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8 luglio 2008
Care barcaiole,
questo è, se non sbaglio, il terzo anno che vi seguo: e sono circa tre anni, guarda un po’, che medito di ragguagliarvi sule mie zingarate. 2005: Corsica in bici. E non vi scrissi. 2006: di nuovo Corsica e Saregna, stavolta in Vespa e con mio padre (sulla STESSA vespa!). Un epico viaggio intergenerazionale che vi lascio immaginare. E non vi scrissi. 2007: vespata da amici tra Liguria e Toscana. E vi scrissi: una singola lettera cartacea, spedita ad un indirizzo dubbio e chissà se mai arrivata. Iniziativa molto poetica, per carità, ma un tantino poco pratica in questo XXI secolo (infatti non ebbe seguito). Qust’anno ci riprovo: vi comunico che tra il 25 luglio e l’8 agosto si profila un tour-zaino-in-spalla tra Svezia e Danimarca. Tappe principali: Stoccolma, lago Vattern, isola di Goteborg, Copenaghen. Protagonisti: lo scrivente (Marco, cioè io); il mio storico amico Andrea, noto come “l’uomo più flemmatico del mondo”; Valeria, dolce metà di Andrea che ci raggiungerà in quel di Copenaghen. Obiettivo del viaggio: respirare la magica atmosfera di cui sono intrise queste terre, apprezzarne la storia, …. VERO obiettivo del viaggio: appurare se sia proprio vero che le fanciulle nordiche sono tutte così gnocche, e tutte così ammaliate dalla maschia mediterraneità (di cui ci autoeleggiamo, per l’occasione, esili portabandiera – sono tempi duri, si fa quel che si può). Vi terremo informate. A presto Marco (il vespista appiedato)
28 luglio 2008
Care barcaiole,
eccoci finalmente a Stoccolma, prima tappa del nostro tour nordico.
Il viaggio é stato buono: ryanair non delude, anche se i suoi aerei assomigliano sempre piú ad autobus con le ali (coi sedili praticamente incollati gli uni agli altri).
Arrivati all'aeroporto di Skavsta, siamo riusciti a scongiurare una prima notte accampati sui pavimenti dell'aeroportö: agguantato al volo l'ultimo autobus siamo arrivati a stoccolma, e verso le tre abbiamo potuto infilarci nei letti dell'ostello... Mentre fuori albeggiava giå: impressionanti, le lunghe giornate scandinave.
Mentre vi scrivo abbiamo ormai trascorso due giorni a vagare per la cittä, e le impressioni sono contrastanti.
Mi viene da descriverla come una Zurigo ipertrofica: le architetture sono molto simili, cosí come il senso generale di ordine. Gli svedesi d'altronde ci sembrano piú tamarri degli svizzeri: forse é un effetto della stagionalitå: dopo i lunghi e bui mesi invernali, con l'estate gli abitanti di stoccolma han voglia di recuperare il tempo perduto e godersi la cittå.
Cosí, le innumerevoli ramificazioni del lago Mälaren su cui sorge la cittá si prestano per ogni attivitá sportiva: canoe, parche a vela, windsurf abbondano, cosí come chi decide di farsi semplicemente una nuotata - come specifica la guida Routard, Stoccolma é lúnica cittå al mondo dove questo é possibile senza rischio di prendersi il tifo.
Nota estetica: le svedesi sono straordinariamente gnocche. Piccolo contrattempo, a questo proposito: abbiamo scoperto che in questi giorni la cittä é tutta in ghingheri per la Gay Parade! Ieri ci siamo persi tra le innumerevoli isole su cui la cittå sorge, e chiedendo indicazioni a un locale ci ha chiesto (in orrimo inglese): "siete qui per in gay pride?" Sigh!
Beh, per ora vi salutiamo: abbiamo attraversato la cittå in lungo in largo a piedi, e siamo un po' stravolti. Nuovi dispacci a breve.
Byez
Marco e Andrea
8 agosto 2008
Care barcaiole,
un messaggio brevissimo che tra 10 minuti ci parte láereo. Siamo a kastrup, láeroporto di Copenhagen, in attesa del volo che ci porterå (sigh) a casa, in Italia.
Vi chiederete che fine abbiamo fatto da quando vi abbiamo scritto la prima volta a Stoccolma. Ci credete che non abbiam,o quasi trovato internet point? Ma la veritå vera é che eravamo troppo impegnati a viaggiare acchiappare traghetti saltare sugli autobus individuare treni in partenza inseguire belle svedesi, per scrivervi. Sapete, la vita da routard é stancante e richiede impegno... Sempre meglio che lavorare, comunque.
Beh, ora vado ad agguantare l'ereo, é proprio ora.
