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Bari vecchia: un intrigante gomitolo di vicoli, chiese, vestigia. Da anni non è più la casbah di predoni, spaccio e sparatorie che a lungo ne fece un borgo off limits, sorta di Zti: zona a traffico illimitato, di tutto. Ora è l’epicentro di quella che, con termine un po’ sfatto, continuano a chiamare Movida. Appartamenti ristrutturati, nuovi alberghi, pub, ristoranti creativi, rodei di scooter sino a notte alta. Una vivacità notturna che solo parzialmente è condivisa dalla Bari del quartiere Murat, il cuore chic della città. Trionfo di banche, agenzie di viaggi, megastore, grandi e piccole marche, gioiellerie, boutiques davvero eleganti. E la libreria Laterza, il salotto colto della città. Gli edifici sono quelli moderni, tirati su dai palazzinari nel secondo Dopoguerra, durante il cosiddetto Sacco di Bari. Su un portone sì e l’altro pure vedi targhe ottonate di commercialisti, notai, soprattutto avvocati. Pare che Bari sia il posto col più alto numero di avvocati pro capite. Ma forse è solo un esausto cliché. L’unica cosa certa è che le due città, quella murattiana e la Bari vecchia, hanno un'unica fede: quella in San Nicola. Un santo che secoli fa è stato trafugato dalle coste turche da un gruppo di marinai baresi. Un santo che ha rischiato di essere fagocitato dalla Coca Cola, che voleva comprimerlo nel ruolo di vecchio barbuto vestito da Babbo Natale (Santa Klaus). Un santo che l’iconografia tradizionale ci ha tramandato con la pelle scura. Un santo negro, che nel corso dei secoli si è sbiancato peggio di Michael Jackson, che tra i tanti miracoli ha fatto di Bari la capitale del jazz made in Italy. Inevitabile se hai un santo protettore con la pelle scura…
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Luninarie per la festa di San Nicola.
San Nicola.
Spiaggia, pane e pomodoro.
Bari vecchia.
Venditore di ricci di mare.
Cattedrale di San Sabino
Foto di Claudio Agostoni.
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