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25 luglio 2008
Inbicilli crudi: differita n° 01 Equipaggiamento mio (Simone)
Bici: Normale mountain-bike senza ammortizzazioni, copertoni da strada. Portapacchi posteriore (dato che non avevo i forellini per montarlo ho dovuto porre dei collari al telaio su cui innestarlo) prolungato con un pezzo di attaccapanni in metallo; portapacchi anteriore, che sono telai in metallo applicati lateralmente alla forcella, agganciati al perno dei bracci dei freni. Cavalletto laterale montato in prossimità del mozzo porteriore.
Bagagli / cose trasportate Contachilometri, due borracce di cui una termica, due catene con relativi lucchetti. Borsa anteriore sinistra: - attrezzi vari: cacciavite grande a croce, chiavi dell'8, 9, 10, 11, grasso spray, fascette, nastro adesivo da elettricista; - mappe (avvolte in buste di plastica in caso di pioggia): carta regionale 1:200.000 Emilia-Romagna, carta regionale 1:200.000 Toscana, carta provinciale 1:100.0000 Reggio Emilia, carta turistica stradale e sentieri 1:50.000 Chianti, carta turistica dei sentieri 1:50.000 Appennino Bolognese e Mugello, carta dei sentieri e rifugi 1:25.000 dintorni di Firense e Mugello, carta dei sentieri e rifugi 1:25.000 Alto Mugello e Appennino Bolognese, carta 1:70.000 parco nazionale delle foreste Casentinesi, mappe stampate tratte da google maps relative al tratto tra Bologna e Casoni di Romagna, con fogli descrittivi, - batterie mini-stilo di riserva, - manuale per la regolazione dei cambi. Borsa anteriore destra: - un rotolo di carta igienica, - pompa portatile, - camera d'aria di riserva, - sacchetto per accessori bagno (dentifricio, spazzolino, filo interdentale, sapone di marsiglia, shampoo ( flacone mezzo vuoto), tagliaunghie, alcuni netta orecchie, goldoni), - sacchetto con infradito nere in gomma, - crackers, biscotti, schiacciatina, cioccolati, - torcia, - due bicchieri di plastica dura, - borse di plastica, - un tovagliolo, - un po' di detersivo per lavatrice. Borsa posteriore sinistra: - blocco note, - alcune biro, matita, temperamatite, - scatolina pronto soccorso, - salvietta dimensioni "regolari", - salvietta formato A3, - golfino a strisce, - maglia intima nera, - impermeabile leggero, - fazzoletti di carta. Borsa posteriore destra: - pantaloni corti tipo da calcio, blu, e pantaloni corti tipo costume da bagno boxer (però senza retina interna che fa prudere le chiappe) rossi, - 3 maglie a maniche corte in cotone, - 3 paia di calzini, - 4 paia di mutande, - un costume da bagno formato slip, - due forchette, un coltello con seghetto, un cucchiaio, - creme da sole (un flacone quasi vuoto e uno mezzo pieno), - salviettine umide. Borsa appesa al manubrio: - macchina fotografica e piccolo cavalletto portatile, - mappa e descrizione da Bergamo a Cremona, tratta dal sito della regione Lombardia, - lettore mp3, - portafogli, portamonete e chiavi di casa e dei lucchetti, - occhiali da sole. Borsa sottosella (che però è posta sopra il portapacchi, legata al tubo della sella): - chiave multipla con brugole, cacciavite, etc., - leve per rimuovere il copertone, camera d?aria di riserva, pezze e para, - tiraraggi, - smaglia catena e maglie di riserva. Addosso: - maglia traspirante per ciclismo, rossa, bianca e grigia, pantaloni corti aderenti neri da ciclismo con cuscinetto e bretelle, mutande, calzini, scarpe slabbrate da calcio a 5, bianche. Sul portapacchi posteriore: - tenda, - due sacchi enormi di cellophan, - materassino sottile tipo gommapiuma, arrotolato.
L'insieme delle 5 borse piene pesa 10 chili, la tenda ne pesa 3,7 circa. Io pesavo 66 kg. La bici con i portapacchi, non saprei quanto pesasse. Allego foto panoramica con quasi tutti i bagagli dispiegati. Questa foto include delle cose non elencate, che sono state tolte?
Equipaggiamento Pan Bici simile alla mia, meno elaborata e un pò più vecchia (e tra l'altro mentre io adoro la bici più silenziosa possibile, la sua cigola e scricchiola costantemente... non lo sopporterei se fosse la mia bici!) Bagagli quasi tutti posti in un borsone sportivo di quelli con la parte rigida inferiore, legato al portapacchi con del filo da pesca da mezzo millimetro. Grande sbilanciamento! Impossibile usare il cavalletto; ogni volta che doveva fermarsi era necessario appoggiare la bici a qualcosa, e ogni volta che doveva prendere qualcosa dallo scomparto inferiore ci voleva del grosso impegno. Ulteriori due zaini legati lateralmente al portapacchi con oggettistica varia e scatolette di tonno. Zero mappe, zero materassini, zero contachilometri, però ha un telo verde che fa da tappeto, supporto, etc. e pesa molto. Due cellophan come i miei. Pesi non rilevati.
