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Ok, ci siamo!
23 luglio 2008
Il viaggio è stato fissato: "Far West" con Avventure nel Mondo, uno sbattimento di 8000km con auto a noleggio dal Grand Canyon a Yellowstone, per una media di 400km al giorno. Ora non resta che fare la valigia: le cose che non possono mancare sono la macchina fotografica, obiettivi in un range di focali da 10mm a 200mm, un paio di filtri, il cavalletto, le memorie compact-flash, un hard-disk su cui scaricare le memorie e qualche altro accessorio. E il binocolo. Ci sarà un cellulare con dentro 4 giga di mp3: un po' di tutto, da Tico Tico eseguita al pianoforte da Barenboim a David Byrne, passando per i Dread Zeppelin, ma almeno per metà sarà roba che piacerebbe a Marcello Lorrai. Ci sarà un cappellino (gli occhiali da sole sono incompatibili con un uso frequente della macchina fotografica). Porterò pochi libri, di solito in questo tipo di vacanze non riesco a leggere granché: la biografia di Frank Zappa (concedo che in questa scelta possono aver avuto qualche ruolo le trasmissioni di Maurizio Principato) e "L'Enigma dei Numeri Primi" di Marcus du Sautoy, che è un potentissimo anestetico: la sera ne leggo due righe e vado in coma fino alla mattina dopo. Sentirò la Uo' che è medico per concordare quali antisquacquera portare. Il resto è lasciato più o meno al caso: magliette e mutande quanto basta per arrivare agli ultimi giorni senza risultare repellente ai compagni di viaggio. Però ci sarà la tenda: in alcuni dei parchi che visiteremo campeggeremo sul posto per essere belli pronti la mattina presto. Cercherò di ricordarmi di non lasciare in giro barattoli di vitamine... Miss M ha già parlato con il capogruppo e dice che sembra un tipo in gamba, speriamo bene. Ora devo impacchettare il bagaglio, misurarlo e pesarlo: con questa storia del prezzo dei carburanti le limitazioni imposte dalle compagnie aeree si fanno sempre più stringenti, e per di più ogni compagnia applica criteri diversi. La partenza avverrà il 9 agosto, ma voglio preparare tutto quanto adesso perché nei prossimi giorni porterò in villeggiatura la signorina Pelazzi (miao!) e ne approfittero per fare anch'io un po' di mare prima della partenza. Peccato che i Camminamare siano già passati di lì.
Ci sentiamo da Los Angeles! TBFKAFG
3 agosto 2008
Care ragazze,
A breve si parte. La Uo' mi riferisce di incendi nei parchi della California. Di tutti, quello nei guai più seri è lo Yosemite NP, proprio quello che dopo essere stato fotografato da Ansel Adams, nume tutelare di tutti i fotografi paesaggisti, è diventato la Mecca di chi vuole confrontarsi con questo genere di fotografia. Non dico che andavo apposta per quello, ma non poterlo visitare sarebbe certamente una grossa delusione. E poi mi dice che per agosto si aspettano The Big One. Eh eh eh, figuriamoci! The Big One. Chissà dove l'ha letta. Se l'aspettano da quando è stata inventata la tettonica a zolle, e dovrebbe arrivare proprio adesso, apposta perché c'è un blogger di 3uib. Comunque, per ogni evenienza, mi farò un account su YouTube, così, nel caso, la documentazione è garantita. Però il numero di cellulare non ve lo do, perché quando andate in onda sono le quattro di notte. Non scherziamo!
Infine, un rapido giro di email tra tutti i partecipanti consente già di fare supposizioni su chi potrebbe essere la scassapalle del gruppo, ma io sono un ottimista e aspetto di conoscerla di persona per vedere smentita questa prima impressione.
Partirò da Milano il 9 mattina e arriverò a Los Angeles quando laggiù sarà tarda serata. Il primo post, necessariamente, non potrà arrivare prima del giorno successivo.
