logo RP
scrivi | newsletter | cerca
trasmissioni

 
 
 
tre uomini in barca

Cantuccini al sakè in Giappone

18 luglio 2008

 

Avete spazio per un altro blog dal Giappone?

Siamo Anna e Jacopo da Cantù, in procinto di partire con altre sei persone per tre settimane di Giappone. Si parte il 31 luglio e si torna il 21 agosto.
Il nostro itinerario è particolarmente serrato: prima sosta a Nagoya per supportare due nostre compagne di viaggio che parteciperanno al World Cosplay Summit come rappresentanti ufficiali italiane. Poi faremo tappa a Osaka, Kyoto, Nara, Hiroshima e infine Tokyo, dove resteremo per quasi dieci giorni.
A parte le usuali mete storiche da turisti alla prima visita (castelli, musei, parchi etc.), da grandi appassionati di manga quali siamo non mancheranno dettagliatissimi reportage dei nostri acquisti nei negozi più assurdi e in luoghi come il Museo dei Robot di Nagoya o il Museo dello Studio Ghibli a Tokyo.
Per non parlare della ricerca di ogni tipo di cibi tipici e gadget assurdo-tecnologici...
Che ne dite, siamo dei vostri?

I Cantuccini al sake,
Jacopo & Anna

 

 

24 luglio 2008

 

Buondì! Rieccoci qui, impegnati nella preparazione dei bagagli:
ANNA
La composizione della valigia è sempre traumatica. Ingredienti? Una valigia, una bilancia pesapersona e un sacco di pazienza.
Dato ci aspettiamo un caldo vagamente tropicale, i centimetri di stoffa a bordo saranno il meno possibile. E questo è un ottimo punto di partenza per non superare i dieci chili che mi sono prefissata. Ma soprattutto è un buon motivo per potermi comprare lì un po’ di abbigliamento strano…e che non sia Muji!!! Un vero trauma sarà la separazione dal mio phon (che ragazza scontata...). Ma li hanno anche in Giappone, no?
Una precisazione su cosplay e cosplayer. Non sono dei travestiti, dai!
Certo, a chi non frequenta fiere del fumetto o manifestazioni simili possono veramente fare una strana impressione, al primo incontro. Ma di solito ci sono settimane di grande impegno e lavoro dietro la preparazione dei costumi, che per la maggior parte sono (o dovrebbero essere) autoprodotti in tutti i particolari. A parte o cosplayer di personaggi di cartoni animati, fumetti e videogiochi, ci sono anche quelli dei film. Non vi è mai capitato di vedere da qualche parte il famoso gruppo di Guerre Stellari con tutti i personaggi, da Darth Vader fino a più umili Stormtrooper?
Ormai manca pochissimo alla partenza. Io sto diventando cieca a furia di controllare il voltaggio delle varie cose elettroniche (in Giappone il voltaggio parte dai 100V, qui in molti casi si parte da 110).
La prossima tappa fondamentale sarà la playlist dell'Ipod. La prima canzone sarà ovviamente Big in Japan. Qualche suggerimento?
Abbiamo anche una mascotte: una piccola pecorella con sonaglino di nome Luppolo!

JACOPO
La composizione della mia valigia per ora non è stata molto traumatica. Semplicemente perchè non ho ancora pensato a prepararla!
Inizierò a preoccuparmi martedì o mercoledì, così sarà inevitabile dimenticare qualcosa di assolutamente indispensabile. Ma anche questo è il bello, no? No?
In ogni caso, anche per me il principio sarà quello di portare meno cose possibili e di frequentare assiduamente le lavanderie giapponesi.
Vestiti a parte, indispensabili saranno il mio fidato Ibook (con cui scriveremo il blog confidando nelle reti wi-fi) e, da buon lettore compulsivo, un po' di libri per accompagnarmi nell'estenuante volo di 15 ore e negli spostamenti in treno su e giù per l'arcipelago.

Intanto, c'è già un notizia negativa: il Robot Museum di Nagoya, che doveva essere una delle nostre prime tappe e che secondo la nostra aggiornatissima Rough Guide doveva rimanere aperto fino al 2010, è stato chiuso qualche mese fa. Ora dovremo trovare un degno sostituto. Andremo al museo del ramen istantaneo? Oppure al museo della canzone napoletana a Tokyo? A quanto pare è stato appena aperto anche un museo della... cacca! Tipi strani i giapponesi...

