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17 giugno 2008
Ciao donne natanti,
Sono uno dei blogger dell'anno scorso. Quello che doveva arrivare in kazakhstan e si è invece fermato in moldavia, per poi ripartire in aereo ed essere stato bloccato a mosca...da un intervento di appendicite.
Come detto nel vecchio blog, quest'anno sarei dovuto andare come minimo su Giove.
Non ci sono andato poi troppo lontano.
Parto per il mongol rally 2008 (londra-ulanbator via terra). http://mongolrally.theadventurists.com/
Team Miural
Partenza prevista per Londra: 17 Luglio Rientro a Milano: 31 Agosto Ciao!
17 luglio 2008
Dopo una lunghissima quanto complessa fase di avvicinamento alla pazzia (leggi: mongol rally 2008) ci siamo. Ci sono i visti (tutti tranne quello Mongolo, che vale un blog da solo.), ci sono i documenti della macchina (che mi hanno spedito prontamente.all'indirizzo sbagliato) c'è la patente internazionale, ci sono i pezzi di ricambio della Poderosa ( la fida..speriamo.Citroen AX del 1995). Quello che manca è una rigorosa fase di sonno pre partenza, ma ormai saranno dieci anni che parto dopo aver terminato l'ultima mail da 10 secondi..
Pronti: via! La prima destinazione è la Val di Susa. Non per fare rafting, ma per il semplice fatto che il consolato mongolo in Italia si trova a Sant' Antonino di Susa.tra le valli. Nei giorni scorsi avevo chiamato perché il visto kazako tardava, e volevo sapere se avrei potuto spedire copia dei documenti per poi passare a prendere i visti prima della partenza. E qui iniziavano i..dubbi. il numero del consolato sul sito corrisponde all'associazione nazionale cuochi di Torino..dove mi danno un numero di cellulare del console in persona..il quale mi risponde semplicemente di passare, che li avrebbero fatti al momento.
Il Console Mongolo
Veramente .. ma simpatico! Dare il proprio cellulare a due ehm.. soggetti che stanno aspettando ANCORA il visto Kazako cioè noi? Un Console? Ebbene sì. Lorenzo Guerrer ci tiene alle sue funzioni:"Venite quando volete! Basta solo che mi avvertiate prima!" (..E a questo proposito lo ringraziamo ancora di averci perdonato il mancato appuntamento causa nostro contrattempo..!)
Terrorizzato da un ritardo che poteva significare un solo giorno per arrivare a Londra, mentre tiro il collo alla Ax verso Torino e si fanno prima le 4 di pomeriggio, poi le 5...chiamiamo in continuazione il consolato, dicendo di aspettarci. Loro, tranquilli, rispondono che tanto sono li anche sul tardi..strano posto, pensiamo, deve essere questo consolato tra le valli.
Consolato Mongolo: Immaginare cosa sia la Mongolia..
Una volta arrivati, infatti, scopriamo che l'enorme bandiera mongola sventola sopra un..ristorante-pizzeria. Incredibile, sul campanello c'è scritto "pizzeria\consolato mongolia". Una signora gentilissima, mentre mi apre con in mano una 4 stagioni ed una media, ci saluta sorridendo e ci dice che sì, quello è il consolato. Consegniamo i documenti, ed a questo punto inganniamo l'attesa con vino rosso, primo e secondo. E il puzzle si spiega lentamente.il console è uno chef che ha fatto un "corso" anche ai mongoli, i quali lo hanno nominato console onorario. Bravo! In effetti abbiamo mangiato benissimo :-)
Dopo l'amaro di rito, via verso Londra!
18 Luglio 2008
kilometri, kilometri, kilometri... Italia, Lione, Parigi, Lille e finalmente Calais. La Ax è assetata di km e li divora inesorabilmente. Ci guardano tutti un poco strano. Sarà per le 2 gomme e l'intero set di sospensioni anteriori e posteriori sul tetto.sarà per il fatto che il portapacchi è direttamente avvitato al tetto dell'auto.sarà per il fatto che la macchina è dipinta con vernice fluorescente.sarà..ma la Ax non perdona e giunge a Calais nel pomeriggio di Venerdì. Ticket e via verso le bianche scogliere..
Primo shock : dopo 1300 km ed una notte insonne, ci volevano pure gli inglesi con la loro mania di guidare dalla parte sbagliata. Alla prima rotonda verso Londra, per poco non centro un camion pieno di terra.non sarebbe stato, decisamente, un buon inizio. Avevamo prenotato un incredibile albergo galleggiante a quattro stelle per due lire..
YAK RULES!
..Mentre stiamo arrivando dall'altra parte del mondosecondoglinglesi, cioè "from abroad" e quindi superando livelli a difficoltà esponenziale, e dopo esserci fatti sbatacchiare per un'ora a destra e sinistra da un mare di cartelli dispettosi cambianti nome e direzione, finalmente ci accingiamo a scoprire da viva voce umana dove ci attende il sontuoso Yacht prenotato su web.
Quando riceviamo una telefonata: trattasi del Consolato Mongolo, che ci chiede se ..i visti sui Passaporti sono firmati? Gosh!
"Panic in the streets of London..", sarebbe il caso di cantare! Controlliamo (io sarei già pronta alla falsificazione ) ..Ma sì che sono firmati! Fiuù!
L'albergo è un sogno kitch fatto di una comodità esagerata che ci rapisce come un gorgo ineluttabile.. Addio alla birrata di rito.. Ecchissemove?? E poi.. Domani è il GranGiornzZzzZzz!
19 luglio 2008
WELCOME TO THE MONGOL RALLY!
C'è Wonder Woman con Hawaiian Surfer stilosamente a bordo di un maggiolino viola metallizzato, ci sono snobbissimi in alti caschi coloniali e completi kaki abbinati a calza e ciabatta, c'è il potente e suggestivo "Yak to the future" in 2CV.. insomma capire crapperie indicibili come la rosea pigmobile arredata di muso maialesco, o la "Gobi Ambulance" con staff di Insani alla guida, o l'effetto lisergico un po' Apex Twins della limousine degli imparruccati, significa apprezzare anche un pazzo con una cabina telefonica legata sul tetto di una mini, o delle jeep che cadono a pezzi con dentro più cose di quelle che può immaginare la vostra filosofia, o gente con sul tetto una vasca da bagno, come pure (ebbene sì) i due scervellati che quest'anno ci tentano in moto (dove il limite è di 125 cc) con due anziane CB 125 scassate e multicolore [ma il prossimo anno, vedrete se non è vero, ci riprovo con un Apecar]..
Noi siamo fra i più sobri: minimali ma efficaci, molto sovietici. Pervasi dalla surreale essenza del momento, cerchiamo di apportare bellurie e sprigionare così l'animo quadrupede della bestia in modalità yak. Man mano che si svolgono le operazioni di appello, il team MiURAL prende consapevolezza della dimensione della cosa. L'urlo di battaglia, che si materializza sul portellone posteriore, diventa : "From Yacht to Yak!".
GENGISNOOPY non è una mascotte. Fortemente voluto dal Pilota Rosso che lo adottò tramite web, lui è diventato il confidente, il tamagochi, il mio Lacan personale.. l'unico che sa dare un tocco di sensata pacatezza alla follia "molto metallo" che ci ha portato qui e che ancora ci aspetta.. Insomma, è il vero Spirito Guida del nostro viaggio.. (vedi foto)
Fase stickeraggio, ma sulla vernice fosforescente (che peraltro NON glowa..) lo sticker non sticka.. e gli emblemi si staccano direttamente in fase di partenza dopo ben 10 metri di accelerazione..
Ma ne teniamo un paio di copie di riserva da attaccare sui finestrini. Tanto, ora del Kazakhstan, ammesso che i vetri saranno ancora li, non penso che un raggio di luce riuscirà a perforare la patina di terra che si poserà inesorabilmente.
Bagno di folla, clacson multitonali a manetta, vigili londinesi tra l'incazzato ed il compassionevole.resta comunque una partenza grandiosa con tanto di segnalazione nei pannelli luminosi in giro per la città ("attention: heavy traffic Hyde Park for rally launch"). E via di nuovo verso Dover! Stavolta ci si incontra, si strombazza alle varie Uno, Punto, Fiesta, Austin Allegro (non ne vedevo da anni!), 2 Cavalli ed altre improbabili personalità meccaniche di questa folle corsa che si superano verso le scogliere. La AX è in gran forma e sui 120 all'ora esprime potenza ed affidabilità, lasciando dietro un attrezzatissimo team svedese con Fiat Panda 4x4 e otto gomme sul tetto. Alla prima area di servizio, tutti fermi. Qualcuno non riparte proprio ed ecco i primi meccanici formatisi alla Radio Scuola Elettra sdraiarsi sotto le macchine con la chiave del 17.senza sapere bene cosa fare.
Ma noi proseguiamo. Dover, di nuovo Calais e via fino a Bruges, con l'unico scopo di ritrovare qualche location della bella cittadina, set del film "La coscienza dell'assassino". Le location ci sono, ma gli alberghi languono per via di una festa nazionale, pare. Alla fine prendiamo una stanza (sopra un pub trucido per motociclisti attempati e signore improbabili a corredo) dove penso avessero fatto una festa con 400 invitati a base di soffritto di cipolle, senza aver poi cambiato aria. Lasciamo aperto l'apribile e ci avventuriamo nella cittadina. Bellissima. L'intenzione era una cena per festeggiare la partenza, terminata con un hamburger reale e patatine cosmiche ad un baracchino sotto la torre, nel centro + centro di Bruges. Al ritorno il pub era in piena attività. Birra, freccette, una coppia di signori norvegesi che cantavano a scuarciagola canzoni incomprensibili. Appena entriamo, parte un pezzo di Ramazzotti (non sono riuscito ad insultare il padrone che mi guardava come uno che, in antartide, ti ha appena cucinato degli spaghetti perfetti con pesto fresco). Va bene, due birre grazie. Se bastasse una bella canzone..speriamo.
Il giorno dopo la tappa è Amsterdam, dove ci troviamo ancora adesso e fino a domani pomeriggio.
Purtroppo durante questo trasferimento è avvenuto il primo decesso. L'autoradio ha deciso che era troppo per lei e prima si è fatta saltare un fusibile, poi ha bloccato il proprio meccanismo per la lettura delle cassette (con accrocchio per spararci dentro l'ipod) per poi terminare se stessa in modo, pare, definitivo. Bene, ci serve una autoradio, vi informerò sull'erede che ci accompagnerà.
Gengisnoopy è moolto contrariato. Dice che facciamo apposta a creargli disagi inutili. Fa così da quando ha rischiato di essere avvitato al cofano della belva..
Bella città, mi pare. Fa un gran freddo e scende pioggia talvolta quasi in orizzontale dal vento. Ma nel mare di coffee shop ci si orienta bene con l'unico senso possibile per noi talpe: l'olfatto. E scavando arrivo anche al quartiere a luci rosse. Non saprei, mi paiono quasi tutte belle pienotte ed un poco stravolte. Vedo un sacco di gente chiaccherare, ma quasi nessuno entrare fisicamente. Anche perché ci sono diversi turisti che fanno le foto. E la cosa sa proprio di zoo, anche se non credo che vendano le noccioline all'ingresso.
Bella città, bellissima grafica, librerie incorniciate da insegne che le fanno apparire "ex libris" loro stesse.. Bella la gente on the road, ne incontro di simpatica ovunque.. salvo cadere nella banalità degli stereotipi.. che di alcuni quartieri ne costituiscono ehm reclàme.. ma il pilota vi ha già ragguagliato.. Cercando di raggiungerlo in centro ho modo di prendere un ipertecnologico tram con essere umano che vende et oblitera il giusto fee per un ottimo servizio..
L'autobus notturno è invece spaventosamente caro! Domani mattina acquisti tecnici e poi via verso.non lo sappiamo ancora. Potrebbe essere Berlino o giù di li, dipende dalle strade, dal tempo dal traffico. Ma la AX chiede gas, vedrò di accontentarla.
Raffelson e Il Pilota Rosso.
21 luglio 2008
Accessoriata la AX con ricambio di pregio quale Filtrodellarianuovofiammante per Automodellobsoleto, ed ora proprietari di una Tendaflash Zebrata (among altre indispensabili futilities..), eccoci di nuovo sulla strada, direzione Germania.. Io personalmente appagata da gengistivali scicchissimi che dopo quattro giorni (forse due ma mi sono sembrati parecchi) di infradito sotto la pioggia - vedi il già citato “In Bruges” (ma anche il misconosciuto “In Amsterdam”..) - ora, dicevo, detengo oggetti che mi rendono un pelo di ragno più ottimista, e.. non temo più il Guado. Perché in Mongolia si pratica il guado con auto. Che molto probabilmente non resterà episodio unico, visto la quantità di fango che costituiranno le nostre piste.. Me lo ha proprio assicurato (“rivers of mud”) uno dei “Gents” in mini & british telephone, che difatti quest’anno hanno optato per la rotta sud.. (Cabina Rossa in Islam?) mah! Vedremo..
(volete conoscere il commento del Pilota a questa osservazione? Beato, sorridendo occhi socchiusi, sospira: “..MOOOOOOOOOOOOOOOOLTO METALLO!” ;))..
Pioggia pioggia pioggia pioggia pioggia pioggia pioggia pioggia pioggia pioggia pioggia
P.I.O.G.G.I.A. ricerca affannosa di rete wifi da vampirizzare per trovare un varco online.. nel frattempo fioccano gli sms, veniamo a conoscenza di articoli e servizi fatti in Italia sul Mongol Rally e relativi partecipanti partiti da Milano.. finalmente ci colleghiamo e.. YAK RULES! Siamo sul blog! Gengisnoopy è orgogliosissimo di essere stato immortalato e pretende un camerino personalizzato.
Il Pilota riceve una mail dalla quale si evince che abbiamo un drappello di sostenitori…
..Il momento topico è sempre e comunque toccare il letto e teletrasportarsi in un altra dimensione..
22 luglio 2008
BOBAYA MARLAYA
Tiratona esemplare, ebbene siamo in Polonia!La radio gracchia in maniera insopportabile, non so se ci arriva all’ukraina.. il Pilota la prende a pugni tecnici, la semiestrae praticandole due digitopressioni all’interno e.. migliora un cicinìn..Sulle note finali di “Woman no cry” la dj ci aiuta a capire il polacco: “Bobaya Marlaya!”
La prima area di servizio è un’oasi deliziosa di squisitezze dai nomi impronunciabili cucinate al momento.Sorrisoni e curiosità da parte degli altri viaggiatori: in fondo siamo solo due italiani a bordo di auto francese demodè ricoperta da scritte in cirillico su vernice fosforodecadente (verde plutonio slavato) che si scrosta bolla su bolla come fosse radioattiva..Tanto era scorrevole il traffico in Germania, ora è un disastro totale. Circa due ore per il semplice fatto che c’era, nel mezzo, un incrocio senza semaforo… Kilometri e kilometri, ormai con la benzina polacca nel vasto serbatoi. Il fatto particolare è che si tratta di normalissima benzina. Ma pagarla la metà e misurarla in decimetri cubici (“buongiorno, il pieno di dm3, grazie…”) da alla AX ulteriore grinta e coscienza del proprio ruolo.
Il novello Caronte sta subendo mutazioni, come detto, a livello di pelle. E la carrozzeria vira verso colori incredibili e quando si bagna perde le squame……
Arriviamo a Varsavia, vampirizziamo la solita Wifi del solito sprovveduto, e troviamo facilmente l’albergo prenotato (sono tre, in gruppo: Atos, Aramis e Portos. No comment. Qui, Quo e Qua forse li troviamo a Cracovia. Timmy, Tommy e Gimmy li hanno demoliti l’anno scorso.) Vorrei comunque mandare un saluto immenso all’omino che ha inventato Google Maps.Giunti che fummo, scoprimmo che i tre alberghi altro non sono che enormi palazzoni sovietici, ex abitazioni convertite in Hotel più che dignitosi, dove ogni camera è una sorta di mini appartamento. Moooolto bene. Usciamo alla ricerca di cibo e sloti, trovando più o meno con successo entrambe le cose.
Domani, a zonzo per Varsavia.
Per ora diljslblbrei cheopipigep zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz………………………………
Capt. Raffelson e il Pilota Rosso
23 luglio 2008
Varsavia
Iniziamo la giornata con una visita al mercato russo, una spirale di container che si dipana ed ha origine tutto intorno allo Stadium di Varsavia. La necessità primaria è l’autoradio, ma mi rendo conto che mi sono anche dimenticato le lamette da barba. E questa è una consuetudine granitica: credo di avere almeno 5 kit della Gillette a casa che ogni volta, con pervicace ostinazione, lascio in bagno.