Saluti, TBFKAFG
12 agosto 2008
Los Angeles. Quando ogni volta che la cantante dei Baustelle intona "Sfreccia in cieeelo un aeroooplaaano" un brivido ti corre lungo la schiena e non puoi fare a meno di alzare lo sguardo a cercare la scia lasciata da qualche aereo, vuol dire che i tempi sono maturi: e' giunto il momento di piantare tutto, prendere la borsa e scappare da Milano, andarsene via, lontano. Il viaggio e' stato una lunga giornata cominciata sabato mattina alle 6:30 e terminata quando a Milano, ormai molto lontana, era quasi mezzogiorno di domenica. E' filato via tutto liscio, l'emozione piu' intensa e' stato scoprire che a settembre uscira' un film dei fratelli Coen con John Malkovich, George Clooney e Brad Pitt. Non vedo l'ora. La foto della giornata, per rubare l'espressione a un altro blogger, è la marea di militari in mimetica color deserto che affollavano l'aeroporto di Atlanta. Erano un po' dappertutto, impegnati in quello che fa qualunque viaggiatore (americano) lontano da casa. E' vero, le bombe cadono da un'altra parte, ma non si puo' non accorgersi che si sta entrando in un paese in guerra.
Viaggiare con un medico ha i suoi pregi e i suoi difetti. La sera prima della partenza l'ho passata esaminando con la Uostic (it rhymes with Bostik) il Catalogo Universale di Tutte le Malattie del Mondo e ci siamo guardati sintomi e cure per la Febbre delle Montagne Rocciose: si trasmette con le zecche e - se curata - ne ammazza uno su 14. UNO SU QUATTORDICI!! MA E' UN'ENORMITA'!!! E poi ci si preoccupa di Al Qaeda! Comunque, se capita, doxiciclina. E la Milly, che non a caso e' collega della Uostic, e' pilota di ambuanza. Potrei riuscire a essere uno degli altri tredici e riportare a casa la pellaccia. Gli altri, ignari di tutto questo, attendono con ottimismo l'inizio di una grande avventura.
Saluti a tutti, TBFKAFG
11 agosto 2008
Las Vegas. Con il fuso orario ancora da recuperare e solo poche ore a notte per dormire, dopo un percorso lungo uno sfracello siamo arrivati da Los Angeles a Las Vegas. Ieri ci siamo spupazzati oltre 1000 km per realizzare un "mordi e fuggi" al Sequoia National Park in perfetto stile Avventure nel Mondo e arrivare alle 2 di notte a un motel nel mezzo del deserto, con l'obiettivo di raggiungere il giorno dopo la Valle della Morte. Naturalmente avevamo del sonno da recuperare e "tra una cosa e l'altra" ci siamo ritrovati davanti al cartello "Welcome to the Death Valley" a mezzogiorno in punto. Evvaai! La valle offre delle viste spettacolari per l'ampiezza degli spazi, l'enorme spianata ricoperta di sale, le sfumature di colore del terreno. Vista proprio a quell'ora si percepisce appieno il rischio mortale che corre chi cerca di affrontarla semza mezzi adeguati. Mi riesce difficile pensare che un'amica, in un'altra occasione, sia riuscita a non poterla visitare perche' era allluvionata. Ma dopotutto ero con lei questa primavera a Barcellona quando un inatteso nubifragio durato certamente ameno un weekend ha posto fine a una siccita' che tormentava la citta' da almeno un anno e che sembrava senza via d'uscita. Ma questa è un'altra storia.
Stasera siamo arrivati a Las Vegas e finalmente abbiamo fatto la cosa giusta al momento giusto. Il cielo stava finendo di scurire e sui palazzi della città risaltavano le luci intermittenti che ci hanno dato il benvenuto. Avvicinandoci al centro abbiamo cominciato a riconoscere la Torre Eiffel, il campanile di Piazza San Marco e la torre che domina la città, poi siamo stati inghiottiti dal viale principale con le sue insegne. Ma adesso smetto perché è tardi e sono stremato.