26 luglio 2008
Inbicilli crudi: differita n° 02 Il via
È iniziato il viaggio; stamattina alle 7.00 siamo partiti da casa mia, in forma. Ero quasi più eccitato nei giorni precedenti che oggi, intento nei preparativi, già da ieri pomeriggio la preparazione frettolosa dei bagagli mi ha tediato alquanto incluso l' acquisto di materiale occorrente per accorgimenti vari alla bici... ma almeno non devo più pensare agli esami, l'ultimo l'altro ieri e poi, stamattina bisogna solo concentrarsi su 2 cose: il moto delle gambe e la strada.
Cielo grigio vivo, forse potrebbe piovere. I primi chilometri ci portano a Bergamo, zona Malpensata, poi Seriate, dove abbiamo imboccato strade rurali o comunque destinate ai mezzi agricoli, in mezzo ai campi. Fenomenale, zero traffico, sottopassi e sovrappassi per le superstrade si viaggia sui 30 all'ora, sull'onda dei primi impulsi. Diciamo che Pan è la locomotiva e io il vagone, ma si va. Due gocce di pioggia, ti rinfrescano. Si segue passando per strade secondarissime, toccando Cavernago e Malpaga, dove si trova l'unico traffico. Poi Martinengo, Cortenuova, Calcio (ore 8:50), Soncino, dove un cavalcavia mi stronca e devo fermarmi a riposare: 58,5 km, sono le 9:30, io dormo 20 minuti e poi mi alimento di cioccolato, mentre Pan si guarda attorno, all?ombra del castello. A Genivolta imbocchiamo la ciclabile lungo un Naviglio verso Cremona, una zona verdissima tutta dedita all'agricoltura, il Naviglio ospita oltre a una rigogliosa vegetazione anche molti uccelli, insetti, un trionfo di vita. Passare per Casalbuttano ci stupisce, ci sembra di essere in uno strano Far West della bassa, cascine, zero persone, strade a ridosso di mura gialle o bianche, noi siamo ignoranti e non conosciamo. La forma dei paesi si basa sull'agricoltura. Dopodiché sbagliamo e imbocchiamo un provinciale per qualche chilometro fino alla città di Cremona. 98,9 km, sono le 12:30 e compro provolone, pane, un cacciatore nostrano e pranziamo in un parco. Pan ha i panini. Abbiamo girato un quarto d'ora per la città, poi via sotto un grosso sole a cercare il ponte sul Po. Imbocchiamo la strada arginale e sudiamo, le borracce si scaldano, vediamo piantagioni di pomodori e a sinistra a volte il Po. Ogni piccolo paese è una sorpresa, forse scendiamo dall'argine a cercare una fontana e vediamo rocche, palazzi, piazze ombreggiate, qualcuno si riposa, zero automobili. Provincia di Parma, in un caseificio prendiamo qualche etto di Parmigiano poco stagionato, zona del culatello, io dormo un'altra mezz'ora. Colorno, Mezzani. Giunti a Mezzani il cielo imbrunisce, verso le 19 decidiamo di fermarci, ci dirigiamo nell'area protetta della Parma Morta e, scelto un boschetto a 30 m dal Po piantiamo la tenda. 176,5 km in un giorno: molto più del previsto! Migliaia di zanzare ci impediscono di rilassarci a dovere, guardiamo il fiume e cerchiamo di addormentarci, mentre dalla riva opposta giunge il suono frenetico di un rave party.