Ogni ricerca che si rispetta ha inizio con una lauta colazione a base di Coca Cola Zero [imposta da me: r] e Kebab-completo–di-tutto (disponibile in versione da 6, 8 e 10 sloti.. indiciamo un quiz a premi per indovinare, secondo voi, quale abbiamo scelto?).
Ed eccoci a capofitto in questo girone infernale fatto da cinesi che vendono manufatti uzbeki e giocano pigramente a Majong (o Ma-Jong o non so come si scrive), russi che propongono con fare molto losco armamenti bellici [io: r, direi parabellici.. ho riconosciuto un dildo per sympatici giochi di ruolo master&servant..] per “difesa personale” fra cui spray anti aggressione (che io userei proprio contro tizi come loro), prontisti moldavi con intere collezioni di lingerie degne di casalinghe inquiete e polacchi un po’ spaesati. In uno dei primi tunnel del mercato incontro Lei. L’autoradio. Splendida nella sua scatola di cartone un poco aciaccata dall’umidità. La marca è una garanzia: Dynora. Sulla confezione sono riportate le principali caratteristiche, che dovrebbero invogliare l’acquisto. E fra queste vi è la “sintonizzazione manuale con display analogico” (quindi in pratica una stanghetta arancione che si muove previa rotazione di manopola), tasto mute (…), meccanismo con auto stop della cassetta (!) e tasto loud ( a cosa serva ancora non si è capito [..be’, anche perché, pure nella pratica non se ne evince il benchè minimo effetto..: r]). Sborso i 12 euri e mi porto via la summa tecnologica di tutte le tigri asiatiche. La MIA Dynora. Noto solo ora che la marca non è poi riportata in nessun punto dell’autoradio. Come dire: non vogliamo responsabilità. Ma l’autoradio non dà pene, perché funziona ben (cit.).
[..ragazze: non ho parole, è completamente bamboolized, ha comprato a contorno un coprivolante con fiammate harleyste, ma allora i luoghi comuni sono..ATTENDIBILI?? Ma quindi&vieppiù: A-aiuto!! ..: r]
Preso da un impeto consumistico stereofonico, mi dimentico delle lamette. E qui inizia il mio personale calvario. Uomini, se vi recate in Polonia, comperate le lamette all’ Esselunga. Chi ha la schiuma non ha le lamette, chi vende le lamette bilama non ha la schiuma, chi ha le trilama le ha solo in pacchi da 180 pezzi. Alla fine , stremati, siamo entrati in un supermercato chiamato “Marco Pol” che, giuro, aveva come concorrente un identico negozio a 20 metri chiamato “MakPol”. Altro che leggi di mercato, qui sono troppo avanti.
Alla fine però c’erano solo dei monolama che non vedevo dalla guerra dei tre enrichi, ma la paciosa cassiera mi indica un attrezzatissimo baracchino ove con profusione di sloti compro, messo alle strette, due bilama Wilkinson … da donna. Come nel film di Pozzetto, basta “allargare bene le gambe quando ci si rade la faccia” e funziona tutto a meraviglia. (sic!) [[Traduzione Haesterefata: una Santa Donna {moi..} ha dovuto insistere non poco, acciocchè Iddu potesse avere quanto preteso, cioè la chioskaja NO che non voleva darglielo il rasoio “per donna”, è unicamente because-of-me che lo ha ottenuto, e LUI sberleffa il feminino..Mah!]]
La città è molto bella, per quanto del tutto ricostruita dopo la seconda guerra mondiale. La piazza centrale della città vecchia è dominata da una statua della sirena, sopra un piccolo lago-fontana che sgorga da sotto il monumento, addirittura con luci multicolori durante la sera e rumore di risacca costante. La sirena, con viso angelico, brandisce una spada piuttosto preoccupante ma i passerotti, che dormicchiano sulla lama e vanno a lavarsi e giocare nella fontana, rendono la scena meno truce.
La sera ci accomodiamo in un ristorante molto carino, in centro, e apprezziamo questi maxi tortelli variamente ripieni. E vorremmo annaffiare il tutto con vino locale, ma solo alla fine ci rendiamo conto che la bottiglia era di vino cileno. Fa nulla, a quel punto poteva anche essere tavernello.
Cocktail di nuovo nella piazza vecchia, e taxi verso il nostro Hotel Athos. Domani si parte per Cracovia.
24 luglio 2008
Cracovia
La strada per Cracovia è in buone condizioni, circa 300 km di semi autostrada infestata dai camion, ma ormai non ci faccio più caso. Ingrano la quinta e la Ax si lancia sulla lingua di asfalto senza timore.
Scopriamo anche che la Ax , in modo del tutto autonomo, talvolta inserisce lo “yak mode” e va alla ricerca di pozze d’acqua, terra, buche al momento sul ciclio della strada. E così facendo, una delle due fiancate del potente mezzo si colora di ….. rosso. Sempre peggio.
Ad un certo punto ci rendiamo conto di avere fame e andiamo alla ricerca di un benzinaio con i soliti eccezionali tramezzini in scatola. In effetti anche il caffè è in lattina, quindi tutto torna. E per 70 km buoni se non oltre, tutti i benzinai sono dall’altro lato della strada.
Si certo, avrei potuto girare in qualche punto. Ma il timore di essere investito e scaraventato nel mondo allegro delle particelle sub-atomiche da un TIR, oppure quello di dover attendere che l’immane ed onnipresente colonna di mezzi pesanti mi lasciasse un varco sufficiente per passare dall’altro lato (cosa che poteva anche accadere in due o tre ere geologiche) mi ha portato per oltre un ora ad attendere un cavolo di baracchino dal nostro lato.
Vi sto scrivendo, non sono morto di fame, quindi alla fine un benzinaio dal lato destro c’era.
Arrivo a Cracovia, sistemazione presso l’Holiday Inn, doccia, centro.
Anche qui, città bellissima. La piazza del mercato, che la guida dice essere la più grande in Europa di epoca medioevale, toglie il fiato. In particolare da una delle due torri della chiesa di Santa Maria, che si affaccia sulla piazza, ogni ora un trombettista suona una melodia che viene interrotta bruscamente in un punto. Pare che lo sfortunato “musicista” fosse stato trafitto da una freccia nemica alla gola proprio mentre stava suonando, e da allora questa nenia “monca” è diventata il simbolo musicale di Cracovia.
Si riflette su di una passeggiata fino al castello del Wawel, ma siamo colti in fallo da un promettente ristorante ungherese dal nome inequivocabile (“Balaton”, che è un enorme lago in Ungheria dove sono stato tempo fa). Ed in effetti non ci siamo sbagliati. Mangiatona clamorosa di un tipo di cucina, piuttosto semplice, che adoro. Carne, patate, birra ungherese. Evviva!
Rotolando arriviamo, naturalmente, al castello. E qui c’è una seconda leggenda. Il signore del castello era infastidito da null’altro che un drago, domicilato in una grotta appena sotto l’immensa costruzione turrita. L’animale, nelle sue scorribande, era solito mangiare bestiame e belle fanciulle. A mio avviso per quest’ultima ragione, con uno stratagemma (pecora riempita di zolfo), la feroce bestiola viene sconfitta ed uccisa. Ed oggi di fronte alla caverna che si dice essere stato l’ultimo indirizzo del drago, è presente una enorme statua raffigurante l’ex inquilino.
Mentre stavo cercando di fare una foto, visto anche che la statua si trova in una striscia di parco tra il castello ed il fiume, in una posizione molto bella, il Cap. Raffelson mi ha piantato le unghie nella schiena decimandomi l’udito perché…il drago si è messo a sputare fuoco e fiamme!
La statua simpaticamente interattiva fa impazzire i bambini.
Infatti siamo stati lì ad aspettare la seconda fiammata.
Io ero a distanza di sicurezza, questa volta.
25 luglio 2008
Ingresso in Ucraina (simpaticamente)
Luuuuuuuuunga partenza da Cracovia. Ormai magliette e mutande languono, ci facciamo consigliare una lavanderia a gettoni. Che a gettoni non è. C’è invece una simpatica vecchina che per fare i due bucati necessari (e relative asciugature) prima ci dice che ci vogliono 4-5 ore (!!!! Io devo andare ad Odessa!!!) poi una volta riprogrammato col ciclo breve, cerca di cuocerci i vestiti a 90 gradi. Ma anche questa abile mossa per ostacolarci sulla via di Ulan Batoor viene sventata dal Capitano che si lancia verso i pomelli senza alcuna remora né pietà, sistemandoli a dovere.
Il solito sacco di kilometri, circa 400, che la Ax come sempre computa sul contachilometri senza battere ciclio, ed eccoci alla frontiera con l’Ukraina.
Le automobili diventano carrette terrificanti (oppure SUV plasticosi ultra accessoriati ed ultra sospetti) , le moto degli ingrassatori bruciaolio. Ma ci siamo. La coda avanza lentamente e la curiosità verso il nostro mezzo cosparso di scritte in cirillico (i nomi di tutti i paesi che attraversiamo nel viaggio) è troppo forte. C’è chi chiede informazioni, chi ride, chi osserva il tetto che si sta lentamente abbassando sotto il peso della ferraglia sovrastante… insomma in breve tempo siamo al centro dell’attenzione.
[..Eh no, ragazze, non scherziamo: il Pilota è un Genio. È capace di visioni. Perdonatemi se ne sono affascinata.. Non mi apprezza ancora? Bah! It’s a matter of time ”..He’s Young, but it’s Daily Growing.." a futura memoria. Di questa sua essenza straordinaria comunque sono sicura: vi pare sarei qui, altrimenti? Con nessunaltro al mondo avrei potuto accondiscendere a intraprendere contrattazione di almost 8 minuti sulla necessità di inserire secchioinclorurodipolivinile in dotazione auto.. Insomma: se non avessi pensato: Iddu. Qui. Et hora. ]
Le frontiere verso est, in particolare quelle di contatto tra i paesi esterni dell’Unione Europea e quelli ex sovietici, non sono mai posti piacevoli. In questo caso gira tutto abbastanza bene, a parte un funzionario della dogana che mi parla in russo a mitraglia come se lo capissi ed uno che cerca con l’unghia di staccare una fantomatica etichetta che avrebbe dovuto falsificare il numero di telaio.
[[..ehm io invece proprio in tale momento ho temuto che il suddetto funzionario ci smontasse la slittaproteggicoppadellolio avvitata sotto l’auto ..]]
Ormai so tutto. Foglio di immigrazione da timbrare su tutte e due le copie, timbro sul passaporto tassativo con la data di ingresso, qualche sorriso….
L’idea delle scritte è stata vincente, ed in effetti tutti i militari controllano, più che i bagagli, il fatto che “Ucraina” ci sia nel serpentone di nomi.
Passiamo, e via verso Lviv, unico posto dove ci aspettiamo di trovare un albergo anche a “tarda” ora, visto il tempo perso in frontiera. La AX inizia ad assaggiare l’asfalto sconnesso e urla “di più, di più!!”, io col nuovo volante supertruzzo ma made in Italy (scusate, non ho potuto farne a meno) schivo cani e biciclette-kamikaze (anche i cani sono kamikaze, mentre i ciclisti non abbaiano).
Ed arriviamo in questa oasi degna di un luna park di periferia, con palme multicolor, architettura improbabile ma (finalmente!!!) ristorante, centro massaggi e sauna aperti 24\7. Il tutto per 50 euri scarsi (ammetto che ancora non ho capito come si pronuncia la valuta locale e sostituisco momentaneamente la suddetta con pimpirlini, piurlini o cosetti).
Domani heading for Odessa. (E stavolta ci arrivo, oh se è vero che ci arrivo, ah sì sì devo arrivarci….).
26 luglio 2008
Rock the Pharaoh
Naturalmente ci svegliamo a mezzogiorno. Addio Sauna in Omaggio, addio al tanto agognato “Pharaon Massage” che avevo prenotato insieme a Pedicure+Riflessologiaplantare+.. il Pilota è smanioso di partire. Via!
Dopo breve..
Il patchwork di colori che si snoda davanti alle quattro ruote di scatenata furia Yakkica, è arte concreta dalla quale si può evincere:
1) la variegata quantità di materiali componenti il manto stradale.
2) che il suddetto è pieno di buche.
Cerc o di scrivere ma devo smettere non solo perché ho il mal di mare, ma soprattutto per l’impossibilità di centrare i tasti giusti.. Il Pilota è raggiante (Yak Mode! Yak Mode!), governa il mezzo al suo meglio..
Ad un certo punto.. abbiamo dietro.. Ma sì!! Altri mongolrallysti!! Credo si tratti di un team spagnolo, ci superano con scambio di sorrisoni e salutoni, il Pilota mi spiega che la loro auto è una 1200: per questo va di più..
E la prima botta arriva, mandando all’aria il primo pneumatico+cerchio. Nulla posso recriminare al potente mezzo ed ai costruttori francesi. Se urlavi in quella buca faceva l’eco tanto era profonda. O forse erano i giapponesi dall’altra parte del globo a rispondermi attraverso lo squarcio.
Non a caso qui è pieno di gommisti, strano. Entriamo nel primo che capita.
Per farci capire quanto costa la “riparazione” , invece che scrivere il totale su di una calcolatrice, telefona alla zia in Italia, che vive a Napoli, le dice cosa dirmi e poi me la passa per ripeterlo a me.
Babelfish in salsa ucraina.
Kilometri e kilometri, Odessa è troppo lontana per arrivarci stasera. Piove, la strada fa schifo, è tardi e sono troppo stanco. E quindi sosta nella amenissima cittadina di Uman, a 5 km circa dalla superstrada Kiev-Odessa.
Domani sveglia presto, passaggio ad Odessa per mandare un messaggio che dovevo mandare l’anno scorso, foto sulla scalinata.
Per pranzo dovrei trovarmi con altri tre amici (che chiameremo James, Dimitri e Jack) a Yalta per parlare dei massimi sistemi e conto di passare nell’impero sovietico a tarda ora….
Borat, siamo ormai vicini.
27 Luglio 2008
Oh Dessa!
Partenza da Uman, rapida ed indolore. Riusciamo a trovare al volo lo stradone per Odessa, finalmente 4 corsie di asfalto seminuovo e con pochi kilometri dove far correre la belva.
Arrivati ad Odessa, l’unica cosa che si voleva “visitare” era la famosa scalinata ( “Secondo me, la corazzata potemkin è una cagata pazzesca!" http://it.youtube.com/watch?v=BCztQYzz3AA). Ma trovarla, per assurdo, non è proprio facile. Anche perché è molto più piccola di quanto uno si possa immaginare. Quindi abbiamo vagato per la città ( certo, le nostre due ore per un pranzo veloce in un pub irlandese le abbiamo trovate…) fino a che…..eccola!!!
In effetti è piccolina, caspita. Ed io mio sono dimenticato la culla, perché il progetto era quello di rifare la famosa scena del film. Tuttavia, ho provato almeno a camuffarmi da bambino impaurito e rotolante sui gradini (il risultato giudicatelo voi stessi).
Fatta che fu l’immane stupidaggine, di nuovo on the road direzione russia.
E qui sono stato io che mi sono tramutato in metal-yak, guidando ininterrottamente tutta la notte verso Est.
Camion, pioggia, automobili con gli abbaglianti fissi, notte, zanzare, carie, forfora….non hanno fermato né il potente ed ormai rodato mezzo, né il sottoscritto. Complice anche la colonna sonora selezionata dal Resident DJ Capt. Raffelson che sgorga furente dalle valvole di amplificazione della MIA Dynora e dal vetusto Ipod versione 1973 a corredo. Insomma, non c’è modo di dormire ( per me. Invece sul sedile accanto succedere di tutto. Guancia sulla cintura, testa a penzoloni verso il cruscotto, fronte appoggiata al finestrino, varie ed eventuali).
Ormai albeggia, ma la frontiera è ad un passo. Di Yak, naturalmente.
28 Luglio 2008
Visto che visti ?
Alle 5 AM eccoci alla frontiera russa. Ovviamente in scarsissima compagnia, vista l’ora.
E qui ha inizio il primo dei deliri burocratici, lato russo.
Dovevo compilare due fogli per la dogana. Il primo, completamente in russo, era a disposizione dell’inqualificabile gabbiotto a ciò preposto. Per avere il secondo, ogni avventore doveva disturbare di continuo l’unico addetto alla compilazione. Perché non metterli accanto…agli altri? Inoltre dopo aver compilato i suddetti fogli con l’aiuto di qualche anima pia, scopro che l’addetto non fa altro che….ricopiare tutto al computer….e così si perde una bella ora se non peggio.