A presto,
Anna & Jacopo

 

 

29 luglio 2008

 

Jacopo:

Due giorni prima

Inizia la preparazione al viaggio. Guardando un telegiornale, sudore freddo ci cola per la schiena: i lavoratori della Lufthansa sono entrati nel loro primo sciopero a oltranza da oltre vent'anni...

 

 

31 luglio 2008

 

Sciopero scongiurato, l'aereo parte con metà dei posti vuoti e ben presto si scatena l'anarchia e tutti si spostano: la migliore è sicuramente la svedese che si sdraia su quattro sedili con tutti i cuscini e le coperte che riesce ad arraffare, per poi dedicarsi con passione a uno sceneggiato in costume anni Settanta di dubbio gusto. Per me una brutta sorpresa: il librone che mi ero portato appresso era in realtà il terzo volume di una saga che non ho mai iniziato a leggere, e che si è rivelato quindi del tutto inutile.

 

Dopo l'interminabile viaggio, funestato dalle turbolenze sopra la Cina e dallo sciopero del catering (il che significa aver fatto il peggior pranzo della nostra vita...), arriviamo a Nagoya. Superato il panico da “E adesso che si fa?”, prendiamo il treno per il centro. Subito impariamo che sul sedile di fronte al proprio c'è uno spazio apposta per mettere il biglietto in bella vista per il controllore.

La proverbiale gentilezza dei giappponesi si è dimostrata una realtà: è bastata un'occhiata ai nostri volti perplessi di fronte a una emittitrice di biglietti per far accorrere un gentilissimo vecchino che non solo ci ha spiegato dove andare, ma ci ha fatto scegliere la tariffa giusta e ci ha accompagnato di persona al treno.

 

 

1 Agosto 2008

 

Anna:

 

L'emersione dalla metro è stata a dir poco traumatica: un caldo a dir poco tropicale ci ha tolto letteralmente il fiato. Arriviamo rantolando all'albergo dove Nadia – l'amica che parteciperà al World Cosplay Summit – ci accoglie a braccia aperte.

Finalmente in camera troviamo subito la cosa che scatena l'ilarità degli occidentali: i water multifunzione. Non ci si può trattenere e proviamo tutte le funzioni: la temperatura della tavoletta, il bidet e la funzione doccia. L'acqua del rubinetto ha un sapore strano... meglio non indagare.

 

La giornata trascorre all'insegna del Cosplay Summit, assistendo alle prove delle performance dei 14 team provenienti da tutto il mondo.

 

La cena è un momento estremamente divertente, al tavolo con ragazze e ragazzi coreani, cinesi, italiani, spagnoli, americani, cercando di parlare di qualcosa in comune. Soprattutto quando per parlare ad un coreano devi parlare in inglese con una cinese, che lo dice in cinese ad un altro cinese e quest'ultimo finalmente parla in coreano al coreano... Uff, che fatica!!!

 

 

2 agosto 2008

 

Anna:

Secondo giorno in Giappone. Dopo una dormita di 11 ore e mezza, andiamo subito in uno degli indispensabili “kombini” (negozi aperti 24/7), già tappa fissa per comprare acqua e gli strani dolcetti dai contenuti e dalle consistenze abbastanza misteriose.

 

Mentre camminiamo facciamo un cosa che i giapponesi non fanno mai: mangiamo per strada. Qui sono abituati a consumare quello che comprano subito all'uscita del negozio, dove li attendono i contenitori per la raccolta differenziata. Tutto questo ha due conseguenze fondamentali: 1) le strade sono pulitissime; 2) non c'è neanche un cestino per strada. Proprio come in Italia!!! Un'altra curiosità è che in molte strade (all'aperto!) non si può fumare. Ogni tanto ci sono dei “punti” fumo riconoscibili dai posacenere. Nei locali, ristoranti compresi, invece si può fumare liberamente.

 

Nel pomeriggio seguiamo la parata dei cosplayer intorno al tempio di Osu. Immaginate centinaia di ragazzi/e in costume sfilare tra altrettante centinaia di persone munite di macchine fotografiche, in una specie di mercato coperto lungo un km e più. Durante la sfilata non resistiamo e ci fermiamo ad un baracchino a comprare dei dango: polpettine gommose di farina di riso intinte nella salsa di soia e arrostite al momento. Ottime, nonostante i 40 gradi esterni e interni alle polpette...

