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tre uomini in barca

Modestine trekking in Polonia

24 giugno 2008

 

Ciao fanciulle,
(accolgo con piacevole stupore la notizia della nascita di Tre donne in barca). Sono Modestine; negli anni scorsi ho raccontato i trekking (ormai tre) fatti con la mia famiglia (mdre, padre e mio fratello Alberto). Quest'anno siamo di nuovo in partenza, la nostra meta è la Polonia con un percorso che attraversa Tatra e Beschidi concludendosi ad Oswiecim (Auschwitz - Birkenau). Partiremo domattina da Orio al Serio, destinazione Cracovia; da lì giungeremo a Chocholow (vicino a Zakopane; pare che la pronuncia corretta sia Ooouw o qualcosa di simile) con un taxi e da giovedì, zaino in spalla per 13 tappe per un totale di circa 270 km. Il percorso è stato costruito, cartina e gps alla mano, da mio padre, che ha anche (con qualche difficoltà linguistica) prenotato i pernottamenti (se ci perdiamo è colpa sua). I nostri zaini sono in preparazione e conterranno per ciascuno 2 pantaloncini, 2 magliette e 2 pantaloni lunghi in materiale tecnico, poncho, sacco letto, giacca impermeabile, pile e gilet di pile, ciabatte da doccia, sandali, 2 cambi "civili" per le cene, 3 paia di calze tecniche + 2 calzini, 4 mutande (se interessa...), farmacia minima (garze, compeed etc), antizanzare, minimo beauty case con crema solare e doposole (si spera che servano), piccole posate e coltellino, torcia, borracce per un totale di 6 l, integratore salino in polvere e in compresse per le giornate pi� calde. Oltre naturalmente a cartine, numeri di telefono dei luoghi prenotati, cellulari, gps e... libri (uno a testa cartaceo, più gli ebooks caricati sul palmare di papà). Io porterò l'Emilio di Rousseau, mio fratello La metamorfosi di Kafka, mia madre Il castello bianco di Pamuk, mio padre non-si-sa-ci-penseremo. Comunque, tra entusiasmo (tutti) e timori (io), ci apprestiamo a iniziare anche quest'anno il cammino.

a presto

Modestine & C

 

 

26 giugno 2008

 

Ciao fanciulle,
E la prima tappa è fatta. Siamo giunti nella ridente cittadina di Zakopane, capitale dei Tatra polacchi. Giusto per procedere con ordine, siamo partiti ieri in aereo da Orio al Serio e siamo felicemente atterrati (dopo aver contato gli aghi del bosco di abeti vicino all'aeroporto causa guida azzardata del pilota) a Cracovia, donde siamo stati portati a Chocholow (la pronuncia corretta è Hohoouw, come se si avesse in bocca una mela). Il paese (popolazione 20 umani, 60 mucche, 2 pecore, tacchini cani e gatti qb) è tutto costruito in legno secondo lo stile tipico dei Tatra, e vale la pena di essere visto. Abbiamo alloggiato da un affittacamere gestito da una pany (signora) che parlava solo polacco stretto e da un enorme sanbernardo. Di lì ci siamo incamminati questa mattina per una tappa piuttosto breve (17 km ca), che ci ha condotti attraverso la campagna polacca su e giù fino a Zakopane (che è uno di quei paesi che sono dietro la prossima cresta, no quella dopo, no l'altra...). Notevoli due incontri ravvicinati: uno con un enorme cane pastore molto socievole che per fare le feste ad Alberto si è buttato con tutto il proprio peso sulla di lui mascella; l'altro con una micetta tricolore che si è presentata da noi che mangiavamo, ha condiviso il nostro pranzo e, dopo che tutti avevamo lodato la sua tenerezza e dolcezza, si è allontanata ed è tornata con in bocca un enorme topo. Ora ci troviamo nella grande metropoli dei Tatra, città celebrata in depliant che promettono vita a Zakopane come l'acqua su Marte. Domani saremo di nuovo in cammino, destinazione Bukowina Tatrzanska.
A presto
Modestine & co

 