Ma alla fine….eccoci nell’Impero! Anche qui grossa curiosità per questa piccola auto che si è già sorbita oltre 5500 km. Controlli di rito, nulla di troppo invadente. Il gran capo maxicappellato mi ha solo chiesto come omaggio una moneta da due sterline, sul cruscotto da Londra. Prego !
Kilometri, kilometri, kilometri. Sbaglio strada un paio di volte, cercando di entrare in una città per prelevare ( passando quindi dalla condizione rubleless a rublefull)..
E qui inizia il vero metallo. Stante il fatto che stavo guidando da circa 30 ore, decidiamo che è ora di farsi un riposino (come sempre dopo lauto pranzo, essendo ora rublefull..). Inseriamo lo Yak Mode e la AX si intrufola col muso nelle foreste russe per ben cinque o seicento…metri. Quando basta per trovare un attimo di ombra, stendere una coperta (Original Decathlon made in Polland) e far finta di dormire almeno un ora. Pratino…zzzzzzzzzzzz……
Sveglia alle 19, scarrozzata di kilometri verso Volgograd (che si trova, guardacaso, sul Volga). Niente caviale visto che sono ormai le 2 del mattino.
Ed ecco la visione. Improvvisamente, in una immane piazza, avvistiamo il maggiolone viola, un Rascal 4x4 targato Irish, una Polo 3 volumi con 40 trombe sul tetto…insomma una nutrita rappresentanza del mongol rally. E quindi, QUESTO è il nostro albergo.
Il Protocollo del Team MiUral per Arrivo&Sosta_intown prevede tipicamente che, guidando in zona, si wifivampirizzi, si googlemappi e, una volta localizzato l’obiettivo, il Pilota si blocchi mentre io vengo catapultata fuori da dispositivo apposito a chiedere, verificare, contrattare negli idiomi più incomprensibili la nostra permanenza. Questa volta la consegna fu: COMUNQUE.
L’Hotel Volgograd è una matrioska di matrioske di corridoi che sfociano in salottini che diventano corridoi che portano a miniappartamenti che zzzzzzzzzzzzdomanizzzzzzzzzzzzcerettzz.
(PS: altry mongolrallysti, mostrandomene documentazio telefotografica, fannomi capire quale spessore di monumentazione perdemmo moi et le pilote nel non visitare la città..!)
Le stanze sono da 50 metri quadrati, arredate come la “casa della nonna Addams”, un mix tra decadentismo e lusso (ci sono le ciabattine monouso, ma la tenda della doccia è cadente. C’è il kit per da viaggio per lavarsi i denti, ma delle lampadine in sala ne funziona solo una su tre. C’è il climatizzatore, ma il divano è sfondato. E via discorrendo.) Comunque, apprezzatissima dormitona [tu: io sconvolta daunsogno, vaganteinsonne per i corridoi con videocamera], colazione pantagruelica e via, verso Astrakhan.
29 luglio 2008
The Astrakhan Pipes
La strada verso Astrakhan è una ligua di asfalto in buone condizioni che penso faccia solo due o tre curve in 400 km.
Purtroppo ci sono presenze estremamente fastidiose, reali e cartonate. E si chiamano poliziotti russi.
Ci fermano in continuazione (quelli veri, dei cartonati vi mando una foto. Sono molto più simpatici di quelli veri).

Prima perché, con tanto di autovelox a corredo, mi contestano un eccesso di velocità di ben 19 km\h sulla strada più deserta del paese. La multa passa da 100$ a 300 rubli (circa dieci euro) quando controllando i documenti scopre che veniamo da Milano, dove c’è Silvio, che possiede il Milan, che ha Andriy Shevchenko….insomma, solo in questo caso “Meno male che Silvio c’è!”.
Pochi kilometri e noto che ci sono auto della polizia parcheggiate in modo impossibile nei fossati di fianco alla strada principale, e indomiti autovelox spuntano dai suddetti come periscopi malefici cercando di cogliere in fallo il Pilota Rosso. Piuttosto che farmi fare una multa qui, vado a 90 all’ora fino in Cina.
Ma non basta. Per non farsi fermare bisognerebbe…non esistere. Ed infatti l’ennesimo stop arriva poco prima dell’arrivo. Nulla da contestare, solo soldi da spillare. Ma qui vado giù duro. Mi fingo un idiota totale, parlo a spezzoni in milanese, rido, strabuzzo gli occhi. Prima mi dicono che ho commesso una grave imprudenza ma non si sa quale sia, poi mi chiedono se ho con me della droga o se ho bevuto. Poi mi minaccia di trattenermi la patente, ma li riesco a spiegargli che della patente internazionale che ha in mano ho tre copie e che se prova a toccare la macchina chiamo immediatamente l’ambasciata. Poi torno a fare l’idiota. E’ finita in modo imprevisto. Non abbiamo pagato nulla ed il poliziotto ci ha regalato un pacchetto di sigarette. Sono pazzi questi russi. [in realtà IO ho dovuto essere omaggiata di un baciamanoprivatonelgabbiotto dall’ALTRO poliziotto, quello-che-sta-nell’aria-condizionata, per salvare la situazione..]
Dopo una lunghissima e faticosa fase di smarrimento nella RicercadellaStrada, l’avvicinamento all’ultimo avamposto di MadreRussia prima di confine boratiko, presenta una peculiarità paesaggistica. Tubi!! Tubi giganteschi corrono paralleli al suolo, si impennano a formare ponti, si intersecano fra loro per rilasciare poi una nidiata di tubi più piccoli a loro volta diramanti alle prime abitazioni: PipeTown, un’incredibile baraccopoli di ebanisteria e onduline che sembra uscita da una follia scenografica di Terry Gilliam.. poi all’improvviso un sortilegio.
Astrakhan è una città affascinante e bellissima che cade a pezzi e rinasce ad ogni angolo, dove casette fiamminghe spuntano accanto a resti rossomattonati di fabbriche degni di Angkor, mille ponti incrociando il Volga scivolano noi due da edifici zuccherini in stuccobiancoecoloripastello alle alte cupole lignee delle torri piramidali lungo la fortificazione del centro, flashandoci con suggestioni di Asia Estrema e.. Olanda! Sono così ipnotizzata che non riesco nemmeno a prendere la macchina fotografica.. Uscire da questa città è stata un impresa. Ci sono pochi cartelli e nessuno che indichi la frontiera che ho trovato, guiro, andando sempre verso est guardando la bussola…
30 luglio 2008
Lost Into The Big Nothing
L’arrivo alla frontiera col Kazakhstan è un po’ l’inizio della seconda fase del viaggio. Per questa parte ho poche informazioni ed addirittura nessuna cartina, se non quella striminzita della Lonely Planet (scala uno ad un milione di miliardi…).
Giunti che fummo alla fatidica sbarra, ecco apparire nella coda altri indomiti equipaggi.
Fa un po’ strano vedere una Uno con guida a destra di un team inglese super equipaggiato (con tanto di bollitore per il the e tazze in bella mostra sul cruscotto….mooooolto pittoresco!), come anche la condizione nella quale viaggiava il terzo appartenente all’altro team. In pratica su di un sedile avvitato nella parte posteriore del mini-furgone rascal…omologato per due. In balia degli spostamenti dell’immane apparato bagaglifero buttato nel cassone, nel mezzo del quale il nostro giaceva, nonché senza finestrini essendo come detto la versione commerciale del mezzo. Per permettergli di respirare e dare un occhio in giro, viaggiavano col portellone laterale pericolosamente aperto. E secondo me hanno perso diversi kili di mercanzie varie in questo modo.
Al terzo team va fatta una menzione d’onore per il nome che si sono scelti: Mongoleeza Rice. Trattasi in effetti di due americani trapiantati in UK, artistoidi con cappello a tesa larga e sandalo modello Palestina 30 dc a bordo di una scassatissima Subaru “qualcosa” 4x4. E qui abbiamo visto lo scontro cultural-burocratico tra chi la burocrazia non sa neppure cosa sia e l’apparato elefantiaco kazako. Insomma timbri, moduli e contromoduli infastidivano i nostri yankee, che avrebbero voluto andarsene nel momento stesso in cui avevano tirato fuori i passaporti USA di fronte al simpatico doganiere….
Abbiamo rischiato una nuova “Desert Storm” quando addirittura l’omino spacciante assicurazioni RC auto aveva chiuso l’ufficio da mezz’ora non si trovava essendo…andato a mangiare.
(allego foto dell’ufficio per le valutazioni del caso)
 Lasciamo i team inglesi alle loro telefonate in ambasciata perché “insomma qui sulla guida c’è scritto che un mese di assicurazione deve costare 7 dollari e l’omino me ne chiede 20” e partiamo alla volta di Atirau, Kazakhstan.
Circa a metà strada, altro avvistamento. Due mini-furgoni Nissan dotati di luci modello “Incontri ravvicinati del terzo tipo” che vagano sugli sterrati di lato alla strada. Strombazzamento di rito, riconoscimento reciproco (insomma, avete presente le formiche che si riconoscono con le antenne? Ormai tra i team succede lo stesso) e via verso la città petrolifera per eccellenza.
La AX inserisce la modalità F16 e si lancia sulla scia di una Lada 1600 Sport, distanziando di 3 anni luce le Nissan ed arrivando con mezz’ora di anticipo in città.
La città è interamente “Oil Dedicated”. La Chevron versa alle casse del governo kazako un terzo dei suoi introiti totali per poter trivellare in questa zona. Ed infatti arrivando non si vedono altro che pozzi di petrolio in ogni salsa. Come conseguenza gli alberghi hanno prezzi demenziali oppure sono topaie. E noi, fedeli alla linea, scegliamo la seconda tipologia anche perché viste le tariffe ti senti preso in giro.
Riporto sommariamente la discussione di uno degli inglesi con la receptionist di un albergo 4 stelle della città.
Kevin: salve, vorremo una camera.
Kazak girl: ce ne sono e costano 100 dollari a notte
K: va bene, ne prendiamo una.
Kg: allora sono 130 dollari
K: ma non mi ha appena detto che costa 100 dollari?
Kg: 30 dollari di supplemento perché la usate in due e per la colazione
k: allora la usiamo in tre. Quanto costa?
Kg: non è possibile stare in tre.
K: e da soli?
Kg: neppure.
Bah. Se non fosse stato per John, Paul, George e Ringo morti sulla moquette, l’albergo categoria “miseria” non sarebbe stato neppure male.
31 Luglio 2008
Da Atyrau ad Aktobe - Quando Una Strada.
Quando una strada diventa Percorso di Esame Finale Omologato dal Manuale dei Marines, tipo inizia mulattiera con buche di terra e sabbia, per mutare in pista di sassi e pezzi di metallo su letto di scorie catramate, poi propone piccoli tratti dove finalmente andare a 40 anziché 5 kmh MA percorribili solo in modalità SlalomGigante, poichè costellati da crateri, indi repentinamente celasi dietro palla di fieno del volume di un bilocale (trasportata da un trattore che sbuca dal nulla), e quindi trasformasi in un orrore senza senso di voragini di terra misto lastre di asfalto, con dislivelli di mezzo metro, buche dove la macchina stava comodamente parcheggiata PER INTERO e sterratino di cortesia (che ripropone le dune di terra e sabbia, pista di sassi ecc).. Quando una strada all’improvviso sparisce ed è notte e bisogna guidare seguendo i binari della ferrovia, con l’aiuto della torcia e della bussola in atletica uscita dal finestrino, il tutto accompagnato in questo caso da nugoli di grilli in faccia, ma in genere da passaggio cammelli, mucche in transito, mandrie di cavalli al pascolo (bellissimi!), nonché esibizioni di falconi, aquile e rondini, attraversamento notturno volpi, conigli e trial di topi salterini e TUTTO questo per 450 KILOMETRI..
Insomma, quando una strada diventa un videogame dove le possibilità di superare il puntocritico (sei morto) sono tali e tante da formare un frattale concreto, solo un Grande giocatore di videogamez può farcela.. e il Pilota è veramente Grande.
Gimkane in velocità, arrampicate, frenate in punte di buca, controsterzi derapati.. il Pilota è uno che sa il fatto suo, ma non solo: la rapidità con la quale si blocca, si butta sotto la macchina ed esegue riparazione al volo di freno a mano mediante fascetta, è da team Ferrari. È veramente un Onore ed un Privilegio per me condividere con lui questa Avventura.. Ma la più straordinaria impresa di questa straordinaria giornata è stata La Colazione degli Yak: questo Mito del Metallo ha preteso e mangiato scatolettaditonnoinsalataconforchetta a 100 kmh mentre eseguiva zigzag impossibili. Tutto documentato, ragazze.. Ad un uomo così, è ahimè inevitabile: si perdona tutto! (o quasi.. Direi anzi: TRANNE.)
1 agosto 2008
Quando una Strada parte II – ovvero - Il Mito di Papuasia the Great
E’ un’alba meravigliosa: io e Gengisnoopy beviamo nescafè sul cruscotto e chiaccheriamo del Pilota, che intanto se la ronfa meritatamente nella nostra Zebrotenda istantanea. L’Alba del nostro Primo Campo. Approfitto del sole che spacca anche a quest’ora, per sdraiarmi e tentare di uniformare l’Abbronzatura da Camionista Inglese (cioè only braccio destro)..
Tra le 8:30 e le 9:00 circa ci sono i tentativi di sveglia del Mito. Frugale colazione metallara, shampoo del Pilota con boccione di acqua minerale (io potrei tentare forse col vernel a districare la foresta pietrificata che ho in testa) e poi via!
Ed ecco all’orizzonte la tipica sagoma dei mongorallysti: piramide di gomme e velocità media 80 km\h. Infatti, due Panda made in Italy ma driven in UK sono ferme sul bordo della strada. Strombazzamento e sosta di rito. Si meravigliano del fatto che abbiamo affrontato la strada Atyrau-Aktobe. Giudicata impossibile (ma io la penso uguale) hanno deviato verso Nord allungando la tappa di circa 550 km ma su strade ottime. Loro faranno tutta la strada che costeggia la parte sud del Kazakhstan, passando per la capitale e dirigendosi in Russia subito dopo. Pare che in pochi abbiano ottenuto il visto Uzbeko e che molti non sappiano neppure che ci sia un paese chiamato Kirghizistan. Ma noi si, quindi li salutiamo ed a folle velocità ( la lancetta oscilla molto, quindi posso dire tra i 105 ed i 115 km\h) li vediamo scomparire nell’afa micidiale di questo tracciato.
Pranziamo in pieno deserto, sotto la veranda ondulignea di una gentilissima (nonché eccezionale cuoca) massaia locale, il cui marito è impegnato nella costruzione di una casetta in mattoni.. riesco ad ordinare TUTTO quello che desidera il Metallico, compreso le uova mimandone la deposizione (e salvando così per miracolo una gallina da morte prematura, visto che indicando il povero animale stavano già affilando le lame..), insomma: festeggiamo. In alto, sulla strada, ci sfrecciano davanti clacsonando le pandine: il Team Miural si scambia uno sguardo d’intesa. Foto, strette di mano, lacrimuccia bucolica, ripartiamo. Mica possiamo farci superare così dai britannici..
(La dignità di questa gente è impressionante e la capacità di sguardo a trovare bellezza che ho visto a questa donna mi ha commosso. I cuscini di maglia bordati, le piccole coperte patchwork sulle quali ci ha fatto accomodare, sono sicuramente opera sua. Come le piante nei copertoni da tir che rallegrano la veranda. Dove infatti era felicissima di stare la gallina..)
Non facciamo in tempo a goderci il Rilassamento da Asfalto, o le postprandiali battute di gusto kazako sulla tipologia delle “toilet” locali, che..
L’Incubo Ritorna, ed è molto peggio della volta precedente. Qui non solo abbiamo rischiato la macchina, ma anche l’itinerario del viaggio. Se invece del Nostro Pilota, se al posto del Mito del Metallo,ci fosse stato chiunque altro, se anche ce ne fossero stati TRE di altri piloti avvicendantesi alla guida, non saremmo riusciti nel caparbio intento.
Di nuovo buche, di nuovo una non strada dove le gomme degli enormi mezzi che girano da queste parti faticano. E la necessità di ANDARE: entro domani sera, 2 agosto, dobbiamo essere fuori da questo paese poiché scade il nostro visto di transito. E ci sono 1200 km da qui alla frontiera. Se sono tutti così, siamo fregati. La AX aggredisce le buche, gli sterrati, insomma qualsiasi fondo stradale gli si para innanzi ( ed alcuni non sono fondi e neppure stradali). Riusciamo anche ad impantanarci nell’unica pozza di fango generatasi qui chissà come. La macchina slitta, spruzza fango, ma non riesce ad uscire. Cedo il volante al Capitano, prendo il cavo di traino e me lo lego in vita tirando la macchina fuori dalla buca mentre il capitano mi aiuta guidando il mezzo nella stessa direzione.
