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09 / 10 / 2010    Lisbona

 

Sono stanche di essere definite, a turno, “la nuova Amalia”. In compenso Dulce Pontes, Mafalda Arnauth, Mariza e Teresa Salguero sono liete di raccontarci la loro Lisbona. Una città meticcia, come i suoi abitanti: palop (originari delle ex colonie), retornados (portoghesi cresciuti nelle colonie, abbandonate al momento dell’indipendenza) e rifugiati politici, costretti all’esilio dalle guerre civili scoppiate in Patria. E, ovviamente, i lisboeti doc ai quali è riservato il nick name alfacinha (deriva dall’arabo alHaSa e in portoghese significa ‘lattuga’). Sempre dall’altra sponda del Mediterraneo arriva il nome che oggi identifica uno dei quartieri più ‘tipici della città’. E’ la Mouraria, da mouro (moro), un fitto e suggestivo intreccio di stradine che si inerpicano sino al castello di Sao Jorge, il punto più alto della città. Era il quartiere che Don Alfonso Henriques concesse  ai mori dopo aver riconquistato la città agli arabi nel 1147. E’ qui che nacque Maria Severa, colei che viene identificata come l’antesignana delle fadiste. Ed è qui che vive un calzolaio che ha inventato la grafica del fado. Bisogna invece andare in un locale del Barrio Alto per partecipare ad una serata di fado vadio, quello che non è fatto ad uso e consumo dei turisti. Con Lura, giovane musicista capoverdiana, entriamo nel quartiere di Cova da Moura, una vera e propria enclave africana. Negli anni ’70 era un barrio senza acqua ed energia elettrica, arrivate solo nel 1990. Oggi ci vivono circa 8000 persone: 60 % capoverdiani, 30 % portoghesi e 10% del resto del mondo. La metà degli abitanti di questo quartiere ha meno di 20 anni. Come in Africa, visto che è un lavoro semplice da fare (in pratica bastano solo un paio di forbici) a Cova de Moura ci sono 31 parrucchieri, con avventori che arrivano da tutta Lisbona per i prezzi estremamente convenienti. Ma ci sono anche 27 ristoranti (rigidamente afro) e molti bar. Andarci e tirare l’alba, tra un piatto di cachupa  (fagioli, miglio e piccoli pezzetti di pesce o di carne) e un bicchiere di succo di tamarindo, cullati da una morna o da un rap creolo, equivale ad avere la conferma definitiva che la Lisbona odierna non è solo fado e baccalà.

(per informazioni su Lisbona www.visitlisboa.com)

 

Riascolta la puntata

 

 

Fado vadio in un locale a Barrio Alto

 

In un bar del barrio di Cova de Moura

 

Lungo il Tejo. Luglio 2010

 

Murales nel barrio di Cova de Moura

 

Targa sulla casa natale di Maria Severa

 

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