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In Africa una bicicletta è molto più di due ruote. Può essere occasione di lavoro, di spostamento rapido, e lentamente anche di pratica sportiva. Novembre 2009. A quindici anni dal Genocidio, il Ruanda ospita il Tour ciclistico attraverso i suoi meravigliosi paesaggi. Al via sessantatrè ciclisti semiprofessionisti, africani ed europei. Otto tappe, e un sacco di gente -sempre più innamorata della bici- a fare il tifo lungo le strade del paese.
Marco Pastonesi della Gazzetta dello Sport ha seguito il Giro in diretta per jalla!jalla!, e tornato alla base apre per gli ascoltatori l'album delle figurine dei personaggi più bizzarri incontrati lungo il percorso: corridori in cerca del primo exploit in carriera, velocisti africani con ottime potenzialità ma senza biciclette, portoghesi non iscritti ma più veloci di molti corridori ufficiali, imprenditori delle due ruote made in Usa innamorati dello spirito di una corsa ancora pulita. Completano il racconto la testimonianza di Wianney, la guida di Marco in Ruanda, presidente del locale Veloclub e di Johan, giovane corridore di origine ruandese trapiantato a Verona; la testimonianza di Federica Cecchini (Medici Senza Frontiere), che ha conosciuto l'esperienza dei Gacaca (tribunali popolari in cui si confessano pubblicamente gli autori del Genocidio) per il punto sul processo di riconciliazione in atto nel paese. Per la cronaca, i ciclisti marocchini si confermano i più veloci del continente.
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