27 luglio 2008
differita n° 03
Pianura Domenica mattina. Durante la notte piovve, e il lato positivo fu che il rumore delle gocce sulla tenda copriva quello della musica del rave-party sull'altra sponda del Po, che continuò fin dopo la nostra partenza. Per fortuna, l'unico lato negativo della pioggia notturna fu che al mattino dovemmo attendere un po? l'asciugatura al sole della tenda, prima di partire verso le 9.30. Fu bello scendere dall'argine a prendere acqua in paese, mangiare del formaggio e scambiare 2 chiacchiere con un signore che ci lodava per il fatto di viaggiare in bici! Poi Brescello, Boretto, Gualtieri, dove avremmo dovuto svoltare a Sud allontanandoci dal Po ma sbagliammo? seguendo il Po che svolta a nord fino a Luzzara. Lungo la strada comprammo pesche, pomodori e anguria da un coldiretto, e via, a mangiare in un luogo dove s'erano insediati dei giostrai, Villarotta. Odori di cibo misto venivano dalle case e dalle mobil-homes. Tutto sempre agricolo, cielo azzurro, si va verso Bologna, passando per Carpi [foto], che gode di un territorio vastissimo, largo tipo come la provincia di Modena. Cioè che vedi il cartello carpi e credi di essere arrivato, mentre in realtà sei nella periferia di Carpi, ma tipo a diversi km dal centro. Ok. La pianura scorse via semi-rapidamente nel pomeriggio neghittoso? Sorbara, Zona Industriale (seh seh?), Bomporto, S. Giovanni in Persiceto, S. Agata Bolognese (che ci valse un ingresso trionfale attraverso la porta della città, nella vuota e assolata piazza bonita). Ok, decidemmo di sostare al campeggio di Bologna. Mica sapevamo dove fosse 'sta via Romita, ci dirigemmo praticamente verso il centro di Bologna. Prima di Bologna, alcuni cavalcavia ci stoncarono un pochino, visto che eravamo già a 120 km percorsi in giornata. Arrivammo in un luogo nel nord-ovest di Bologna (tipo Borgo Panigale), e ci fermammo per telefonare al campeggio e capire dove fosse. L'uomo al telefono mi chiese più volte se non avessi almeno una mappa provinciale, e io dicevo che no. Comunque disse che mancavano una dozzina di km (!gasp), disse di prendere via Stalingrado per Ferrara; la toponomastica non poté alleviare la greve stanchezza che mi fece sdraiare nel prato di una parrocchia. Un giovane calciatore in erba mi chiese se andava tutto bene? si si. Ok, giunti al campeggio (142,3 km, ore 18 circa), sistemammo tutto, giusto per arrivare in piscina poco dopo la chiusura? Ok! Che fortuna! Allora per ripicca decidemmo di restare tutta la mattina seguente a riposare e "sfruttare" la piscina. E il campeggio per ripicca ci negò una cena dicendo di aver finito tutto il cibo. Ok, per cena scatolette, pane, il parmigiano e il cacciatore comprati sabato. Il campeggio pullulava di tipette di varia nazionalità, spiccavano gridolini di giovani francesi, tuttavia ci stendemmo chi dentro chi fuori dalla tenda a prendere del fresco e ci addormentammo con poco. Alla città di Bologna non avemmo il tempo di pensare.
28 luglio 2008
differita n° 04
Verso gli Appennini
Lunedì mattina: sveglia ad un'ora decente, delle compere (frutta, affettati, altre scatolette), poi un'oretta in piscina e pranzo presto. Ore 12:20: lasciammo il campeggio e tentammo di trovare la via Emilia per il mare. Non fu facile e sbagliammo, in qualche modo raggiungemmo Ozzano, strempiando contro i motorini, che dalle corsie interne delle rotonde tagliano dritti per prendere le uscite, e noi meravigliandoci delle loro traiettorie tanto spregiudicate. Da Ozzano parte l'itinerario che avevo trovato su internet (ringrazio sputnik.info) per raggiungere il Mugello, che ripercorre grossomodo il tracciato della Flaminia Minor. Salitelle o salitone, asfaltate, strade strette tra boschi e poderi recintati, muretti, ville. Si saliva abbastanza, le salite col calore del pomeriggio erano impegnative e ripide, comunque, zero automobili. Si seguiva, in pratica, la cresta dei rilievi collinari. Già affaticati, imboccammo il primo tratto di sterrato, dove si nascondeva anche un camioncino dei gelati senza il senso degli affari, che però ci vendette 6 coppette fragola/limone. L'appennino vien mangiando. E furono il giusto spunto energetico per iniziare a percorrere la zona dei calanchi: immaginatevi un paesaggio brullo, impervio, fatto di argilla secchissima [foto]? ecco, proprio l'argilla di cui era costituito il terreno è qualcosa di erodibilissimo, e appena piove si formano dei canali che tagliano i sentieri e gli sterrati, rendendoli "impedalabili", cosa a cui bisognava anche aggiungere: 1- la pendenza, cioè dei saliscendi estremi
2- i bagagli; la somma delle cose ci costrinse a dover percorrere diversi chilometri a piedi, spingendo la bici lungo le salite e frenandola lungo le discese. Alcuni passaggi erano al limite della comicità, e nonostante l?immensa fatica e il caldo, ci guardavamo io e Pan e ci ridevamo in faccia a chiederci chi ce lo faceva fare. In particolare, da film fu il sentiero largo 40 cm con le voragini ad entrambi i lati [foto] e il sentiero con pendenza >100% che era una valle di pietre, lacrime e sangue. Ma i paesaggi e l'ambientazione erano unici: sui rilievi, ci guardavamo attorno e non vedevamo altro che colline, campi, calanchi (tali formazioni argillose). Nessuna strada asfaltata, nessuna casa. E sulla collina successiva si vedeva quello che dovevamo ancora percorrere. Non so quanti chilometri, così, a piedi più che in bici. Fortunatamente ci fu un intermezzo di asfalto, e in un cantiere dove 3 muratori lavoravano potemmo riempire le borracce, così come più tardi a una villozza. Continuammo poi a pedalare lungo degli sterrati (almeno non erano sentieri), sempre Pan lamentandosi e desiderando asfalto, fino al tramonto. Devo dire che in realtà io mi sentivo a mio agio, senza asfalto, senza problemi per le gomme lisce da strada, in quella luce dolce, respirando gli odori dei boschetti e dei cespuigli. Poco dopo le 19, verso il tramonto, decidemmo di fermarci: in realtà avemmo fortuna a trovare tipo l'unico posto adatto ad accamparci, un prato un po' nascosto dalla strada [foto] (che, anche se sterrata, al mattino successivo sarebbe stata percorsa da camion? credo stessero costruendo un parco eolico). Il posto era Casoni di Romagna. Credo fossimo verso gli 800 m s.l.m. ciononostante, zanzare! Montammo la tenda, poi pan si docciò sprecando la sua riserva d'cqua e non sciacquandosi nemmeno! Cena (tonno e fagiuoli), poi a dormire. utomobili incrociate (a partire da Ozzano): 4! 54,61 km percorsi, esclusi quelli non conteggiati per la sensibilità del contachilometri, che sotto i 2,5 all'ora segna zero, cosa che accadeva tra i calanchi.