Ho avuto un attimo di interdizione quando, appena appostatasi sulla plancia comandi, mi ha chiesto quale fosse la frizione e quale il freno, e cosa fosse quel pedale + piccolo sulla destra. Ma alla fine è stato un successo.
La copertura aggiuntiva della coppa dell’olio viene disintegrata da un 150km dove una montagna di sassi faceva galleggiare la macchina tipo surf, essendo la parte dove toccavano le ruote 20\25 cm + in basso. Anche la coppa stessa ne riesente e ci sono diversi colpi che la deformano, ma non in modo preoccupante per ora. Di nuovo una gomma da buttare, ma questa volta anche il cerchio è messo talmente male che non penso sia possibile recuperarlo. Una delle gomme posteriori cigola molto, il catalizzatore si è schiacciato parecchio ma non si è bucato, la riparazione al freno a mano tiene bene…. Guido tutta la notte, e si tratta della seconda di fila. Verso mezzanotte incontro finalmente un auto nel senso inverso e cerco disperatamente di fermarla, in mezzo ad una tempesta di polvere e sabbia, riuscendoci. Gli chiedo se la strada è quella giusta e per quanto ancora dura questo delirio impazzito. Mi conferma la direzione e mi stima un 40 km ancora fino all’asfalto (il tutto a gesti, ovviamente). A queste velocità, stimo circa 3 ore per arrivarci. Ed infatti è così. Stremato, mi fermo che sono ormai le 4 del mattino. Sveglia puntata alle 5.30, ci sono troppi km davvero da fare…..zzzzz……
2 Agosto 2008
Dio Asfalto ti adoro.
Mi ero fermato proprio nel punto di inizio dell’asfalto, con moltissmi altri camion, furgoni e minibus. Tutti a riposare, conducenti e passeggeri, dopo questi 300 km allucinanti.
Come detto alle 5.30 sveglia, scollamento dal sedile della AX e finta di stretching nella polvere, Nescafè sapientemente preparato dal Capitano nel contenitore di plastica delle cicche (quel barattolo da 75 pezzi che si chiude col tappo, ottimo per fare lo shake..) e via di nuovo on the road.
Asfalto! Finalmente! Dritto, lucido, nuovo, bello, profumato, coccolone. Dio come lo amo in questo momento.
Dopo circa 400 km a folle velocità (…) sbuca all’orizzonte la solita pila di gomme. Ed ecco due Nissan Micra reduci dallo stesso inferno. Ci hanno messo un giorno in più di noi a fare il tratto da Atyrau fino a qui e sono messi meccanicamente molto peggio. Una delle auto ha dei problemi al cambio per una botta presa (entrano bene solo prima, terza e quinta, ma meglio così che seconda, quarta e retro!), nell’altra la sospensione posteriore ha sfondato il telaio e si è presentata dentro il vano portabagagli. La macchina va quindi tutta storta e sono un poco preoccupati per la Mongolia, visto che per il loro giro fino a li è tutto asfalto. Proveranno a far saldare al mezzo un cavallotto di metallo da qualche parte, vedremo a UlanBatoor come (e se) arriveranno.
La strada è buona ed è costellata dai ruderi delle macchine incidentate, poste su piedistalli, per ricordarti di andare piano e stare attento. Solo che qui fanno molto meno effetto. Alcune macchine circolanti sono tenute peggio dei ruderi incidentati esposti.
Entro le 24 dobbiamo essere alla frontiera, ma il tempo gioca a favore. Sono le 18 e mancano circa 300 km, insomma ce la facciamo di sicuro a parte il fatto che sto guidando da 48 ore ormai.
I poliziotti ci fermano anche qui, ma nulla a che vedere coi russi. Sono solo un po’ curiosi, molto gentili e la maggior parte non vogliono neppure vedere i documenti.
Shimkent, finalmente. La frontiera si avvicina e iniziano ad apparire i cartelli per Tashkent, Uzbekistan.
Alle 22.30 circa arriviamo al posto di controllo documenti e scopriamo che …. È chiusa. Non si passa. Questa frontiera, che è l’unica stradale tra Kazakhstan ed Uzbekistan, chiude alle 21! Siamo fregati! Tra un ora e mezza scade il visto di transito e questo è l’unico posto dove passare.
Rapida quanto agitata chiamata a raccolta delle esigue forze che mi rimangono, assieme a quelle del Capitano.
Cambiamo programma, andiamo prima in Kirghizistan. E’ meglio far vedere di aver tentato qualcosa, piuttosto che attendere semplicemente alla frontiera.
Breve stop nel cuore della notte a Shimkent. Rifornimento di Coca Cola, Red Bull, dolciumi, pane, formaggini e via verso Taraz, punto di accesso più vicino tra Kazakhstan e Kirghizistan. Sono altri 350 km…ne avevo proprio voglia…
3 Agosto 2008
deformazioni dollariche spazio\tempo
Dopo una fugace dormitina lato strada perché proprio non ne potevo più, arriviamo alle 6 circa alla frontiera Kazakhstan-Kirghizistan di Taraz.
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Alla sbarra mi chiedono i documenti, e cerco di spiegare che c’è un problemino. In effetti il visto è scaduto ieri, 6 ore prima insomma. Spero che con una multa la situazione possa sbloccarsi.
Uno dei ragazzi alla frontiera mastica un poco di inglese, e mi spiega che posso passare timbrando il secondo visto sui passaporti, quello per passare dal Kazakhstan verso la Russia, tra qualche giorno.
Ma così non funziona. Se il visto lo uso ora, come esco dall’Uzbekistan? E soprattutto, dove vado dopo? Non posso neppure restare in Kazakhstan fino all’attivazione del visto russo il 10 agosto, saltando Uzbekistan e Kirghizistan perché sarei irregolare ed i controlli, per quanto cortesi, sono molto frequenti sulla strada.
Insomma sono stravolto e disperato.
Un loro superiore si avvicina, parlotta e parlamenta coi colleghi, alla fine mi chiama facendomi segno di passare in ufficio. Una flebile luce di speranza si accende e lo seguo.
Non parla una parola di inglese e cerchiamo di capirci di fronte ad un foglio bianco e dei pennarelli colorati, coi quali riesco a spiegargli che se mi usano il secondo visto tutto il viaggio va a pallino o almeno si incasina brutalmente. Mi viene in mente che due anni fa ero arrivato alla frontiera russa verso la Lettonia con un giorno di ritardo, ma pagando una modesta multa (circa 30 euri) sono passato dopo minuziosa ispezione dei bagagli e minacce di rito. Gli faccio vedere il passaporto ed il timbro che avevano messo quel giorno. Lui mi fa capire che non ha il potere di allungarmi il visto, mi mostra i timbri che ha a disposizione per provarmelo (come se capissi quello che c’era scritto sugli stessi). Mi fa capire che l’unica soluzione sarebbe andare ad Almaty, farsi fare l’estensione e tornare in frontiera. 1200 km. Proprio non ce la posso fare. Capisco che vorrebbe aiutarmi, ma pare che davvero non possa.
Improvvisamente penso che se non può allungarmi il visto, quello che può fare è magari timbrarmelo con la data sbagliata, per errore. Diciamo con la data di ieri. Errore che potevano commettere anche i colleghi dal lato kirgico, di modo che la serie fosse continuativa. Mi lancio sul foglio, pennarelli neri, pennarelli rossi. Insomma devo provarci.
Lui ad un certo punto capisce cosa voglio fare e mi guarda, sorridendo e strabuzzando un poco gli occhi.
Scrivo anche “$ 150” sul foglio.
Lui si alza, mi stringe la mano e dice di aspettarlo.
Si da un sacco da fare. Dopo 5 minuti arriva con i passaporti timbrati con la data di ieri, saltiamo a piè pari il custom control kazako grazie alla sua copertura, passa con noi la frontiera kirgica e si infila nel gabbiotto del passport control con i nostri documenti. Tempo 2 minuti, esce con il visto timbrato col 2 Agosto. Niente dichiarazione doganale kirgica: la penna non scriveva e l’addetto non aveva voglia di cercarne una funzionante. Ci fa cenno di passare. Ce l’abbiamo fatta!!! Il viaggio è salvo.
Considerazione semiseria: ho corrotto un funzionario, per sei ore di ritardo e per colpa di una frontiera chiusa senza che questo fosse riportato da nessuna parte, quindi diciamo senza essere effettivamente in una situazione irregolare. Con 150 dollari due frontiere hanno azzerato i controlli timbrando come e dove mi serviva e senza neppure controllare i documenti della macchina. Penso a quanto sia facile se gli interessi sono illegali ed i soldi in ballo una moltiplicazione di quanto ho offerto. Resta il fatto che mi sento comunque di dover ringraziare quel doganiere, non me lo sarei davvero aspettato. Senza la curvatura dello spazio\tempo per una stupidaggine il team avrebbe avuto contrattempi e problemi.
Iniziamo la “corsa” verso Bishkek e lo stupore non molla un secondo i nostri occhi. Per oltre trecento km non vediamo altro che fiumi, laghi, prati verdissimi, vallate e montagne. Qui e la appaiono delle Iurte, dove volendo si può passare la notte, ai bordi delle strade vendono meringhe fatte in casa (anzi, in iurta), latte fermentato, pane ed altro. Sembra davvero di essere in svizzera, ma senza il fastidiosissimo Hemmental.
Resta da provare la polizia locale. Ci ferma la solita pattuglia dopo poco. A parte il fatto che il gran capo poliziotto della pattuglia ha iniziato a fare commenti sul mio coprivolante (avrebbe dovuto passare sul mio corpo se avesse voluto per caso un omaggio..) tutto liscio.
A Bishkek decidiamo di fare una pausa tecnica. Dopo tre giorni di non sonno e non so neppure più quanti kilometri (penso circa 2000), andiamo per una suite maxilusso per due notti. Il tutto, ovviamente, al costo di un b&b italiano.
Finalmente mi lavo i capelli: nel raid kazako merendineformagginicocacole-chebello-andiamo-in-kirghizistan, mi sono appositamente fornita anche di balsamo districante..
Il pilota, immerso in sonnellino postdoccia, ha dato la consegna di svegliarlo per uscire a cena.. missione: impossibile. Opto quindi per un room service e benchè riluttante ad aprire l’occhio, ciò lo rende sazio e quindi estasiato di mangiare sdraiato sul divano.. mi sa che anche domattina..
A proposito: è vero che ..dormo (ma mica come dice lui!) ogni tanto e forse anche nelle situazioni più improbabili/disdicevoli, ma è per andare a pari con le notti perse IN QUANTO lui
a) Russa come in un fumetto di Paperino.
b) Riceve (bip!) una quantità scandalosa di messaggi dalle sue fan, ai quali risponde di soppiatto, pensando che io non me ne accorga. Tant’è che è stato da me personalmente investito del rango ulteriore di Sultano.. naturalmente del “Sultanate of Diffidence”!
(Eh, mi spiace per ognuna di voi, amiche fan: ma non avrete mica creduto davvero tutte di essere l’Unica..!)
Letto king size e …..notte…..
4 Agosto 2008
My Sweet bollitore
La dormitona è ovviamente king size come il letto e come previsto non riusciamo a svegliarci in tempo per la colazione. Altrettando ovviamente siamo “quelli della suite” quindi il Capitano si organizza, chiama in reception, rompe le scatole e la colazione si materializza poco dopo con tanto di argenteo vassoio direttamente in camera. Grandissima iniziativa e grande successo della stessa.
Usciamo nel pomeriggio per cercare delle tecnicalities da avere prima della mongolia e del campeggio libero serio. Mancano le pentole. Ci indicano i magazzini Tsum, una specie di Rinascente ma fatta di mille piccoli negozi, divisi per piano, che vendono in pratica tutti le stesse identiche cose, per il 99% crapperie cinesi di varia natura. Le pentole ci sono, ma hanno un costo assurdo. Inoltre c’è tensione in merito a cosa acquistare.
Io voto per una padella e per una pentola, mentre il Capitano dice che ci serve senza dubbio un bollitore. Alla fine cedo. In effetti le scatole pronte di pranzetti cinesi liofilizzati non sono niente male.
A Bishkek non c’è molto da vedere. A parte la statua di Lenin, anche se spostata da dove si trovava, e l’enorme distesa di cemento della piazza principale, resta un bel parco e qualche attrattiva culturale. Ma la lingua è ostica ed andare a teatro non è nei piani. Passeggiamo qui e la alla ricerca di un posto dove cenare…..col pensiero al king size…..
5 Agosto 2008
una certezza, il mangiaeronfa
Partiamo abbastanza presto da Bishkek e per una volta non ci mettiamo 3 ore per trovare la strada. Uscendo dalla città, passiamo di fronte al Bazar di Osh e … le pentole!! Il capitano in incursione rapidissima torna raggiante con:
· Una padella in fusione di ghisa grezza dal peso stimato di 12 kg
· Una pentolina cinese dotata di coperchio
· Un bollitore cinese dal peso stimato di 30 grammi
· Un mestolo in legno
A questo punto siamo davvero pronti. Il programma prevede una dormita corsara in tenda in un dei mille alpeggi che abbiamo visto arrivando qui.
Ma le cose non vanno come previsto. Il lago presso il quale avremmo dovuto campeggiare tarda a palesarsi e qui fa buio in 10 minuti. Cercare un posto al buio è un impresa impossibile.
Cerco di fare un pò Mac Gyver e stimo che il punto con aria gelida passato da pochi km deve essere quello + vicino al lago. Un poliziotto ci indica la strada per andarci, ma oltre a buoi, fango, buche e cani randagi non riesco a vedere. Riusciamo pure a bloccarci con una ruota nel fosso e riappare, quindi, la solita fune per trainare (con me come asino ed il capitano alla guida).
Non è cosa, fermiamoci a mangiare da qualche parte e poi penseremo dove andare a dormire.
Lungo la strada vediamo di questi ristoranti open air dove si cena adagiati su una specie di enorme letto, posto di norma sotto un albero, coperto da tappeti e cuscini che regge al centro un secondo tavolino più piccolo per le vettovaglie. Il posto era molto carino, a parte i cuscini dove campeggiavano gli stemmi di Inter e Milan. Aspettando i ravioli col brodo, non posso proprio farcela e scatta il primo pisolino. Un secondo giunge dopo la cena, ma vediamo che anche gli altri commensali sugli altri lettoni non lesinano le ronfate. Dopo il caffè, diventiamo sfacciati e ronfiamo tutti e due. Le ragazze che servono non si scandalizzano affatto ed anzi ci dicono che se vogliamo possiamo anche passare tutta la notte qui. Perfetto. Coperta per me e sacco a pelo per il capitano, dormitona al tavolo della cena. Ed è nato il mangiaeronfa, clamoroso.
6 Agosto 2008
italianski foto foto foto!
Trovare la colazione è stato, ovviamente, facilissimo. Una volta svegliati dal traffico scarsissimo, ma comunque in aumento, che passava sulla strada di fronte al nostro giaciglio, le ragazze del ristorante erano pronte a portarci il caffè. Io personalmente penso di averlo preso ancora sotto la coperta, nell’identico posto dove avevo cenato la sera prima.
[..Difatti tu hai ronfato ininterrottamente, tant’è che di tazza di caffè pensavi d’avere ancora davanti la doporaviolo, anziché già la primacolazione.. Queste ragazze comunque sono fantastiche: il lettone mangiaeronfa in realtà altro non è che il “tinello“ tradizionale comune in modo trasversale a tutta la porzione d’asia che stiamo percorrendo (anche quello della veranda kazaka ne era una versione povera), ma il servizio che danno le gentili locandiere è fondamentale. In un tratto di Nulla solcato da TIR, autocarri e ogni altro mezzo di trasporto merci su gomma, zoccolo o suola, in un territorio dove le distanze sono gigantesche e le strade pessime, fornire un oasi di ristoro e salutari ore di sonno a chi viaggia, ha caratteristiche da assistenza sociale. Tenendo conto soprattutto che l’esercizio funziona 24h su 24, e le ragazze fanno i turni tutta la notte in cucina!]
Lavaggio rapido con la canna nel cortile e via verso il confine uzbeko.