28 giugno 2008

 

Ciao fanciulle,
Eccoci di nuovo. Ci troviamo attualmente a Niedzica (pronunciasi Nigiza), sulle rive di un lago artificiale. Siamo partiti ieri mattina da Zakopane in autobus (cioè su uno sgarrupatissimo pulmino sovietico) per Poronin, paesino a un po' meno di metà strada in una tappa che ci sembrava troppo lunga come seconda (sarebbero stati poco più di una ventina di km, ne abbiamo percorsi solo 15). Di lì ci siamo avviati su per le creste (che io mi ostino a definire colline benché si tocchino anche i 1000 m), circondati da uno splendido paesaggio agricolo che mostrava tutte le impronte della fienagione in corso (si fanno dei bellissimi covoni alti e magri). Mio fratello ha sofferto abbastanza una tappa che si è svolta quasi tutta sull'asfalto, noialtri ci siamo dilettati ammirando le attrazioni turistiche del luogo (apparentemente, una folla di pittori della domenica e una scuola di tai chi). Siamo giunti infine ad un agriturismo a Czarna Gora, dove siamo stati accolti da un grosso cane da guardia che si è precipitato a leccarci le mani mentre alzavamo il saliscendi del cancello, e dove abbiamo trovato una bella camera e una bella doccia, nonché una cena che abbiamo consumato (leggasi divorato) guardando un noto telefilm (Detective Monk) sulla pay tv; il telefilm era doppiato in modo tristissimo da un solo uomo che ripeteva in polacco con voce piatta tutto ciò che gli attori recitavano in inglese Oggi invece abbiamo percorso circa 25 km fino a Niedzica, che è un gran bel posticino sul lago. Il percorso (oltre ad essersi allungato proditoriamente di 5 km rispetto alle previsioni) ha contemplato una salita con una pendenza credo dell'80% (sapete, quando guardi i pini e vedi che sono quasi paralleli al terreno...) e un incontro con uno scoiattolo, presumibilmente rosso, che ci ha consentito di assistere al suo pasto. Mio padre si � prodigato in conversazioni in polacco (di cui sa forse 15 parole) con gli anziani del posto, e assicuro che ci si fa capire benissimo. Ora ci troviamo in una pensioncina sul lago (quasi dentro direi), dove siamo accuditi premurosamente da una giovin signora che parla italiano. Domani ci dirigeremo verso Kroscienko nad Dunajcem.
A presto
Modestine e il resto dello zoo

 

 

1 luglio 2008

 

Ciao fanciulle,
Siamo giunti oggi a Debno, di nuovo sul lago di Czorsztyn; ma non temete, non siamo affatto rimasti fermi. Ieri siamo partiti da Niedzica, dopo una colazione che è eufemistico definire lauta, e ci siamo diretti a Sromowce, paese sulle rive del Dunajec, il fiume che scorre ai piedi dei monti Pieniny. Di lì abbiamo stabilito di non proseguire a piedi ma di farci portare lungo il fiume sulle zattere che lo discendono, guidate da uomini in gilet con grosse pertiche, fino a Szczawnica (vi sfidiamo a leggerlo). Lungo il percorso abbiamo ammirato le bellezze delle rive: rocce a forma di frati, il luogo in cui santa Kinga, santa più venerata della zona nonché moglie del re Boleslao il timido, avrebbe fermato i Tartari facendo nascere per magia sia il Dunajec che la foresta sulle sue rive. Finita la discesa, ci siamo avviati verso Kroscienko nad Dunajcem (ca 5 km) dove abbiamo alloggiato a Willa Maria, affittacamere completo di colazione ottima e gatti in giardino. Alle porte del paese abbiamo potuto vedere lo strano spettacolo dei pompieri di Kroscienko che giocavano a palla guidandola con gli idranti; poi li abbiamo potuti vedere in azione nello spegnere un piccolo incendio (sospettiamo che l'abbiano appiccato loro per procurarsi un diversivo...). Di lì siamo partiti stamattina per salire i Pieniny, lungo il percorso che ieri abbiamo saltato. Ci siamo inerpicati su e giù per le creste ai piedi del Trzy Korony, il monte principale, ricompensati da qualche scorcio di panorama e qualche scoiattolo (rosso, ormai ne siamo certi) che si è lasciato ammirare. Abbiamo anche incrociato, con minore ammirazione, una piccola vipera piuttosto spaventata dal gran numero di turisti. Infine siamo scesi sulla strada, sulla sponda opposta del lago rispetto a Niedzica, dove un temporale ci ha costretti a prendere un autobus fino al nostro alloggio, un motel che supponiamo essere a Debno, comunque decisamente fuori paese. Di qui ci avvieremo domani in direzione del rifugio Na Turbaczu, a 1283 m.
Se ci arriviamo, visti i dislivelli, a presto
          Modestine & parentela

