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tre uomini in barca

Aldo in Mozambico

10 agosto 2008

 

Care barcaiole, il momento è giunto.
Lo zaino è già chiuso, e tra poco salpo per Malpensa.
Scalo a Lisbona e poi via verso il sud. Domattina di buon'ora si atterrerà a Maputo, e da lì si comincia l'avventura.Tornerò a darvi mie notizie appena possibile.
Baci & abbracci a tutti.
Aldo

 

 

11 agosto 2008


partenza da Malpensa e arrivo a Maputo (via Lisbona, Johannesburg), capitale del Mozambico, all'estremo sud del Paese, vicinissimo alla frontiera con il Sudafrica. In teoria i pickup avrebbero dovuto essere li' ad aspettarci, ma siamo in Africa: le cose spesso non vanno come dovrebbero. E quindi abbiamo passato l'intero pomeriggio di lunedi all'aeroporto a litigare con le compagnie di autonoleggio, ma alla fine tutto ok, siamo usciti con i nostri pickup.

 


12 agosto 2008


trasferimento a Tofo (circa 500km). Strade buone, mare che occhieggia qui e la', mercati locali un po' ovunque.
Ma ossa rotte.

 


13 agosto 2008


Si dorme in capanne, in una specie di camping sull'oceano (ok, sarebbe il Canale del Mozambico, ma e' pur sempre Oceano Indiano). Immersioni e snorkeling da brivido, ragazzi. Ho nuotato con gli squali balena, e siamo andati con i gommoni ad avvistare le balene, che nuotavano e sbuffavano con i piccoli a poche decine di metri da noi. Grande emozione.

 


15 agosto 2008


Trasferimento a Vilankulo (altri 500km ca.).
Altro campeggio, altri bungalows, altre spiagge.

 

 

16 agosto 2008


partiti in gommone di buon'ora per l'arcipelago di Bazaruto, sconvolto da un ciclone nel febbraio del 2007 ma pur sempre un paradiso tropicale mica da poco. Qualcuno facendo diving ha avuto la ventura di vedersi sorvolare da una balena. Mica cose che succedono tutti i giorni...

Domattina si parte per il parco di Gorongosa.
Mi faro' vivo asap.

 

Mi avevate dato per disperso, nevvero? Tranquilli, qui va tutto bene; solo che trovare accessi a Internet e' impossibile da queste parti. Ma andiamo con ordine:

 

 

17 agosto 2008

 

Secondo giorno di mare a Vilankulo. E disavventura in barca. Abbiamo affittato un guscio a vela e siamo andati a visitare le isole Bazaruto. Sul mare niente da dire: spiagge paradisiache, bel reef e tutto quanto. Al ritorno pero', quando stava per far buio e il mare stava ingrossando, a meta' della traversata si e' rotta la vela. Il motore della barchetta non voleva partire e abbiamo passato una brutta ventina di minuti in balia delle onde. Poi il motore si e' deciso a partire e siamo rientrati.

 

 

18 agosto 2008

 

Tappa di trasferimento verso il Gorongosa National Park. Nulla da segnalare

 

 

19 agosto 2008

 

Game drive autogestito (ossia fatto direttamente con i nostri pickup) sulle piste che si snodano nei 4000 kmq del parco. Un tempo - dicono - questo era uno dei parchi piu' ricchi di fauna di tutta l'Africa, ma vent'anni di guerra civile hanno decimato tutte le specie che vi vivevano, per fornire cibo ai belligeranti. Comunque abbiamo avvistato tre bei leoni, una ventina di ippopotami a mollo nel fiume, e tonnellate di impala, facoceri, antilopi, etc. Bel giro.

 

 

20 agosto 2008

 

Trasferimento di due giorni verso Ilha de Mocambique. Da segnalare solo l'attraversamento dello Zambesi, in traghetto, tra capre, polli, maiali e quant'altro.

 

 

22 agosto 2008

 

Prima giornata a Ilha, una specie di placida Baracoa africana. Splendido clima rilassato, una sosta davvero rigenerante.

 

 

23 agosto 2008

 

Seconda giornata a Ilha, con giro in barca al faro sull'isolotto di Goa, antistante Ilha. Splendida spiaggia.

 

 

24 agosto 2008

 

Ci avevano decantato il mercato domenicale di Nampula (terza citta' del Paese), e quindi ci siamo andati di buon'ora per visitarlo, ma si e' rivelato una delusione. Sarebbe stato meglio passare un giorno in piu' a Ilha. Peccato.

 

 

25 agosto 2008

 

Partiti da Nampula, dopo un centinaio di chilometri abbiamo abbandonato la strada principale per dirigerci verso l'interno, per visitare le piantagioni di te' di Gurue'. Dopo un'ottantina di chilometri di sterrato, abbiamo visto una missione e ci siamo fermati. Splendido. Un'oasi di pace gestita da un prete italiano, padre Renato. Abbiamo cenato con lui e i suoi due confratelli mozambicani, e abbiamo dormito nella missione.

