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nuvole in viaggio

 

Cara Cecilia,

non so se il tuo spazio è quello giusto, ma sei una voce amica dentro Radio pop e mi viene da scrivere a te.

Venerdì 17, in manifestazione, all'interno del corteo, mio figlio 17enne (tutti questi 17 sono forse un segno?) è stato rapinato del portafoglio. Se n’ è accorto, ha reagito urlando, si è beccato un pugno in faccia e qualche calcio, non ha alzato un dito, ma ha continuato a urlare:<< ridatemi il portafoglio>>. 

In mezzo al corteo. 

Erano 6 giovani lumpen: alcuni nord africani, due ragazze italiane; lui, senza pensarci, li ha seguiti lungo il corteo, voleva il suo portafoglio, magro bottino. Li ha ritrovati, e gli hanno detto che lo avevano buttato via  perchè urlava troppo. Fine del fatto.

In mezzo al corteo, allegro, bello, colorato e vivo. Solo due amici – Camilla e Riccardo, pure ingessato a un braccio - lo hanno sostenuto, il resto non ha mosso un dito che fosse uno. Gli stessi hanno rapinato altri lungo il percorso, per caso  anche figli di amici.

 Ecco i brutti pensieri della mamma a cui hanno toccato lo scarrafone suo:

- A casa mi ha descritto i ladri: imbarazzo suo nel dire che erano nord africani e mia reazione immediata. o cazzo come facciamo a denunciarli?

Perché? Non si può denunciare un pirla solo perché è un pirla nord africano?

- incazzatura montante perchè potevano essere rapinatori fucsia e arancioni, non me ne frega niente, rimane il fatto che hanno rubato a sfigati come loro. E la denuncia è stata fatta

- ma la vera incazzatura, feroce e senza pietà, non è contro questi quattro mentecatti, ma contro gli "spettatori", perdio, tutti quelli che erano intorno e non hanno fatto assolutamente nulla. In mezzo ad un corteo di giovani di sinistra, allegri belli colorati e vivi che, di fronte alla difficoltà di un loro compagno,  ha reagito come se fosse l'antica e sempre attuale maggioranza silenziosa: non mi tocca, non mi riguarda. Sarebbe bastato che altri urlassero un <<che cazzo fai, ridaglielo indietro>> e i 6 lumpen si sarebbero cagati sotto e sarebbe finita lì. E avrebbero imparato qualcosa. 

Invece no, tutti tranquilli e questi hanno potuto, indisturbati, scegliere nel corteo chi colpire di nuovo.

- Ai miei tempi non accadeva, disse la vecchia babbiona. Ma è vero, ai miei, ai nostri tempi non era proprio pensabile rubare il portafoglio a chi era in corteo con te. C’era un codice, a volte cazzuto come pochi, ma c’era il riconoscere che chi stava in corteo con te, era solidale con te e viceversa, anche se sconosciuto. E c’era un servizio d’ordine e quelli li si chiamava provocatori, due sberle e via.

- In commissariato è stato imbarazzante: dal furto, visto che c’è stata l’aggressione fisica dopo la “sottrazione del suddetto portafoglio”, si è passati a rapina. Ed è arrivato il librone con le foto segnaletiche. E non è stato bello per me che ho 52 anni ed ero lì solo come mamma, figurati per mio figlio. Non vi dico le considerazioni garrule dei due poliziotti, comunque gentili, professionali e comprensivi. “Non ci sono più i cortei di una volta, signora mia”, ci mancava anche questa, mi hanno detto proprio così.

Vedi Cecilia, la cosa che mi fa venire i brutti pensieri è che finchè i ragazzotti non affrontano tra loro, tra pari, al loro interno, questo problema della legalità o del codice di comportamento o nonsocomechiamarlo, non ci sono cazzi, non si risolve. E’ vero noi siamo gli adulti, gli educatori e di sinistra, ma noi possiamo solo accompagnarli, indicare alcune cose, non possiamo sostituirci a loro. Il corteo è il loro e se loro permettono che tutto questo accada come se fosse un male necessario a me non va bene, ma a loro sì.

Scusa per il disordine, il disagio che sento è profondo. Parlandone con gli amici di sempre ho visto che anche per loro c’è grande difficoltà ad affrontare questo genere di cose: mi rubano il portafoglio in corteo, cosa faccio, vado dal poliziotto schierato? ‘Sti cazzoni che vanno in giro per bande a rubar cellulari ai ragazzini, devono per forza esser sempre compresi, o due calci nel culo una tantum dai propri pari possono essere terapeutici? Se lo stronzo/a che mi ruba il portafoglio in corteo è di colore è meno stronzo/a di un rumeno o di un albanese o di uno di bolzano o di vidigulfo di sotto? Io che insegno, che posso fare oltre a quello che già faccio? E’ solo una questione di bullismo? Lo studente di sinistra deve chiudere un occhio quando vede un giovane nord africano rubare un portafoglio? Se lo denuncia è un infame? Non è una forma di razzismo anche questo considerare “l’altro” meno responsabile, meno consapevole e meno capace di intendere e di volere perché di colore?

Poi avrei altri mille pensieri, ma te li risparmio e poi è domenica e ho un Everest di cose da stirare e una marea di verifiche da correggere.

Se mai ci fosse una trasmissione su queste questioni, mi piacerebbe saperlo in anticipo per poterla registrare

Grazie per la pazienza

gabrilla

 

Milano, 19 ottobre 2008

 

 

 

da Ivan

 

Pino Pinelli

 

Ricordo bene quella domenica di maggio del '69: una brezza crescente ci accolse uscendo dalla sede del Ponte della Ghisolfa fumosa e ricca degli odori dei manifesti appena stampati a mano con il telaio fissato su una vecchia scrivania. Sì, eravamo soddisfatti io, Paolo e Pino, due ventenni ed un quarantenne allegri con la certezza che avrebbe volato: s'intende l'aquilone rosso, dotato delle tre code rituali, della stessa carta, formate da strisce arrotolate ed incollate l'una sull'altra. Un aquilone impeccabile che Pino portava quasi con fierezza tra i sorrisi delle poche persone sedute sulle panchine dei giardinetti di Piazzale Lugano, antistanti il Circolo; io e Paolo ci contendavamo il rotolo di filo avvolto su un roccolo di legno. Il sole litigava con quelle veloci nuvole che, ora a pezzetti, poi riunite in ondulato fazzoletto bianco contrastavano un cielo di un azzurro stupendo. Noi facemmo da assistenti al Pino che lasciava e tirava opportunamente il filo dell'aquilone che si alzò in velocità spinto dal venticello e che lui pilotava con insospettata maestria, allegro come non mai con una Nazionale o una Pack che gli penzolavano sempre dalle labbra. Era sereno e sorridente in quel Maggio del '69. 

 

Ivan

nuvole in viaggio: dal lunedì al venerdì alle 11.00

a cura di Cecilia Di Lieto

nuvole(at)radiopopolare.it

 

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