 

 

2 luglio 2008

 

Ciao fanciulle,
E ormai abbiamo superato la boa di metà trekking. Abbiamo percorso oggi la settima delle tredici tappe previste. Ieri ci siamo avviati in direzione di Debno paese, dove abbiamo visitato la chiesa di s. Michele arcangelo, costruita interamente in legno nella I metà del XV sec. All'interno ci ha accolti padre Milan, un vero prete polacco dall'aria florida e beata, che oltre a dimostrarsi assai contento del fatto che provenissimo da Milano ci ha mostrato l'abside letteralmente ricoperto di pitture policrome stupende, quasi un arazzo persiano, e tutti gli altri reperti, tra i quali un metallofono che emette suoni acuti dalle piastre spesse e gravi da quelle sottili (cosa che mi sta rovinando, in quanto musicista che non crede nei miracoli, il sonno). Da Debno ci siamo spostati in autobus a Lopuszna, donde abbiamo attaccato la salita, una dozzina di km, al Turbacz, monte principale della zona. Come ogni escursionista che si rispetti, però non siamo arrivati in cima per poi discendere ma ci siamo fermati al rifugio PTTK sotto il cocuzzolo (1283 m), dove ci siamo goduti splendido panorama, cena e meritato riposo. Dal rifugio siamo partiti stamattina per una tappa di tutto riposo (11 km) attraverso lo splendido parco nazionale di Gorce, immersi in una discesa in mezzo ai boschi e ad uccelli canterini fino a Poreba Wielka, dove alloggiamo in un agroturysticka completo di ampio giardino e cani, tra cui un collie assai intelligente che abbiamo potuto ammirare mentre giocava accanitamente a calcio con il suo giovane padrone. Domani ci avvieremo verso Wysoka, dove saremo ospiti di uno strambo musicista in un maniero cinquecentesco (...).
Do widzenia, come si dice qui (almeno crediamo),
Modestine et alia (animalia)

 

 

4 luglio 2008

 

Ciao fanciulle,
Siamo (ancora) qui. E "qui" è per la precisione uno splendido rifugio... Siamo partiti ieri per il maniero di Wysoka. La tappa non ha avuto particolari caratteristiche, se si eccettua quella di essersi allungata spropositatamente di 7 km, da 15 a 22 e un clima tropicale alquanto inadatto alla regione. Siamo però giunti in un luogo che definire particolare è eufemistico: il maniero, del XVI secolo, è circondato da un piccolo parco che abbiamo scoperto pieno di lucciole, completo di casetta in legno, per la verità la vecchia scuola del paese, in cui siamo finiti a dormire nella fu classe su pagliericci di cartocci di granoturco. Ma nonostante tutto non è l'edificio la caratteristica saliente del luogo: tale caratteristica si manifesta infatti nella persona di messer Antoni, il tenutario, musicista e studioso appassionato di musica medievale e rinascimentale. Codesto personaggio, dopo averci servito una cena in compagnia di due buffi olandesi, ci ha intrattenuti con la musica del suo liuto fino a notte alta, riportandoci ad uno stato mentale contemplativo decisamente unico nel suo genere. Purtroppo (e non capita spesso che io faccia un commento del genere) siamo dovuti stamattina partire per una tappa montana che ci avrebbe portati al rifugio Na Hali Krupowej. Apriti cielo! O meglio, chiudete quei rubinetti che qui c'è umido! O Zeus chei... (che in greco antico si traduce con "Il Zeus piove"). Il Zeus ha piovuto tutto il giorno, fino a trasformare il sentiero in una succursale del sacro (almeno per alcuni) Eridano e i miei scarponi leggeri in una dependence del lago di Loch Ness. Con qualche fatica siamo giunti infine al rifugio, dove ci riposiamo in attesa del tremendo tappone dolomitico di domani.
Prossimamente,
Farewell
Modestine & alleati

