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Forni e candidature

Forni e candidature

Chissà dove troverà il tempo, Emma Bonino, se sarà eletta Presidente della Regione Lazio, per partecipare ai lavori del Consiglio regionale della Lombardia.  La domanda può sembrare indiscreta, vista la leggendaria efficienza della leader radicale, ma merita di essere posta.  In fondo, ha annunciato l'intenzione di candidarsi a entrambe le cariche (in Lombardia come capolista, in tre collegi) e non trattandosi, come ci assicurano i suoi sostenitori e non manca mai di rilevare ella stessa, di una qualsiasi esponente della partitocrazia nazionale, di quelli cui degli impegni con l'elettorato non potrebbe importare di meno, vuol dire che intende svolgere, se eletta, entrambi i ruoli.  Sembra difficile, ma staremo a vedere.
    La legge, d'altronde, glielo consente, o almeno le consente di candidarsi.  In Italia, di fatto, nel caleidoscopio dei sistemi e delle leggi elettorali che hanno caratterizzato, negli ultimi anni, il sistema politico, a un principio non si è mai voluto venire meno: quello delle candidature molteplici.  Ai legislatori, evidentemente, è sempre sembrata troppo impietosa l'ipotesi per cui un candidato illustre, se bocciato dagli elettori, dovesse tornare alla vita privata, per cui non hanno mai lesinato sulla possibilità di assicurargli, diciamo, un'uscita di sicurezza, un paracadute in qualche altra circoscrizione e se questa vi sembra una tipica norma partitocratica, di quelle che hanno l'unico obiettivo di garantire l'autoperpetuarsi della casta, tanto peggio per voi.  Sul principio non si discute, tanto è vero che vale per le elezioni politiche, quelle amministrative, le regionali  le europee (con svariate possibilità di passare da un piano all'altro e da una Camera all'altra) ed è stato formulato con tanta generosità da permettere di candidarsi anche a ruoli che mai si potrebbero rivestire.  Berlusconi, ricorderete, alle elezioni europee è solito fungere da capolista in tutti i collegi e in tutti viene regolarmente eletto, salva la necessità, poi, di dimettersi altrettante volte per patente incompatibilità con il suo ruolo governativo.  Ma Berlusconi è Berlusconi, naturalmente, e sulla sua correttezza con gli elettori è lecito non far troppo conto.  In altri casi, come quello della Bonino, appunto, è inevitabile un po' di stupore.
    Un'altra caratteristica interessante della strategia elettorale dell'attuale vicepresidente del Senato è la variabilità degli schieramenti.  A Roma corre alla testa di una coalizione che comprende, mi pare, il Partito Democratico e buona parte di quella che, per convenzione, si continua a chiamare la sinistra.  A Milano, Bergamo e Brescia è capolista del proprio partito, in concorrenza con tutti gli altri che la sostengono in Lazio.  Niente di male, per carità: anche questa è cosa che la legge consente e poi Penati ha detto che lo sapeva da prima e lui non ha niente in contrario, perché i radicali, nella nostra regione, pescheranno soprattutto nel bacino del centrodestra (mah...), ma un po' stupiti si resta lo stesso.  Che certe cose le faccia Casini, vecchia pelle democristiana e, in quanto tale, cultore ex officio della politica dei due forni – una metafora che non per niente risale, se ricordo bene, ad Andreotti – è affatto normale.  Quando invece il principio viene applicato a sinistra, anche da quei lacerti della sinistra che rivendicano la propria estraneità agli andazzi correnti, non possiamo non vedervi altro che una dimostrazione di quanto siamo caduti in basso.
    Parlando di cadere in basso, non mi riferisco, ve l'assicuro, alla Bonino.  Lei, dopo tutto, fa il suo mestiere e non si è mai lasciata impacciare, in tutta la sua storia politica, da banali problemi di schieramento, visto che è stata deputata con Berlusconi, Commissaria europea su designazione del medesimo e ministra con Prodi, né, d'altronde, lo ha mai nascosto.  Ma che la sinistra, dopo una serie di disastri elettorali dovuti più alle proprie incompatibilità interne che alla forza degli avversari, dopo essersi frantumata e dilaniata e aver gettato al vento tutte le possibilità di ripresa, riponesse le proprie speranze di non totale estinzione in scelte come quella del Lazio o nell'alleanza, in quante più regioni possibile, con il sullodato, corteggiatissimo e infido Casini, be', questo non me lo sarei aspettato nemmeno io, che sono notoriamente maligno.  Se di simili personaggi dev'essere costellato il nostro futuro, non si capisce perché fare tanta fatica per liberarci da Berlusconi.

C. O.

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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