29 luglio 2008
Inbicilli crudi: differita n° 05
In Toscana
Ci si svegliò abbastanza presto, a causa del freschino, e dopo aver fatto asciugare la tenda al sole, partimmo per le 8:20. Eravamo ad un passo dal confine con la Toscana, ed eravamo anche senz’acqua! Dopo una dozzina di chilometri di sterrato non sempre facile, tra cantieri per il parco eolico (supposto tale), incrociammo la strada asfaltata. Chiedemmo da bere all’unico edificio nell’arco di miglia… Al km 20 fummo sul passo della Raticosa, 968 m s.l.m. Qualche foto, chiacchiere con altri ciclisti e motociclisti, poi giù in discesa, dislivello 530 m! fino a Firenzuola, che ci accolse addobbata per le feste d’estate. Decidemmo di nutrirci decentemente (cosa per cui io ho sempre spinto, d’altra parte, mentre Pan tendeva ad accontentarsi di tonno e gelati) in una rosticceria: primo vero pasto con primo, secondo, contorno e vino. Nell’ora più calda ci rimettemmo in moto separandoci dal tragitto ipotizzato, e ci dirigemmo verso il passo della Futa, 903 m s.l.m. che raggiungemmo verso le 15. Sosta nel bar di un campeggio per decidere che fare: optammo per scendere decisamente fino al lago di Bilancino, quindi: mega-discesona fino a Barberino del Mugello, 268 m s.l.m.. Durante la discesa, verso destra vedevamo i cantieri per il rinnovo dell’autostrada (credo), uno scempio per il paesaggio, mentre verso sud, in lontananza, il lago. Dopo pochi chilometri si sentiva già la differenza di temperatura dell’aria, molto più calda e pesante di quella con cui avevamo viaggiato in giornata. In paese, con le pagine gialle cercammo e trovammo un campeggio che si trova a est del lago, dove decidemmo di restare per la notte. Cena a base di pan carrè, sugo pronto all’arrabbiata, formaggio ormai vecchio, cedrata… oro!
30 luglio 2008
In Casentino
La mattina, svegliati comunque presto, decidemmo di fare un salto al lago, già con tutti i bagagli. Sì, un breve bagno, ma avrei desiderato un’acqua più fresca… e un fondo meno melmoso. Vabè comunque il lago di Bilancino è un invaso artificiale. Giunse l’ora di decidere dove andare. Estrassi con cautela, quasi osando, la mappa del parco nazionale delle foreste Casentinesi (…), e subito ci si illuminarono gli occhi… “sarà la nostra meta, oggi”. E allora via, lungo la valle del f. Sieve fino a Contea di Dicomano. Lungo la strada Pan forò una ruota, e dopo averla riparata, pranzammo con cibi troppo pesanti. Imboccammo nel primo pomeriggio la salita di Londa, che porta al passo Croce ai Mori 955 m s.l.m. e quindi nel Casentino, che è la parte iniziale della valle dell’Arno e copre la parte settentrionale della provincia di Arezzo. Per me la salita fu molto faticosa, anche per il sole battente. Dopo il passo, ovviamente, discesa, tenendo a mente che dopo ogni discesa ci si deve aspettare una salita più faticosa del previsto… Si passava a fianco dell’Arno, che laggiù è ancora un torrente! Che dolce. Breve sosta a Stia, da dove parte la strada per il campeggio che avevamo scelto, a Papiano. Altra salita dai 450 m ai quasi 800 m s.l.m, molta altra fatica, e Pan sempre ad aspettarmi molto avanti! Comunque ci sorprese la bellezza del campeggio, con una magnifica vista sul Casentino e sul Pratomagno, abbastanza economico, tranquillo… tra il verde delle foreste e a ridosso del parco nazionale. Ci piacque moltissimo e facemmo amicizia con la gestrice. Cena a base di tagliatelle, poi vin santo con cantucci. Riposo, e soddisfazione… il viaggio ci stava piacendo mica male.