Ma non temete: nei prossimi giorni vi ragguaglieró sulle nostre trascorse avventure on the road, prendendo stralci direttamente -udite udite- dal mio diario.
Prendetela cosí: le cartoline dei fortunelli in viaggio impiegano sempre un po´ad arrivare.
Un abbraccio da Marco il vespista appiedato,
Andrea lÚomo della Flemma e
la sua morosa Valeria, con cui abbiamo condiviso gli ultimi giorni a Copenhagen.
PS: perdonate gli accenti e la punteggiatura, queste tastiere nordiche sono un po´bislacche.
14 agosto 2008
Care barcaiole,
come vi ho detto, da alcuni giorni abbiamo fatto ritorno à la maison dopo le avventure in Svezia e Danimarca.
Ci siamo ripuliti, ci siamo sbarbati e abbiamo ripreso a consumare pasti decenti dopo due settimane di cibo “tradizionale” scandinavo: kebab, pizze surgelate e take away.
Abbiamo disfatto gli zaini, da cui sono spuntate innumerevoli reliquie del viaggio: cartine, cartoline, brochures, scontrini e ricevute, monetine, fotografie e appunti. Si sa: raccontare un bel viaggio è un modo per prolungarne il piacere.
Ecco dunque che mi appresto a dirvi delle avventure avvenute dopo che vi scrissi la fatidica frase “nuovi dispacci a breve”, seguita da due settimane di silenzio. Tra il 26 e il 30 luglio ci siamo consumati le suole scoprendo Stoccolma e dintorni. Costruita su isole là dove si incontrano il lago Mälaren e il Baltico, Stoccolma è una città così come deve essere: fatta per i suoi abitanti più che per i turisti. Non ha nessun simbolo internazionalmente conosciuto, nessuna Tour Eiffel o cose simili, invece abbondano luoghi d’incontro e di cultura, parchi, musei, e l’acqua che avvolge e compenetra la città ne è un prolungamento vissuto tanto quanto la terraferma. Ci ha molto colpito la vitalità degli stoccolmini (si dirà così?): complice anche l’estate, tutti sono molto sorridenti e se la spassano con gli sport acquatici, oppure si aggirano a piedi nudi nei numerosi parchi cittadini che in realtà sono veri e propri pezzi di bosco urbano. Persino Andrea – molto più italofilo di me – si è stupito del fatto che a Stoccolma la gente… E’ rilassata! E cammina, non corre! E prevalgono le espressioni sorridenti, anziché i volti ingrugnati e tesi! La differenza con l’Italia, soprattutto con l’asfaltata pianura padana, è forte. Ignorando beatamente i consigli stakanovisti della nostra guida Routard (come quello di spararsi almeno cinque musei al giorno, oppure “per non perdere tempo […], sistematicità: le isole più piccole si vedono con metodo, una dopo l’altra, senza dover tornare due volte nello steso posto”, e via alpitoureggiando) abbiamo preferito vagare in lungo e in largo, perdendoci, girando in tondo, oziando nei parchi, cercando insomma di cogliere l’atmosfera della città piuttosto che fermarci alla buccia. Evito di annoiarvi con le poche tappe turistiche che ci siamo concessi, e vi racconto invece della Kultur Huset: la “casa della cultura”, che ben descrive da sola quanta importanza hanno per gli svedesi il tempo libero, la cultura e la libertà di espressione.
In posizione centralissima, la Kulturhuset è un enorme palazzo di vetro di sei piani. Dentro, completamente gratuiti, una biblioteca, un laboratorio creativo, enormi spazi per mostre, feste, incontri, conferenze, o semplicemente per leggere i giornali del mondo o giocare a scacchi sorseggiando un caffè. Il centro è aperto fino a tarda notte, perché arte e cultura non hanno orari. Potrebbe venire il dubbio che questa quantità di parchi e di centri culturali sia solo nella capitale, ma non è così. Un giorno siamo andati in pellegrinaggio ad Uppsala (cittadina universitaria a nord di Stockholm), dove Linneo rivoluzionò la zoologia elaborando il sistema di nomenclatura binomiale dei viventi: anche qui siepi e parchi compenetrano la città, e abbiamo potuto riposarci in una splendida biblioteca frequentatissima da gente di ogni età. Infine, prima di proseguire nel nostro viaggio, abbiamo ceduto alla tentazione di una gita in traghetto tra le innumerevoli isolette sparse nel Baltico subito a Est della città. Tra queste, centinaia sono poco più che scogli, ma alcune, come Vaxholm dove siamo andati, sono abbastanza estese da ospitare piccoli paesi. I ferry verso le isole principali sono numerosi e partono direttamente dal centro città. In pochi metri, la grande città cede improvvisamente il passo alla natura, sovrana illuminata e benevola. Su ogni isoletta pietre levigate, alberi e a volte una casetta rossa, unica traccia umana.