Arrivati al tempio entriamo nel cortile del tempio adibito a backstage per l'occasione. Un monaco esce da una porticina scorrevole in un angolo e guarda impassibile una ragazza danese vestita da Sailor Moon.

 

La sera, in un locale tipico, si riforma la nostra tavolata multietnica, che beve – al grido di “biru!biru!” cioè ”birra!birra!” – e mangia a sazietà. Rientriamo in albergo stremati ma contenti.

 

 

Piccolo resoconto della fauna giapponese finora vista:

 

Bambini: tantissimi e ovunque...

Ragazze: tutte bellissime e vestite impeccabilmente, studentesse in divisa comprese!

Ragazzi: qualcuno un pò meno bello, ma sempre vestiti bene.

Cani: solo uno in due giorni.
Gatti: un paio, probabilmente adottati da un locale.
Cicale: milioni e milioni! Friniscono in continuazione in modo assordante, dopo 30 secondi le odi a morte.

 

 

 

 

 

3 agosto 2008

 

A mezzogiorno ci troviamo nella hall dell'albergo con Nadia per la colazione, accompagnati dalla sempre più insistente presenza di Sebastian, giornalista di MTV Japan che segue la manifestazione e che vuole intervistare anche noi!!!

 

Usciamo a fare due passi e a un incrocio sentiamo una marcetta militare venire da un pullman nero. Sì, sono proprio loro, i famigerati fascisti giapponesi! Avevamo sentito dire che era consigliabile starne alla larga, ma sprezzanti del pericolo (e dal fatto che eravamo dall'altra parte di un grosso incrocio) li fotografiamo tranquillamente. Sono gruppi di estrema destra, espressione più pura del razzismo verso ciò che non è giapponese, soprattutto se si parla di coreani e cinesi. Stazionano spesso con i loro automezzi neri, decorati con scritte inneggianti all'Imperatore e bandiere spiegate, in mezzo alle strade affollate, improvvisando comizi urlati ai megafoni, ma in realtà sono pressochè ignorati da tutti quanti...

 

Torniamo in albergo: Sebastian ci aspetta per l'intervista!

Dalle 15 in poi iniziano i preparativi per la gara finale. I finalisti sono tutti nervosi e la Hall dell'albergo è gremita da fotografi e giornalisti della TV Aichi, che manderà in onda l'evento in diretta.

 

Alle 17 siamo nel backstage del palco con Nadia e Martina. Entriamo nel luogo della manifestazione con due pass regolari (teoricamente riservati a “Mum” e “Dad”) e recuperandone un altro approfittando della buona fede dei giapponesi, dicendo che li abbiamo persi.

 

Nadia e Martina escono come penultime. Peccato non vedranno mai lo striscione che avevamo appeso su un passaggio sopraelevato e poi rimosso da un poliziotto a tempo di record.

 

Finalmente la gara: combattimenti mozzafiato, balletti, canzoni, drammi. Tocca all'Italia: bello, bellissimo... Forza Nadia, forza Martina!!! Tra i giudici Yumiko Igarashi – l'autrice di Candy Candy e Georgie in persona – si alza e prende la parola. L'esibizione le ha tolto il fiato e, emozionandosi, ringrazia tutti i cosplayer a nome di tutti gli autori di fumetti, che dovrebbero essere lusingati da tutto l'amore dimostrato dai cosplayer nei confronti dei loro personaggi. Dopo i soliti intervalli di rito ecco la busta: i vincitori sono..... i brasiliani!!

 

Nonostante la delusione, la serata finisce con un party per i finalisti a cui noi non abbiamo potuto partecipare e di cui arriva solo il gossip riguardo un presunto scambio di coppia tra la coppia di ragazze di Osaka e le due danesi.

 

 

 

4 agosto 2008

 

È l'ultimo giorno a Nagoya e cerchiamo di metterlo a frutto andando un pò in giro e puntando al castello. Il caldo è soffocante come sempre, ma decidiamo di andare a piedi. In una strada principale notiamo un curioso cartello dove c'è un'auto sbarrata e una carpa tremante. Scopriamo poi che quella è una strada sicura in caso di terremoto ed è indicata con la carpa perché si dice che prima di un terremoto le carpe si agitino.