31 luglio 2008
differita n° 06
Il Parco Nazionale
Ci svegliammo verso le 7, e nella veranda del campeggio ci deliziammo con caffellatte e dei fagottini ai cereali sofficissimi e ancora caldi di forno… yum che inizio mega… dopodiché ci dirigemmo con le bici “vuote” nello sterrato verso uno degli ingressi del Parco Nazionale delle foreste Casentinesi, monte Falterona e Campigna. Sulla pista forestale in salitella leggera che ci portò fino al passo della Calla (1296 m s.l.m.) potevamo già sentire gli odori degli alberi e delle piante della foresta, ed era fantastico sfrecciare sullo sterrato, non ebbi nessun problema per via dei miei copertoni da strada. Si sviaggiava; giornata ottima, come la maggior parte di quelle trascorse fino ad allora, e oltre al sole, nella foresta si poteva godere del clima freschino, anche data la quota. A metà mattina giungemmo al passo, da dove decidemmo di dirigerci verso l’Eremo di Camaldoli. Ciò significò farsi una quindicina di chilometri a/r, sempre su pista forestale, ma questa volta un saliscendi anche impegnativo, molto spettacolare per i tratti di foresta a protezione integrale, una sorta di luogo incontaminato. La pista seguiva una cresta, da cui si poteva vedere il versante Romagnolo (zona Forlì). Le sensazioni che provavo erano irripetibili: eravamo in un luogo dove dominava la massa della legna, si sentiva la densità del verde attorno, e sfrecciare in bici mi faceva sentire un pochino un invasore… però la mia bici è silenziosa, sentivo più forte il rumore degli insetti nell’alto delle chiome delle conifere, e respiravo forte per godere della pura aria fresca del parco. Impiegammo un’ora e mezza pedalando forte per arrivare all’eremo, considerando che l’ultimo pezzo era da fare a piedi (almeno, noi in altro modo ci saremmo disfati noi stessi e le bici, a causa del sentiero che era costituito da massi). Pranzo nella foresta nei dintorni dell’eremo, dove gruppi di giovani stavano in riflessione, e ritorno al passo della Calla (ore 15) per lo stesso cammino. Mentre il cielo si rannuvolava, si decise di salire sui monti Falterona e Falco, e ci sbagliammo un po’ prendendo i sentieri boschivi invece che la strada asfaltata militare… perdita di tempo… poi la strada la re-incrociammo e dopo alcune altre decine di metri di dislivello su sentieri poco pedalabili, fummo sulla sommità dei monti Falco (1657 m s.l.m.) e Falterona. Purtroppo la foschia in lontananza offuscava moltissimo il paesaggio, si potevano federe solo le vaste distese di foresta ai piedi dei monti, e qualcosa del versante romagnolo. La discesa fu più agevole, anche a causa di alcune piste di sabbietta che, oltre a inzaccherarci le biciclette di polvere, sembravano anche essere abbastanza recenti, e si capiva che la loro costruzione aveva provocato l’abbattimento di migliaia di alberi, a giudicare dalla legna ammonto nata qua e là. Strano, per un parco, sembrava un po’ un devasto. Passammo per Capo d’Arno, la sorgente dell’Arno, e il lago degli Idoli, un luogo di ritrovamenti archeologici, con centinaia di reperti preziosi ormai in musei all’estero! Verso sera fummo di ritorno al campeggio. 59,7 km percorsi, più quelli non registrati dal contachilometri per la lentezza sui sentieri. Un sogno di distanza, da percorrere sempre sotto il tetto di bruni rami di conifere, faggi e castagni…
1 agosto 2008
Imbicilli crudi: differita n° 7
Arezzo e poi Umbria
Sigh, ci era piaciuto così tanto passare quei 2 giorni in quel del Parco Nazionale… ma per i nostri pedali e ruote e mappe era giunta l’ora di proseguire… lasciammo il campeggio con il consiglio della gestrice di andare in Umbria… “vedremo”. Io da grande abiterò lì, comunque. Discesa dai monti e strada del fondovalle. Colazione a Poppi, con breve visita alla zona vecchia, un gioiellino. La strada fino ad Arezzo non è male come posizione, ma è comunque una statale ed era trafficata, fu un po’ noioso percorrerla. Verso le 14.30 fummo ad Arezzo centro, con delle borse di frutta da mangiare. Breve giretto in città, menzionare la somiglianza con Bergamo Alta è superfluo… Decidemmo di andare in UMBRIA! ma sì, che eravamo pure in anticipo sulla nostra tabella di marcia mentale. Il Chianti poteva attendere! Dalle mappe capimmo che il passo della Scheggia (strada della Libbia) per arrivare in Umbria non sarebbe stato una cosa da collasso; le altimetrie in effetti non erano elevate, ma non fu proprio una passeggiata, anche perché dopo il passo, per raggiungere Anghiari, c’erano altre salite leggere ma lunghissime. Giungemmo ad Anghiari, ancora in Toscana, alle 17, e con una strada molto secondaria cercammo di raggiungere Città di Castello, infilandoci