Man mano che si procede, il paesaggio cambia in modo deciso. Da una situazione alpineggiante si vira verso un deserto canicolare. Ma Osh non è poi lontana ed avvicinandoci aumentano notevolmente i camion targati Cina. Tutto sommato, la frontiera cinese è a circa 40 km da qui.
Arrivati ad Osh passiamo senza problemi la frontiera Kirgiza ma arrivando a quella uzbeka mi viene un sussulto. Tutto buio, pare chiusa. Già mi immagino la seconda notte alla menopeggio [ehm..una chiaroveggenza..], ma scopriamo che in realtà manca solo la corrente e non possono procedere con le operazioni doganali. Ma ci avvisano che tra poco torna. Ecco, il “tra poco” da queste parti ha un significato che qualcuno dovrebbe fissare per legge.
Per ingannare l’attesa, come spesso faccio, tiro fuori la torcia e appoggiandola sulla macchina dò un senso al prezzo assurdo della vernice per pochi secondi. Ma scopriamo che con i led montati sul fondo degli accendini l’effetto è decuplicato e la vernice resta luminescente per diversi minuti. Qui si vendono solo accendini così, quindi ha inizio la festa. Dieci persone attorno alla macchina scrivono il proprio nome, quello dell’amata\o, insulti, geroglifici ed alla fine scatta ovviamente la foto. Noi, l’uzbeko di turno e la AX con le scritte sopra. Allegria! Per chi ha un cellulare senza flash allestiamo un set fotografico in mezzo al fango con la lampada alogena modello “distacco della retina” collegata alla presa accendisigari. Un ragazzo preso dall’entusiasmo mi ha offerto dei soldi per vendergli la macchina seduta stante. Quando gli ho fatto notare che eravamo in viaggio con QUELLA macchina e sarebbe quindi stata improbabile la transazione, ha pure cambiato umore.
All’improvvisto, la luce torna. Ci fanno passare davanti a tutti (noblesse oblige, siamo le star…) ed i pignoli quanto cortesi militari, avendo visto quello che accadeva 20 metri prima, replicano il giochino con i proiettori da 1000 w appoggiandoli al cofano della macchina ed entusiasmandosi per il risultato.
A Tashkent non ci arriveremo mai. Troppo tempo perso alla frontiera. Meglio rassegnarsi al generoso sedile della AX per schiacciare un pisolino….
7 Agosto 2008
Samarcanda? Chi è?
Al classico posto di blocco poco prima di Tashkent chiedo ai poliziotti quale sia la strada, che la cartina indica come autostrada, per Samarcanda. L’indicazione mi porta sotto una statua, posta in una rotonda, con due colossi di Rodi alti 30 metri che guardano all’orizzone e indicano qualcosa.
Da questa piazza, cercando la strada per Samarcanda, ci siamo passati almeno 15 volte. Alla fine ho anche capito che i due colossi NON indicano la via giusta, avendo anche provato a seguire le loro indicazioni, preso da cupa disperazione.
Di qui, di la, no di su, meglio a destra….insomma pare che nessuno sappia dove si trova questa benedetta città. Alcuni addirittuta fanno una faccia del tipo “samarcanda? A me??”.
Alla fine troviamo un precisissimo omino che ci disegna la strada fino a quella principale. Ma non un cartello che indicasse la corretta direzione. In ogni caso, la bussola ha ancora dato una mano confermando che si viaggiava verso sud.
Pare non arrivare mai. Vecchioni, ti assicuro che Samarcanda era piuttosto lontana anche in macchina.
Solo a circa 20km dalla città , finalmente, appaiono i tanto agognati cartelli.
Sfioriamo il Registan in macchina e già così toglie il fiato. Mentre intasiamo con la AX il traffico già caotico, cercando di capire dalla striminzita cartina in dotazione la posizione del bed and breakfast indicato dalla guida, un tizio si presenta la mio finestrino per chiederci se stavamo forse cercando un hotel. Con magno gaudio scopriamo che il suddetto è…proprio quello consigliato! Per una volta almeno, dopo 10 minuti dall’ingresso in una città ci stiamo facendo la meritata doccia.
Il posto è molto accogliente, con un patio centrale ombreggiato da viti dove si beve, si mangia e ci si rilassa sui lettoni-svacco descritti prima.
Ma la cosa migliore è che….c’è un team del mongol rally anche qui! Nissan Micra, a quanto pare già un poco a pezzi anche se non si direbbe, team from UK.
Cena in hotel (2 dollari!!!!!!!!) con zuppona modello tuttoquellochec’èincucina, birra gelata e frutta fresca. Usciamo per qualche foto in notturna delle magnifiche moschee e delle madrase. Domani giornata campale: riparazione gomme (non ne abbiamo + di scorta!) e visita al Registan.
8 Agosto 2008
very very secret minaret!
Dopo aver dato la sveglia al Pilota, esamino alla luce del mattino il vestito bianco che porto da tre giorni..
Parlare di protocollo di lavaggio è un eufemismo, il termine corretto sarebbe: sterilizzazione. Provvedo in merito, ricca colazione in comune con gli altri viaggiatori, scambi di aneddoti su strade, avventure di frontiera ed amenità varie..
Il team MiUral si divide: gomme e meccanicismi al Pilota, operazione ripristino appartenenza razza umana alla sottoscritta..
Il Pilota parte in spedizione.
Il figlio del proprietario mi porta a Bridgestone Town, un incredibile quartiere del battistrada dove tutto gira attorno al pneumatico (essendo tondo), anche se ognuno rispetta il suo ruolo.
C’è il girone di chi vende pneumatici. Gli avventori entrano nei baracchi all’aperto e parlano, contrattano, mettono la gomma a terra e la provano premendola con la mano (???). Sembra di stare in un negozio di scarpe. Non tutte le gomme sono nuove, ovviamente. Qui i millimetri minimi che noi usiamo come parametro per la sostituzione non penso contino molto. In un baracco dal puzzo inqualificabile di gomma fusa (immaginate pile di gomme al sole cocente per tutto il giorno) trovo la mia Continental semi-nuova che mi serve per sostituire un pneumatico esploso.
C’è il girone dei montatori. Sono quelli che hanno le macchine per montare le gomme sui cerchi e fare l’equilibratura. In ogni buchetto sudicio c’è un caos indescrivibile di gente che fa di tutto. Chi monta, chi equilibra, chi gonfia, chi monta le valvole nuove, chi affoga le camere d’aria nell’acqua per trovare il buco…tutti allegramente lerci in modo mai visto di olio, grasso e colla. Un ragazzino con una specie di slitta porta la mia Continental insieme agli altri tre cadaveri dal montatore, ma qui mi avvisano che il cerchione ha bisogno di un passaggio in un altro girone…
Il girone dei rettificatori, con l’immane compito di raddrizzare centinaia di cerchioni feriti dalle mille buche di queste strade. Si inizia a martellate, si termina in alcuni casi con macchine un attimo + complesse.
Alla fine esco con tre gomme seminuove, spendendo ben sette euro.
Solo che non avendo capito bene il prezzo richiesto, ho cambiato duecento euro in un baracco poco lontano e…..ho riempito letteralmente lo zaino con mattonate di moneta locale. Il 99% delle banconote circolanti ha un valore di 500 sum e ne servono ben 2000 per fare un euro. Risultato: 800 banconote in mazzetti da 10.000 sum cadauno. Pagare anche solo una cena significa contare 30 o 40 banconote consunte. E come conseguenza tutti, ma proprio tutti, contano i soldi come fanno in banca da noi. Più rapidi delle macchinette, con vari stili addirittura.
Terminata la parte meccanica, ci buttiamo sul Registan. La bellezza e la magia che emanano queste madrase enormi è difficile da raccontare, passo quindi diretto alle amenità.
All’ingresso un poliziotto giovane con fare circospetto ci avvicina dicendoci che se vogliamo, in cambio di un obolo, può farci salire dentro il minareto che da sulla piazza del Registan. “Secret, very secret….don’t tell anybody…only for today…only for italia…”.
La sua delusione è cocente quando gli faccio notare che a pagina 220 della guida Lonely Planet dell’asia centrale, non solo c’è scritto di chiedere ai poliziotti di farvi salire al minareto, ma anche quanto costa. Il suo potere contrattuale a questo punto si avvicina allo zero e si accontenta di un “baby price”, come lui stesso l’ha definito. E su per la scaletta, talmente segreta che è corredata di segnaletica. In cima, in pratica, si esce col crapino da una tegola del minareto e la vista, in effetti, è notevole. Tornando, incontriamo un nugolo di altri turisti che stanno per avere la fortuna della medesima esclusiva “molto secret” e, ovviamente, “only for spagna, francia, germania, giappone, cina, turchia…..”
9 agosto 2008
In Da Haus of Kazak
L’idea sinceramente era di andare a visitare Buchara, ma dopo 2 ore secche alla ricerca di una strada che proprio non voleva farsi trovare mi sono rotto le scatole. Torniamo a Tashkent, passiamo oggi la frontiera (quella che avevamo trovato chiusa dal lato kazako qualche giorno fa) e guadagniamo un giorno di viaggio.Strada ottima, arriviamo in città in 3 ore circa ma….ecco, come sempre, l’imprevisto. Mr Policeman ci informa che la frontiera col Kazakhstan è chiusa. Ma come??? Sono le 5 di pomeriggio!!! Risposta del Mr Policeman: e allora? Sono due anni che è chiusa…Tombola. Siamo costretti a farci almeno altri 150 km per raggiungere la frontiera di “non mi ricordo”…che chiude però alle nove. La ricerca è il solito delirio di informazioni contrastanti. Anche i km qui paiono essere un opinione relativa il che complica ulteriormente le cose. Dopo una scarrozzata a velocità record, arriviamo alla sbarra alle nove….e cinque minuti. Niente, non si passa. In questo posto in mezzo ai campi, ci tocca pure cercare un giaciglio per schiacciare un pisolino. Il capitano viene catapultato a bordo strada per rifornirsi di caffeina sotto varie forme ed …informazioni. Dopo poco un signore molto gentile ci dice che può ospitarci a casa sua per una modica cifra. Accettiamo volentieri e seguiamo il figlio, a bordo di una Lada color aragosta, fino alla magione. Tipica casa kazaka, o almeno tipica per quanto me la immagino. Grande patio tappetato che da sul cortile interno, o meglio forse sarebbe dire orto. Camere grandi, spaziose con architettura un poco kitch dalle pareti (finta carta da parati geometrica dai colori sgargianti dipinta sul muro) fino al soffitto (cassettoni e motivi floreal\bucolici in azzurro, oro e bianco). A terra, l’immancabile distesa di tappeti. Il bagno, ovviamente, è dotato di vasca e tinozza con tazza smaltata per sciaquarsi. Non c’è il lavandino, l’acqua cade per terra dove viene risucchiata da apposito foro a ciò preposto. Per TUTTO il resto, in fondo all’orto c’è un capanno senza luce con, subito fuori, un contenitore con dell’acqua per lavarsi. Insomma, io mi sarei fatto volentieri una doccia, ma non volevo complicare le cose. L’ospitalità è perfetta. Ci preparano la cena, mentre Tariz (il figliolo con lada-crostaceo) non molla un attimo la AX da quando ha scoperto il giochino della luce. Vorrei avere qualche informazione su quanto sta accadendo in Georgia, ma i canali satellitari sono tutti russi e , non so davvero spiegarmi il perché, non c’è traccia di quello che sta accadendo. Finisce che mi addormento al tavolo visto che tra tappeto e cuscini……zzzzzz……
10 Agosto 2008
Back in Kz!
Operazioni di frontiera felicemente e rapidamente concluse, ci reimmettiamo sull’asfalto kazako verso Est, fino quasi ad Almaty. E poi dritti verso nord, Balkash e poi ancora su fino al confine russo.
Abbiamo da fare quasi 250 km in più oltre ai 150 già fatti in Uzbekistan per via di questa maledetta frontiera chiusa. Anche un team inglese, che dal kazakhstan voleva entrare in uzbekistan dal varco di tashkent, ha atteso un giorno intero di fronte al cancello chiuso prima che qualche anima pia li avvisasse della serrata.
Sono tutti kilometri quelli che facciamo oggi, come conseguenza i miei pochi neuroni rimasti sobri si concentrano sulla strada e sui .. cartelli.
Noto la presenza dei cartelli che segnalano le aree di sosta, poco più che semplici sterrati con annesso deposito di scarti di varia natura e provenienza. Ma i cartelli sono invitanti, visualizzano un tavolino (mai visto) ed un albero… Noto però che l’albero è tutto piegato ed instilla quindi un dubbio: ammicca per invogliare alla sosta oppure minaccia un crollo sul tavolino e sul cranio degli avventori? Preso dal dilemma, tiro dritto e mi fermo al “cafe”.
Altro cartello: segnalazione animali vaganti. E qui è uno zoo che ti puoi trovare innanzi sulla striscia continua come su quella alternata, in curva o in rettilineo, insomma ovunque. Ed infatti penso che il suddetto cartello sia in assoluto quello più presente in questa parte di mondo. Devo dire che mucche, cavalli, capre, pecore, falconi, cani, volpi, gatti e ricci (chiedo scusa se dimentico qualcuno) hanno una loro educazione civica. Non si scompongono, guardano a destra ed a sinistra, e poi impegnano la strada. Ovviamente le mucche con maggiore spavalderia, vista la stazza che disintegrerebbe all’impatto molte auto che girano da queste parti. Ma il cartello coglie questa loro impertinenza: a differenza dei nostri cartelli dove la mucca è presa di profilo, qui TI GUARDA. L’occhio bovino non è rappresentato, ma porta in se una sfida. Eccovi la mucca impertinente.
11 agosto 2008
ZebroTent Spleen
Sotto un cielo kazako che sembra piovermi in faccia, penso a quanto siano lontane le sabbie mobili milanesi, la mia casa ancora da sballare, il gas ancora da collegare.. le difficoltà, le frustrazioni.. lontane come le stelle. In questo momento vorrei non dover tornare mai più. Spero sempre che Starman smetta di aspettarmi da anni nel cielo e si decida ad arrivare. Mah, che pensieri strani.. saranno stati i noodles al brodo di yak o la vellutata di licheni Siberiani liofilizzata che ho preparato per cena sul nostro fornelletto da campo, ad ispirarmeli? Intanto smetto di guardarle, le stelle (si sa, che più le si guarda, meno le si vede cadere) mentre da una parte ho nell’orecchio il rombo lontano del rarefatto traffico sulla strada che porta alla regione dei laghi (con inserti sporadici di treno) e dall’altra il perentorio ronfare del Pilota, ahimè vicinissimo. La notte è appena cominciata. Perché non li ho portati davvero, i tappi per le orecchie? 11 agosto 2008
Sweet Home Kazakhstan
Sveglia all’alba per me, solito tiraemollacinqueminutini per il Rosso, morale: partiamo alle due. Con un handicap. Abbiamo perso IL cellulare con LA sim internazionale. No good! Dopo vane ricerche ipotizziamo un furto con destrezza, anche se non possiamo escludere l’infratto nel gorgo della nostra nomade casetta ruotomunita.. soprattutto perché dato che anche il MIO cellulare è inesistente (credo abbia un problema ai contatti e non legge nessuna sim), non possiamo provare a far eventualmente squillare l’altro. E come avrete capito, siamo isolati. La giorrnata prosegue con una chicca tutta del Pilota: il Cambio Filtro dell’Olio. Succede infatti che si accenda una spia e che tale rimanga mentre andiamo. Il momento è delicato.. Fare un cambio filtro in mezzo al nulla è difficile ma non impossibile. Munito di chiave inglese e cacciavite, mi getto sotto la macchina ed eseguo l’eseguibile. Terminato che fu l’intervento, noto con preoccupazione che la spia dell’olio resta di nuovo accesa e quindi non si tratta del filtro intasato come avevo pensato, essendo il livello regolare.Fortunatamente il problema avviene solo a motore freddo, quindi evidentemente è successo qualcosa alla pompa dell’olio che fatica quando lo stesso è più freddo e quindi più denso. Ma bene così, la AX non si ferma certo per una cosa del genere. Via! Verso nord, verso la Mongolia, verso gli Yak(s)!
12 agosto 2008
“..just around midnight..”
