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Sul palco dello Zecchino d’Oro una bimba deliziosa, Barbara Ferigo da Gorizia, cantava «44 gatti». Allo stesso tempo, in un posto di galleria del teatro dell’Antoniano, l’autore del brano Pippo Casarini, una vita passata a suonare il piano nei night club di mezzo mondo, aspettava il verdetto dei giurati. Da allora sono trascorsi quarantun’anni, ma quel refrain per bambini su un ritmo di tarantella continua a resistere nei ricordi sonori degli italiani, anzi, nel libro «AvantPop» viene definito «l’unica canzone di protesta del ’68 che abbia avuto un successo duraturo». Oggi il maestro Casarini suona ancora il pianoforte nella sua casa piena di libri, ma non compone più: «Un pittore, anche se è un dilettante, coi suoi quadri almeno può fare una mostra, ma se io faccio una canzone, senza una casa discografica dove la butto?».
In una lunga chiacchierata il maestro, e sua moglie Silvana, ci raccontano delle geografie che hanno conosciuto durante i concerti che hanno tenuto in mezzo mondo. India, Svezia, Olanda, Germania, Svizzera…
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