Saluti a tutti, TBFKAFG
14 agosto 2008
Nei pressi del Grand Canyon
Naturalmente, finito il post precedente, non ho potuto fare a meno di farmi un giro sullo strip. Sembra un altro pianeta, ma l'impressione non e' necessariamente positiva: e' come una Disneyland in cui la gente crede veramente a quello che vede. E poi mi ha preso subito una strana paranoia: vedevo in ogni angolo buio una possibile Scena del Crimine con me sdraiato per terra al centro, in ogni passante una possibile vittima su cui Grissom avrebbe dovuto indagare. Forse ero un po' stanco. E dovrei guardare meno televisione. I giorni successivi sono stati un crescendo di emozioni: Zion Park, Bryce Canyon, Antelope Canyon e stasera siamo arrivati al Grand Canyon. Ormai ognuno comincia ad avere il suo parco preferito, ma lo spettacolo offerto dal Bryce Canyon con il suo immenso dedalo di pinnacoli rossi e' nettamente al di sopra di ogni altra cosa, sia per il panorama che per le sensazioni che si provano aggirandosi in quell'intrico di torri rosse.
Antelope Canyon e' una stretta fenditura di arenaria larga quanto un corridoio e alta una trentina di metri le cui pareti si contorcono in meravigliose convoluzioni di ogni sfumatura d... ... Scusate, mi sono distratto: mentre scrivo questi appunti stiamo attraversando in auto la Navajo Nation e dall'autoradio e' partita una canzone "country" di Elio sui rapporti tra cowboy e indiani. Non ho potuto fare a meno di interrompere per farmi una (amara) risata.
La bellezza di questi luoghi, il piacere di un bagno nel Lago Powell, enorme lago artificiale realizzato ricoprendo d'acqua un meraviglioso canyon, fanno passare in secondo piano tanti piccoli contrattempi come arrivare alle 10 di sera al campeggio senza sapere se c'e' posto (e potrebbe piovere) o percorrere inutilmente 250 km (cioe', tre ore di macchina) perche' il capogruppo ha sbagliato strada e se ne e' andato in fuga senza aspetare le altre auto in un territorio dove da giorni i telefonini non prendono (ma c'e' il wifi). E poi mi sono comprato la cartina stradale delle Nazioni Navajo e Hopi, cioe' esattamente la mappa su cui il tenente Leaphorn piazza le sue puntine colorate! Questo mi rende estremamente felice (per cogliere il riferimento si legga uno qualunque dei romanzi di Tony Hillerman ambientati presso la Polizia Tribale Navajo). Domani, giro in elicottero sul Grand Canyon. Sara' kitsch, snob, tutto quello che volete, ma poi vi faccio vedere le foto.