 

Costeggiamo la strada da una parte e il fossato del castello dall'altra. Anche qui il rumore delle cicale è assordante. Arrivati all'ingresso, il gesto inequivocabile del custode – una X fatta incrociando le braccia – ci dice che le visite sono appena terminate! Uff! Ripieghiamo andando a vedere il teatro Noh lì vicino.

Dopo esserci riposati in albergo usciamo per mangiare e finalmente dopo quattro giorni in Giappone mangiamo sushi. Squisito.

 

 

5 agosto 2008

 

Valigie. Check out. Si parte per Osaka.

È irritante il fatto che quando giri in metro tutti i giorni trovi scale mobili ovunque e quando hai appresso dei trolley, con un caldo soffocante, ci siano solo scale. Non è giusto. Per chi passa dalla'enorme stazione dei treni ed è assalito dalla fame, consigliamo il mercato alimentare al secondo piano sotterraneo. Tutto buonissimo, freschissimo e a ottimo prezzo. Abbiamo preso anche dei dorayaki favolosi : una specie di pancake con la marmellata di azuki (fagioli rossi). Buonissimi!

 

Arrivati a Osaka scopriamo che il nostro hotel è in una via commerciale coperta strapiena di gente e di negozi. Un caos totale, sempra una strada di Singapore! Incredibile come Osaka – una sorta di Napoli nipponica – sia diversa da Nagoya, dove tutto in strada è ordinato, pulito, disciplinato. Qui è tutto un susseguirsi di edifici di dimensioni, forme e colori diversi con decine e decine di neon e insegne di tutti i tipi. Tra l'altro, gli abitanti sono decisamente più grassottelli, ragazze comprese.

 

Dopo aver depositato i bagagli non resistiamo e andiamo subito a Den Den Town, quartiere dei negozi di elettronica, di modellismo e manga. L'aria promette pioggia e mentre cerchiamo di raccapezzarci sulla cartina un curioso vecchino - oseremmo dire completamente matto – blocca la strada col suo carrettino pur di aiutarci a trovare un negozio. La scena è comica, tanto da scatenare l'ilarità dei passanti. Troviamo i negozi e sul loro contenuto non mi dilungo: per un collezionista sono il paradiso e ci girava la testa solo al piano terra!

 

Ore dopo, spinti dalla fame, usciamo dai negozi con qualche sacchetto in più. Mangiamo in uno dei tanti locali, che come tutti i ristoranti del giapponese ha l'aria condizionata a 18 gradi – quando fuori ce ne sono almeno 35. Torniamo in albergo sfiniti, ma un torneo di Uno lo facciamo lo stesso...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

06 agosto 2008

 

Jacopo

Siamo a Nara, antica capitale del Giappone, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Iniziamo dall'altare shintoista Kasuga-taisha alla fine di un lunghissimo viale, bordeggiato da migliaia di lanterne di pietra, e pochi turisti. Arriviamo al tempio buddhista Todai-ji: i turisti sono numerosi, ma la vera folla  rappresentata dalla numerosissima popolazione di cervi che gironzolano per tutto il parco, in attesa che qualche incauto visitatore compri una confezione di Shika sembei, i loro biscotti. Rischio nel dare i biscotti ai cervi, ma appena finiti cercano di mangiarmi maglietta, mappa etc..

 

Sotto il sole cocente arriviamo al Daibutsuden. Al centro dell'edificio siede il più grande Buddha del Giappone: 15 metri di puro bronzo! Una delle colonne di sostegno del tempio affollata : alla base c'è un buco che va da parte a parte grande quanto una delle narici del Buddha. Si dice che chi riesce ad attraversarlo possa ottenere l'illuminazione nella sua prossima vita. Solitamente passano solo i bambini e a volte gli adulti rimangono incastrati e devono essere estratti a forza. Per loro e nostra fortuna, Nadia e Anna sono riuscite a passare senza alcun problema, scatenando la divertita ilaritˆ di bambini e genitori giapponesi.

 

Ci separiamo dai nostri compagni di viaggio e andiamo all'acquario di Osaka. Accanto all'acquario svetta una GIGANTESCA ruota panoramica. Una cosa mai vista!

L'acquario ? stupendo. Si sale al quattordicesimo e subito si scende per un percorso a spirale tra lontre, carpe di dimensioni abnormi e granchi giganti La vasca centrale riproduce le profonditˆ dell'Oceano: 6000 tonnellate d'acqua, 10 metri di profonditˆ; tonni, pesci-martello, enormi e inquietanti razze, e tanti tanti altri. Su tutti dominano i due placidi ma imponenti squali-balena con il loro codazzo di pescetti che nuotano intorno.

