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tre uomini in barca

Gatti Giganti - Budapest, Vienna, Monaco, Parigi

14 luglio 2008

 

care donne della barca,
come promesso qualche settimana fa, i Gatti Giganti (giulia e vittorio) stanno per partire per Budapest, Vienna, Monaco e Parigi, in treno. Sebbene la scelta del contenitore dei bagagli non sia ancora stata effettuata (in pole position  la seguente combinazione: 1 valigia e 2 zainetti), abbiamo già più o meno deciso quale sarà il contenuto, che vi andiamo ora ad elencare. Ciascun GG porterà con sé:
- alcune paia di pantaloni (3? 4? qualcosa del genere)
- biancheria intima di varia natura, differenziata per ciascun GG
- almeno una dozzina di magliette
- un numero x di calzini
- uno o due capi per coprirsi in caso di freddo (felpa o maglioncino)
- ciabatte (per fare doccia in caso di preoccupanti condizioni igieniche del bagno)
- scarpe (aperte e chiuse per la Gatta gigante, solo chiuse per il Gatto gigante)
- costume da bagno e cuffia da piscina (a Budapest ci sono le terme, stando alle info lonely planet)
- beautycase contenenti le prevedibili attrezzature igieniche
- asciugamani (il rischio di non trovarli in alberghi e ostelli è tangibile)
- detersivo per lavare i panni a mano (nel caso non trovassimo lavanderie a gettone sul posto)
- guide delle città  e delle nazioni attraversate
- libri di studio
- lettori mp3
- fotocamera digitale
- caricabatterie del cellulare e delle altre attrezzature tecnologiche
- libri da leggere: Radiodrammi di Durrenmatt, Civiltà sepolte di Ceram, La banalità del male di Hannah Arendt, L'archeologia del sapere di Foucault, Emilio di Rousseau. Seguiranno probabilmente altri tomi che non siamo riusciti a leggere durante l'inverno.

Il vantaggio/svantaggio dei lunghi spostamenti in treno è proprio quello di poter leggere e ascoltare musica con la massima tranquillità. La tratta che maggiormente ci inquieta è il percorso Milano-Budapest (con cambio a Mestre): partiremo alle 17 dalla Centrale per giungere a Budapest verso le 11 del giorno successivo. Per la notte abbiamo prenotato le cuccette, potremo distenderci e dormire un po'. L'unico problema di questo treno è che una volta entrato in Ungheria diventa quasi un regionale e fa un numero di fermate non indifferente. Se la caveranno i nostri eroi? Lo scoprirete alla prossima puntata.
Giulia e Vittorio (i Gatti Giganti)

 

 

19 luglio 2008

 

ciao barca! i gatti giganti sono finalmente a Budapest!
prima mail per raccontarvi il viaggio, seguira' quella per il primo giorno.
le carrozze cuccette ungheresi sono molto piu' razionali e pulite di quelle italiane. I nostri vicini di cuccetta sono dell'Est, capiremo poi a notte fonda che sono rumeni, sono due coppie sui 25-30 anni, molto silenziose e gia' a letto alle 22. Sul treno, a Mestre, e' salita una marea umana incredibile. Fino a pochi istanti prima dell'arrivo del nostro treno, sul binario due c'era una curiosa scritta: treno regionale per TREVHSO (per un attimo ci e' balenata l'idea che potesse trattarsi di un paesino sul famigerato lago Balaton). Per fortuna poco dopo e' apparso il treno per BUDAOEST (trenitalia, li rivediamo questi aggeggi?). Il 99,9% dei passeggeri del treno e' composto da ragazzi in interrail. L'ultimo caffe' espresso italiano l'abbiamo bevuto con atteggiamento mistico, cercando di ricordarne l'aroma. La Lonely planet ci informa del fatto che la cucina ungherese prevede sostanzialmente carne con ripieno di carne e contorno di carne (con qualche patata). Ma noi ci sentiamo molto mitteleuropei e sappiamo che ce la caveremo.La notte in treno e' stata allietata da qualcosa come sei controlli di documenti da parte della Policija, di cui il primo alle 3,50 (piacevolissimo, come potrete immaginare) e gli altri a seguire, con brevi intervalli fino alle 6, quando siamo entrati ufficialmente in Ungheria. Dopodiche' siamo crollati dal sonno e ci siamo persi buona parte del Lago Balaton (che comunque e' sostanzialmente un Idroscalo gigante).
Lista delle cose dimenticate (rubrica in costante aggiornamento):
- spazzola per capelli
- sandali gatta gigante
-crema per il viso
- costumi da bagno (ma alle terme li noleggiano)
- asciugamani (infatti in ostello li abbiamo affittati, ma ce li compreremo)
{scarpe gatto gigante} recuperate in extremis con corsa a casa del gatto poco prima della partenza del treno.

a presto barca!
i gatti giganti mitteleuropei

 

(...)

 

Eccoci pronti a descrivere la prima giornata a Budapest e le prime impressioni ricavate:
dopo il viaggio, descritto nella precedente mail, durante il quale abbiamo notato una significativa empatia della ferrovia nel territorio , con frotte di gente che vive lungo i binari, saluta i passeggeri in corsa, indossa giubbini ad alta visibilita' per non essere investita, giungiamo alla stazione Keleti e ci inoltriamo in una via molto depressa alla ricerca di una banca per un prelievo.
La temperatura e' pero' fresca, il bagaglio non insopportabilmente pesante, cosi' proseguiamo  per almeno un chilometro, notando un numero impressionante di locali di ristoro, una tendenza alla guida spericolata e all'ostentazione del veicolo, ancor piu' accentuata dalla larghezza delle strade, come tipico a est e, infine, un abbondante quantita' di banche pronte  a soddisfare le esigenze del turista occidentale.
Dopo aver raggiunto l'ostello e aver constatato che gli ungheresi hanno un rapporto con il denaro nervoso, pur mostrandosi razionali ed equilibrati, usciamo alla ricerca di cibo e per analizzare il nostro territorio, da buoni felini.
La ricerca si rivela un'impresa, anche perche' il sabato pomeriggio, come del resto constatato anche nel resto dell'Europa Centrale, la morte civile scende sulla citta' e la maggior parte dei supermercati e dei negozi chiude intorno alle 14. Troviamo una lunga via ancora non contaminata dalla tendenza al non luogo che ormai si e' impadronita di Budapest (tendenza di cui VACI UTCA costituisce esempio preclaro), ma per circa due chilometri non troviamo niente, finche' ci buttiamo, poco prima di cominciare a prenderci a morsi, in un classico kebab con posti a sedere, dove, oltre a soddisfare le esigenze delle nostre pance, pianifichiamo , o cerchiamo di pianificare le prime visite.
Usciti dal locale, che attua prezzi economici  e dopo aver inforcato un filobus che ci ha portati fino a un parco dedicato chissa' perche' a Dvorak, in una direzione totalmente opposta a quella verso cui eravamo diretti, arriviamo, grazie a un bus il cui arredo interno e' fermo al 1950, nella Piazza degli Eroi, dedicata al Millenario della fondazione della citta', da cui si diparte un lunghissimo viale alberato, dichiarato patrimonio nazionale dall'UNESCO, Andrassi UT, ricco di splendidi palazzi liberty, di teatri, ristoranti, musei, che sfocia in una piazza ottagonale fulcro della vita cittadina, dove scopriamo la presenza di una fermata di metro' straordinaria (Budapest ha il metro' piu' antico dell'Europa continentale), tutta  art nouveau, quasi in superficie, con convogli cortissimi e molto molto vecchi, in cui il sistema di oliatura dei freni andrebbe quanto meno rivisto.
Alcune cose da notare: come in Italia, e diversamente da altre nazioni in Europa, qui tendono a chiederti il taglio piccolo quando paghi cifre non molto elevate. La cucina ungherese non sembra essere troppo salutare, se le persone tra i 25 e i 30 anni sono tutte piuttosto pingui. Il problema potrebbe essere collegato anche a un consumo di alcool non proprio modico.
Nota estremamente positiva e' la presenza di tantissimi posti, da ristoranti a supermercati, a Internet Cafe', aperti 24 ore, segno di una vita notturna di cui non vediamo l'ora di scoprire le caratteristiche.
Tra poco ci attende una cena tipica ungherese oppure una pizza in un posto in cui le pizze hanno nomi che risalgono allo stalinismo. Pizza  Gulag, Calzone Lenin, ecc. Nella prossima mail parleremo anche della rivolta del 56 e di quanto a Budapest questo evento sia costante oggetto di commemorazione.
I gatti giganti

