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Una delle valli più incontaminate dell’intero arco alpino. Milano dista meno di tre ore di macchina. Un paio d’ore di autostrada: Como-Lugano- Bellinzona-San Bernardino e si scende sin quasi a toccare Andeer. Da qui si può entrare in val d’Avers. Una trentina di chilometri di lunghezza. Non c’è un vero e proprio paese, ma un susseguirsi di piccoli centri urbani. L’ultimo della vallata, Juf, posto a 2126 metri sul livello del mare, è il più alto insediamento d’Europa popolato in ogni stagione dell’anno. Anche in inverno, quando il termometro scende a -15. Ci si arriva comodamente con il postale, il classico pullman giallo che tocca anche gli angoli più reconditi della Svizzera. L’alternativa, ovviamente, è la macchina. Dotata di catene perché qui la neve non manca mai. Una valle che ho scoperto grazie a Marco Morosini, analista socio-ambientale, zurighese d’adozione e ascoltatore di radio popolare. Ed è grazie a lui che, alle otto di sera e con una temperatura di meno dieci, son riuscito a montare le catene. In albergo a fare gli onori di casa Tomo, coda di cavallo bionda e un menù a base di zuppa con trippa. E’ lui a raccontarci la storia della cooperativa che gestisce hotel Bergalga: un esempio di proprietà collettiva in tempi di esaltazione della proprietà privata. Al Bergalga conosciamo anche Kati, una ragazza tedesca: lavora in una stalla, insegna yoga e la domenica suona l’organo nelle chiese della valle. Il sindaco di Avers, che incontriamo alla gara di Hornslitten (slitta con le corna), ci spiega perché in valle hanno deciso di non mettere cannoni di neve artificiale. Nel caldo di una splendida casa walzer (in passato utilizzata dai contrabbandieri) il signor Bruno, figlio di una indigena e di un immigrato italiano, ci racconta della lotta vincente per impedire la costruzione di una diga. E delle sue mucche che si nutrono di stelle alpine…
Link:
www.bergalga.ch
www.viamala.ch
www.MySwitzerland.com
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Juf
Juf. Val d'Avers
Kati nella sua casa roulotte
L'equipaggio Scassa Slitte
Postale
Gara di Hornslitten
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