in qualche modo nella Val Tiberina. Il territorio verde Umbro ci accoglieva con girasoli sfavillanti, campi con balle di fieno, aria tiepida. Ormai erano quasi le 18 e non avevamo idea di dove fermarci per la notte, ma per fortuna lungo al strada c’era un cartello pubblicitario di un campeggio. Pan telefonò per sapere che strada fare per arrivarci. Aveva capito che il capo del campeggio avesse detto: 600 m di pianura e 2 km di salita. Invece aveva capito male: erano 6 km di salita leggera e 2 di salita pesante (dopo 110 km già percorsi quel giorno!), e infatti quando io giunsi in cima alla collina (20 minuti dopo Pan) ero scontroso e non avevo più voglia né forza di parlare! A stento trattenni una risposta acida al capo del campeggio che mi chiedeva se le sue indicazioni erano state giuste… se ci penso, mi fa straridere, anche perché poi la prima cosa che vedemmo giusto di fianco al cancello del campeggio erano i tendoni della SEDICESIMA SAGRA DELLA PORCHETTA! E quindi la prima cosa che dissi fu: ”Oro, c’è anche da mangiare!”. Ci trovavamo a Monte di S. Maria Tiberina; il campeggio era pieno solo di Olandesi, come sempre durante il viaggio (sì, assurdo). Dopo la doccia e la tenda, uscimmo diretti alla Sagra, che era allestita in uno spazio molto ridotto, ma anche per questo era piena e viva, tutta gente del posto, ballo liscio, torneo di briscola che occupava tutti i tavoli… noi prendemmo ovviamente la porchetta (oooh!), poi pasta alla norcina con salsa al tartufo e salsicce (aaaah!), cotiche coi fagioli (eeeeh!), ciaccia col crudo, ciaccine fritte, vino… goduria a sazietà, c’era proprio un’atmosfera genuina e gradevole, da vera sagra, insomma.
2 agosto 2008
Gubbio, e ritorno in Toscana: il Chianti!
Il mattino di sabato appena svegli demmo un’occhiata al paese di Monte di S. Maria Tiberina, veramente niente male, un piccolissimo borgo arroccato sulla collina, con una sola strada, la quale è a fondo chiuso. Panorami nel fosco del mattino sui campi e sulle colline attorno. Colazione a Città di Castello, che mi apparse molto viva, in quanto era dì di mercato e le strade erano piene di gente. Dopodichè lo stradone fino ad Umbértide, con la mappa avuta in dono dal capo del campeggio, e poi la bella tirata fino a Gubbio, passando per Civitella Ranieri. La strada passava attraverso il bosco, era un bel tracciato, ma era trafficata, inoltre il fondo stradale in Umbria mi è parso troppo spesso irregolare e mal fatto. Eravamo a Gubbio verso le 14, dopo 73 km. Gubbio è senza dubbio stupenda, però mi impressionò il contrasto tra le sue strade vuote, vuote di abitanti e di turisti, con auto parcheggiate a rovinare gli scorci e le viste sui viottoli, e le strade piene di gente di Città di Castello. Attenzione. Pranzammo alla buona, dopodiché decidemmo di restare al campeggio poco fuori città. Lo raggiungemmo nel caldone del pomeriggio. Passammo quasi tutto il tempo fino a sera sonnecchiando all’ombra, eccetto per un’oretta dedicata alla spesa e al barattolo di gelato in due. Dopo il tramonto montammo la tenda e cenammo a base di prosciutto, melone e olive. Il nostro vicino di tenda Gerd-Jon ci offrì del vino, credo mosso da compassione per averci visti sdraiati per il 90% del tempo in cui eravamo stati lì al campeggio… noi ricambiammo con dei cantucci da discount, allora lui tirò fuori il vin santo e ci radunammo a chiacchierare in spagnolo con la sua famiglia sorseggiando il vino e coi cantucci…che bello farsi degli amici in questo modo… fu veramente una serata carina, e alla fine ci chiese dove saremmo andati l’indomani… già, dovevamo decidere… beh l’obbiettivo era tornare in Toscana… “quanti chilomeri?” chiese lui; noi: “mah, sui 100!”; era una sottostima, infatti domenica 3 riuscimmo finalmente a raggiungere il Chianti, con 143 km! Gasp. Però il giro ebbe spunti carini: si partì alle 7.45 per Umbértide, e da lì senza fermarci prendemmo per Cortona, lungo la bella strada del Niccone, che sale tranquillamente per una quindicina di km fino al punto in cui c’è la deviazione per Cortona e si sale più bruscamente. Nessun tipo di traffico, qui. Cortona ci sorprese: non ne avevamo sentito mai parlare e ci arrivammo in pratica per casualità, ed è una bellissima città tutta in salita con edifici antichi, medievali e di origine etrusca, anche abbastanza turistica. Dall’alto si vedeva la val di Chiana e il Trasimeno. Dopo pranzo scendemmo appunto in Val di Chiana, risalendola da Foiano a 10 km prima di Arezzo, dopodiché salimmo a Civitella, un altro borgo carino arroccato in collina. Scendemmo fino a Bùcine, dove c’era il campeggio, ed ormai solo i Monti del Chianti ci separavano dal Chianti Classico!