 


20 luglio 2008

 

Ciao Petrillo Marina e Garavaglia Fausta (qui in Ungheria il cognome si scrive sempre prima del nome),

i gatti giganti hanno passato il loro secondo giorno a Budapest. Ieri sera abbiamo fatto una cena luculliana per l'equivalente di 25 euro in due, in un posto che in Italia sarebbe costato minimo il doppio. Adesso siamo nel leggendario locale "la palacsinta della nonna" aperto 24 ore su 24 e con accesso a internet. Dopo aver scoperto l'esistenza di una specie di Cepu ungherese a nome Katedra, abbiamo preso un incredibile autobus uscito direttamente da Goodbye Lenin per raggiungere le ridenti colline di Buda, dove abbiamo preso il "Treno dei bambini", ovvero un trenino a scartamento ridotto che percorre 12 km di ferrovia costruiti nel 1951 dai "pionieri", i boy-scouts del socialismo reale, attraverso boschi e colline molto gradevoli, con squarci panoramici sulla cittá.

Questo ci porta a notare che gli ungheresi, almeno a una osservazione superficiale, tendono a conservare quanto lasciato dal comunismo, senza essere toccati dal rigido revisionismo che si é impadronito ormai dell'Europa Orientale.

Sará anche folkloristico, ma é interessante che si sia conservato qui, per esempio, il Parco delle Statue, con la scultura di epoca sovietica ancora perfettamente conservata. Anche la Ferrovia dei Bambini rientra in questa ottica, con i treni che presentano le scritte in ungherese, russo, francese e italiano (ah, come eravamo rispettati al tempo!). Alcune piazze, come Moskva tér, mantengono intatto l'impatto visivo sul visitatore, con la stupefacente dimensione perimetrale, la concentrazione di edifici della Nomenklatura e i Capolinea di un enorme numero di mezzi pubblici. Budapest, insomma, va cercata, e la si trova ancora, non bisogna lasciarsi ipnotizzare dai non luoghi centrali o dalla retorica occidentalizzante di alcune vie, e bisogna sorridere con distacco alle muscolari esibizioni di opulenza degli automobilisti che divorano le enormi strade. A proposito, Budapest non é una cittá per pedoni, i semafori sono posti in posizioni assolutamente incongrue rispetto alle esigenze di attraversamento. Bisogna spesso ricorrere, quindi, a inquietanti sottopassaggi, dove l'odore di piscio e cemento di deandreiana memoria non si traduce per nulla in poesia. Le automobili, cosi' come i tram, gli autobus e i filobus, vanno a velocitá decisamente preoccupanti (per esempio, l'autobus 56 preso oggi per salire sulle colline andava a velocitá da autodromo di Monza, sebbene stesse percorrendo un'erta salita). 

La cena la consumiamo in un incredibile ristorante di cucina slovacca in stile un po' camionista (per le porzioni), ma molto buono, posizionato in una via leggermente sordida vicino alla stazione Deli Pu, zona decisamente Est di Buda. Domani forse saremo un po' piú "monumentali" e visiteremo qualche palazzo sulle sponde del Danubio. Vi faremo sapere!

a presto,

gigászok macskak (gatti giganti)

 

 

22 luglio 2008

 

 Care barcaiole, il viaggio dei gatti  giganti continua!
Oggi giro "turistico" nella zona di Roosevelt Tér e dintorni, con visione dell'Universitá centroeuropea e della chiesa di Szent Istvan. Nel pomeriggio, invece, interessantissima esplorazione del quartiere operaio di Joszefvaros, da cui partí la rivolta del '56, ricco di vie strette e molto lunghe, e di palazzi che ancora portano i segni del passaggio del Novecento. Il pranzo l'abbiamo fatto in un ristorante incredibile, affollato di cimeli dell'epoca staliniana e arredato in puro stile sovietico. L'aspetto piú singolare era il menu (inspiegabilmente, cucina italiana). Alcuni esempi: Pizza Gulag, Pizza dei Kulaki, Pizza Sogno Siberiano, Pizza Allegro pioniere, Pizza Ottobre Rosso, Pizza Kremlin, Pizza delle promesse pre-elettorali, Pizza pussy-pussy Monica and Bill, etc. Temevamo fosse un posto molto turistico, invece si trova in una zona un po' depressa,vicino a un parcheggio pieno di Skoda, dietro un enorme grande magazzino, e nei pressi di un fatiscente centro congressi, ed é frequentato da Ungheresi.
Alcuni aspetti di civiltá ungherese che abbiamo scoperto in questi giorni:
- curiosa ma interessante abitudine di appendere poster fotografici delle ultime classi dei Gymnaszium (licei) nelle vetrine di bar, caffé e pasticcerie;
- i caffé (intesi come bar) sono enormi, tipo palestra di scuola (anche come altezza);
- la torta di fragole e muesli é buonissima;
- molti locali e piccoli supermercati sono aperti 24 ore, il che é fantastico.
Rubrica in stile Super Winty: le nefandezze della lonely planet. Attenzione viaggiatori!
- Il ristorante mediorientale AL AMIR di Király utca "il piú autentico cibo mediorientale della cittá" é inesistente, missing. Nessuna speranza per i cultori del cibo siriano et similia. E' stato rimpiazzato da una cosaccia lounge fusion; é come aspettarsi Clarence Clemmons e trovarsi Fausto Papetti.
- L'unico ristorante vegetariano della cittá, dall'originale nome VEGETARIUM, vero auspicato ristoro dopo giorni di maiale fritto, formaggioni e goulash, ci ha lasciati (non abbiamo cercato in soppalco, peró). Missing anche lui. Un cameriere assai gentile di un vicino caffé ci ha informati di un drammatico cambio gestione: il vegetarium si é trasformato in Margarita, locale dove servono cotolette a tutte le ore e dove non sono ammessi clienti sotto i novanta chili. Abbiamo quindi scoperto che trovare un vegetariano a Budapest é come trovare un maestro di sci nel deserto del Kalahari. Ce ne faremo una ragione.
- Per completare il necrologio, segnaliamo anche la triste dipartita del "gelato piű buono della cittá" (sono sempre i migliori quelli che se ne vanno, anche sulla Lonely Planet). Quando abbiamo raggiunto la gelateria Butterfly, sul luogo abbiamo trovato dei solerti operai arrampicati su impervie impalcature, intenti a lavori misteriosi di ristrutturazione, scelta davvero felice data la stagione...
A presto 
gigászok macskak