Saluti a tutti, TBFKAFG
16 agosto 2008
Cortez
Gli ultimi due giorni sono trascorsi attraversando in lungo e in largo la Navajo Nation. Dopo il Grand Canyon, che impressiona per l'ampiezza delle sue proporzioni, siamo andati alla Monument Valley, se possibile qualcosa di ancora più ampio e impressionante. Abbiamo piantato le tende in uno spiazzo al centro di quegli enormi monoliti (ormai sono più veloce a montare e smontare la tenda di un indiano quando arriva notizia che i bisonti si stanno spostando) e li' abbiamo atteso l'alba. Nel frattempo ho fatto conoscenza con un amico di Cocco: tornando dal bagno siamo inciampati in un simpatico cucciolo di serpente a sonagli (almeno un metro di roba) che tenendo dritto il suo sonaglio che ancora non suonava cercava di attraversare il piazzale passando inosservato. Dopo un'alba spettacolare e un breve giro a piedi lungo uno dei sentieri tracciati, ci siamo messi in moto verso il Canyon de Chelly, nel cuore della riserva Navajo. Mi ripetero', ma anche questo posto mi ha colpito. La sua peculiarita' e' che il fondo del canyon e' verde ed e' popolato da famiglie Navajo che vi allevano delle piccole greggi. Arrivati sul fondo del canyon ha cominciato a piovere. Una venditrice navajo, vedendoci allineati sotto la tettoia dei bagni voleva fotografarci. "It hardly ever rains here." Stupido io che non sono corso a prendere la giacca a vento quando la Milly ha osservato "Beh, durante questa vacanza non e' ancora mai piovuto!". Cosi' ho fatto tutta la risalita del canyon sotto l'acqua. A sorpresa, però, anche questo contrattempo è servito a mostrarci dei nuovi aspetti di questo paese: tornati in cima al canyon ci siamo accorti che le sue pareti, prima aride, ora erano costellate di cascate e un fantastico arcobaleno e' andato a decorare Spider Rock, il monolito dedicato alla Donna Ragno, la divinita' che ha insegnato al popolo Navajo l'arte della tessitura. Ora siamo a Cortez, posto assolutamente qualunque, se non fosse che e' la prima citta' che mi sembri vagamente a misura d'uomo, in cui potrei remotamente cosiderare di poter vivere. Certamente maglio di Las Vegas, ma anche di qualunque altra piccola città incontrata finora, che sembra essere costituita esclusivamnte da un piazzale su cui si affacciano un distributore di benzina, un minimarket e poco altro.
Ora è meglio che vada. La bottiglia di Jim Beam di fianco al computer è vuota già da qualche minuto. Non rileggo neanche.
"Invia". Click.
18 agosto 2008
Jackson,
Yaa-teh! "Dietro di lui, sopra la parete di arenaria rossa della mesa, un panorama di cirri piumosi si estendeva a sud verso il Messico. Ad ovest, sopra il Painted Desert, essi erano ancora illuminati dal sole appena tramontato". Così scrive Tony Hillerman in Dance Hall of the Dead, e questo avevo davanti agli occhi nei giorni scorsi.
Da Cortez abbiamo visitato la Mesa Verde dove si possono vedere dei piccoli gruppi di abitazioni costruite dagli indiani Pueblo in alcune nicchie naturali nelle pareti della "mesa" nel XIII secolo. Lasciata la riserva Navajo ci siamo diretti a nord verso Moab. Il brusco cambiamento di panorama ha indotto la Uostic a manifestazioni di disappunto crescente: "Adesso vado lì e gli calpesto tutta la roba che hanno coltivato!" In effetti è subito evidente che la riserva coincide esattamente con il deserto: dove vivono i bianchi tutto è verde e i campi sono irrigati senza lesinare acqua, mentre all'interno della riserva bisogna fare ogni sforzo per risparmiarla e le coltivazioni sul fondo del Canyon De Chelly sono un'eccezione. Riporto la dedica che apre il romanzo citato prima: "Ad Alex Atcitty e Old Man Madman e a tutti coloro che concordano che Custer se l'è cercata".
Dopo una mezza giornata di viaggio siamo arrivati a Moab da dove abbiamo visitato l'Arches National Park, famoso per il suo paesaggio di archi di pietra. Siccome la visita al tramonto non ci aveva dato grande soddisfazione, perché abbiamo puntato su un punto panoramico mal collocato per l'illuminazione, una pattuglia di audaci tra cui il sottoscritto ha deciso di accontentarsi di quattro ore di sonno per tentare il colpaccio all'alba. Lo sforzo ha ripagato e il tempo che ci siamo concessi per questa seconda visita ci ha permesso anche di vedere il parco un po' più nel dettaglio. Subito dopo siamo partiti per un tappone di trasferimento attraverso lo Utah, per arrivare la sera a Jackson, Wyoming, in un panorama che piano piano è diventato di montagne coperte di pinete e torrenti irrequieti anche ad agosto. Colonna sonora: Amon Tobin e Art of Noise. Domani, Yellowstone!