4 agosto 2008
Imbicilli crudi: differita n° 8
Chianti
Sveglia più tardi del solito: 8:30. La meta della giornata era il vicino campeggio di Cavriglia, grosso modo in direzione Firenze. Dal campeggio, andammo prima a Montevarchi, dove passammo un po’ di tempo per mangiare e chiedere gli orari del treno per il ritorno, la domenica seguente. Dopodichè ci recammo a S. Giovanni Valdarno, una cittadina carina e anche tranquilla, con una bella piazza principale con il palazzo comunale. Non trovammo una trattoria dove pranzare, però. Allora proseguimmo verso Cavriglia, e risultava che il campeggio fosse nei pressi di un parco naturale o qualcosa di simile. Seguendo le indicazioni, seguimmo una strada che saliva in collina, e ci fermammo lungo i filari di viti per rubacchiare qualche grappolo d’uva quasi matura. I segnali ci portarono alla frazione Castelnuovo dei Sabbioni, dove ci mangiammo dei tranci di pizza, e un ghiacciolo. Il pizzaiolo disse che la salita al campeggio sarebbe stata lunga e dura! In effetti la pendenza raggiungeva il 16%, e non c’era un attimo di respiro, non mollava mai… saranno stati 7 o 8 km, ma molto duri! Il campeggio so trova sui Monti del Chianti, in prossimità del confine tra la province di Arezzo, Firenze e Siena, ed è molto carino, piccolo, e le tende piccole le posizionano non in vere e proprie piazzole ma nello spazio tra gli alberi del bosco. Molto naturalistico. Passammo il resto del pomeriggio a rilassarci. Il giorno dopo decidemmo di fare un giro abbastanza lungo nella zona: smontati i bagagli dalle bici, facemmo inizialmente la discesona seguita da salita fino a Radda, poi il borgo di Panzano, poi Greve in Chianti, da cui risalimmo (consiglio del fruttivendolo) per Montefiorale, uno dei tantissimi “castelli” della zona, con successiva discesa a S. Casciano val di Pesa. Tutte dolci colline lussureggianti di uliveti e vigneti, oltre che boschi, le strade erano in ottime condizioni e poco trafficate. Pranzammo a Impruneta, dopodiché chiudemmo il giro ad anello con tappa a Strada, S. Polo (zone meno abitate) e Luculena. Un giro molo bello e pacifico, di 104 km, fatto con calma per goderci tutti i paesaggi con calma. Stupendo, veramente. La giornata si chiuse in bellezza quando al campeggio, con i nostri vicini di tenda, organizzammo un’ottima grigliata di carni nostrane, innaffiata con vario vino e mescolando gli accenti bergamasco, bolognese, toscano… per poi coronare la cena con delle grappe e una sfida a briscola!


6 agosto 2008
Imbicilli crudi: differita n° 9
Monteriggioni e val d’Elsa
La mattina del 6 agosto appena svegliati dovemmo assistere ad una scena di violenza contro gli animali: una signora, che non ho capito se era ospite del villaggio o che altro, stava scacciando dei lama che, dal parco naturale lì vicino, abitualmente entravano nel campeggio. Inizialmente con dei versi “ush ush” e poi con sassi e bastoni, la signora scacciava le bestie innervosite verso l’uscita del campeggio. La scena era comica e tragica al contempo, io le dissi che non si trattano così gli animali, ma lei rispose che le mangiavano le piante. Dopo un bagnetto in piscina, verso le 11 partimmo per Monteriggioni (44 km), che raggiungemmo rapidamente anche perché, dai monti dove ci trovavamo, gran parte della strada era in discesa. Si cambiava aria. Monteriggioni mi apparve troppo pieno di turisti per le ridottissime dimensioni del centro storico. Più bello fu invece visto di notte dai vigneti, in prossimità del campeggio, con le mura illuminate e la luna al tramonto proprio in quella zona di cielo. Insomma, il campeggio era abbastanza vicino a lì, anche se per raggiungerlo bisognava percorrere un’antipatica strada sterrata in salita e con tornanti tutta fatta di una sabbia finissima secchissima e bianchissima! E quando passavano delle auto, si formava un polverone tipo far west con le diligenze. Giungemmo al campeggio nel primo pomeriggio, il cielo minacciò qualche goccia d’acqua, ma poi niente; decidemmo di fare un giretto senza bagagli per completare la giornata, e tanto per gradire andammo a Colle di Val d’Elsa e a San Gimignano. Non avevo mai visto Colle di val d’Elsa, e mi piacque molto la sua collocazione, proprio anche la forma della collina e la disposizione del centro storico. Sembravano comunque esserci edifici di molto antica origine, e nella luce del pomeriggio era veramente carino… però non vi sostammo molto, il tempo a disposizione non era moltissimo e inoltre avevamo dovuto fare un bel po’ di chilometri col vento contro, il che ci aveva rallentato. Da Colle c’è un pezzo di salita leggera, poi una discesa repentina e un’altra salitona per S. Gimignano, però riuscimmo a fare tutto senza particolare fatica. Anche a S. Gimignano ci fermammo poco, ma era letteralmente gremito di gente, cosa era abbastanza tediosa… essendo comunque quasi le 19, tornammo presto al campeggio per cenare e riposarci un po’… (totale: 107 km); dopo cena me ne andai solo a vedere il cielo dal vigneto.
