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nuvole in viaggio

 

 noi dell'Enpa chiediamo di scrivere a:

 

presidente della Commissione Ambiente del Senato Antonio D'Alì  all'indirizzo mail: <//font>dali_a@posta.senato.it<//font>;<//font>

  1. i senatori della Commissione Ambiente estrapolandone l'indirizzo dal sito web: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Commissioni/0-00013.htm;<//font>
  2. relatore del testo unico, Franco Orsi al suo indirizzo mail: orsi_f(at)posta.senato.it;<//font>
  3. capigruppo del Senato estrapolandone l'indirizzo dal sito web: <//font>http://www.senato.it/composizione/111580/genpagina.htm<//font>

 

A quanti volessero contribuire a questa "battaglia" chiediamo inoltre:

 

  1. di scrivere ai giornali cartacei,  su Facebook, nei blog, ai giornali on line;<//font>
  2. di inviare sms ai agli amici chiedendo loro di visitare la nostra pagina web contro Caccia Selvaggia; <//font>
  3. di inoltrarci in copia la loro protesta alle istituzioni, scrivendo all'indirizzo: nocacciaselvaggia(at)enpa.org.<//font>

 Ti giro anche il link alle nostre pagine su "Caccia Selvaggia"  http://www.enpa.it/it/

 

NON TUTTI I RUMENI SONO CATTIVI, OVVERO STORIA DA LIBRO “CUORE”

 

 

Ho a che fare con rumeni ormai da più di cinque anni. Io sono di quelle persone che pensano che non sia giusto “categorizzare” un popolo. Quando ero piccola, a Milano sentivo parlare dei “nostri meridionali” con un senso di superiorità tutto milanese, un briciolo di compatimento e a volte anche del pietismo. Diventando grande, ho ammirato giovani venuti dal Sud che hanno avuto il coraggio di abbandonare splendidi posti per trasferirsi nella nostra città famosa per le polveri sottili e fare brillanti carriere. Diventando grande, ho cominciato anche a conoscere stranieri arrivati qui pagando il loro viaggio a peso d’oro, rifarsi una vita, ricominciando da capo.

Nello specifico, la prima persona che ho avuto il piacere di conoscere è stata Adela, una donna rumena, madre di due bimbi, che lavorava in un centro di accoglienza per bambini senza permesso di soggiorno (solo ora finalmente la Moratti ha ammesso i bambini di famiglie senza permesso di soggiorno agli asili e scuole materne, fino a ieri avevano solo diritto alla scuola elementare, in quanto dell’obbligo) e sono rimasta colpita per la sua sensibilità verso i bambini con cui lavorava. E’ lei che mi ha fatto conoscere Sighet e Viorica, la direttrice del Centro statale per l’infanzia: la nostra storia di onlus è partita da lei!

Da allora ho conosciuto molti rumeni. Tante cose posso dire di loro, ma non mi piace generalizzare…metto a fuoco facce, caratteri, mentalità: ho incontrato persone intelligenti, molto reattive, orgogliose, a volte rassegnate, passive, ma che ci voleva un nonnulla per far ritrovare loro la speranza. A volte mi pare di trascinare un branco di pecore, ma poi mi ricordo che io non sono il cane da pastore!

Perché ho deciso di scrivere questa storia? Perché in un periodo in cui (purtroppo) si parla di rumeni associandoli solo a stupri e violenze, recentemente mi è capitato di avere a che fare con una famiglia di rumeni che vivono in Italia, esemplare e che personalmente mi ha dato una lezione di dignità e altruismo che non so quante famiglie italiane avrebbero eguagliato.

Ecco la storia.

Nell’aprile 2007 mi reco a Sighet per il consueto controllo dei progetti in corso e come sempre alloggio al Centro per l’Infanzia. Mi piace, infatti, vivere la struttura, in particolare la sera stare un po’ con i bambini e giocare con loro. Ne vedo e ne ho visti tanti, alcuni li ritrovo l’anno seguente cresciuti, cerco di dare attenzione indistintamente a tutti. Quella volta, un bambino di sette anni mi aveva preso di mira…Dopo un po’ mi rendo conto che ogni volta che mi siedo quello mi sta in braccio, che ogni volta che mi muovo lui è accanto a me, silenzioso, con le sue grandi orecchie a sventola e gli occhioni tristi. Se andate sul sito a vedere il resoconto del viaggio di quell’anno parlo di quel bambino, che al momento della partenza fa scivolare la sua manina nella mia, quasi a chiedermi di portalo via con me! Era a Sighet con i due fratellini, non conoscevo né il nome né l’età, né il motivo della sua permanenza al Centro.

Al ritorno da Sighet, dopo aver rimuginato un po’ contrariamente al mio solito riserbo, scrivo alla Direttrice per chiedere notizie di quel bambino e dei suoi fratelli. La Direttrice mi spiega che si tratta di tre fratellini, il più grande (quello che mi aveva “puntato”) di sette anni, poi uno di cinque e uno di tre, arrivati da poco al Centro, in quanto il padre, in un momento di ubriachezza aveva strangolato la madre.