 


25 luglio 2008

 

Rieccoci care barcaiole,
l´ultimo giorno a Budapest, funestato dalla pioggia, é stato dedicato ai saluti alla nonna della palacsinta, molto calorosi, a un pasto frugale e a un negozio di spartiti fenomenale, dal quale siamo usciti molto appesantiti (tre borse di spartiti), ma molto soddisfatti, e poco deprivati nel nostro budget, avendo noi speso la modica cifra di 24 euro!
Abbiamo poi preso un bell'Eurocity Belgrado-Vienna e siamo arrivati, sempre con fedele compagna la pioggia, nella capitale austriaca nel tardo pomeriggio. Le carrozze serbe sono molto migliori di quelle austriache e sono munite di uno splendido bagno, ampio e accessibile ai disabili.
Usciti dalla Westbahnhof, ecco subito a cento metri il nostro ostello, gradevolissimo rifugio per questi giorni di plumbee aspettative climatiche. Sfrutteremo la cucina a disposizione degli ospiti, per risparmiare
La sera é trascorsa nel tentativo fruttuoso di ritrovare un ristorante giá provato con grande successo lo scorso anno, un posto in cui ti possono anche portare salsicce lunghe quanti metri tu richiedi e cose simili. Ci siamo attestati su un blando cordon bleu con patatine piú che decorative.
Oggi, invece, giornata dedicata ai festeggiamenti per il compleanno della gatta gigante. Quale miglior modo se non esplorare i quartieri a noi piú cari della cittá, quelli operai, caratterizzati dall' edilizia popolare viennese, sviluppatasi fino agli anni 60 del Novecento, un gioiello nascosto e del tutto opposto ai lustrini e ai vezzi turistici, oltre a rappresentare un contraltare significativo alla lussureggiante architettura imperiale?
I quartieri di Ottakring e Favoriten offrono uno spaccato molto interessante di questa concezione abitativa e permettono di conoscere a fondo le abitudini dei viennesi "normali", quelli che la letteratura e la mitologia createsi intorno alla cittá non lasciano mai trasparire.
Per esempio, a Favoriten, a un passo dal metró, si mangia un deliziosissimo gelato, da Tichy, un locale arredato molto Seventies, comprese le divise delle cameriere e il registratore di cassa ormai oggetto di culto. Se qualcuno vuole andarci, sappia peró che le cialde e i biscottini cosí invitanti ai tavolini sono a PAGAMENTO, anche se questo non é scritto da nessuna parte, nemmeno sulla Lonely Planet.  
Il pranzo ci ha visti tentare un ristorante ben accreditato dalla guida, ed effettivamente rivelatosi ottimo. Menu viennese (non peró le solite cotolette), gente viennese, personale viennese, menú monolingua (tedesco), sapori affascinanti, prezzi pure.
Alcune osservazioni: in un anno, in occasione dei campionati Europei di calcio da poco conclusi, la linea due del metró ha aggiunto ben CINQUE fermate al suo percorso, allungandosi fino allo Stadio. Quanti operai avranno sfruttato per ottenere questo? (é l'ora dello schiaffo morale). Quale sará la qualitá della vita di chi vive nei quartieri popolari?
Domani altra mail, perché é finito lo spazio.
Gatti giganti 

 

 

26 luglio 2008

 

cara barca con tutti i suoi abitanti umani e faunistici,

la giornata di oggi, in cui si festeggiava il compleanno del gatto gigante, é stata la prima senza pioggia dal secondo giorno di viaggio (evviva!), ma é stata funestata da alcuni ridicoli incidenti, dovuti fondamentalmente alla nostra "modalitá impiastri" ON. Di buon mattino ci siamo alzati e docciati, scoprendo con orrore che il deodorante era pressoché finito. Poco male, lo compreremo, abbiamo pensato. Cosí abbiamo fatto dopo la colazione, in un supermarket nei pressi del Naschmarkt (mercatino pompatissimo dalla lonely planet, ma in realtá poco significativo), comprando anche un bagnoschiuma, delle caramelline e un'enorme bottigliazza da un litro di passata al basilico (per fare gli italiani all'estero nella cucina dell'ostello). Tutto questo dopo aver scoperto con orrore che il gatto gigante aveva dimenticato in ostello il costoso abbonamento ai mezzi viennesi... panico e acquisto repentino di un biglietto giornaliero. Dopo un ameno giro per il quartiere del mercato e una passeggiata fino all'Opera, decidiamo di cercare un posto per il pranzo. Ci sediamo belli comodi su una panchina e consultiamo la lonely planet, che raccomanda vivamente un ristorante del quartiere turco (quest'altra nefandezza verrá descritta nella prossima mail), facilmente raggiungibile col tram J. In dieci minuti siamo in loco, troviamo il posto, entriamo, appoggiamo le borse sulle sedie e... SPARABATACRASH!! Una mostruosa esplosione spaventa noi e gli avventori del silenziosissimo locale... la passata si é letteralmente disintegrata, implodendo in mille pezzi di vetro misti a pezzettoni di pomodoro e basilico all'interno della borsa della spesa! Gatta gigante a questo punto ha dato leggermente in escandescenze, facendosi notare da tutti. Mentre gatto gigante cercava di rassicurare con lo sguardo gli astanti, gatta gigante si é fiondata nella toilette delle donne per vedere di salvare il salvabile. La scena del crimine era inquietante: il sugo era sparso ovunque, e mentre gatta gigante infilava le mani nel corpo del reato per recuperare gli acquisti della giornata immersi nella salsa, veniva osservata dalle turbate avventrici del locale che si servivano nel bagno. Dopo aver sommariamente lavato gli oggetti salvabili, gatta gigante é tornata a tavola. Dopo il pasto, le sedie del ristorante, pericolosamente scivolose e in discesa, hanno colpito ancora, facendo rovesciare al suolo la borsa di gatta gigante, contenente guide, fogli, volantini, cellulare, macchina foto, ed altre amenitá, raccolte da sotto il tavolo tra gli sguardi sempre piú inquieti dei camerieri. Usciti dal locale, é iniziata quella che temevamo si trasformasse in una caccia al supermercato aperto (di solito nel Centroeuropa il sabato tutto chiude alle 14), ma il vivace quartiere turco era munito di negozi aperti fino alle 17 (wow!), e abbiamo potuto procurarci una passata dall'aspetto curioso, ma almeno imballata in tetrapak e non in bottiglia di vetro. La giornata del rimbambimento é continuata con l'abbattimento di un turista sul tram da parte di gatto gigante, con un perfetto e involontario uppercut di gomito al mento. Anche gatta gigante, stiracchiandosi pigramente in un caffé, ha colpito una passante.

