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tre uomini in barca

I librai di Angera

28 luglio 2008

 

Eccoci qua, amiche e amici barcaioli. Anche quest'anno noi passeremo le nostre ferie di lavoro sul Lago Maggiore, ad Angera. Rispetto agli anni scorsi ci sono state alcune novità che ci hanno un po' travolto, e solo per questo scrivo soltanto oggi. Cominciamo dalla novità principale. Dato che quest'anno il Comune, senza soldi, non avrebbe predisposto alcun tendone, dopo un lungo ragionare io e la mia socia Rosa abbiamo deciso di fare il grande passo: comperiamo noi la tensostruttura, che tanto con quel che costa il noleggio in poco tempo è ripagata. Da allora è iniziata una odissea che al confronto Omero è un dilettante. Dove si compera una struttura di 200 metri quadri? Nel milanese, forse, oppure in Cina, verrebbe da dire, visto che ormai fanno quasi tutto lì. Sbagliato. Noi che siamo furbi come delle volpi dove decidiamo di andare a prenderlo? In SVIZZERA! Prezzo molto, molto conveniente e, soprattutto, la mitica precisione elvetica. Noi ci occupiamo del montaggio, loro della consegna. Come non accettare l'offerta? E così dopo un paio di visite in quel di Bellinzona, ecco concluso l'accordo: in data 15 luglio il tendone sarà consegnato direttamente ad Angera, sul sito della fiera, con la tipica puntualità svizzera. Semplice come bere un bicchiere d'acqua. Siamo felici. Il 14 luglio ancora nessuna notizia dai ticinesi. E noi dobbiamo ancora capire come si monta, la nostra struttura. Telefoniamo. “Buongiorno, qui è la XYZ” “Buongiorno, siamo la libreria di Varese. Vorremmo capire quando possiamo venire lì per imparare a montare la struttura, visto che ci arriva domani”. Silenzio Silenzio Silenzio “Perché ci arriva domani, non è vero?” “Veramente... “ Silenzio “Sarebbe un problema se ritardassimo la consegna?” “In che senso?” “E' che abbiamo avuto un problema...” “Fatemi capire – comincio ad agitarmi – la fiera apre al pubblico il 18 luglio, quando pensate di montare il tendone, il 4 di agosto?” “Senta, facciamo così – dicono gli svizzeri – voi oggi venite a vedere come si monta, poi ne parliamo”. La cosa ci puzza un po'. Se fossero fornitori calabresi o veneti saremmo già nel panico, ma sono svizzeri, loro, precisi come orologi, quindi... Arriviamo alla ditta. Ci accoglie il capetto di turno. Il problema è abbastanza semplice, in sé: hanno perso il tendone. 168 metri quadri di tendone spariti nel nulla. Gli svizzeri. L'hanno perso. Il nostro tendone. “Dev'essere stato spedito altrove per errore. Una cosa del genere non ci era mai successa prima, ma niente paura - ci dice il responsabile - vedremo di farvi avere un'altra struttura in sostituzione della vostra. Voi cominciate pure a vedere come si monta il tutto, vedrete, è molto semplice”. Svizzeri. Appare molto facile, in effetti. Un operaio portoghese ci spiega in dieci minuti come fare e il tutto sembra tutto di una semplicità esaltante. Torniamo a Varese, ancora un po' preoccupati, ma ancora fiduciosi. Confermiamo ai nostri amici aiutanti il montaggio per il giorno successivo, e dormiamo tutti di un sonno forse un po' ansioso, ma tutto sommato normale. Arriva il giorno 15, ore 11. Nessun tendone. Ore 13, nessuno. “E' ancora fermo in dogana” ci dicono. Ore 15, nulla. Ore 17... ECCOLO! Il trasportatore! Ma mentre scarichiamo il materiale ci assale una certa ansia. I componenti ci appaiono diversi da quelli che avevamo visto il giorno prima. Troppo diversi: la struttura è di un modello del tutto differente da quella scelta da noi. Proviamo a montare lo stesso. Chiamiamo gli svizzeri, e riusciamo a beccare l'operaio portoghese, che via telefono cerca di spiegarci come si monta il tutto. E' come montare un grande mobile Ikea con le spiegazioni in lusitano-ticinese. Un casino. Siamo in sette volenterosi, ma dopo quattro ore di duro lavoro abbiamo montato soltanto una campata che assomiglia in modo davvero singolare ad una fabbrica bombardata. Quando Marcello rischia di uccidersi arrampicandosi a 5 metri di altezza capiamo che dobbiamo gettare la spugna. Rosa rischia una crisi depressiva, io ci sono dentro ormai da ore. Un casino. Ci sono dei pezzi di tendone di cui ignoriamo l'utilizzo, altri che non si incastrano affatto dove dovrebbero. Come un lego impazzito. Il mattino dopo torniamo a Bellinzona, questa volta assolutamente incazzati e decisi a farci risolvere il problema dagli svizzeri, visto che il casino l'han creato loro. Convinco a stento l'amico Marco a non portare con sé una roncola bene affilata, da inserire all'occorrenza nella discussione, perché non vorrei mai visitare le prigioni svizzere. “Tutto bene?” ci chiede l'impiegata alla reception. Rimpiango per un istante di non avere a portata di mano la roncola. “Tutto bene no – la mia educazione mi fa rispondere invece in modo civile e cortese – perché ci avete mandato una struttura di un modello diverso, e non riusciamo a montarla”. “Ma dai, vi abbiamo mandato il modello sbagliato?” Era meglio la roncola, penso. Ma forse la ragazza intuisce il mio pensiero, perché conclude con un prudente “Adesso vi facciamo parlare con il signor Andrea”. Il famoso signor Andrea non sa che dire. E' dispiaciuto, costernato, farà il possibile per rimediare al casino. Specialmente dopo un breve discorso neanche troppo vagamente minatorio da parte nostra. Ed ecco che, come per miracolo, al pomeriggio dello stesso giorno due montatori svizzeri vengono a preparare il tutto, e riusciamo a “partire” con un solo giorno di ritardo. Tutto a posto? Boh... Non sappiamo se questa struttura sia stata montata davvero bene: il fatto è che in qualche parte ci pare ispirata alla torre di Pisa, e la cosa non ci tranquillizza. Anche il tremore che la scuote tutta non appena si rinforza il vento non ci fa dormire sonni felici. Ma dobbiamo avere fiducia che andrà tutto bene. In fondo, sono svizzeri...