Arriviamo in vista di luci: diversi TIR parcheggiati, un paio di automobili.. il Pilota dice STOP. Parto in ricognizione. Sotto una veranda di pietra dal tetto in abete (come di legno sono panche e tavoli, tutto in puro stile rifugio alpino), occhieggiano due porte. Una è aperta. Varcandola, mi ritrovo in una specie di “canteen” di StarWarsiana memoria; dal crogiuolo di etnie molteplici occhi di taglio variegato mi fissano come un Alieno. Sorrido, saluto, domando (..à la “gioca jouer”) di un motel, mi indicano l’altra porta. La scritta in cirillico sta a significare “ricovero notturno”. Entro, arriva una signora sorridente che mi fa vedere la stanza. Chiedo (memore del motel di ieri notte..) della DOCCIA. C’è. Perfetto. Relaziono il Pilota, il quale approva, siamo già oltre la soglia. Sorpresa: la sciura ci ha riservato una camera con bagno privato. Bene! (..Poiché, come scoprirò in seguito, la doccia comune è situata in cortile..)Silenzio, si ronfa. (..nel frattempo la veranda è scatenata: canti e risa fino all’alba!)Sono le 6:15. Stanotte ha gelato. Il letto è un’amaca, tanto sono lasche le molle, ma la coperta è di cachemire, la trapunta di cotone ed è una goduria starsene imbottiti come un cheeseburger! Rilevo che le due spedizioni condotte nottetempo per rimboccare il pilota, hanno conseguito esito negativo. Qualunque tipo di copertura installata finisce immancabilmente appallottolata in modalità cuscino. Bah!Le 7:00. Galina (la sciura locandiera) ha già completato le pulizie nel ”lodge”. Sulla veranda (..Dobri den!) si fa colazione davanti al sole nascente. Vecchie abitudini, immagino. Ordino cofie ciornie e vorrei qualcosa da mangiare.. uhm.. Mi faccio capire/spiegare a furia di disegnini cosa contengono i vari manufatti bitorzoluti che troneggiano sul bancone del bar. Opto per una frittella di patate. Ottima scelta, naturalmente. Esco anch’io in veranda. Il sole spacca. Dopo un po’ Sveta, la cameriera innamorata dell’Italia, mi si siede davanti e iniziamo a sostenere una conversazione patafisica.. Ovvio che, dopo di ciò, mi ritrovi ad ascoltare interrogativamente un camionista versione russa di John Wayne, mentre svuota due caricatori di vocaboli foresti articolando suoni inintellegibili.. uhm.. Gli ammollo il provvido dizionario pilotesco, che infatti sta ancora consultando mentre io continuo a scrivere placidamente.. Si forma un capannello all’arrivo di Fatima, che.. parla inglese! Ne approfitto per arruolarla come star del promo “Team MiUral da Best” che tento di girare da giorni.. ma è tardi, come svegliare il Pilota? Protocollo Estremo: dobbiamo fare un pacco di kilometri, riparare la ruota di scorta e controllare le altre di ricambio, già sgonfie ancora prima di essere state messe in esercizio. Alla fine, seppur a malincuore, lasciamo il simpatico chalet tra abbracci, scambi di indirizzi email, sorrisi e regali. Un trasportatore turco insiste per omaggiarci di un anguria, che trova posto sotto le mie ginocchia..
13 e 14 agosto 2008
kilometri a la carte
Ormai via via via che la Mongolia non è mica lontana ormai. Lo noto dalla cartina ma soprattutto dal fatto che le persone iniziano a stupirsi del fatto che siamo partiti dall’Italia e non che siamo diretti in Mongolia.
Pavlodar, frontiera Kazakhstan-Russia verso Omsk, dove sostiamo per la notte. Qui noto la delirante colazione (che per noi era la cena) recuperata presso un supermercato aperto anche la notte. In realtà l’hotel aveva uno snack bar 24\7, ma non me la sono sentita di svegliare l’addetto che ronfava beato su uno dei divanetti. Come conseguenza alle ore 5.30 del mattino si pasteggiava con birra, burro, pane, caviale rosso e formaggini vari. Colossale dormita, visto che il check out è alle 15 (!! la civiltà !!) e via verso i 750 km che ci separano da Novosibirsk. Prati, boschi, ottima strada e nient’altro. Quasi rischio di addormentarmi.
Arrivati ormai tardi in città cerco la fantomatica strada M52 che va diretta in Mongolia (dopo 1000 km ovviamente…) e la trovo con una certa facilità. Ma non ci sono motel, hotel o rifugi per cani, alla peggio, dove sostare. Ergo ennesima notte in macchina presso una stazione di servizio da cui sgorgavano, felici, vari tipi di carne alla griglia sia la sera (quando siamo arrivati) che all’alba…
Oltre i 110 km\h la spia dell’olio resta fissa, quindi quella è la velocità massima. Va bene, mi adatto.
15 agosto 2008
if Gengis kan, we kan.
Alle ore 21.30…un miraggio…la frontiera lato russo in un paesino a dir poco desolante….ma chiusa. Faccio i fari ad un militare (ormai sono spudorato) che si avvicina alla cancellata e ci informa che la frontiera apre domani mattina alle 9 (dissipando i miei incubi più profondi che mi davano spacciato tutto il week end, ad attendere l’apertura della sbarra il lunedì..). Fa un freddo becco, non è pensabile stare in tenda. Fermiamo dei ragazzi che ci indirizzano presso una babuska simpatica come la peste bubbonica ed acquistiamo il nostro posto letto in una specie di capanno di legno, in cortile, di fianco alla stalla. Dentro due ragazzi russi che vengono da Novosibirsk e sono diretti, ovviamente, in Mongolia. C’è anche un tavolo ed un piccolo fornello, col quale ci prepariamo l’ennesimo noodle liofilizzato di questi giorni. Il baracco, la “cucina” e lo scalcinatissimo letto li ho vissuti come il Grand Hotel, rispetto alla soluzione “sedile” per la seconda notte consecutiva. Sistemazione antipulci (sacco letto, cappello estensibile in testa, calze, pantaloni) attenti a non toccare le coperte nemmeno con un dito.
16 agosto 2008
We Did It!
Rapida ed indolore la frontiera lato russo, gentilissime le “doganieresse” mongole (di cui un paio in improbabile tenuta militaresca con stivalata dotata di tacco a spillo…interessante…). Siamo nell’elenco del rally, quindi le operazioni si semplificano.
Si apre il cancello……………..siamo in Mongolia!!!!!!
Ed infatti…dal dolce asfalto russo si passa ad un delirio di buche ravvicinate che fanno vibrare la macchina in modo impressionante. L’autoradio salta fuori dal suo buco, mi si accendono le frecce ed il tergicristallo in autonomia, insomma qui si fa dura. Dobbiamo arrivare a Tsagaanuur e da li proseguir per Olgi, 100km in tutto. Anche in queste condizioni, due ore e dovremmo esserci, penso.
Devo pensare di meno.
La strada in effetti peggiora ed inizia ad inerpicarsi su un crinale davvero troppo ripido per la AX. Sbuffa , scalcia, ma proprio non ce la fa a passare. Torniamo indietro a chiedere informazioni, con la particolarità che nella precedente gelida notte russa la batteria è morta. I milleseicento abitanti di una gher (uscivano a fiotti dalla tenda) si parano attorno alla macchina, compreso un fastidioso ed intraprendente ragazzo che si spaccia per meccanico. Secondo lui non è la batteria ad essere scarica, ma il motorino d’avviamento a non funzionare. Gli faccio notare che ho un po’ di fretta, le luci dell’auto sono fioche e mi basta una spinta ed una indicazione. Mi giro, ed è già sotto l’auto. Smonta il motorino, lo fa controllare, insomma passa un sacco di tempo nel quale tutto il clan ci invita nella gher a bere the e mangiare biscotti, di cui è letteralmente cosparso il tappeto principale della tenda. E siccome siamo l’ospite d’onore venuto da (molto) lontano, ci preparano il piatto “uber alles” della cucina nomade mongola: la capra bollita. Solo che veder arrivare un vassoio intero con tutta la capra fatta a pezzetti dopo la bollitura, con tanto di testa troneggiante sulle frattaglie mi ha fatto dichiarare di essere un vegetariano integralista. Quando poi uno degli astanti ha preso un pezzo di animale e l’ha immerso nel the a guisa di biscotto, proprio non ce l’ho fatta e sono uscito a controllare la macchina.
Ovviamente alla fine era la batteria e dopo ore di the e caprini in salsa varia ripartiamo per Olgi. La strada giusta è un po’ meglio, ma salendo sull’ennesima altura la macchina finisce in un fosso di traverso e si spegne il motore. Non c’è modo di farla uscire in queste condizioni, dobbiamo passare la notte in macchina.
Fornello da campo appena fuori dalla portiera, noodles liofilizzati dentro cercando di scaldarsi con sacco a pelo e coperta made in Decathlon.
Ha da passà a nuttata…..
17 Agosto 2008
Olgyii
Quando hai passato una notte in auto al freddo ed in quelle condizioni, vedere il sole che spunta e che scalda con l’apprezzatissimo (in questo caso) effetto serra l’interno dell’auto, i pensieri in quel momento possono essere solo fortemente mistici.
Disincagliare l’auto alla luce della mattina risulta facile, così facile che per un attimo non finisce a ruzzolare giù dalla montagna senza conducente.
Ripartiamo. Non passano 2 km che sotto la macchina si sente un rumore tipo "cannonata calibro 400" ed anche l’impatto è molto realistico. La marmitta si è letteralmente staccata e facendo leva su se stessa ha fatto saltare la macchina di almeno 30-40 cm. Altro accrocchio: riparazione tramite filo di ferro multiplo per tenere sollevato il tubo ormai a penzoloni. Ora però il rumore incute molto più timore.
Dopo pochi km una visione: l’asfalto. Gli ultimi 30 km sono di ottimo asfalto, che inizia in mezzo ad una delle mille praterie e termina ad Olgyii.
Troviamo subito l’albergo e pare un 5 stelle. Relax, domani mattina dobbiamo comprare una batteria.
18 Agosto 2008
Olgyii > nowhere
Il mercato di questa piccola cittadina è un insieme incredibile di container che vendono un po’ di tutto. Ed in mezzo ai container, tavoli da biliardo all’aperto dove cricche chiassose giocano e valutano le giocate altrui.
Trovo una batteria made in China, ma la cifra richiesta è talmente folle che desisto. Insomma, sono tutte montagne qui: in avanti o indietro dovrebbe essere sempre facile avviare.
Quindi via! L’unica indicazione seria ovviamente è sempre quella della bussola. Verso est.
Intraprendiamo una pista ben battuta che molto presto diventa una strada dove si è divertito un mezzo cingolato. Sassi, dirupi, buche. Insomma, una cosa impossibile.
Ennesimo colpo sotto la macchina, e questa volta la leva del cambio schizza fuori dalla sua sede e mi resta in mano. Fortunatamente con qualche martellata (meglio dire "tenagliata" visto che il martello non lo trovo più) ed un lavoro da terapista per rimettere la leva al suo posto, riusciamo a ripartire. Colline, montagne, vallate, laghi. La strada migliora ed anche io riesco a godermi meglio il paesaggio.
Qui chiedere informazioni quando "pensi" di essere fuori strada è impresa ardua. La Mongolia ha il più BASSO tasso di abitanti per km2 dell’intero sistema solare. Per capirci, è 11 volte l’italia con 2.5 milioni di abitanti, di cui un milione nella capitale. Tutti i pochi restanti sono accampati ovunque, ma non è affatto detto che sappiano dove sia il loro "ovunque". Moltissimi abitanti delle gher strabuzzano gli occhi di fronte alla cartina del loro stesso paese e muovendosi a cavallo possono passare un po’ dove gli pare. Noi no. Ed intanto come sempre fa buio e si avvicina lo spettro "dove cavolo è finita la strada???? Era qui un attimo fa!!!".
Stop tecnico, di nuovo in quota. Freddo becco ma cibarie nuove da scaldare prima di rifugiarsi sottoperta. Faccio un buco nella scatola che contiene i 10 maxiwurstel made in "china" e scaldo tutto assieme sul fornello. Dopo qualche minuto vediamo una piccola luce scendere dalla montagna in modo un poco indeciso. Si avvicina ed ovviamente arriva fino a noi. Trattasi in effetti di moto russa con ben 3 occupanti che vedendoci soli ed intenti a mangiare, mossi a compassione, si fermano a fare baldoria.
Abbiamo con noi una bottiglia di vodka "Gengis Khan".
Che il mongol party abbia inizio!
19 Agosto 2008
Quale lago scegli?
Partiamo di prima mattina e come sempre ritroviamo la strada abbastanza facilmente. Ed altrettanto ovviamente, la stessa si tramuta in una incredibile scalitata di pezzi di pietra e sassi sulla quale, ne sono certo, molti fuoristrada avrebbero parecchi problemi. La cosa tragica è che qualcuno ha pure messo un cartello per ricordare l’inaugurazione di questo percorso per trial estremo.
Finalmente siamo in cima alla montagna e possiamo provare ad orientarci con la cartina e la bussola (il passante + vicino è a 250km, penso..). La direzione è giusta, ma il lago che abbiamo di fronte è a circa 150km ad Ovest di dove saremmo dovuti sbucare…. Va bene così, scendiamo a valle e seguiamo la strada.
Di nuovo vallate, di nuovo laghi, di nuovo praterie immense che si susseguono senza sosta. Il paesaggio toglie il fiato, ma la strada riempie di pensieri.
Niente da fare, dobbiamo farmarci su di un prato con la Zebrotenda, non posso andare oltre perché non vedo + nulla. Stop in riva ad un lago che pare essere il mare, visto che non si riesce assolutamente a vedere la riva opposta. L’orizzonte è completamente libero a 360 gradi, non c’è una lampadina.
Quando scende la notte pare davvero di essere al planetario.
E non fa nemmeno troppo freddo.
20 Agosto 2008
L’Incubo di Tes.
Per proseguire verso Est dobbiamo necessariamente passare da Tes. Dalla cartina sembrano pochi km, ma qui non si può fare troppo affidamento su questi mezzucci.
Ed infatti ci mettiamo letteralemente tutto il giorno per arrivare a questo posto, ed abbiamo anche dovuto disturbare un simpatico signore che, rinchiuso nella sua gher a mille miglia da qualsiasi barlume di modernità, guardava le olimpiadi col suo televisore ed il suo impianto satellitare alimentati da un pannello solare collegato sul tetto della tenda.
Sta venendo buio e Tes ancora non si vede. Passiamo per il solito paesino fantasma, dove da una porta incastonata nelle mille palizzate che rendono questi posti simili a dei recinti per bestiame, esce un omino completamente ubriaco.
Parla, si agita, non si capisce un cavolo di quello che dice.
Ci fermiamo poco fuori dal paese misterioso (e come sempre completamente al buio) e passiamo la notte all’hotel "Citroen".
21 Agosto 2008
Tsetserleg la Plurima
Alla luce del giorno è sempre tutto molto più semplice. Oggi dovremmo farcela ad arrivare a questa maledetta Tsetserleg, che la guida descrive come un oasi piena di alberghi con massaggi, docce calde e hamburgers. Lo so che su questo paragrafo spira un vento poco "rally", ma fatevi il conto delle notti in macchina ed in tenda al gelo prima di giudicare.
Pare andare tutto bene fino a quando, si pensa a pochi kilometri dall’agognata doccia calda, la AX rimane stranamente senza benzina. Considerando che in riserva fa almeno 60\70 km, è durata davvero poco.
Purtroppo abbiamo le taniche vuote, dobbiamo attendere qualche anima pia che, passando, possa cederci in cambio di denari il tanto sospirato liquido infiammabile.
Dopo circa un ora, passata a rovistare nella cambusa ed ingurgitare quanto presente di ancora commestibile, ecco stagliarsi all’orizzonte un camion immenso, azzurro, stracarico di qualcosa. Si ferma, e tiro un sospiro di sollievo ricordandomi che da queste parti molti mezzi di questa stazza vanno a benzina, e non a gasolio, visto il prezzo decisamente più concorrenziale. Il simpatico personaggio è un nomade che si sta spostando con la tenda e tutta la famiglia. Sono 5 o 6 in cabina e 20mila nel primo dei due cassoni del mezzo, mescolati con tutto il resto delle loro cose e coperti con un telo di plastica. Nel secondo cassone c’è invece la gher smontata. Ci dicono che mancano solo 40 km, contratto quindi 5 litri di benzina.
Ne verso il contenuto nel serbatoio, salutiamo e si riparte di gran carriera. Ma stranamente la luce della riserva si accende quasi instantaneamente e dopo pochi km la macchina si ferma di nuovo.
C’è qualcosa che non va, provo a guardare sotto la macchina.
Abbiamo bucato il serbatoio.
Attendiamo che il camion ci raggiunga sperando che non prenda una delle 123.907 strade alternative per fare gli ultimi 30 km. Eccolo finalmente, contrattiamo altri cinque litri e guido la AX allo spasmo per arrivare prima che il simpatico liquido finisca di nuovo.