Ok, ho sforato terribilmente lo spazio e vi saluto. Domani inizierò a raccontarvi della Svezia “vera”: non quella cittadina bensì quella forestale e bucolica. A presto!
Marco
21 agosto 2008
SOUVENIR DAL LAGO VÄTTERN (30 luglio – 1 agosto)
Care barcaiole,
me la sto prendendo piuttosto comoda nel raccontarvi del nostro tour svedese...
Eravamo rimasti alla prima tappa, Stoccolma e dintorni. Dopo alcuni giorni nella capitale abbiamo deciso di lanciarci all’esplorazione della Svezia più vera, quella della dimensione agreste: così siamo partiti verso l’interno del paese, diretti a Visingsö. La definizione più appropriata di Visingsö è “un’isoletta sperduta in un lago sperduto in mezzo alla Svezia”, anche se il lago in cui si trova, il Vättern, in realtà è il secondo della nazione per dimensioni. Dopo un lungo pomeriggio in pullman raggiungiamo Grënna, località sulle sponde del lago da cui ci imbarcheremo per Visingsö.
Dai finestrini del pullman, per 300 km, abbiamo goduto a lungo di tipici esempi di paesaggio svedese: un susseguirsi di fitte foreste di abeti, piccoli appezzamenti coltivati su dolci declivi, laghetti e rare casette di legno, sempre rigorosamente rosse. Il rischio di incorrere nella “sindrome di Stendhal” nella Svezia rurale è certamente molto remoto.
È sera quando arriviamo al minuscolo porto di Grënna: il cielo le nuvole e il lago sono incendiati dalle mille sfumature del crepuscolo, delicate eppure potenti, mentre la penombra comincia ad avvolgere le barche e il bosco lungo le rive. Col nostro consueto tempismo, io e Andrea riusciamo a prendere l’ultimo ferry in partenza per Visingsö, dove abbiamo prenotato l’ostello. Sul traghetto siamo in sette, compreso l’equipaggio. In mezz’ora raggiungiamo l’isola e, appena sbarcati, ci coglie il dubbio di esser capitati in un posto davvero sperduto. Non una luce. Non un’anima. Il nostro Caronte, prima di salpare per tornarsene a Grënna, ci ha detto che l’ostello è “da qualche parte poco distante”, indicando con gesto vago la foresta nell’interno dell’isola. Issiamo gli zaini in spalla e ci incamminiamo nella selva oscura, dubbiosi.
Dopo un chilometro nel mezzo del nulla sentiamo un rumore fra le frasche. “Andrea” faccio io, “arriva qualcuno! Almeno chiediamo informazioni!” Dal bosco spuntano, invece, tre caprioli che ci attraversano la strada. Ci guardiamo. “Ma dove ç@**# siamo finiti?!?” Dopo altri 2 km intravediamo finalmente un lampione. E un gruppetto di bungalows (ovviamente tutti rossi): l’ostello. È mezzanotte. Ci leviamo gli zaini e stramazziamo sulle brande. Alla luce del sole, l’isola di Visingsö appare molto più benevola. Circa un terzo della sua superficie (15x2 Km2) è ricoperto da un fitto bosco di abeti e querce; il resto sono campi di cereali e una manciata di pale eoliche, casette rosse e tumuli sepolcrali di epoca vichinga. Per due giorni ci diamo alla vita bucolica: facendoci un tuffo temerario nelle fredde acque del lago, gettandoci all’inseguimento di lepri e conigli selvatici, vagando in lungo e in largo con le bici prese a noleggio. Pianino, però: che sennò al prode Andrea “fanno male i quadricipiti” (sic). Prima di salutarvi non posso non parlarvi di Andrèe, eroe locale cui Grënna diede i natali. Ingegnere, pioniere aeronautico, esploratore e (soprattutto?) romantico, un bel giorno di fine ‘800 S.A. Andrèe decise che avrebbe raggiunto il Polo Nord in pallone. Coinvolse due amici e insieme decollarono da Spitzbergen, verso Nord. Ebbero un’avaria. Si schiantarono dopo alcuni giorni e poche centinaia di km sul ghiaccio artico. Pur nella situazione disperata non persero l’intraprendenza e continuarono a documentare il viaggio con diari e fotografie. I loro corpi congelati furono ritrovati 33 ani dopo: le lastre fotografiche e i diari, ritrovati intatti, documentano l’impresa grande di tre uomini curiosi e coraggiosi. Impresa riuscita, in fondo, perché la loro leggenda vive. Questi tre folli sono entrati nel mio Olimpo personale.
Baci M.
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