Questo messaggio è stato scritto interamente col T9. Poi dite che non vi voglio bene! TBFKAFG
21 agosto 2008
Reno, Oggi ho avuto una rivelazione sconvolgente: gli indiani Arapaho esistono realmente, non li hanno inventati gli Squallor! È stata una lunga giornata di trasferimento dallo Yellowstone a Reno (oltre 1000 km, 14 ore di viaggio) per proseguire domani fino al mitico Yosemite, sperando di trovare dove campeggiare, visto l'affollamento. Dopo due giorni di utilizzo parossistico, la macchina fotografica oggi riposa nella borsa. L'altro ieri abbiamo fatto due passi nel Grand Teton, altro parco nazionale, il cui nome significa esattamente quello che sembra: degli esploratori francesi, vedendo le sue montagne, pensarono a delle grandi mammelle e le chiamarono così. Gli americani hanno altre cose in testa: nelle irregolarità dell'Antelope Canyon vedevano: un orso, un'aquila, Washington, Lincoln, Elvis... Evidentemente ogni popolo reagisce alle figure di Rorschach a modo suo, mi chiedo cosa vedremmo noi. Il volto di una Madonna, immagino... Ora cocco ha un sacco di nuovi amici: oltre a un orso che si faceva tranquillamente gli affari suoi a pochi metri da noi al Grand Teton, senza essere particolarmente organizzati e senza aver fatto appostamenti, a Yellowstone abbiamo visto un altro orso ben più grande del primo, dei cervi, molti bisonti, alcuni dei quali hanno invaso la strada nell'allontanarsi dal fiume. Nel pomeriggio ci siamo inoltrati nella parte più remota del parco sperando di trovare un punto da cui avvistare i lupi, ma come troppo presso accade non avevamo abbastanza tempo per arrivare fin sul crinale dove avremmo dovuto appostarci. Eravamo ormai tornati al parcheggio, ovviamente abbacchiati, quando, ignorandoci completamente, un coyote ha attraversato lo sterrato e si è infilato tra l'erba alta del prato adiacente. Naturalmente, il tempo di togliere il copriobiettivo, di tentare di mettere a fuoco e se n,era già andato. Che un animale così elusivo si sia lasciato ammirare è già stata una grande concessione, poterlo fotografare sarebbe stato chiedere troppo. E poi ancora stamattina, quando alle sei mi sono alzato per svegliare i miei compagni d'auto, ho alzato lo sguardo insonnolito e mi sono accorto che dei daini stavano pascolando ho tutta tranquillità tra le tende. Ora chiudo: è tardi e domani mi aspetta un altro parco eccezionale. Saluti a tutti TBFKAFG
24 agosto 2008
San Francisco,
(anche stavolta, T9)
Per stabilire quante pizze ordinare bisogna capire quanto sono grandi: Cameriere: "It's fifteen inches" Io: "Quindici pollici" Andrea: "E che, ce stamo a magna' 'n televisore?!" Quando un turista chiese a un ranger cosa potesse fare allo Yosemite con 24 ore a disposizione, il ranger rispose "Io piangerei". Una grossa parte del nostro gruppo si è fatta bastare molto meno: una visita al punto più elevato del parco, una pizza, e la mattina dopo hanno anticipato la partenza per San Francisco. In quattro abbiamo rinunciato alla pizza per guardare le stelle con un gruppo di astrofili californiani che mettevano a disposizione i loro "cannoni". Immaginate che stellata si può vedere stando al centro di un'area grande come la Valle d'Aosta e completamente priva di fonti di luce apprezzabili: è stata una nottata fantastica in cui abbiamo potuto osservare i satelliti di Giove, la Nebulosa ad Anello, la Costellazione della Teiera, la costellazione di E.T. (You see it? You know, "Phone home"!), un ufo... non ci siamo fatti mancare niente. Jack, Rich e gli altri astrofili sono stati estremamente affabili e prodighi di