Oggi, oltre a fare gli idioti, siamo riusciti anche a visitare l'Accademia di Belle Arti di Vienna (che respinse per ben due volte la domanda di ammissione da parte di un certo Adolf Hitler, ritenendolo non sufficientemente dotato), che conserva tra le altre opere il bellissimo Giudizio Universale di Bosch (detto cosí sembra una pila elettrica, ma é uno dei pittori preferiti della gatta gigante). Dopodiché siamo andati a festeggiare il compleanno del gatto gigante con una bella fetta di torta da Aida. Tutta la giornata é trascorsa col fondato timore di un'involontaria carrambata del gatto gigante con una sua spasimante settantenne tedesca, che sappiamo trovarsi in gita a Vienna.

Domani partiamo per Monaco, dove trascorreremo cinque notti.

Auf wiedersehen!

gatti giganti viennesi

 

I giorni a Vienna trascorrono veloci, riusciamo a evitare le mete piú turistiche, ci inoltriamo in quartieri popolari o signorili, visitiamo le case di famosi musicisti, prima la casa di Haydn, poi quella in cui Beethoven scrisse molte delle sue opere piú note. Apprezziamo l'amenitá di questi luoghi, raggiunti attraverso interessanti passeggiate in zone inesplorate, molto vere e vivaci, evitiamo accuratamente la casa di Mozart, perché, nonostante il valore storico, l'esorbitante differenza di prezzo tra questa e le altre abitazioni ci pare una vera e propria trappola per turisti, approdiamo, camminando, in un quartiere vicino al centro, cercando un posto per il pranzo, ma, ringraziando Lonely Planet, dobbiamo volgere altrove le nostre aspettative per lo stomaco.
Notiamo peró alcune cose, diciamo di colore, che vogliamo segnalare.
Davanti alla Staatsoper, una scena prevedibile, ma agghiacciante: arrivo di un torpedone carico di presunti giapponesi; loro discesa in massa; arringa di 30 secondi da parte di un tribuno-guida. Scatto digitale per immortalare lo splendido edificio; risalita sul pullman e partenza per un'altra cittá. La scena si é consumata nel tempo in cui noi si attraversava un semaforo, quindi due minuti circa.
Abbiamo trovato molti bagni pubblici, che esponevano, oltre a espressivi cartelli esortanti a centrare bene gli spazi adibiti, anche segnali di divieto particolari: vietato entrare ai cani (!!!), vietato gettare carta, vietato drogarsi all'interno del pissoir. Quest'ultima prescrizione era caratterizzata da segnale tondo sbarrato e una siringa ben stilizzata. Quanto ai cani, sono ovunque, e i viennesi li amano piú dei loro stessi bimbi (recita la Lonely). Non ci stupiremmo se li pensassero anche dotati di parola e di comprensione della segnaletica dei cessi!! La presenza dei cani come simbolo della cittá si riscontra comunque anche nell'arte: nelle stampe settecentesche viste a casa di Haydn i cani corredavano ogni veduta degli angoli piú suggestivi di Vienna.
Una casa di riposo per anziani esponeva fiera tutto il calendario per l'estate e il menú, accuratamente diviso giorno per giorno, in modo estremamente analitico.
Presso il caffé pasticceria Aida (26 locali in tutta Vienna) vige il seguente abbigliamento: grembiule rosa, calzini rosa, sandali rosa. Interno del locale: rosa, tenda da sole rosa.
Abbiamo trovato un parrucchiere per signora, la cui vetrina consta di diverse capigliature e di uno specchio, in modo tale che la passante possa guardarsi e valutarsi con i vari tagli proposti.
Per il resto, gentilezza viennese, efficienza dei mezzi pubblici, segnaletica perfetta. Scopriamo che fare i romantici e portare qualcuno a fare un giro sul cavallo costa almeno 50 euro per venti minuti. Attenzione: se il cavallo é malauguratamente bianco, si paga un supplemento. Evitiamo come la peste queste "attrattive", per notare altre cose curiose: nella via di principale passaggio della cittá, Kärtner Strasse, gli artisti di strada non si limitano alle prevedibili attivitá di funamboli, mimi, acrobati, suonatori di violino etc., ma vanno molto OLTRE. Una simpatica signorina asiatica ha posto un pianoforte in mezzo alla trafficatissima strada e suonava, bene a dir il vero, La Campanella di Liszt. Ci domandiamo da dove provenga quel pianoforte e come sia arrivato lí: squadra di facchini? Noleggio? In spalla come dice Venditti?
Per anticipare il contenuto della prossima mail, diremo che la Lonely Planet sembra concepita per chi viaggia in inverno nei fine settimana, perché molti posti, in estate, scompaiono misteriosamente, forse inghiottiti dal Danubio
A prestissimo
Gatti giganti   

 