7 agosto 2008
Siena
Avevamo deciso di restare un’altra notte in quel campeggio e visitare in giornata Siena. In città andammo al mattino, passando per una strada secondaria, e lasciate le bici in centro passeggiammo un po’ tra le vie. Trovai il Campo bellissimo anche con la molta gente che c’era. Con la bici andammo anche a fare un giro in zona stadio e fortezza. Poi tornammo in centro per pranzare, e trovammo un’osteria in cui si potevano mangiare cibi freddi, tra cui farro al pesto, che mi piacque moltissimo, insalata di ceci, pasta fredda con cozze che provò solo Pan, frittate, formaggi, salamini, lo chiameremmo un bel ‘mischiotto’ accompagnato da pane e vino. E infine mi presi una fettazza di panforte, che mi manda in visibilio nonostante il prezzo, mentre il profano Pan optò per l’ormai solito gelato… Sotto il sole tornammo al campeggio lungo la Cassia, passando ancora da Monteriggioni per la spesa. Poca bici, quel giorno. Dopo aver comprato anche del vino ad un’azienda agricola nei paraggi, andammo a riposarci a bordo piscina. Il vinello locale DOC diede adito ad una cena con chiacchiere molto più fitte e chiassose e comiche del solito tra noi due, rivedendo anche un po’ la vacanza che era stata fin lì, ormai negli ultimi giorni... Dopo cena, andammo al buio del vigneto a mangiare uva direttamente con la bocca dalle viti…
9 agosto 2008
Sovicille
Venerdì 8 ci recammo al vicino campeggio di Sovicille, un poco a sud-ovest di Siena. Arrivammo verso le 10 al campeggio, e in pratica la giornata fu sprecata, perché non avevamo voglia di fare grandi giri… dopo aver montato la tenda, andammo in paese dove poi pranzammo abbastanza presto con un panino… poi dormimmo nel parco insieme agli anziani e ad un gatto, facemmo solo un breve giro verso le 16 lungo una strada a caso che entrava in una valletta, da dove poi salimmo un poco lungo un sentiero fino ad un vecchio eremo purtroppo diroccato. In realtà noi stavamo solo aspettando la sera, poiché sapevamo che ci sarebbe stata una festa del paese con grigliata, e poi il fantomatico “palio dei cocomeri”. Infatti alla cena nel giardino della parrocchia ci andammo, e mangiammo carne egregiamente; poi intuimmo che il “palio dei cocomeri” era una gioco dedicata ai bambini, e decidemmo di assistervi (in mancanza d’altro nel piccolo paesello…) al fine di poter mangiare anguria gratis alla fine… il che avvenne, solamente che prima dovemmo sorbirci estenuanti cacce al tesoro per i bambini e altri giochi, con la cronaca in sottofondo di uno che parlava solo a vocali e con un tono bassissimo, lamentoso, e poi i cocomeri erano stati fatti rotolare a terra dai bambini, cosicchè il contenuto dei frutti era una cosa spappolata e a temperatura ambiente… noi mangiammo mezza anguria direttamente a cucchiaiate, come da una scodella… e dopo due chiacchiere con gli organizzatori, tornammo con la pancia gonfissima al campeggio, fermandoci spesso a pisciare sopra i muri. Il giorno dopo avremmo dovuto prendere il treno per tornare a Bergamo! E infatti ci recammo a Siena al mattino, dove mi rifornii di panforte per l’intera giornata. Prendemmo un treno verso le 11 per Empoli: un treno regionale molto in ordine e pulito, con i posteggi per bici in mezzo al vagone, così noi potevamo tenerle giusto accanto ai nostri sedili. Poi prendemmo un treno per Pisa, Pan non l’aveva mai vista e quindi visitammo l’ovvia Piazza dei Miracoli, poi pranzammo alla buona. Poi per 2 ore girammo per la città in bici, mi piacque in particolare la zona dell’università. Poi in treno, per arrivare a Bergamo alle 23. Viaggio terminato! Un’amica ci offrì poi pane nutella e profiterole!!!!! Ne mangiai a iosa……….
Fine di Inbicilli crudi…..
Un saluto alla barca!
Grazie amici





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