 

 

7 luglio 2008

 

Ahoj fanciulle (sto facendo grandi progressi col mio polacco),
Beh, "un ideale è tale in quanto è imperfetto e perfettibile"; e siccome anche il trekking è, nel suo piccolo, un ideale, ci occupiamo di perfezionarlo. In realt�, la pioggia insistente ci ha costretti l'altroieri a posticipare il nostro tappone dolomitico, tenendoci chiusi tutto il giorno nel rifugio. Sebbene ci abbia dato la possibilità di partecipare alla festa di compleanno del rifugista con annessa porchetta e vodka, ha fatto saltare una serie di prenotazioni a domino. Così ieri abbiamo comunque attaccato il tappone che seppur sfrondato della cima Coppi (1700 m) misurava 34 km. In verità ce la siamo cavata ottimamente (piaghe sui piedi a parte), con l'aiuto di una serie di strategie di sopravvivenza: acqua con integratori, pastiglie energetiche e i mitici Poss-cake, fagottini al mohn che ci trascinavamo da prima di Wysoka (trattasi di una costante dei nostri trekking, e in realtà pur essendo fossili si mantengono appetibili). Siamo giunti dopo lunghe fatiche (9 ore di cammino) ad un agriturismo dove siamo stati accolti da Bonita, un'enorme sanbernarda di due anni che dopo aver visto mio padre (probabilmente il primo umano della sua vita in grado di competere con lei in stazza) ne è rimasta terrorizzata e ha tentato di attaccarci ogni volta che mettevamo il naso in giardino, e dalla sua padrona, che dopo aver dichiarato in un problematico inglese di non avere nulla da darci per cena e averci fatto estrarre le nostre magre scorte ci ha ammannito un pasto, semplice certo, ma vario e abbondante. Stamattina siamo partiti per una tappa di recupero, che con 18 km di sentiero del Papa (qui è tutto Papieski, ovviamente) ci ha portati ad un autobus per Kety, che sarebbe stata l'effettiva destinazione della tappa di oggi. In verità abbiamo cambiato tre bus, dal piccolo al catorcio i cui freni ululavano ad ogni fermata al modernissimo (che ovviamente serve sulla tratta meno importante). Alloggiamo in un hotel tre stelle che per i nostri standard è lussuosissimo, donde domani partiremo per la nostra destinazione ultima, Oswiecim (che a quanto possiamo intuire dai segni diacritici si dovrebbe leggere Oscvienzim).
A presto
Modestine cum suis

 

 

9 luglio 2008

 

Ciao fanciulle,
Siamo qui e stiamo bene (!!!). Il percorso è finito, con grande gioia di tutti, perché sì, è bellissimo, ma in questi giorni avevamo propro iniziato a soffrire di varii acciacchi (mal di schiena, vesciche, escoriazioni e altre amenità del genere). Siamo giunti ieri pomeriggio ad Oswiecim, dopo una tappa sotto il sole battente ma per fortuna ventilata con la quale abbiamo costeggiato gli stagni a sud della città (con tanto di nidi di cicogne, puntualmente riportati sulla cartina). Oswiecim è una città con un centro microscopico e chilometri e chilometri di periferie e parchi, da Brzezinka a Monowice (non sono dei bei confini, ma così stanno le cose), molto polacca anche nello squallore. Alloggiamo in un piccolo hotel con ristorante e cani, un maltese assai socievole e un grosso razza boh che occupa una poltrona nell'atrio.
Oggi abbiamo effettuato la prima parte del nostro pellegrinaggio, per la precisione il museo di Auschwitz I. Per una volta c'era il clima che ci si aspetta ci sia sempre, pioggia a scrosci e cielo grigio alternati a sprazzi di sole, ma sempre un vento gelido che non ha nulla di luglio e il terreno umido e scuro che non è ancora fango (il fango ad Auschwitz resterà sempre per me quello di Primo Levi). Abbiamo sopportato bene le mandrie di turisti armati di macchina fotografica, in barba ad ogni divieto (leggasi decenza), all'interno del crematorio I; domani ci avvieremo al campo di Birkenau per concludere, prima della partenza in bus per Cracovia, dove passeremo l'ultima notte in ostello per poi decollare verso Orio al Serio.
Alla prossima, e ultima
Modestine & branco