 

 

26 agosto 2008

 

Altra giornata splendida. Accommiatatici da Padre Renato abbiamo raggiunto Gurue', e qui siamo andati alla missione gestita dal suo confratello Padre Ilario, che ha messo in piedi da queste parti una realta' impressionante. In questo momento sono nel suo ufficio approfittando della sua connessione a Internet, vi raccontero' meglio di tutto quello che ha messo in piedi la prossima volta, quando avro' un po' piu' di tempo. A presto. Aldo

 


28 agosto 2008

 

Due tappe massacranti di 600 km ciascuna per raggiungere Beira, da dove il 29 avevamo il volo di rientro su Maputo.
Beira è la seconda città del Mozambico, sede di un porto commerciale. Ma è estremamente dimessa, nulla di interessante da segnalare.

 


29 agosto 2008

 

Giunti in aerporto abbiamo scoperto che i nostri biglietti per Maputo erano stati cancellati, sic et simpliciter.
Primo volo utile, giovedi prossimo. Il che ovviamente farebbe saltare il volo intercontinentale di rientro.
Di andare a Maputo via terra non se ne parla: 1080 km e solo 8 ore di luce a disposizione.
Per un volo privato con un Cessna ci chiedono circa 500 EUR/pax: decisamente troppo.
Abbiamo praticamente occupato l'aeroporto. Alla fine siamo riusciti a salire sul volo notturno; per far posto a noi hanno lasciato a terra altri innocenti passeggeri, ma dalla serenità con cui l'hanno presa ho l'impressione che sia pratica piuttosto comune.

 

 

30 agosto 2008

 

Visita a Maputo, capitale nonchè unica vera città del Paese, che deve la propria privilegiata condizione alla vicinanza con il Sudafrica.
In serata di sabato partenza per Lisbona, e infine rientro in Italia.
Stremato.

Bene, anche questa edizione 5.0 è finita.A breve vi farò avere anche qualche foto.Saluti & abbracci a tutti.Aldo

 

 

tramonto a Tofo

 

spiaggia a Vilankulo

 

leone al Gorongosa

 

donne in Zambezia

 

scuola a Guruè

 

 

4 settembre 2008

 

Care barcaiole,
cinque giorni di melassa milanese mi hanno già fatto tornare lo stress, e sto già pensando al prossimo viaggio.
La vita è dura, si sa...

Mi scuso con voi e con gli ascoltatori per i resoconti un po' laconici che vi ho mandato dal Mozambico, ma purtroppo le uniche volte che ho avuto un accesso a Internet sotto mano avevo sempre pochissimo tempo a disposizione.
E così mi dedico ora a qualche considerazione generale e a un breve racconto delle due missioni di Guruè.

MOZAMBICO - Considerazioni generali
Paese grande quasi tre volte l'Italia con una popolazione di circa 11 milioni di persone.
Fino al XIX secolo fu terra di caccia per i negrieri che rifornivano di schiavi le Americhe.
L'indipendenza dal Portogallo arriva nel 1975, ad opera del FreLiMo (Frente de Libertação de Moçambique), movimento di ispirazione marxista che procede alla nazionalizzazione di terre, miniere e quant'altro, con conseguente fuga dal Paese di quasi tutti i bianchi. Seguono 17 anni di guerra civile sanguinosissima tra i sostenitori del FreLiMo e il ReNaMo (Resistência Nacional Moçambicana), milizia ultra-conservatrice finanziata dal Sudafrica (siamo negli anni dell'apartheid, e il FreLiMo finanziava l'ANC di Mandela e ne ospitava i dirigenti...). La guerra porta fame e distruzione ovunque. Perfino gli animali selvaggi del parco di Gorongosa (elefanti, ippopotami, bufali, felini, etc.) vengono sterminati e divorati.
Alla fine della guerra, nel '92,  il M. è uno dei paesi più poveri del mondo; in questi 15 anni le cose sono progressivamente migliorate: oggi FreLiMo e ReNaMo sono due partiti che si affrontano in elezioni democratiche, e le condizioni di vita della popolazione sono sensibilmente migliorate.
Intendiamoci: l'aspettativa di vita media è di circa 40 anni, il reddito medio pro-capite è di circa 50 USD/mese e il 17% della popolazione ha l'AIDS, ma rispetto agli anni della guerra va molto meglio.
Il sud del Paese - grazie alla vicinanza con il Sudafrica - sembra decisamente più sviluppato: Maputo è una vera città e ci sono alcune località sul mare (Tofo, Vilankulo, isole Bazaruto) in cui si cominciano a vedere attività turistiche.
Il mare è effettivamente splendido, nonostante le devastazioni portate da un ciclone nel febbraio del 2007.
Appena si supera lo Zambesi però tutto cambia, e ci si trova in un territorio assolutamente arretrato, dove la maggioranza della popolazione vive in capanne di fango e paglia prive di luce e acqua corrente.
L'attività principale di questa gente sembra essere quella di andare e venire da casa ai pozzi con sulla testa grandi taniche gialle piene d'acqua.
Da queste patri gli unici bianchi che abbiamo visto sono stati i due preti delle missioni e poco più.
Turisti, manco parlarne. Penso sia la prima volta che mi capita di non riuscire a trovare nemmeno una cartolina. La nostra apparizione, tre grossi pickup carichi di bianchi, suscitava ovunque stupore e paura.