Ma ecco il paese all’orizzonte, dai che ce la facciamo. L’auto arriva sbuffando e si spegne di nuovo proprio nella "piazza" principale. Ed a questo punto mi guardo attorno. Strano, non pare un posto da hotel, ristoranti, massaggi….pare che proprio questo microscopico paesino lontano da tutto e pieno di fango (sì perché nel frattempo scende una pioggia mista a neve…) non sia proprio molto turistico….ed infatti…la guida parlava di Tsetserleg…quella a oltre 300 km da qui. Nella NOSTRA Tsetserleg non ci sono hotel, non ci sono ristoranti, non c’è un meccanico e pare non ci sia neppure un benzinaio. Fantastico.
Una piccola donna che cammina velocissima ci nota, si avvicina e sorridendo ci fa capire che la dobbiamo seguire. Entro con lei nell’incredibile scuola del paese, alla ricerca (mi pare di aver capito) dell’insegnante di inglese. Il locale è a dir poco fatiscente e tutto farebbe pensare al fatto che sia del tutto abbandonato. Non c’è riscaldamento né luce ed a terra, assieme alle mille assi sconnesse che formano il pavimento, ci sono scarti di varia natura (avrò modo poi di ricordare, ma inizio a farlo subito, che il Mongol Rally è una corsa fatta con l’unico scopo di aiutare proprio i bambini mongoli, raccogliendo soldi per costruire scuole ed infrastrutture che nel paese mancano del tutto).
Troviamo finalmente l’insegnante, una ragazza carina e disponibile che parla inglese in modo un poco stentato ma efficace per la situazione. Il fratello recupera la macchina con la UAZ e provo con della colla bicomponente a riparare il serbatoio, buttandomi nel fango sotto la macchina. Un piacere. Ma dov’è la mia suite?? Intanto il tempo passa e non vorrei davvero intraprendere la strada per Moron in queste condizioni, oltre al fatto che devo comunque ancora trovare la benzina. Nell’attesa che la colla secchi, l’intera famiglia (ma qui non riesco mai a capire chi fa parte del nucleo familiare, chi è invece solo un amico, chi un vicino..) si trasferisce in casa dove l’onnipresente stufa in ghisa fa, oltre che da fornello, da impianto di riscaldamento con tanto di termosifoni.
Per quanto molte famiglie abitino in qualcosa che dall’esterno percepiremmo come "casa", una volta entrati salta chiaramente all’occhio che si tratta sempre di una gher, solo di forma diversa. Sempre un unico locale, sempre senza bagno, sempre la stufa al centro di tutto. Ci chiedono se vogliamo passare li la notte e francamente accetto volentieri. Sono stanco, bagnato e sporco.Stendiamo la coperta per terra e ci copriamo col piumone. Saremo stati almeno 10\12 nella stanza.
Non è davvero il momento di commentare il senso di privacy del popolo mongolo.
22/23 Agosto:
L’Allegra Carovana di Tsetserleg
La mattina ci si sveglia come sempre all’alba e scopriamo che fortunatamente il benzinaio c’è. Trattasi di container per benzina posto in cima a collinetta ed è dotato di pompa a mano per la distribuzione. Facciamo un bel pieno, pare che il serbatoio tenga bene.
Salutoni di rito, imbocchiamo una delle mille strade per Moron. Devo andare molto piano, perché la colla è pur sempre una “riparazione”. Ma non passano dieci kilometri che succede quello che è successo altri milioni di volte, cioè l'ennesimo sasso gratta il fondo della macchina. Il Captain viene proiettato fuori per guardare: sotto stiamo perdendo benzina di nuovo.
Non posso riparare il buco mentre scende benzina così prendo un tubo di gomma, lo apro riempiendolo di silicone e lo avvito sul serbatoio in corrispondenza della precedente riparazione. Per fare questo solito fango, solito gelo ma il tutto condito da una allegra fontanella di benzina che mi cola ovunque, sulle braccia in particolare, inzuppandomi la maglietta ed il pile.
Meno male che non fumo.
Avvitata la seconda vite pare non colare una goccia. Non sono molto felice di fare 200 km puzzando come un idrocarburo, ma neppure ho voglia di tornare di nuovo a Tsetserleg. Vado ancora più piano e sto ancora + attento. Ma la botta arriva lo stesso e questa volta perdiamo benzina a fiotti. Giriamo la AX e la scanniamo verso il paesello. I 40 litri del serbatoio sono appena sufficienti per fare i 20 km che ci distanziano da Tsetse (per gli amici…) ma non sono abbastanza per arrivarci. Ed infatti ci fermiamo, in salita, a non + di 2 km dalla “metropoli”. Per fortuna passano due ragazzi in sella ad una piccola moto cinese, trasportanti un qualcosa che sembrava una enorme motosega. Il Capitano, requisito mezzo e centauro, parte in missione alla ricerca dei nostri amici tsetserleghiani e soprattutto della loro UAZ, a bordo della quale ritorna effettivamente dopo un po'.
Il cugino alla guida ha una idea del traino tutta sua. Quando la corda giace molle a terra, suole per tenderla, partire a razzo, di modo che al conducente del mezzo trainato gli si mescolino le vertebre del collo tipo carte da gioco. E lo fa così convinto e così di gusto, che il sedile della AX si spacca e resta sempre “disteso”. Mi mancava.
Ci ospitano nel cortile cintato della gher per tentare la riparazione lontano da occhi curiosi. la nostra amica insegnante nel frattempo ci prepara un ottimo piatto di tagliolini con carne di capra secca.
Non ha senso riparare di nuovo con se non rinforzo la riparazione con un pezzo di metallo.. Dove cercarlo se non dal fabbro? Leggi: l’uomo più indolente di tutta la Mongolia che necessita di mezz’ora per riceverti, altrettanto per annuire mentre gli racconti cosa ti serve, un tempo imprecisato per risponderti ed uscire dalla gher, una mezza eternità per guardare la macchina. Per poi terminare dicendo che non si può fare nulla su due piedi.
Ma i due piedi sono quello che ho, quindi compro una lamiera e decido che me la monto io.
**E.H.I.**
nel senso di ehi, un attimo di pausa, mi inserisco nel delirio meccanico del Pilota per invitarvi a fare le vostre considerarazioni sul suo stato psicofisico.
Il pilota è provato. Molto provato.Terrorizzato dall'idea di dover essere nuovamente ospite di questa cittadina, si è calato in uno stato di trance che gli dona un'aria da Golem Riccioluto..
Il mio apporto alla Squadra, pertanto, è quella di simpatica pagliaccia che intrattiene i novecentoventicinque bambini dei quali ottomila femmine scatenate con il pallino della danza classica; in modo da concedere ai nostri amici di prestarci la necesaria attenzione, l'insegnante soprattutto, che, ovviamente sempre neonatomunita, va da ieri traducendo tutto quello che si articola ed è quindi sempre con noi.. Difatti mentre ce ne andiamo a cercare una batteria nuova che non costi come un palco alla Scala, saluta a destra e a manca, scambia due raschiamenti di gola con questa e quella, si informa, ascolta, esulta: sono "molto, molto fortunata", mi dice..
Siamo fortunati. C’è un gruppo di imprecisati commissari governativi che stanno pasteggiando alla taverna e che tra un ora, ci dicono, partono per Moron. Seguire chi la strada la sa già è decisamente un vantaggio. Hanno però delle maxijeep enormi e ben attrezzate, quindi gli chiedo se potranno andare così piano da permettermi di stare in carovana. Dicono qualcosa di incomprensibile alla nostra insegnante e lei annuendo traduce: devono andare piano, perché una delle macchine trasporterà un cadavere.
Che gaudio che gioia. La prospettiva di seguire in piena notte un corteo funebre fa decisamente parte dei piani.
Uno dei commissari, che chiameremo “l’uomo del mistero” ci presta anche una batteria per la macchina, ma.. vuole un pegno: 100 dollari? Naa.. Allora forse i passaporti? Naaa! la Nikon del Capitano... Ecco, la mia Nikon va bene!
All’ora prefissata ci troviamo appena fuori dal paese per ritirare la salma (…) ma le operazioni si allungano a dismisura. Perdiamo circa tre ore prima di riuscire a partire, nelle quali siamo stati fermi di fronte alla casa del morto bevendo Vodka Chiggis Khan con gli altri carovanieri.
Forse si usa così.
Finalmente si parte e ci infiliamo tra le 3 Pajero come piccoli moschini in mezzo a tre elefanti. Ma per quanto vadano effettivamente piano, non riesco a tenere il loro ritmo dovendo stare molto più attento al fondo stradale. Per completare l’opera, si fora una gomma nel bel mezzo della notte. Non solo dobbiamo fermarci, perdendo inesorabilmente in “ritmo”, ma le gomme sono di nuovo sgonfie e vanno ripressurizzate…ovviamente a mano.
Ripartiti, delle Pajero non c’è più traccia. Tentiamoci lo stesso, non c’è altro da fare. Sempre verso est, omai è quasi un postulato.
E come si suol dire la storia si ripete: paesino pieno di fango, strada che si dirama, non un umano in giro.
Dobbiamo fermarci. Buonanotte. (Brrr..!)
23 Agosto:
Sabato al Fiume (Dentro al Fiume. In Auto)
Solita sveglia all’alba, controllo della bussola, tradizionale “ecco dove c###o era la strada!!”. Ripartiamo.
La strada sale sempre di più, verso un passo che effettivamente è citato sulla cartina. Solo che all’improvviso mi trovo di fronte un enorme yak peloso.
Noto che il lungo pelo dell’animale è pieno di palline di .. ghiaccio.
Guardo meglio, sta nevicando!
Tutto in giro sembra Livigno a gennaio, completamente coperto da una coltre decisa di neve. Speriamo che la strada, qualunque essa sia, non finisca per ghiacciare.
Dopo circa 40 km di tempesta di neve la strada scende e il paesaggio torna ad essere normale.
Ad un certo punto, ecco il momento decisivo. Il guado. La strada termina li, le tracce delle altre auto pure. Dobbiamo passare di qui. C’è una specie di isola in mezzo, facciamo in due tempi.
40 metri e 1 mulo
Lo sguardo del Pilota è inequivocabile: scendo a testare il livello di pescaggio. Il fiume non è così profondo, ma la corrente è fortissima e i sassi del fondo scivolosi e instabili. L’acqua inizia a penetrarmi negli stivali, ma è possibile guadare con l’accortezza di non finire in una buca. Cosa che puntualmente succede. Con sgomento vedo la Temeraria affondare la ruota anteriore sinistra sempre di più mentre il Pilota convulsivamente da’ gas senza ottenere risultato e intanto grida “Svuotiamo la macchina!” che a me suona come il “Posti di Divisa!” di Yellow Submarine. Siamo arenati a 40 metri dalla riva. Iniziata la procedura di emergenza, in qualche viaggio ci ritroviamo completamente bagnati ma riusciamo a mettere in salvo tutto o quasi. Ecco. E adesso? Spunta un carretto trainato da un mulo con due donne e un terzo componente maschio.. La virago che evidentemente comanda il gruppo non ha esitazioni: si lancia in acqua seguita a malincuore dall’altra e di conseguenza dal terzo. L’unico che non vuole saperne proprio di collaborare è il mulo. Ah, e (parrebbe) la sottoscritta, che in realtà sta ehm scattando delle foto a ricordo del topico momento.. Dal mio privilegiato punto d’osservazione sembra di assistere allla rappresentazione in scala reale de “la capra , il cavolo, il lupo (e la barca)” indovinello di strategica abilità diplomatica tramandatomi da mia nonna..
Dopo un numero imprecisato di infruttuosi tentativi, momento di ristoro a base di vodka , cracker e spam. E proprio mentre si stabilisce di non procedere oltre, non ti arriva mica una coppia motociclista di moronesi allegroni e intraprendenti? Alè: tutti in acqua di nuovo (tutti tranne il capitano, ovviamente –The Pilot-)..
Alla fine la tenace volontà mongola riesce nell’impresa. Addirittura il motomunito buontempone vola a prelevare la propria batteria da casa per aiutarci a partire. E partiamo. Ma l’entusiasmo non dura a lungo.
A 25 km da Moron il motore inizia a bollire in modo anomalo e dobbiamo fermarci di nuovo. Faccio per aprire il cofano e controllare il livello dell’acqua che il tappo del radiatore, evidentemente svitatosi durante i fluviali tentativi di cui sopra, si stappa tipo bottiglione di “Mumm” e l’acqua bollente mi investe come una doccia per arrosti.
Acqua ghiacciata, una tonnellata di Nivea…insomma va bene anche questo basta arrivare a Moron.
Ci confermano che siamo davvero a pochi km, ma ci indicano la strada sbagliata e finiamo di nuovo, col motore ancora in ebollizione, di fianco al fiume.
E qui la AX ha compiuto il proprio suicidio. Non ha voluto più saperne di partire in nessun modo.
Guardo in modo spaesato l’orizzonte, non c’è nulla di nulla se non due contadini che falciano il prato. Sono più simile a Freddie Krueger (si scrive così?) che ad un umano, quindi il Capitano tenta il colpo visto che vicino alla tenda dei villici c’è anche una macchina.
Ma loro sono in moto, che è parcheggiata subito dietro la stessa e non possono aiutarci.
Temo che il finale di questa giornata sarà il meno desiderato.
Questa, tra tutte, è stata la notte peggiore passata in macchina. L’auto era completamente fradicia, dai sedili che grondavano acqua ai tappetini dove ancora galleggiavano oggetti non identificati. Il motore non partiva più, almeno per provare a scaldarsi. Insomma freddo, umidità allucinante, stanchezza e la sensazione di essere atterrati sul pianeta sbagliato avendo finito la benzina. Passerà mai nessuno da qui? Non riesco neppure ad agganciare l’unica auto che vedo il lontananza lampeggiando l’ “S-O-S” con i fari. Dobbiamo rimanere qui, con il telo di plastica sui sedili, i vestiti addosso bagnati, le scarpe piombe d’acqua ed una tale umidità che dai finestrini gocce di condensa cadevano inesorabilmente sulle coperta e sul sacco a pelo rendendoli umidi, come tutto il resto.
Diciamo che la sensazione era sconfortante. Come diceva qualcuno, stanno cercando di farmi perdere il buon umore.
Proviamo a dormire qualche ora, e vediamo cosa ne sarà delle nostre vite domani.
Arriveremo a Moron o ci troveranno tra dieci milioni di anni, fossili in un’auto francese?
24 Agosto 2008: Moron!!!
Quando ho aperto gli occhi pensavo sinceramente di essere morto.
O almeno quella era la senzazione.
Dolore alle gambe, alla schiena, alle braccia, alle mani, al collo. Avevo pezzi di colla e di acrilico sulle dita, i capelli ancora bagnati dal liquido refrigerante dell’auto, due dita ed il polso ustionati (o meglio dire proprio cotti) in modo evidente e dolorante. Insomma, dolore ovunque. Speravo come sempre nel sano effetto serra automobilistico, ma oggi (a completamento del tragico quadretto) pioviggina ed il cielo è coperto.
La macchina è ancora vicino alla tenda e ci ronzano attorno due persone, che non sono i contadini di ieri.
Il Capitano è già in missione, che pare davvero impossibile. Ed invece dopo qualche parola e una mimica molto convincente, ecco che i due gaudenti pescatori della domenica decidono che ci trainano fino a Moron con la potenza della loro Mazda. Il mio entusiasmo è alle stelle, sono solo 30 km.
Mi guardo attorno e vedo la salita sconnessa e piena di curve che conduce alla strada principale. E penso che quella macchina non ce la può fare a portarci tutti su di li, con la AX al traino.
Meno male che sono stato smentito.
Indescrivibile. Oceanica la commozione che serra la gola alla vista di una camera “DeLuxe” con Bagno Privato dotato di Antro Doccia Separato.. quasi come quella che mi impedisce ora, a furia di brindisi, di scrivere mentre trovomi aspettante l’ora x dell’acqua calda nel bar-ristorante dell’Hotel Dul. Ciò a causa della sesta medaglia (la seconda d’oro) conseguita dalla Mongolia.. Inni, canti, abbracci, lacrime, risa isteriche, sorrisoni, curiosità <where></where>, delirio allo scattare del fonema “MongolRally”, auguri e congratulazioni in ogni declinazione possibile, c’è anche una TV locale che intervista gli astanti (non sono però a conoscenza of any notice che l’Hotel Dul ospiti al momento Celebrities, a parte me e il Pilota che se la ronfa beatamente..). Insomma situazione “Mostly Peculiar”.. Sono le tre e mezzo PM, ora di UB. Un’ora e mezza all’ Hot Water, potrei nel frattempo iniziare a preparare la montagna di colli per il coraggioso Laundry Service..
