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Alla scoperta dei nostri vicini di casa extraordinari
Chevere (si pronuncia cevere): nome comune di cosa, maschile, singolare "Chevere" è il corrispettivo latinoamericano di "Figo"(italiano)o "Cool"(americano). Si usa in quasi tutto il centro e sudamerica (Cuba, Puerto Rico, Venezuela, Colombia, Ecuador...). L'espressione tipica per indicare entusiasticamente una situazione, una persona o un contesto è : "Que chevere!"
Cholo (silegge ciolo). Aggettivo maschile singolare in lingua spagnola. Con tale termine le donne sudamericane, soprattutto peruviane, indicato il loro amato.Letteralmente significa "montanaro" (ancora più utilizzato il vezzeggiativo "cholito") perchè gli uomini delle montagne sono più affidabili efedeli di quelli della costa o della città. Il massimo però, l'uomo perfetto, rimane il "serranito": l'uomo che viene dalla Sierra...
Corum: (si pronuncia ciorum): nome proprio di città, maschile, singolare Cittadina turca (specificatamente anatolica, non lontana da Ankara) comunemente citata dai turchi nella seguente espressione: "questa cosa non la fanno neanche a Corum". L'espressione indica un'azione un po' assurda, fuori dall'ordinario. Spesso indica una "furbata". L'origine di questo "detto" popolare è la seguente: "al tempo dell'impero ottomano, i contadini dovevano pagare al gran visir una tassa a seconda del numero di animali posseduti. Un giorno una contadina di Corum, per evitare di pagare il dazio, mise il suo asino nel letto, lo coprì con il lenzuolo e quando i doganieri del visir le chiesero chi fosse nel letto, lei rispose sicura che si trattava di suo padre. In tal modo evitò di pagare la tassa"
Dakhar. Aggettivo maschile e femminile in wolof.
Letteralmente significa "tamarindo", ma l'uso gergale si riferisce a ben altro. Dakhar è infatti il nome con cui vengono chiamati i novellini. In particolare vengono definiti Dakhar gli ultimi arrivati, i cittadini senegalesi che sono da poco sbarcati in Italia e che ancora non hanno i documenti. Annosa la questione se basti avere i documenti per non esserlo più o se è anche una questione di integrazione... come qualche amico senegalese suggerisce.
Eputsha(si legge epucià). Aggettivo maschile e femminile, singolare, in lingua lingala (Congo Kinshasa). Significa "persona cara, magica, preziosa". Deriverebbe dal nome di una pianta che contiene un'essenza per l'appunto magica utilizzata dalle donne per esaltare la bellezza. Tale pianta si trova solo in Congo. Il termine eputscha (risposta meticcia ai canonici aggettivi usati da una coppia di innamorati) può essere usato per donne e uomini di ogni angolo del mondo. Sono tassativamente vietati il diminutivo (eputshina/o) e il vezzeggiativo (eputshuccio).
Hevy: nome comune di cosa, genere femminile, singolare Secondo la lingua Kurda (Kurmangi) significa "speranza". Secondo Pati Luceri è la parola più bella della lingua kurda. E c'è da credergli visto che Pati, con la collaborazione di Leyla Akgul, ha appena curato il primo e unico dizionario kurdo/italiano italiano/kurdo, compilato da Pati Luceri. Il dizionario non è in vendita, ma si può richiedere all'Ufficio Informazione Kurdistan a Roma o direttamente a Pati Luciani 339/8277593
Hola Parse: Saluto in lingua spagnola utilizzato in molte parti dell'America latina, soprattutto in Colombia. Letteralmente si traduce nell'espressione "ciao fratello". Con tale termine i sudamericani si salutano tra di loro e non solo. Il termine parse, fratello, indica anche una certa simpatia o confidenza. E' un modo informale per rapportarsi con il prossimo.
Hola Mamacita (o Mamasota): Espressione in lingua spagnola utilizzata in molte parti dell'America latina. La traduzione di tale espressione è piuttosto controversa. Secondo alcuni è un discreto commento verso una figura femminile di bell'aspetto, tipo "ciao bella!". Secondo altri invece è il corrispettivo di un abbordaggio italico a forte connotazione tamarra. Di sicuro non è un'espressione elegante e secondo alcuni non è nemmeno rispettosa della figura femminile. La redazione di Tubab consiglia ai suoi ascoltatori di utilizzare, nel caso volessero esprimere il proprio apprezzamento a una donna incontrata ad esempio per strada, l'espressione meno impegnativa "hola linda".
Kwanzaa: nome proprio, di genere neutro, singolare E' l'antitesi, per la comunità afro americana, al bianco Natale, una ricorrenza che inizia il 26 dicembre e culmina il primo giorno di gennaio. Per avere un'idea di cosa rappresenti questa festività bisogna sostituire le note di Jingle Bells con quelle del vecchio hit di James Brown Say it loud: I'm black and I'm proud. Negli stessi anni in cui Mr.Dinamite componeva il suo immarcescibile inno alla negritudine il Dr. Maulana Karenga, un bizzarro docente universitario con l'anima dell'intellettuale e il fisico del pugile, decideva che era giunto il momento di dare un taglio al Natale e alla sua iconografia. Oggi, anche grazie alla rete, negli States il kwanzaa, in lingua kiswahili ‘frutti del raccolto', è un fenomeno di massa: per rendersene conto basta entrare in qualsiasi portale delle comunità nere d'America. Da Tike.com alle pagine tematiche di Mela.net è tutto un pullulare di ‘guide alla festa', di calendari, cartoline, francobolli, libri, cd di musica afro e ricette gastronomiche. La liturgia kwanzaa prevede un'infinità di oggetti rituali e oggi molti afro americani anzichè tribolare per le palle dell'albero di Natale sono indaffarati per procurarsi le kinara, candelabri per i sette ceri colorati -uno per ogni giorno di festa- e i tappeti di rafia sui quali deporre le offerte votive.
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