PADRE RENATO
Ci siamo capitati per puro caso.
Lungo la pista che dalla unica strada asfaltata - la EN 1 - porta a Guruè, tra foresta e villaggetti di fango, a un certo punto abbiamo visto quello che sembrava un prato tenuto ben ordinato, e allora ci siamo addentrati curiosi. Dietro una altura hanno fatto capolino due grossi edifici ben tenuti, prati e cespugli di fiori, una mandria di mucche che brucava placida nei prati. Insomma, una cartolina dalla Svizzera nel mezzo del nulla ! Scendiamo dalle macchine, e ci si fa incontro un uomo bianco alto e magro, sui 60.
E' Padre Renato, un dehoniano originario di Reggio Emilia. Vive in Mozambico da 40 anni, non se n'è andato neppure durante la guerra. Ci spiega che qui - al tempo dei Portoghesi - c'era una scuola di formazione per religiosi. Poi con la nazionalizzazione la scuola è stata chiusa. Durante la guerra qui si erano insediati quelli della ReNaMo, e i preti erano scappati. Quelli che erano rimasti nel Paese si muovevano a piedi per le montagne, per raggiungere le varie comunità. In quelle occasioni a Padre Renato capitò pure che gli sparassero a un posto di blocco, ma gli andò bene.
Quando la guerra finì quelli della ReNaMo se ne andarono, ma lasciarono dietro di sè solo rovine. Allora i preti arrivarono, a piedi dalle montagne, e pian piano, senza che nessuno dicesse nulla, rimisero a posto  questi edifici, costruirono una stalla, una porcilaia, e insomma misero in piedi una specie di missione. Adesso qui vivono in 4 (gli altri tre preti sono mozambicani), si finanziano dando ospitalià quando capita a gruppi di religiosi o di varie ONG e danno assistenza materiale e spirituale alle comunità indigene.
La cena che abbiamo consumato quella sera è stata una esperienza bellissima.
Se siete alla ricerca di serenità, questo è il posto che fa per voi.

PADRE ILARIO
Diciamo che è stato Padre Renato a dirci di andarlo a trovare, ma d'altronde sarebbe stato impossibile non trovarlo.
La sua missione - infatti - è il vero centro nevralgico ed economico di Guruè. Direi che assomiglia a quello che nel medioevo erano le abbazie, centri di propulsione non solo spirituale, ma anche culturale, sociale ed economica per tutto il territorio che le circondava.
Ci ha accolti con stupore ("ma quanti siete...? è la prima volta che vedo un'industria del genere capitarmi da queste parti...") e con calore.
Quest'uomo alto, magro, dal forte accento valligiano, è una specie di vulcanico imprenditore bergamasco declinato in chiave missionaria africana. Se Padre Renato rappresenta l'ascesi, il ritiro, la pace, Padre Ilario rappresenta l'operosità frenetica e l'impegno ("qui la messa la faccio durare nemmeno mezz'ora; d'altronde anche Dio deve capire che non abbiamo mica tempo, qui c'è tanto da lavorare...").
La sua missione è incredibile: vi si trovano:
- una segheria
- un mulino
- un laboratorio di fabbricazione di mobili
- una officina di carpenteria metallica
- una officina meccanica
- una biblioteca
- un laboratorio di informatica
- scuole di formazione professionale di ogni genere
e poi case, refettori, campi, stalle, attrezzature sportive di ogni genere, etc etc...

Ci ha mostrato orgogliosamente tutta quanta la missione, indicandoci una per una le macchine delle varie officine, spiegandoci quanto le aveva pagate a qualche liquidazione o da chi se le era fatte regalare.
Ci ha presentato i personaggi che collaborano con lui, il ragazzo brasiliano esperto di informatica che con vecchi PC arrivati in dono dall'Italia ha messo su un intero laboratorio, il tecnico meccanico  di Brescia che ha preso un anno e mezzo di aspettativa per venire qui a mettergli in piedi l'officina meccanica e per tenere ai ragazzi i corsi tecnici, la ragazza portoghese che gestisce la biblioteca.
Sembrava tutto talmente perfetto che se non fosse che siamo giunti inattesi sarebbe sembrato perfino finto: i ragazzi a lezione o in biblioteca, gli operai al lavoro tutti con le loro cosine di antinfortunistica che manco si vedono in Italia, insomma, da non credere.

Ci ha spiegato che dall'Italia riceve molti aiuti, proprio a Milano c'è il centro dei Dehoniani che coordina la raccolta degli aiuti , penso che andrò a trovarli.

 

una donna di Ilha de Mocambique con la classica maschera di bellezza
Musiro (si ottiene sfregando un pezzetto di ramo di Olax distiflora, una
pianta locale, su di una pietra, con l’aggiunta di acqua)

 

mare delle isole Bazaruto

 

un mercato nei pressi dello Zambesi

 

Tre Uomini in Barca, dal lunedì al venerdì dalle 12.45 alle 14.

A cura di Marina Petrillo e Fausta Garavaglia.

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