 Mail tematica, per le nefandezze Lonely Planet.
Attenzione viaggiatori:
Il ristorante Aromat " di Margaretenstrasse 52, i cui pregi sono cosí tanti che non sappiamo da dove cominciare a descriverli", sicuramente di pregi ne avrá tanti ma non certo nei mesi di luglio e agosto, nei quali esso risulta GESCHLOSSEN, "chiuso", "sbarrato", "inaccessibile". Un giá ingiallito cartello corredato di barchette e palme infantilmente disegnate ci augura buone vacanze, che si protrarranno fino al 2 settembre!!! Addio prelibatezze di Aromat. Nessuna traccia di questa lunga chiusura, che temiamo abituale, su LP.
Meno grave, ma da segnalare: la BEISL (ristorante tipico viennese) UBL, dopo le 13,30, non serve piú pasti fino alle 18. Se si considera che apre alle 12...L'ineffabile Lonely tace su questo dettaglio, colpevolmente, perché il locale é decisamente fuori mano e andarci rappresenta una scelta di campo.
Il ristorante turco ETAP, dove "il buffet del venerdí e del sabato a euro 9 potrebbe tenervi occupati tutto il giorno con i suoi piatti freschi e l'assortimento di dolci", ci ha tenuti impegnati in realtá a cancellare le tracce del pomodoro esploso nella borsa (vedi altra mail) e a cercare disperatamente qualche lascito di questo imperiale buffet. In un inglese piuttosto impacciato, il (vero) turco proprietario del locale ci ha "spiegato" che d'estate il buffet macht urlaub (va in vacanza) e non viene preparato. Altra, ulteriore stranezza: trattasi di ristorante turco autentico, che diventa piuttosto "fighetto": musica a basso volume piuttosto soft, passi felpati dei camerieri, nessun odore ravvisabile nel locale, la cucina sepolta chilometri lontana dai tanti tavoli, molti dei quali vuoti, apparecchiati con tovaglie bianche di seta e posate argentee. Dov'é la stranezza? Chiediamo un banale piatto di kebab e, costernato, il cameriere ci comunica che NON NE hanno. Come dire: ordino una margherita e mi dicono che é finita la pasta della pizza, nel centro di Napoli. Ineffabile, il cameriere ci indica col dito cosa possiamo ordinare e noi ripieghiamo su anonimi e leggeri spiedini di agnello con qualche verdurina e riso. Discreti, a dir il vero, ma un poco costosi. Peccato, perché il quartiere turco ci é parso molto vivace e accogliente: negozi enormi di tessili, con asciugamanoni svenduti a bassissimo prezzo, oggetti di ogni tipo con donne turche (vere!) che ravanano nei cestoni uscendo vincitrici da questa lotta con la merce.
Inutile dire che andrebbero aggiornati TUTTI i prezzi indicati sulla Lonely Planet, peró troviamo piuttosto comico che la guida ci dica che la casa di Mozart, la Figaro Haus "non offre troppo ma merita una visita, perché costa poco". Incoraggiati dalle visite alle case di Haydn e Beethoven, effettivamente molto economiche (3 euro in 2), ci avviamo speranzosi per visitarla, ma scopriamo che il costo a persona é di 9 euro, senza sconti. Orripilati, con un piú che simbolico e italianissimo gesto dell'ombrello, salutiamo l'incolpevole signorina della cassa e ce ne andiamo. Ragionando, risaliamo alla causa di questo aumento spropositato: il 2006 é stato l'anno mozartiano (250 dalla nascita) e la guida risale alla fine del 2004. Gli aumenti saranno stati considerevoli e ci auguriamo che vengano registrati nel prossimo aggiornamento della Lonely Planet.
Tanti saluti dai gatti giganti e arrivederci a Monaco per la rubrica sulle nefandezze.    

 

 

28 luglio 2008

 

Ciao Barca!
Incredibile ma vero, i gatti giganti sono arrivati alla terza tappa del loro viaggio europeo, Monaco. L'arrivo é avvenuto ieri pomeriggio, dopo aver salutato con un po' di tristezza Vienna, una delle cittá europee che i gatti giganti amano di piú. L'ostello di Monaco, millantato dalla Lonely Pacco come interessante, comodo, etc., si é rivelato sí in posizione centralissima, ma anche munito di camera priva di bagno, nonché piuttosto costoso. Tutto ció ha provocato una discreta crisi di nervi della gatta gigante, che ha richiesto tutto il tipico aplomb del gatto gigante per non trasformarsi in un incidente diplomatico Italia-Baviera. In effetti, il gatto gigante ha notato che sulla prenotazione effettuata via internet a gennaio, era riportata la scritta "Doppelzimmer eco", che evidentemente significa "economica", e non "dotata di servizi igienici ecologici"... La serata si é peró conclusa con successo in una Keller (birreria con giardino e cucina) un po' decentrata, assai graziosa e abbastanza a buon mercato, dove il gatto gigante, sostenendo di conoscere le tradizioni locali, ha invitato la gatta gigante a battere piú forte i bicchieri brindando... CRASH!! Il bicchiere del gatto gigante ha fatto una brutta fine.
La giornata di oggi si é aperta con la notizia che la famosa spasimante settantenne del gatto gigante (con cui temevamo l'incontro a Vienna ma che abita a Monaco), giusto l'altroieri, uscendo da una birreria di Vienna, forse un po' alticcia, si é schiantata sulle scale, rompendosi un braccio e tumefacendosi il volto, per cui lei é fuori combattimento in un ospedale di Monaco, mentre gatto gigante é fuori pericolo.
E ora le solite note di colore locale, colte con le nostre tipiche esplorazioni tranviarie dei quartieri della cittá:
- Utero sportswear, negozio di abbigliamento sportivo per mamme in dolce attesa;
- due tizi in boxer da bagno e scalzi che attraversavano serenamente la strada, passando anche sulle rotaie del tram, probabilmente diretti verso un tuffo ristoratore nel vicino fiume Isar;
- neopapá facente jogging spingendo il passeggino col bimbo dentro, bimbo che nella vita non soffrirá mai di cinetosi, dopo quest'esperienza iniziatica;
- TUTTO é nei colori ufficiali della Baviera, bianco e azzurro. Anche i mezzi pubblici;
- universitá della terza etá divisa per sesso, evidentemente alle nonne interessano alcuni corsi, ai nonni altri.
Nel pomeriggio abbiamo girato per il quartiere universitario, trovando alcuni negozietti di dischi usati e spartiti veramente fornitissimi, con edizioni ormai introvabili altrove. Ovunque, ma soprattutto nelle vie di passeggio ricche di negozi, si possono trovare dei sex shop, che espongono allegramente la merce in vetrina (ci sono anche i saldi, in questo periodo). Nei nostri giri, abbiamo trovato il quartiere gay, vicino alla Isartor, dotato di pornoshop dedicati.
E adesso, l'ora dei pacchi lonely planet!
La guida della Germania, edizione 2007, nella sezione Monaco é fatta malissimo. Le mappe sono disorientanti, le indicazioni vaghe, i consigli piuttosto poveri. Ma ci sono anche alcuni incredibili pacchi. Per esempio, per fare il blog abbiamo cercato sulla lonely pacco un banale internet café. Consigliavano il Munich Internet Service Center, aperto 24 ore su 24, centralissimo, economico, ricco di servizi. Bene, cerchiamo la via, prendiamo il tram, troviamo il luogo in cui dovrebbe essere e... sorpresa! Una bella scuola di cucina gestita dalla Maggi! Proprio loro, quelli dei dadi. Per fortuna di fronte all'ostello c'é un internet point grande e funzionale.
A presto donne, con nuove avventure dei gatti giganti europei.

