vi assicuro che li avevo ai piedi.

 

campeggiatrici

 

facce da stagisti

 

il desk

 

terrazza

 

vallette

Tre Uomini in Barca, dal lunedì al venerdì dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Fausta Garavaglia.

barca(at)radiopopolare.it

 

 

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