 

 

7 agosto 2008

 

Jacopo

Partenza di buon'ora destinazione Kyoto! A mezzogiorno abbiamo appuntamento con due nostri amici per visitare Kiyomizu-dera (il Tempio dell'Acqua Pura), considerato il tempio più bello del Giappone. La salita è ripida, il sole cocente, ma grazie alle frequenti pause presso i mille negozietti di souvenir e all'indispensabile aiuto dell'unico, fantastico, rifrerigerante Pocari Sweat (Pocari Swetto!! un integratore) riusciamo ad arrivare all'entrata. Ci avevano raccontato di una lunghissima scalinata, ma la realtà non è così terribile. L'edificio principale è una struttura in legno che si affaccia sulle vallette sottostanti, sorretta da centinaia di pali. Dalla montagna sacra sgorga l'acqua di Otowa-no-taki: l'acqua sgorga da tre diversi fori e si dice che diano salute, longevitˆ e saggezza. Ci mettiamo in fila per bere e questo diventa il momento peggiore di tutta la giornata: un sole a picco e un caldo soffocante. Mai sudato così tanto.

Purtroppo siamo costretti a rinunciare a una passeggiata per il quartiere delle Geisha. Peccato! A questo punto le mete prescelte sono due: il castello di Nijo o il famoso Kinkaku-ji (Tempio del Padiglione d'Oro).

Raggiungiamo il tempio o dopo una lunga corsa il bus: un luogo paradisiaco, in cui il dorato edificio si specchia sulle sponde di un laghetto verde, circondato dalle ombre delle colline boscose e ricoperte di muschio.

In un impeto di volontˆ decidiamo di correre anche al castello, ma arrivati alle porte ci aspetta una brutta sorpresa cioè il tipico gesto delle braccia incrociate a X: è chiuso da 22 minuti... l'ultima ammissione è alle 16. D'ora in poi questi assurdi orari saranno uno dei leit-motiv del nostro viaggio...

 

 

8 agosto 2008

 

Jacopo

La mancata visita al castello di Kyoto ha lasciato Anna piuttosto nervosa e insoddisfatta.

Così, per ovviare alla delusione, prima della partenza per Hiroshima prevista per oggi incaselliamo una visita alla città di Himeji, che ospita un castello considerato il pi? bello del Giappone. In effetti la sua fama è davvero meritata: costruito nel 1609, sopravvissuto a ogni danneggiamento, ? considerato tesoro nazionale e innumerevoli troupe cinematografiche hanno scelto questi luoghi per ambientare i loro film: da Ran e Kagemusha di Akira Kurosawa a 007  Si vive solo due volte.

 

Anna

All'entrata facciamo il biglietto e chiediamo la guida gratuita inglese: una simpatica signora giapponese, loquacissima e ferrata sulla storia medievale.

Dall'esterno ci fa notare che la torre centrale è praticamente una grande trappola per il nemici e che i soldati alloggiavano altrove: per arrivare alla conquista le ipotetiche truppe nemiche avevano una marea di trappole; dai sentieri a gomito che fatti di corsa con un'armatura terminavano addosso ad un muro, alle porte ribassate, i sentieri che danno l'illusione di scendere invece che di salire, le feritoie da cui veniva gettato olio per far scivolare gli invasori, gli interni bui e angusti.

Chiediamo alla guida come fa questo castello ad essere sopravvissuto fino ad oggi e lei semplicemente ci risponde che è fortunato! Alla fine dello shogunato il castello - come molti altri in Giappone - doveva essere demolito, ma un certo samurai si oppose con forza e Himeji si salvò. Durante la seconda guerra mondiale fu bombardata la cittˆ e gli incendi furono fermati dal fossato con l'acqua. Rimase in piedi anche dopo il grande terremoto di Kobe! Infatti in cima alla torre principale c'è un altare con delle botti di sake in offerta, e i custodi del castello le trovarono ancora in piedi e intatte dopo in terremoto.

 

 

9 agosto 2008

 

Anna

La mattinata inizia con la solita brioche e il solito onigiri comprato al kombini. Prendiamo il treno che ci porterˆ sulla costa per poi traghettare sull'isola sacra di Miyajima.