 

 

31 luglio 2008

 

Cara Barca,
ieri i gatti giganti sono stati in gita a Ulm e Augsburg, cittá della Baviera segnalate come interessantissime dalla Lonely Planet, guida ormai inattendibile su tutto il fronte bavarese. Ulm é il prototipo della cittadina tedesca occidentale: un'ordinata stazione ferroviaria (Hauptbahnhof), una strada dritta (o quasi), piú o meno pedonale, che collega la stazione alla piazza principale, munita di Dom (cattedrale) e/o di Rathaus (municipio), dietro/intorno a detta piazza la Altstadt (cittá vecchia), leziosamente ricostruita dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Ulm ha tutte queste caratteristiche, ma almeno é stata la cittá natale di Einstein (che traslocó da lí all'etá di un anno, comunque, e la cui casa é stata demolita chissá quando e sostituita da un asimmetrico e metallico monumento), ed é dotata di un bel Duomo gotico, ricostruito per il 90%, naturalmente. Esso attualmente é una chiesa evangelica, ma contiene anche uno spazio commemorativo ebraico dell'Olocausto con lapidi e vetrate, ma anche -cosa incredibile- delle lapidi che ricordano i caduti delle truppe tedesche nel corso della guerra. Una commistione disorientante. L'edificio é molto piú bello all'esterno che all'interno, grazie al magnifico campanile che si sviluppa direttamente dalla facciata, e che secondo la Lonely Planet é il piú alto del mondo (161 m, ma il primato non é confermato da fonti piú autorevoli).  Augsburg (l'Augusta dei romani) é decisamente piú grande di Ulm, ha alcune linee di tram, ed é dotata di una caratteristica singolare: é forse l'unica cittá della Germania in cui l'ostello DJH sia piú vicino del Duomo alla stazione ferroviaria. Stranamente, il duomo non é sulla piazza principale, dove sorge invece il municipio, ma si trova in una piazzetta un po' discosta dal centro. La cittá ha l'aspetto del classico capoluogo di provincia di medie dimensioni, sede di Universitá e riferimento urbano per un circondario piuttosto ampio. A noi ha ricordato Padova, per esempio. I ragazzi della periferia e degli immediati dintorni rurali prendono i treni locali giá con le bottiglie in mano, per andare a passare la serata in cittá, svaccati da qualche parte. In Germania i minori di 16 anni non possono bere alcolici nei locali, ma i maggiori di 14 anni possono comprare intere bottiglie di qualsiasi tipo di alcolici nei supermercati. Per cui si vedono girare ovunque, a Monaco e dintorni, gruppi di quindicenni con le bottiglie di liquore del discount, che sbevazzano per la strada perché nei bar non possono.
Ulm ieri e la Gliptoteca di Monaco oggi (che bravi i romani che si sentivano secondi senza imbarazzo nei confronti dei greci e ne riproducevano i capolavori della scultura!!!) ci hanno fatto riflettere, con orrore e tristezza, sulle conseguenze ben visibili e sulle ferite ancora aperte della Seconda Guerra Mondiale. Perché mai i bombardamenti abbiano colpito cattedrali, musei, templi della cultura, della musica, perché la sistematicitá della distruzione abbia prevalso su una scelta oculata degli obiettivi, ancora (e forse mai) non si puó dire con esattezza. Non arriviamo a dire, con Alfred Hitchcock, che "l'arte viene prima della democrazia", ma il modo in cui gli Usa hanno sempre concepito il loro ruolo di "portatori della democrazia" (espressione in cui l'elemento che fa piú paura é proprio la preposizione articolata), non sembra essere cambiato nel tempo. Si puó chiamare in soccorso quella meravigliosa elegia fantascientifica che é Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut (pace all'anima sua!), ma l'enigma non si risolve.
Dresda, Berlino, Monaco ieri, Bassora e Baghdad con la Biblioteca e il Museo Nazionale dell'Iraq oggi, sono simboli di una cultura maltrattata, di una storia spezzata, che non permette di scagionare del tutto i cosiddetti "liberatori alleati".
A presto
Gatti giganti (che domani vi comunicheranno una novitá)

 

 

1 agosto 2008

 

Monaco, tardo pomeriggio di ieri: siamo sul punto di pagare  in un negozio di dischi usati; abbiamo quattro borse piene di LP meravigliosi. La signora del negozio, peró, ci scruta con attenzione e curiositá. Mentre ci apprestiamo a pagare, si rivolge a noi in bavarese stretto e ci attacca una forte pezza. Disorientati, cerchiamo di capire: l'interpretazione che prevale é che costei voglia invitare il gatto gigante a bere un caffé con lei oggi alle 11. Strage di cuori tra le ultrasessantenni!!!! Perplessi, riflettiamo su questa strana eventualitá e ce ne facciamo una ragione, ma proprio mentre stiamo per chiedere i dettagli dell'appuntamento e mentre giá assaporiamo il caffé offerto dalla gentildonna, alcune parole della signora ci fanno riflettere: lei sostiene, in realtá, di averci visto quella mattina in un caffé della zona, solo che i conti non tornano, perché dice che eravamo in tre. A quell'ora, peró, noi, LO POSSIAMO DIMOSTRARE, percorrevamo i lunghi corridoi della Gliptoteca, meditando su questioni serissime, arte, politica. Cosí abbiamo dovuto tristemente spegnere l'entusiasmo della signora, cosí felice per quella supposta carrambata. La commerciante, peró, non si é persa d'animo e ci ha detto che quel caffé, dove riteneva di averci incontrato, era davvero buonissimo, adatto per la colazione e ci ha allungato un foglietto ricco di indicazioni per raggiungerlo. 
Come dire: "Ehilá, ciao, ma voi non eravate l'altro giorno da Spontini", "Veramente no, non eravamo noi, ti sei sbagliata". E lei, per coprire la gaffe: "Peró andateci da Spontini, é proprio buono, ideale per uno spuntino!". Scena geniale. Subito dopo, una signora, che con noi viene quasi investita da un'auto (caso rarissimo!) che non si ferma allo stop, si annota il numero di targa del veicolo e ci segnala quest'operazione con malcelato orgoglio. Segnaliamo di essere italiani e di essere abituati a scene del genere e lei, accigliata ma sicura, dice: "PROBLEME!!".  Le signore bavaresi ci stanno proprio dentro!!!
Gatti giganti (la novitá é che ci fermiamo altri giorni a Monaco e non andiamo a Parigi)

 

 

2 agosto 2008

 

Cara Barca con tutti i suoi numerosi occupanti,
in questi giorni a Monaco i gatti giganti hanno frequentato diversi Biergarten. Tale concetto esiste solo in Germania, e forse solo in Baviera. Il termine si puó tradurre con "giardino della birra", e giá rende una vaga idea di cosa possa essere. Ma andarci é un'esperienza davvero notevole, e possiamo elencare una decina di punti per cui questi luoghi non sono banali birrerie o semplici giardinetti.
1) il contenitore normale della birra é il Mass, boccale da un litro. In alcuni Biergarten, il mezzo litro viene venduto solo fino alle 15. Poi, solo Mass.
2) la tradizione bavarese prevede che ci si possa portare il proprio picnic (Brotzeit) e sedersi liberamente ai tavoli, bevendo peró la birra della casa.
3) é possibile acquistare del cibo (abbastanza economico), tipo pollo, patate, insalate, enormi Brezen (quei pani marroni con sopra tanto sale, arrotolati su se stessi), gelati per i bambini.
4) tutto é rigorosamente self-service, compreso il risciacquo dei boccali prima di riempirli o di riporli. Ci sono delle enormi vasche d'acqua a ció preposte.
5) l'atmosfera é vivace e festosa, con donne, uomini, vecchi, bambini e cani dappertutto.
6) la gente si siede agli enormi tavoli dove trova posto, cioé anche con perfetti sconosciuti.
7) in un Biergarten medio, c'é posto per almeno un migliaio di persone sedute, e uno spazio dove lasciare i bambini a giocare.
8) data la natura e la quantitá della bevanda principale, ci sono naturalmente molteplici toilettes, tutti perfettamente puliti e senza barriere architettoniche di sorta.
9) uno dei Biergarten in cui siamo stati si trova all'interno di un immenso parco, ci vivono anche dei cervi, si possono vedere (un po'come i pink flamingos di superWinty).
10) nei Biergarten ci sono quasi esclusivamente bavaresi, che si portano da casa le loro tovaglie e i cesti da picnic. I turisti sono pochissimi (talvolta nessuno) e molto ben informati.
Ieri i giornali di Monaco titolavano "Il re dello jodler cacciato da un Biergarten!", con una certa indignazione. Carenza di notizie, visto che é agosto? A presto Barca!
i gatti giganti