 

 

3 agosto 2008

 

Continuiamo a raccontare le disavventure angeresi, dunque. Montato il tendone, ci rendiamo subito conto che l'impianto di illuminazione adesso è da adattare alla struttura, che ha dimensioni differenti rispetto al nostro progetto. Il fratello di Rosa nelle settimane precedenti ha assemblato tutte le luci, le spine, le prolunghe, lavorando come uno schiavo cinese nel garage di casa mia, seguendo gli schemi di un amico elettricista. Ed ora tutto il sudore di Emanuele (nel mio box di giorno si raggiungono i 63°) rischia di essere sprecato. Riusciamo lo stesso ad agganciare quasi tutte le lampade, ma il difficile è collegare quelle al colmo del tendone, circa 5 metri: le scale arrivano a 3, io sono 1,60 e temo le altezze, per fortuna c'è Marco che è alto 1,80 e con le braccia alzate ci arriva al pelo. Il tendone si trasforma, di colpo, in una specie di circo: Signore e signori, ecco il famoso equilibrista genovese esibirsi in uno spettacolo di acrobazia aerea, con lo stravagante accompagnamento di lampade lunghe due metri e fascette per il fissaggio. Ci sono scene che voi umani non potete nemmeno immaginare, ma alla fine riusciamo a montare tutte le lampade e, soprattutto, Marco non è morto, cosa di cui non smetterò mai di stupirmi. Resta da allestire tutto il resto, ma ormai siamo più che attrezzati: quest'anno, visto che siamo nelle spese, abbiamo sostituito i nostri vecchi cavalletti autocostruiti con altri nuovi, comperati già fatti, e il montaggio di tavoli e teli viene fatto in pochissimo tempo. Da non crederci. Riusciamo quindi a partire, con una sola giornata di ritardo. “Vendete anche le salamelle?” è la prima domanda che ci pongono, ma ormai ci siamo abituati. Nei cervelli italiani l'equazione tendone = salamella sorge spontanea, probabilmente per colpa di decenni di feste dell'Unità disseminate per il paese. L'italiano come vede un tendone aumenta la salivazione e comincia ad affilare i denti. La domanda non ci stupisce, dunque, anche perché già in negozio le richieste di merci strane sono prassi costante. Ci hanno chiesto di tutto: flauti, spilli, piatti usa e getta, francobolli, persino delle lampadine. E' che noi italioti non siamo abituati ai libri. Il risultato? Ieri, nel tendone, stanno per entrare due fratelli, tra i 10 e i 12 anni: “Voglio vedere i libri” dice il più giovane. “Ma sei scemo? - ribatte quello grande – No, io voglio fare come papà, che non ha mai letto un libro e ha fatto i soldi.”

 

Tre Uomini in Barca, dal lunedì al venerdì dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Fausta Garavaglia.

barca(at)radiopopolare.it

 

 

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