 

 

12 luglio 2008

 

Care fanciulle,
casa! Siamo tornati ieri alle nostre monotone occupazioni, dopo cotanti giorni di immersione nella natura. L'altroieri mattina abbiamo concluso il nostro pellegrinaggio con il campo di Birkenau, in una mattinata ventosa, con il campo deserto (normalmente con i gruppi organizzati si visita prima Auschwitz 1 e successivamente Birkenau nel pomeriggio, possibilmente dopo un pranzo al ristorante che fronteggia l'ingresso del museo ad Oswiecim). Che dire? Come già  avevo sperimentato una volta, sebbene Birkenau sia molto più consolatorio del museo di Auschwitz, la terra ha sempre l'aria di respingerti e scacciarti, dimodoché finisci sempre per sentirti umanamente fuori posto. Non attenua affato quest'impressione l'erba, che in quarantatre anni ha colonizzato il terreno, tantopiù che non c'è un uccello nell'area del campo che canti, mentre basta allontanarsi di poche centinaia di metri nei boschetti di betulle dietro i crematori che torna il solito concerto pennuto (secondo mia madre sono la vibrazioni negative). Comunque, dopo essere usciti dal campo siamo tornati ad Oswiecim, donde abbiamo preso l'autobus per Cracovia. Là ci siamo fermati una notte (altro fortunato cambio di programma rispetto all'idea iniziale); siamo stati accolti da Bogdan, che è stato guida di mio padre e mio fratello in un precedente viaggio e che ci ha guidati nuovamente attraverso la città, narrandocene la storia e fornendomi importantissime informazioni sulla pronuncia della lingua polacca (finalmente!). Con lui abbiamo anche cenato in uno dei più noti ristoranti di Cracovia, Hawelka, dove abbiamo fatto un sunto di tutte le specialità  locali. Abbiamo potuto vedere ogni luogo in cui restano tracce del passaggio di papa Jan Pawel II, dalla finestra da dove si affacciava per parlare ai cracoviensi, e dove è rimasta una sua fotografia a dominare la piazza (ma in occasione della visita del Pastore Tedesco è misteriosamente scomparsa...) fino al Treno papale che porta da Cracovia a Wadowice, con apposite fermate per visitare i santuari mariani di Kalwaria (il treno è tutto giallo e bianco, con sulle fiancate la scritta "Totus tuus" e la colomba...). Bogdan ci ha amorosamente accuditi fino alla nostra partenza in aereo per O-a-S, dove siamo atterrati (nonostante il pilota fosse lo stesso dell'andata...
questa volta abbiamo sfiorato i capannoni) verso le cinque. Di là siamo giunti dalla nostra micetta, che alla faccia nostra è di nuovo ingrassata (ma cosa le danno i vicini... mah!). Come bilancio finale, direi che questo è il migliore dei nostri ormai quattro trekking...
vedremo per il prossimo, se ce ne sarà uno (dico sempre così, poi ci ricasco). Ora ci tocca ritornare nella civiltà, cosa che prenderà ancora un po' di tempo.
Addio, almeno per quest'anno                                               
Modestine e i suoi allegri compari

Tre Uomini in Barca, dal lunedì al venerdì dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Fausta Garavaglia.

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