 

 

3 agosto 2008

 

Pezzi di pollo volano per il Biergarten, direttamente partiti dalle forchette degli spolpatori folli, quelli che, prima con le buone, poi ricorrendo a ogni stratagemma, cercano di accaparrarsi anche il più recondito brandello di carne del povero ignaro volatile.
Tovagliette biancoblu, uscenti da cestini da picnic (Brotzeit in tedesco), accolgono sulle loro morbide superfici cetriolini, formaggi, pomodorini, uova sode, panini al sesamo, toast. Al Biergarten si lascia che i bimbi giochino nella ghiaia, scalzi e felici, mentre i "grandi" tracannano birra o birra con limonata (Radler), ultimo avamposto di accettabilità per godere della stima di qualsiasi bavarese. Dopo la birra con limonata, il passo successivo è la coca cola, con il rischio concreto di essere bandito dalla birreria per sempre (Forse il re dello Jodler è astemio?). Al Biergarten si organizzano viaggi, si porta il notebook, mentre i camioncini adibiti al recupero dei boccali e dei piatti, guidati da rubizzi vecchini in pensione, felici e orgogliosi della mansione sociale loro affidata, girano per tutto il giardino a "velocità" improbabile (2 all'ora). La teutonica puntualità della raccolta rifiuti, in un contesto solo apparentemente caotico come il Biergarten, ci ricorda che siamo in Germania, e che quel signore, che chiameremo Hans, vestito con giacca, cravatta, camicia, pantalone elegante, sandali marroni e calzini gialli, non è appena uscito dal vicino centro di cura per alienati mentali, ma è un rispettato impiegato di banca, o un insegnante.
Alle sette in punto scatta la pappa per i cervi che stanno oltre i bassi recinti del Biergarten. Essi ricevono il foraggio dagli addetti, non garantiamo sulla sobrietà degli animali, date alcune reazioni notate dopo la cena.
Il bavarese pallido non esiste: gaudenti, consumisti, incuranti di tuoni e fulmini, gli abitanti di Monaco, molto rubicondi, allo scoppiare del temporale, fuggono in luoghi noti solo a loro, lasciandoci inermi di fronte allo scatenarsi della natura. Molti aprono un ombrello, come la coppietta accanto a noi, che continua incurante le effusioni pre durante e post bevuta, mentre dalla terra germinano paraacqua magici, che coprono ESCLUSIVAMENTE i tedeschi; i cani latrano, le nuvole sono basse, esplode l'uragano, ma il vero fiume è quello di birra.
Gatti giganti agli ultimi giorni di vacanza
A presto!!!!

 

 

5 agosto 2008

 

In questi giorni, a Monaco, si tiene la Brueckenfest (Festa dei ponti) sul fiume Isar. La città festeggia, tra l'altro, i suoi 850 anni, ed è riccamente addobbata e selvaggiamente gaudente. I ponti brulicano di gente, ci sono giochi d'acqua, bagnanti, installazioni di land art sulla ghiaia (enormi fiori, simboli della città, leoni, altre zoomorfie), chioschi di dolci, frittelle, gelati, attrazioni per bambini, birra e Bratwurst dovunque (i bavaresi consumano 170 litri di birra all'anno in MEDIA), passeggini, stampelle, carrozzine e carrozzelle, biciclette, e poi le persone: chi indossa l'ultimo modello di Tracht (vestito tradizionale bavarese), chi ostenta le solite tenute improbabili e imbarazzanti, cappelli di paglia, gente sui trampoli, imbonitori microfonati, venditori di ogni tipo di cianfrusaglia kitsch. Turisti, nessuno. Sono tutti a Marienplatz, la piazza principale, ad aspettare il cambio dell'ora dal vecchio municipio e a spintonarsi nel quadrilatero del consumismo intorno al centro. Formalmente il bagno nel fiume sarebbe vietato, ma le masse umane che invadono le acque durante la festa di ponti è notevole, anche se a pochi metri, sempre sull'isola, la corrente si fa forte e pericolosa. Molti indugiano semplicemente sulla spiaggia, amoreggiando mollemente, dormendo, lasciando i bimbi in assoluta libertà, pargoli che, già a due anni padroneggiano le biciclette in modo impareggiabile (abbiamo assistito a una specie di rally di un duenne incoraggiato dalla nonna).
Siamo arrivati alla festa dopo un breve giro nel quartiere di Haidhausen (fighetto, residenziale, concentrato di locali alla moda, ristoranti costosi e hotel multistar), giunti lì con un tram preso al volo, su cui gatto gigante ha subito un'atroce carrambata: non la nota settantenne, forse molto peggio: la studentessa più secchiona in assoluto della scuola in cui insegna, con famiglia completa al seguito, in tenuta granturismo! La vede e lei cosa gli dice? "Siamo venuti a visitare Monaco"...per essere la studentessa più secchiona ci saremmo aspettati una frase più originale, oppure stima pochissimo le nostre capacità di intuizione... Comunque, dopo l'imbarazzo iniziale, la secchiona ha cominciato a sciorinare un interminabile elenco di cose viste e da vedere, ha parlato dei suoi progressi col tedesco (non si sa se intendesse un biondo giovanottone o la lingua), così la conversazione è stata piuttosto leggera. Alla fine, gatto gigante ha anche consigliato alcuni luoghi interessanti, BEN LONTANI (almeno 90 chilometri :)) dalle zone che noi generalmente frequentiamo in città. Gatta gigante, nel corso della mostruosa epifania è rimasta attonita, turbata nel profondo, se ne stava zitta . Per seminarli, siamo andati avanti di parecchie fermate, quando l'allegra famigliola è scesa, sebbene dovessimo andare da tutt'altra parte. 
A cena siamo andati a salutare i simpatici proprietari di un ristorante tipico, poi abbiamo valutato l'opportunità di dotarci di un nuovo compagno di viaggio: compreremo una valigia di supporto, che porterà a Milano tutto quello che abbiamo comprato (dischi, cd, libri e spartiti musicali...si poteva rinunciare ad avere una versione monolingua delle 3 critiche di Kant in superofferta a 7 euro?...oppure l'imperdibile edizione DDR di un ciclo di canzoni popolari tedesche? O lo spartito di un'opera per canto e pianoforte, in offerta pazzesca perchè mancante del frontespizio?). Abbiamo riflettuto anche sul fatto di non aver fotografato i cervi all'Hirschgarten, dolendocene molto. Sarebbero potuti diventare amici di Cocco.
Viaggio agli sgoccioli.
A prestissimo
Gatti giganti (Su questo schermo sembrano 21 righe...forse ce la facciamo)  