Dopo aver superato il bellissimo Tori che nasce dall'acqua proprio davanti alla baia dell'isola, una conoscenza ormai famigliare ci accoglie sulla terraferma: i cervi. Scopriamo che anche qui sono tantissimi, affamatissimi di biscotti e carta. Pare che vivano sull'isola da 6000 anni.

Ci incamminiamo verso il santuario, giriamo per il paesino, ci fermiano sotto la pagoda a cinque piani per bere un po' e ci incamminiamo verso il tempio sulla montagna.
La strada è
costeggiata a destra e a sinistra di negozi di souvenir (spesso paccottiglia) e chioschi di cibo. Subito capiamo che qui la specialità ? l'ostrica, ma la nostra attenzione è catalizzata dal un chioscho che vende calamari alla piastra infilzati su uno stecchino e immersi nella salsa di soia: buonissimo!

Io non resisto e finisco per comprare un tipico cappello da bonzo (soprannominato poi essere cappelliforme). Per ora è ok, ma già mi chiedo come farà a riportarlo in italia.

 

La strada diventa un sentiero nel bosco. I cartelli che indicano le distanze di percorrenza al tempio ci sbeffeggiano (10 minutes 7 if you run a little!). Finalmente arriviamo a quello che sarˆ il nostro mezzo di trasporto verso la cima della montagna: la funicolare sospesa. Ammetto di essere terrorizzata e non sono l'unica: infatti dopo la prima salita sulla cima, già abbastanza terrificante, c'è un vero salto da cima a cima. Il panorama sulla baia ? mozzafiato, ma non credo sia l'unico motivo per cui mi sventaglio velocemente.

Arriviamo in cima. Wow, il punto d'osservazione è fantastico! Siamo a 500mt sul livello del mare e la vista è fantastica. Ma il mare non è l'unico motivo per scrutare i dintorni: su questa montagna ci sono le scimmie!!! Peccato che non ne vediamo neanche l'ombra: un cartello nella stazione della funicolare ci avvisa che sono tornate nella foresta a mangiare... Il tempio è ancora lontano ma consultando la cartina scopriamo che è sulla cima accanto alla nostra, raggiungibile sono a piedi. Il caldo e il dislivello di 100 mt da coprire ci fa desistere e tutti tornano già con la funivia.

 

 

10 agosto 2008


Anna
Usciamo dall'albergo come al solito verso le 10.30 e prendiamo un bel bus verso il Parco della Pace. Percorriamo il parco lentamente e subito veniamo accolti dall'A-Dome. L'edificio in rovina è uno dei pochi rimasti in piedi dopo l'esplosione dell'atomica, e l'unico conservato esattamente nelle condizioni dell'epoca. Alcuni turisti si fanno una macabra foto davanti ad esso, ma io passo... Raggiungiamo il monumento alla pace dedicato ai bambini, con le  migliaia di gru di carta portate qui da ogni parte del mondo. Il monumento ricorda una bambina sopravvissuta alla bomba, ammalatosi poi di leucemia. Un detto giapponese dice che se si costruiscono mille gru di carta, un tuo desiderio sarà esaudito e la piccola nulla voleva di più che guarire. Purtroppo le 1500 gru fatte non bastarono a risparmiarle la vita...
Sotto il sole di mezzogiorno arriviamo nel punto del parco dove è calcolato sia esplosa la bomba a circa seicento metri dal livello del suolo. La fiamma sempre accesa che si trova qui sarà spenta solo quando l'ultima arma nucleare esistente al mondo sarà distrutta.
Non siamo ancora entrati nel museo e io sono già commossa e angosciata. Dentro non fa che peggiorare. Tra la folla vediamo ricostruzioni storiche, spiegazioni scientifiche sul nucleare e infine frammenti di vita quotidiana spezzata, divise scolastiche a brandelli, il triciclo di un bambino. Ultima e più angosciante è la parte sulle conseguenze delle radiazioni: foto orribili e persino pezzi di pelle deformata sotto formalina. Esco con le lacrime agli occhi.

 

 


11 agosto 2008


Finalmente si parte per Tokyo!
Siamo di nuovo sul famoso Shinkansen, il treno ultraveloce. La partenza è fissata per le 11.50, e arriveremo dopo sole cinque ore e mezza di viaggio!