spiegazioni; la serata si è conclusa con l'osservazione della luna, ingrandita 200 volte, la cui apparizione ha posto fine all'osservazione degli altri astri e con un giro di nocino. La mattina dopo, chi come me non è partito per San Francisco si è goduto il parco con una pedalata lungo il fondovalle. Perfino il campeggio a Yosemite è stato una delizia: una pineta dagli alberi altissimi, con la tenda appoggiata su un morbido letto di trucioli di corteccia di pino. Ora le visite dei parchi sono finite: rimane qualche giorno di relax sulla costa tra San Francisco e Los Angeles, mentre il resto del gruppo aggiungerà chilometri al percorso per fare una puntata a San Diego e Tijuana, poi si tornerà a casa. Arrivare a San Francisco al tramonto è quasi l'apice dell'americanità, il "going west" per eccellenza... peccato che col sole negli occhi i cartelli stradali sono in controluce e non si capisce dove diavolo si sta andando. Di una giornata trascorsa in questa città ricorderò i molti mendicanti che cercano di raccogliere soldi puntando sul senso dell'umorismo dei passanti ("Mi servono i soldi per la benzina del mio Hummer", "La mia famiglia è stata rapita dai ninja e ho bisogno di soldi per le lezioni di kung-fu"), le scale antincendio, le cime dei grattacieli avvolte dalla nebbia anche ad agosto, i tombini da cui esce il fumo, il pomeriggio trascorso con Valentina e Mauro al SFMOMA, il museo d'arte moderna. Sono le 3 e 10 di notte e scrivere col cellulare mi sta ammazzando.
Saluti a tutti, TBFKAFG
28 agosto 2008
Los Angeles, 27 agosto A San Francisco mi sono scontrato con delle difficolta' linguistiche inattese: una commessa colombiana, l'addetto alla reception libanese, un tizio a cui chiedere informazioni indiano. Difficile trovare qualcuno che parlasse inglese decentemente. Mentre le schiappe delle altre auto si sobbarcavano l'ennesima maratona automobilistica per farsi un margarita a Tijuana, citta' nota agli americani esclusivamente perche' li' il Viagra costa meno, l'equipaggio della nostra auto ha deciso di percorrere con calma la costa tra san Francisco e Los Angeles e godersela un po': ieri abbiamo visitato Monterey, citta' dove Steinbeck ha ambientato molte scene dei suoi romanzi e ieri abbiamo proseguito verso sud fermandoci in continuazione per avvistare pellicani, delfini, leoni marini e elefanti marini. Guardatevi su Googlemap - satellite che cos'e' Pismo Beach. Praticamente abbiamo visto un parco in piu' degli altri. Oggi abbiamo passato la giornata su una spiaggia vicino a Santa Barbara e ora sono rosso come un peperone. In serata siamo arrivati qui a Los angeles. Questi due giorni di emancipazione dai ritardi e dagli errori di strada di un capogruppo francamente disorganizzato (l'ultima volta ha sbagliato due volte consecutive sullo stesso incrocio, in due modi diversi) ci hanno regalato una sensazione di liberta' impagabile. Domani vedro' quel che posso di Los Angeles, magari il museo di arte contemporanea o la Walt Disney Concert Hall, progettata da Frank Gehry, poi iniziera' un viaggio verso Milano che durera' quasi tre giorni e comportera' un'attesa di dodici ore a New York: di cose ne possono ancora succedere. Saluti a tutti, TBFKAFG
30 agosto 2008