 

 

7 agosto 2008

 

"Nach Mailand? Heute?!?" (che si legge: nakh mailand? oite?!, e che vuol dire "fino a Milano? oggi?!?")
Così ci ha apostrofato un rubizzo controllore bavarese vedendoci sull'Intercity per Stoccarda, felicemente diretti a Ulm. Serenamente gli abbiamo risposto "Ja, ja!", mostrandogli i nostri magnifici biglietti Europa-Spezial, che sono "speziali" per due motivi: perchè sono usciti dalla mente fantasiosa dei computer della Deutsche Bahn, e soprattutto perchè ti mettono diverse spezie al culo (pepe, paprika, and so on) per farti correre come un pazzo con le valigie da un cambio all'altro (il più lungo era di 9 minuti). Noi abbiamo battuto ogni record: Monaco-Milano con cinque treni diversi, sebbene ne esista uno diretto! Ovviamente per risparmiare, non solo per vedere incredibili scorci sul lago di Costanza e fare un giro che non fosse il solito via Brennero. E' stata un'esperienza notevole sotto l'aspetto paesaggistico, sotto l'aspetto della tenuta di nervi, e sotto l'aspetto della resistenza fisica. Abbiamo visto praticamente tutto il Baden-Wurttenberg del sud, compresa la mitica cittadina di Ravensburg, ove trovasi la fabbrica dei giochi Ravensburger, che gatta gigante adora fin dall'infanzia (sono quelli del Memory, per intenderci). Il lago di Costanza, poi, è splendido, specie col sole, e infatti migliaia di persone ne affollano le spiagge (i tedeschi credono sempre di essere al mare, anche se sono in riva a un fiume o a un lago). Per qualche strana ragione, è stato l'unico giorno in cui le ferrovie tedesche e svizzere, di solito precisissime, si sono improvvisamente umanizzate: quasi tutti i treni che abbiamo preso hanno avuto ritardi, variabili tra i 5 e i 20 minuti. Elenchiamo ora le incredibili tratte per chi volesse andare a controllare una mappa: Monaco-Ulm, Ulm-Friedrichshafen, Friedrichshafen-Singen, Singen-Zurigo, Zurigo-Milano. Abbiamo sperimentato ogni tipologia possibile di treno, dal BusZug (treno-bus, praticamente un tram che costeggia il lago di Costanza), al magnifico ICE. La nostra nuova compagna di viaggio, la valigia blu e rossa comprata per riuscire a portare a casa tutti gli acquisti del viaggio, si è comportata abbastanza bene, a parte un cappottamento in discesa dal treno per Zurigo, che per poco non causava una lussazione della spalla a gatta gigante. Altro aspetto notevole: la partenza è avvenuta alle 13.39, dopo un rapido panino alla stazione di Monaco, e l'arrivo a Milano Centrale è avvenuto alle 23.05. Tra ritardi e coincidenze prese al volo, non c'è stato un attimo utile per comprare da bere o da mangiare, quindi gran spaghettata di mezzanotte appena arrivati a casa, quando ormai stavamo per divorarci a vicenda (come a Budapest il primo giorno...).
Su questo pc sono 15 righe, lo giuriamo! Abbracci a tutta la barca dai gatti giganti europei, ormai rimilanesizzatisi.

 

 

23 agosto 2008

 

Care barcaiole di ritorno,
ecco, come promesso, un breve elenco, assolutamente soggettivo, del meglio e del peggio delle tre città visitate durante il nostro viaggio.
Senza dubbio il top horror spetta alla Lonely Planet della Germania, soprattutto per la parte relativa alla Baviera: imprecisa, poco chiara, generica, approssimativa sui prezzi, poco obiettiva sul valore dei luoghi, più ricca di aneddoti, anche inutili, che di informazioni realmente utili. Forse è concepita per chi va a Monaco durante l'Oktoberfest, oppure per chi fa un giro della Germania senza fermarsi molto in nessuna città.
Decisamente negativa anche la scoperta dell'esistenza di una categoria intermedia tra ostello e albergo, a un prezzo fisso piuttosto elevato ma non tale da garantire tutti i comfort attesi: a Monaco è una accomodation molto diffusa, che non ci è sembrata però valida ed efficiente come, per esempio, l'ostello di Vienna, un vero esempio per l'accoglienza ai viaggiatori saccopelisti e non.
La vera scoperta? La ricettività di Budapest, una città che non dorme mai, non del tutto compromessa rispetto a una comunque inevitabile occidentalizzazione e attenta a conservare preziose testimonianze del passato, non solo come monito ma anche come elemento imprescindibile della propria storia. A Budapest sono tutti molto giovani, hanno la più bassa aspettativa di vita in Europa, la vita notturna pulsa in ogni angolo della città, si vive una specie di primavera sociale che, pur non avendo nulla di politico, fa apprezzare un nuovo benessere costruito artigianalmente, senza demonizzare ciò che è stato.
Imperdibile poi è l'architettura popolare di Vienna, il lato meno noto della città, le costruzioni Wohlgemeinde, che si diffondono in tutte le zone, non escluse quelle più centrali e monumentali. Il quartiere Favoriten, il complesso abitativo denominato Karl Marx Hof, la zona di Ottakring sono i punti più interessanti in cui è possibile trovare testimonianze di un fermento inesauribile, in quanto ancor oggi il progetto di edilizia popolare attuato dalla città è molto attivo.
I mercatini delle pulci, invece, non sono granchè, e ci chiediamo sinceramente quale ragione abbia spinto i signori della Lonely Planet a esaltare un luogo tanto convenzionale, quanto ordinario nella quantità e nella qualità della proposta commerciale come il Naschmarkt di Vienna.
L'elemento più curioso? I ferrovieri che, usando come tavolo le basi delle colonne dei tabelloni, giocavano a scacchi alla stazione di Budapest (molto probabile un torbido e loschissimo giro di scommesse, a giudicare dal modo molto simile a quello del gioco delle tre carte con cui essi attiravano ignari turisti e locali scaltriti).
Una delizia? Il trenino dei pionieri di Budapest, occasione soprattutto per una rinfrescante gita sulle colline di Buda.
Un dettaglio: o voi che detestate le cipolle, rifuggite gli gnocchetti al formaggio tipici di Monaco: ve li servono con una quantità esorbitante di cipolle arrostite, senza alcuna segnalazione sul menu.
Con questo i gatti giganti vi ringraziano per l'ascolto e, soprattutto, per la pazienza e l'attenzione mostrata, dandovi appuntamento al prossimo blog
Saluti e baci a tutti
Giulia e Vittorio

Tre Uomini in Barca, dal lunedì al venerdì dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Fausta Garavaglia.

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