Devo anche riscattare la mia Nikon dall’Uomo del Mistero, ora preparo un messaggio che la gentilereceptionist tradurrà a dovere.. Ah Moron! Come adoro te e le tue facilities.. senza averti nemmeno ancora visitata!
Un 73enne ingegnere informatico mi fa da ennesimo chaperon traverso tavolate canterine. Ricevo omaggi poetici e merchandistici, sono al culmine della popolarità, ma sono quasi le meno circa, è tempo di testare la doccia.
25, 26, 27 agosto 2008: Moron, Moron ( i wanna wake up, in a city that doesn’t sleep)
Moron è poco più di un paesello, ma dobbiamo cercare qualche camion diretto verso UlanBatoor. Una delle ragazze del’hotel convoca dei suoi amici meccanici (ma qui lo sono un poco tutti) per dare un’occhiata alla macchina.
In quel momento esatto, capisco cosa le è successo.
Essendo il motore restato a bagno nell’acqua gelida del fiume per almeno due ore, quando l’ho riacceso nel tentativo di aiutare il mulo ed i suoi padroni nello spingere\tirare la Temeraria, la valvola che regola il passaggio del liquido di raffreddamento è rimasta chiusa proprio perché gelata dal liquido circostante. Ma il motore stava invece andando allegramente, mentre la valvola era sott’acqua e bene al fresco.
Conseguenza: fusione della guarnizione della testata. Ed ecco come mai dell’ebollizione continua del liquido.
È impossibile trovare una guarnizione per la Temeraria e penso anche che non ci sia un meccanico che possa eseguire un tale lavoro, per quanto non troppo complicato. Ho gli strumenti per farlo, ma non ho il tempo necessario. Dobbiamo arrivare ad UB e dobbiamo portarci dietro la Temeraria in qualche modo.
I due giorni passano a cercare, chiedere, contrattare soprattutto nella zona del mercato. Qui c’è un viavai continuo di mezzi di tutte le stazze, indirizzati più o meno ovunque in Mongolia. UB non è lontanissima, sono circa 600 km di cui solo i primi 200 di sterrato. Poi, incredibilmente, c’è asfalto fino alla capitale.
L’uomo del mistero si palesa imrovvisamente in Hotel, non parla una parola di inglese e si porta quindi dietro la figlia (che ne parla a stento due o tre..). Facciamo la transazione batteria\nikon e proviamo ad indagare sulle sue possibilità di organizzarci un traino. Lui annuisce, conferma e conforta.
Ci intima di seguirlo in “ufficio” e scopriamo che lavora (??) proprio di fronte all’hotel.
Entriamo da una porta laterale e ci fa accomodare sul divano.
E qui inizia una scenetta che ancora devo decifrare.
Nella stanza c’è un grosso televisore ed un potente impianto completo di karaoke. La figlia arriva dopo poco, accende tutti i macchinari e si lancia in improbabili interpretazioni di canzoni tipiche mongole, cercando di spronarci a cantare con lei.
Time out. Ma non eravamo qui per il traino?
Un poco basiti, cerchiamo (al terzo album di fila reinterpretato dalla giovane fanciulla) di tornare sul pezzo.
Lui ci conforta, domani sera deve andare ad UB (con il furgone funebre di due notti fa..) e può collegare un carrello per trasportare la macchina.
Allegria. Soprattutto perché finalmente possiamo spegnere l’impianto karaoke.
Decisamente più tranquilli sprofondiamo nei divanetti del ristorante dell’hotel per cenare. Come spesso accade nei locali c’è un televisore che spara musica e video musicali a tutto volume. La selezione non è male, tutto 70’s ed early disco music. All’improvviso, mi pare di sentire qualcosa come “voulez vous, voulez vous, voulez vous danser?” ed inizia una interminabile serie di Ricchi e Poveri, Toto Cutugno ed addirittura Pupo (dico….Pupo) e tutti cantano felici, storpiando a piacimento parole ed incastri poetici delle stesse. Qui la musica italiana (quella musica italiana) va tantissimo. E come chiosa al malefico mantra, c’è pure Tiziano Ferro (Iron Titti per gli americani).
Accanto a noi anche un simpatico trio ispanico in giro per la Mongolia con una Land Rover presa a noleggio, che pare abbia avuto molti + problemi della Temeraria…brindisi, cuntos de viaje, la sottoscritta si prova di mettere a frutto lo espanol hablato con Catia-del-Salvador questo giugno, mille anni fa, a milano..
Attendiamo con fiducia l’uomo del Mi(ni)stero, doveva passare alle 14 e successivamente prelevarci alle 17. Lasciamo la nostra stanza e trasferiamo le carabattole in cortile, in trepidante attesa.
Passano le cinque, le cinque e mezza, le sei…uhm facciamolo chiamare dalla reception, in mongolo..Mano a mano che al telefono la conversazione prosegue, la faccia della centralinista è sempre più contrita: "Oggi non può.. ma, forse.." (forse) "..domani sì."
E’ troppo, basta. Dobbiamo abbandonare la Temeraria.
Esodo: Versione del Capitano
Improvvisamente odesi il rombar d'un ringhio, sommesso et agghiacciante. Vedo il Pilota avventarsi tenaglia in resta sull’AX: “Bastaa! Via le targhe!” e poi, rivolto a me: “TU VAI al mercato E TROVA un mezzo qualunque!” Eh no, mio caro, le stacco io le targhe: la strada del mercato l’ho gia’ fatta 4 volte da ieri, le delle quali 2 da sola non è stata proprio un’esperienza consigliabile di fare.. “Allora stacca tu le targhe” ma certo che ci vuole? Mi basta di immaginarmi as l’Erculeo Macho della Plasmon brandente cacciavite come scalpello e piNza a guisa di mazzuolone.. et voilà! (intorno un capannello di edili, esterefatti nel vedere bionda donzella in miniabito e ciabatt infradito bianchi scalpellare via con sì selvaggia precisione le plates da un auto..) ma “c’est ca qui’l fait mon charme..”
Nel frattempo arriva l'Uomo del Mi(ni)stero a bordo del funereo suv. Confabula con gli edili e la ragazza e mi guarda: «ho la soluzione per voi domani» traduce tramite l'estensione a risponditrice bioanalogica.
Gli replico come da protocollo, che «relazionerò, ma» che «il Pilota è furiosamente deciso a partire subito». Dopodichè lo saluto caramente a colpi di sorrisoni e proseguo a tutto scalpello. Se ne va. La ragazza è basìta. Le spiego che il Metallo non permette a nessuno di arginarlo e che può farci offrire aiuto direttamente dagli edili quando rientra.
Torna il Rosso e richiede Procedura: evacuazione immediata. Obbedisco.
Durante il tragitto in taxi incontro a minivan, mi anticipa che il viaggio non sarà tra i più confortevoli poiché il mezzo assegnatoci, omologato per 8/9 persone, ne trasporterà noi compresi, almeno 15.. Uhm.. e dura dalle 19 alle 2. Beh.. sono solo sette ore.. Ma magari!
Esodo: Versione del Pilota
Affido al capitano il compito di staccare le targhe ed io mi fiondo al mercato in taxi per cercare un passaggio…sempre verso est. Trovo un minivan diretto a Erdenet, circa 200 km da Moron, da dove iniziano strada asfaltata e ferrovia (che esagerati) per UB. C’è anche uno dei tre monasteri principali della Mongolia a poca distanza, ed a questo punto ho intenzione di approfittarne. Contratto il prezzo e chiedo se possono aspettarmi: devo tornare dal Capitano, controllare che l’auto sia vuota e tornare qui con lei e i bagagli. Mi mettono un poco fretta, ma un italiano anche lui in attesa della partenza mi comunica che sono lì da 5 ore in fase di “decollo imminente”.
A razzo in Hotel, il Capitano ha svolto egregiamente il compito assegnato, regaliamo tutti gli attrezzi al tassista compreso il cavo di traino ed è felice come una pasqua. All’improvviso ci chiama la ragazza dell’hotel dal retro dello stesso, dove si trova un camion scassatissimo, il cui autista è disponibile a portare a UB la macchina. C’è pochissimo tempo per contrattare, ma stabiliamo un prezzo accettabile e gli affido il delicato compito. Loro partono domani sera ed è perfetto col piano di fermarsi ad Erdenet una notte per visitare il monastero. Affare fatto, torniamo a mach 2 al mercato.
La Partenza per Erdenet fissata teoricamente alle 2 pm, il van si muove dalla piazza fisicamente alle 21.30..pieno all’inverosimile. Siamo esattamente in 15 in un van da 9, ma sono solo 200 km (hehe) e comunque non c’è alternativa. Chiedo alla studentessa di fronte a me a che ora si arriva e mi fa segno con le dita: “2”.
27 agosto 2008 sera: Partenza per Erdenet - Prologo 1
Dopo 36' nel bus di Tantalo ero già certa di aver percepito un embolo partire nella gamba destra, ma il peggio giunse insieme alla consapevolezza che speakin as orario d’arrivo, con il numero «2» si intendessero in realtà le 14!!
Momenti Assolutamente Danteschi, ma davvero davvero.
Eppur, si proseguiva.
La Bolgia delle Esternanti non sembrava pericolosa quanto l’orrido Imbuto dei Tritaossa - famoso per non lasciare superstiti, e benchè fosse tutto un incubo cercavo di dimenticarmene, e ci stavo quasi per riuscire esattamente quando..
idem cs: Partenza per Erdenet - Prologo 2
Lo Hyunday inizia ad arrampicarsi sulle montagne ed è un disastro. Le mie rotule si scambiano più volte con quelle di chi mi sta di fronte, siamo in 3 su un sedile da 2 ed io sono a (troppo) stretto contatto col vetro gelido del van, il bizzarro dispositivo di chiusura mi riempie anche di colpi ad ogni buca o sussulto.
Le brevi soste tecniche sono altri disastri, visto che siamo incastrati come pezzi del Tetris. Difficile uscire e complicatissimo rientrare. Non esiste una singola posizione comoda tra le varie migliaia provate.
27 agosto 2008 notte: Vomitomobile per Erdenet
Una delle due ragazze di fronte a noi non è fatta per le strade mongole. Improvvisamente vira verso il bianco, apre il finestrino ed esplica l’esplicabile senza che nessuno abbia alcun moto di qualsiasi natura.
Presa da spirito di emulazione e senso della sfida, la sua compagna appena di fianco dopo pochi minuti fa lo stesso.
Ed hanno continuato in questo tragico balletto gastrico per quasi tutto il viaggio.
Non soffrendo la macchina, dopo la sosta tecnico/mangereccia schedulata all’una di notte ho personalmente avuto serie difficoltà.
L’arrivo come avrete capito non era alle due di notte, ma del pomeriggio successivo, ed è davvero stato un calvario impressionante.
A - Ho male ovunque, mi sento come se avessi tirato un calcio negli stinchi a Mike Tyson senza essere riuscito a scappare subito dopo.
B - Io invece sono una suppliziante di Clive Barker, incrociata in maniera spuria con un hamburger di gomiti.
28 agosto: Erdenet
Finalmente, verso le dieci del mattino dopo una tragica, lunghissima notte, il van si posiziona sull’asfalto, a significare che manca davvero poco. Ma non abbastanza, ennò, troppo facile! Dopo ore di botte, colpi, salite e buche nel qualunque terreno, proprio durante i primi 50 metri di asfalto perfetto, la trasmissione cede di schianto e l’albero casca letteralmente per terra. Ci voleva proprio solo questo.
Siamo a 49,995 km da una doccia, dall'acqua minerale, da un letto, C****!!
E siamo fermi.
E nessuno sa se almeno c'è già in atto il progetto di recupero..
Mi srotolo fuori.
Mentre cerco di resuscitare il mio corpo, vedo la gente che mano a mano si autoestrae dalla sardinovan, andare beatamente ad accovacciarsi o, peggio, sdraiarsi (Pilota compreso) su di una pietraia accuminata che fachireggia ai lati del manto stradale..
Io mi trascino fuori dal van coprendomi col piumone e mi sdraio sui sassi appuntiti a bordo strada. Una volta coperto, riesco addirittura a dormire di gusto. Gli altri passeggeri sono rassegnati ed attendono che il fido driver trovi una soluzione. Il van con cui viaggiavamo in comitiva deve arrivare a Erdenet (50km), tornare indietro ( altri 50km) e ritornare in paese ( e sono 150 km in totale).
In quel momento sento il Capt che mi chiama.
Una Land Rover color “non so” si è fermata in corrispondenza del van: il conducente era convinto che ci fosse stato un incidente e di vedere un ferito a bordo strada coperto con un telo.
Ed invece ero io che dormivo quasi sull’asfalto, avvolto dal sacco a pelo azzurro del Capitano (la scena era in effetti da CSI).
Il mondo è piccolo: sono i ragazzi spagnoli incontrati a Moron!
Sìì!
Spostiamo un po’ di bagagli e ci infiliamo in 5 nell’auto. Andare a 100 all’ora e sembrare fermi, per quanto sommersi di oggetti, è un esperienza nuova da un mese e mezzo a questa parte. In 37' siamo ad Erdenet, troviamo subito l’albergo giusto (insomma suite e doccia calda, avrete capito..). Ci riesce anche di avere una macchina con autista pro monastero per il pomeriggio stesso.
In auto non reggiamo un kilometro e dormiamo disfatti tutti e due.
Soddisfatti dai buddheggi pomeridiani, organizziamo il nostro trasporto to the finish line. Da qui è uno scherzo, ci sono ben 4 autobus al giorno ed addirittura il treno.
Crollo felice dopo una cena pantagruelica, pensando che anche la AX deve essere ormai in viaggio (stavolta rilassante anche per lei..) nella stessa nostra direzione....
29 agosto : Ub My Love
Siamo stati fortunati a visitare il monastero ieri sera, caldo al tramonto di una luce mistica e suadente, un riverbero interiore. Qualcosa ci ha toccato. Sono certa che ci resterà sempre, da qualche parte.. Oggi invece il cielo è coperto, meglio: abbiamo 7 ore di bus da fare per arrivare a UB. E posti numerati. E non scherziamo.
Partiamo con i bagagli assieme a noi sui sedili: il vano apposito è pieno.. Evabbé.. Dopo un tot salgono due persone, dopo un altro tot, se ne aggiungono due in più. Il fatto è che nell'ultima fila (la nostra) vige un regolamento particolare: quanti ce ne stanno, possono. Ma vabenone! L’importante è che siamo a sette..cinque.. tre ore dall’arrivo, certificate da un orologio elettrico che troneggia di fianco all’autista!
Arriviamo, ci laviamo, usciamo: internet, a noi!!
Dobbiamo trovare un biglietto aereo con una nuova prenotazione: quella fatta dal Pilota è scaduta ed ora pare impossibile trovare posto sulla tratta UB-Mosca. All'ufficio Aeroflot ci dicono dopo il 15 settembre..
La serata verte sulle cena: non trovando il posto prescelto, ci fermiamo in un promettente pub irlandese, dove finalmente ascoltiamo rock e divoriamo filetto di bovino, mentre facciamo la conoscenza di un sedicente cuoco germanico. La birra irlandese naturalmente qui non esiste.
30 Agosto : Da last day : Capt. Prologue
Difficile parlare di Ulaan Baatar. Difficile parlare di questi ultimi giorni: arrivare alla finish line, incontrare gli altri team al Dave’s Pub, fare le foto di rito, firmare la T-shirt ufficiale, visitare il palazzo d’inverno di Bogd Khaan, comperarci il cappottone tradizionale al mercato, fotografare Gengisnoopy sulla rosa dei venti al centro della Piazza..
Impossibile dimenticare il colore del cielo, il sorriso della gente, la gioia di nulla, le emozioni, la fatica, le soddisfazioni. Difficile descrivere l’energia formidabile e la serenità bambinesca. Finalmente ho tre anni.
Difficile parlare, sapendo che stiamo tornando a uhm.. già.
La Ax è stata la mia casa per tutto questo tempo. E’ stato bello. Non voglio che finisca. Ma sono anche maledettamente curiosa.
Lascio pertanto la parola all’uomo che tutte voi avrete imparato a sognare e sognato di incontrare almeno una volta: colui per il quale essere “Natural Woman” è missione ineluttabile di ogni femmina che si rispetti.
Iddu: Il Mito di Metallo, the Sultan of Diffidence, Papuasia the Great, il Pilota Rosso.
Del glorioso Team Miural, naturalmente
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