(game over) Arrivo a Milano e il cielo mi sembra un po' più azzurro, a confrontarlo con quello di San Francisco e di Los Angeles. Disfo la valigia: mi accorgo che nel corso del viaggio l'ho riempita di libri. Molti hanno a che fare con Zoe o con Giallo Oliva, un'eccezione è un manuale tecnico di cui non potevo fare a meno: Come Sopravvivere a una Rivolta dei Robot. New York ci ha subito travolti con i grattacieli che dominano la quinta strada, il Rockefeller Center, Times Square. E' sorprendente come questi edifici non risultino affatto opprimenti per chi li vede dal basso camminando per strada, grazie all'estrema varietà e irregolarità delle loro facciate e al fatto che molti di essi siano vagamente "a punta". Più tardi, dato il pochissimo tempo a disposizione, ci siamo divisi in piccoli gruppi a seconda dei diversi interessi: qualcuno doveva fare shopping, qualcuno voleva vedere Ground Zero e la Statua della Libertà, io, Valentina e Mauro abbiamo scelto di girovagare un po' per i quartieri del centro di Manhattan: Soho, Little Italy, Chinatown, Tribeca. Alcune situazioni tipiche: due poliziotti in piedi vicino alla loro macchina bianca e nera, entrambi con un adipe che suggerisce che davvero passano le giornate a mangiar ciambelle come nei cartoni animati dei Simpson; il dialogo in italiano tra un commerciante di Little Italy e un poliziotto, il primo con un forte accento siciliano denunciava dei "figghi di bottana" che gli avevano rubato una borsa, l'altro, evidentemente di seconda o terza generazione, gli rispondeva senza influenze dialettali ma con un accento americano molto più marcato; un barbone sulla quinta strada che si aggiusta la barba con le forbici specchiandosi nella vetrina di Dior. Due chiacchiere con il commerciante ci hanno svelato la più americana delle storie di emigrazione e di successo: la partenza da Sciacca, le grosse difficoltà iniziali, i lavori ingrati, e poi il negozio a Manhattan e la figlia laureata, medico. "Sua figlia parla italiano?" "Ma certo! In famiglia si parla italiano!". Ora sta insegnando l'italiano alle nipotine. Alla fine, il volo notturno tra Los Angeles e New York e lo sfasamento di fuso tra le due città hanno preso il sopravvento e ci siamo abbioccati su una panchina in riva all'Hudson. Per il ritorno all'aeroporto, complice anche qualche difficoltà coi cellulari, abbiamo fatto un pericoloso scherzo ad Andrea: lo abbiamo abbandonato in città (e che città!) con un check-in ancora da fare e un tempo a disposizione degno di Giochi Senza Frontiere. Mentre io avrei dato fuori di matto, lui ha reagito con estrema signorilità e si è accontentato del semplice fatto di non aver perso l'aereo (soprattutto per merito delle hostess della Delta) per trasformare il tutto in un'avventura da raccontare con il senso dell'umorismo tutto romano che lo contraddistingue (si veda la faccenda della pizza da 15 pollici). Ora il gruppo è disperso, tutti i compagni salutati, le solite promesse a vuoto di rivedersi. Naturalmente, nel salutare alcuni di loro ho provato una sincera malinconia: la speranza che il sottile filo che ci ha legati non si spezzi così facilmente è vera ed è un desiderio acuto, che va contro ogni evidenza statistica. Ma una volta il miracolo si è compiuto e il fatto che stavolta la distanza costituisca una difficoltà in più non mi impedisce di essere ottimista. A presto. Per ricominciare gradualmente la stagione lavorativa, il prossimo fine settimana farò un breve "low cost" a Madrid, ma non ditelo a Marina e Fausta, altrimenti mi chiedono di fare un blog anche da lì ;-)
Love & kisses, Filippo
Taccuino T9 e Jim Beam a Jackson
La Uostic felice tra i Navajo Mesa Verde
Nocino per scaldarsi a Yellowstone
Toeletta sulla quinta strada, NY
uno dei cartelli di cui ha parlato Cinzia Schiaffo Morale, che si trovano sul Golden Gate e invitano a "non farlo"
Highway (non è un fotomontaggio)
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