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20 / 11 / 2010 Bilbao
Si scrive Bilbao, si pronuncia Guggenheim. Curve sinuose, un incredibile rivestimento di titanio, la mancanza di angoli retti nelle gallerie… E’ il capolavoro di Frank O' Gehry. Molto più che un’opera architettonica, perché la città basca è diventata sinonimo della gara scatenatasi tra gli urbanisti di tutto il mondo per erigere edifici-trofeo nella speranza di trasformare le loro città di secondo piano in mete di attrazione del turismo internazionale. Nel primo anno di vita il Guggenheim ha attirato circa 100 mila visitatori al mese. In seguito, invece di calare bruscamente come accade a un blockbuster natalizio, il tasso delle presenze si è assestato a «una velocità di crociera di quasi un milione di visitatori l'anno». L'impatto del flusso di turisti su questa città di 354.000 abitanti è stato spettacolare. Gli albergucci senza fascino né pretese e le pensioncine ammuffite sono state sostituite da alberghi di tendenza. Gli arrugginiti cantieri navali accanto al Guggenheim sono stati rasi al suolo, e al loro posto si è fatto spazio per una curatissima cintura verde di giardinetti, piste ciclabili e caffè affacciati sulla sponda del fiume. Un tram giallo-verde passa adesso lungo il Nervión. Il gotha dell'architettura internazionale ha lasciato il proprio nome impresso nella skyline in costante evoluzione di Bilbao: Álvaro Siza (gli edifici dell'università), Cesar Pelli (un grattacielo di uffici di 40 piani), Santiago Calatrava (il terminal dell'aeroporto), Zaha Hadid (il piano generale), Robert A. M. Stern (un centro commerciale) e Rafael Moneo (una biblioteca)… Philippe Starck, invece, ha curato la conversione dell'antico magazzino di vini e oli (l’Alhòndiga), in un moderno centro culturale. Per l’atrio dell’Alhòndiga il designer francese ha voluto che le colonne rappresentassero le icone delle culture di tutto il mondo in tutte le epoche. Dovevano essere tutte diverse per stile, forma e materiale, 43 pezzi unici. Starck ha deciso di chiamare lo scenografo italiano Lorenzo Baraldi per disegnarle e cercare gli artigiani capaci di modellare queste sculture in bronzo, acciaio, marmo, terracotta, mattoni, legno, cemento e pietra leccese. Baraldi ha trovato 8 laboratori tra Italia e Spagna. In pochi mesi le colonne furono completate, trasportate ed installate a Bilbao. La storia completa, ed affascinante, della nascita di queste 43 colonne è narrata nel documentario chiamato "43 colonne in scena a Bilbao", diretto da Leonardo Baraldi ed Eleonora Sarasin. L’onda di sinistra, un’onda amata dai surfisti di tutto il mondo, e l’ Athletic Bilbao, la squadra dove possono giocare solo calciatori baschi. Txakoli (vino bianco), pintxos (stuzzichini) e la cucina di Enoki, giovane e creativo chef basco che curiosamente, a differenza di quanti hanno fatto entrare la chimica in cucina, usa la fisica…
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www.tourspain.es / www.spain.info
www.guggenheim-bilbao.es
www.azurmendi.es
L'onda di sinistra di Mundaka
Museo Guggenheim
Orto, creazione gastronomica di Enoki by Samantha Lamonaca
Una delle 34 colonne dell'Alhòndiga
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