L’anno dopo, sempre a primavera (2008), torno a Sighet e non trovo più i tre fratellini. Chiedo alla Direttrice e mi dice che sono in Italia con alcuni parenti e io do la mia disponibilità ad essere contattata da loro, se ne avessero necessità.

Non succede più niente fino a poco prima di Natale: mi rubano la macchina mentre sto parlando di solidarietà e di Romania in una scuola elementare. E’ una vecchia Skoda, sono stupita del furto, ma mi spiegano che le Skoda le mandano in Romania per i pezzi di ricambio…ah bene, magari quest’anno, andando a Sighet incrocio la mia macchina!!!

Sono un po’ arrabbiata, sotto Natale abbiamo tante iniziative e la macchina mi serviva proprio!!!

Ad un certo punto mi squilla il cellulare: è una certa Angelica, che in un perfetto italiano con un lievissimo accento rumeno mi dice di essere la zia dei tre fratellini, da più di un anno ospiti da lei e il marito, che da tempo voleva chiamarmi (aveva il mio numero dall’estate ma non aveva mai osato telefonarmi), solo per darmi notizie dei bambini e scopro che stanno vicinissimi a noi!

Immaginate la mia emozione! Della macchina non me ne importa più niente, oggi è una giornata importante!!!Chiudo la telefonata promettendo alla signora di andarla a trovare dopo Natale (vivono nell’hinterland milanese e senza la macchina è un po’ complicato raggiungerli).

A gennaio organizzo la visita alla famiglia rumena: coinvolgo Paolo, un nostro volontario, sono troppo emozionata e poi confesso anche un po’ timorosa (cosa si aspetteranno da me?).

Arriviamo un pomeriggio piovoso che sta facendo buio alle quattro e mezzo: incontriamo Angelica che ha appena ritirato sua figlia e il nipote più piccolo (uno dei tre fratellini) dalla scuola materna. I bambini stanno in due su un passeggino, tenendosi stretti sotto all’ombrello. La madre/zia è una giovane donna molto simpatica, intelligente ed espansiva. Ci racconta che ha lasciato il lavoro per accudire i bambini (sono nipoti del marito, che è il fratello della donna strangolata). All’inizio era timorosa, aveva già una figlia, ce lo avrebbe fatta a accudirne altri tre? Tre bambini reduci da una storia così terribile? (due di loro avevano assistito alla scena). Ma ora è contenta, i bambini si sono integrati, hanno imparato l’italiano, sono bravi, tutto va bene…

Insieme a lei andiamo a ritirare i due che frequentano la scuola elementare, ritrovo il più grande, quello con le orecchie a sventola. Non si ricorda di me, è naturale…Trovo i bambini sereni, bambini come tanti nella loro routine quotidiana! Arriviamo a casa, c’è la merenda, i compiti….ci colorano dei disegni, giocano con le macchinine che gli abbiamo regalato. Sono bambini educati, tranquilli, affettuosi. Vivono all’ultimo piano di un appartamento luminoso e spazioso di tre locali, i bambini hanno una grande camera con i letti a castello. La zia mi spiega che stanno pagando il mutuo, la casa è loro. Il marito fa il marmista, ha un buon lavoro. Arriva a casa il marito: è più riservato della moglie, più silenzioso, ma molto gentile e garbato. Gli chiediamo di cosa hanno bisogno, ci risponde, con nostra sorpresa, che non hanno bisogno di nulla. “ho un buon stipendio, ce la faccio” ci dice “aiutate piuttosto i bambini di Sighet, loro si che hanno bisogno”. Siamo senza parole, ritrovo l’orgoglio rumeno che spesso mi fa faticare a capire i bisogni della Direttrice Viorica!

Ci lasciamo con la promessa di restare in contatto: forse il più grande dei fratelli ha bisogno dell’apparecchio dei denti, so che anche con la mutua costa almeno mille euro, segnalo loro che abbiamo un laboratorio che si è reso disponibile a farli gratuitamente per i “nostri”bambini…Paolo fa presente che forse possono negoziare un mutuo più agevolato e si offre di dar loro supporto se volessero andare in banca ad approfondire il discorso.

Prima di andar via chiedo ai bambini cosa hanno ricevuto a Natale: mi rispondono che due hanno avuto le pantofole e uno il pigiama e sono contenti di farmelo sapere! Penso a mia figlia che ha ricevuto 20 regali e mi vergogno…

Io e Paolo ce ne andiamo, ci guardiamo in faccia e ci diciamo che ci hanno dato una bella lezione di umanità e altruismo, questi rumeni!

Allora è giusto che questa storia si sappia, che non girino solo brutte notizie!

Silvia Scialpi

Presidente Sos Bambini onlus

Marzo 2009

nuvole in viaggio: dal lunedì al venerdì alle 11.00

a cura di Cecilia Di Lieto

nuvole(at)radiopopolare.it

 

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