 

 


12-13 agosto 2008


Jacopo
Shinjuku, Kabuki-cho
Uno dei cuori pulsanti della città, sede della stazione ferroviaria più trafficata del mondo (ogni giorno vi passano due milioni di passeggeri!), dominata dal metallico quartiere dei grattacieli e illuminata a giorno da milioni di neon dei locali.
Il nostro albergo si trova proprio qui, a un quarto d'ora di cammino dalla stazione, nel quartiere di Kabuki-cho. Nonostante il nome prometta intrattenimenti di elevato spessore culturale, Kabuchi-cho è per antonomasia il quartiere del piacere e del divertimento. Nelle sue viette strette si trovano migliaia e migliaia (e non stiamo usando un'iperbole, è proprio così!) di locali, bar, hotel e love-hotel, club di appuntamenti, sale di gioco clandestine e, supponiamo, veri e propri bordelli. L'intero quartiere è dominio assoluto della Yakuza, nonostante le recenti “ripuliture” da parte della polizia, e a ogni angolo della strada si possono notare figure inquietanti, eleganti, pulite e ben educate, che più di una volta ci hanno lasciati perplessi: semplici impiegati e dirigenti in libera uscita dopo una giornata di lavoro o membri e boss della mafia? Immagino non lo sapremo mai, perché in realtà, nonostante la cattiva fama, il quartiere è assolutamente tranquillo e privo di rischi, soprattutto per dei turisti occidentali.
Le vicinanze della stazione sono anche la sede di un luogo che è stata per molti versi la nostra salvezza: la caffetteria Segafredo! Dopo averla scoperta ed esserci assicurati non fosse un miraggio, il locale è diventato il nostro ritrovo preferito per la colazione mattutina – non prima di un passaggio in un kombini per arraffare qualche dolce dall'aspetto e dal contenuto improbabile o, per quanto mi riguarda, l'ottimo curry-pan! La nostra presenza è diventata tanto familiare ai baristi che già dal secondo giorno ci sono state offerte le tessere per le raccolte punti...

 

 


14 agosto 2008


Akihabara
Soprannominata Azkaban dal nostro amico Matteo, non si sa bene se per affinità fonetica o se per la sua magica capacità di far sparire i nostri risparmi in una nuvoletta di fumo. È la Città Elettrica, nata nel dopoguerra come mercato nero di componenti elettrici e ancora oggi punto di attrazione degli appassionati di elettronica, che qui possono comprare dal più piccolo transistor al maxi schermo al plasma, tutto a prezzi stracciati. Purtroppo, in una città mutevole e mutante come Tetsuo l'Uomo di Ferro, degli strettissimi vicoli di sessant'anni fa rimane ben poco e tutti i negozi si affollano intorno alla strada principale.
Da alcuni anni “Akiba” è anche la mecca degli appassionati di manga, anime, videogiochi e modellismo, che qui possono dare sfogo ai loro più sfrenati desideri e spendere cifre folli. Ve lo dobbiamo dire? È proprio quello che abbiamo fatto noi! Dal più piccolo negozietto agli otto piani di Mandarake, non c'è angolo in cui non abbiamo infilato il naso, incantati davanti alle vetrine piene di gadget e action figure. Il bilancio finale delle spese vedrà una spedizione postale di tre pacchi per un totale di 25 kg, le nostre valigie piene fino al limite, nonché l'acquisto di due piccoli ma capienti trolley aggiuntivi da usare come bagaglio a mano.
Per un motivo o per l'altro, ad Akihabara siamo tornati ben quattro volte nel giro di dieci giorni e questo ci ha permesso di avere una (ulteriore) testimonianza diretta dell'efficenza giapponese: il primo giorno uno dei nnostri punti di riferimento per orientarci era un palazzo in costruzione, arrivato al primo piano e a quel punto composto dalla sola struttura in acciaio antisismica. Solo tre giorni dopo, il palazzo era già arrivato al quarto piano. Ancora un giorno e il primo piano era già ricoperto dalle vetrate esterne e l'altezza continuava a salire. Durante l'ultima visita, in poco più di mezzora abbiamo visto ben quattro camion entrare nel cantiere con delle enormi travi d'acciaio, sollevate in tutta fretta e poste subito al loro posto. Davvero incredibile!

 

 

 

Tre Uomini in Barca, dal lunedì al venerdì dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Fausta Garavaglia.

barca(at)radiopopolare.it

 

 

versione stampabile

casa

i diari di viaggio