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Esistono almeno quattro Istanbul:
1.- Quella di chi se ne è andato, lasciandosi alle spalle scampoli di un passato ormai difficile da immaginare (di loro restano chiese, cappelle e sinagoghe, oltre che scuole e cimiteri)
2.- Quella degli ultimi arrivati, di quelli che si sono stabiliti qui negli ultimi cinquant’anni: gli emigrati da piccole città o villaggi dell’Anatolia...
3.- Quella dei pochi che sono riusciti a restare: generazioni intere di istanbulioti purosangue, nati e cresciuti qui, musulmani e non.
4.- Quella degli ospiti di passaggio: turisti, hippy, pellegrini, mistici, artisti, agenti segreti, convegnisti, giornalisti, diplomatici…
Con il fondamentale aiuto di Marta Ottaviani, istanbuliota acquisita e autrice di “Cose da turchi” (Mursia Editore), raccontiamo qualche spigolatura di una città che quest’anno è capitale europea della cultura. I suoi giornali e le sue soap opera, il velo trendy delle giovani istanbuliote, il culto per i bagni turchi, Santralistanbul (www.santralistanbul.com), la moschea di Shakirin (la prima al mondo costruita da una donna, l’architetto Zeynep Fadillioglu), l’outing dell’arbitro di calcio più noto del paese. Paolo Giulini, della redazione di Ratka Piratka, ci consiglia una essenziale discografia e ci guida nella movida istanbuliota, il cui epicentro è nelle viuzze che si dipanano da Istiklal Caddesi, la lunga arteria pedonale che incarna il cuore di Beyoglu, un quartiere che ‘suona’ ventiquattro ore al giorno.
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