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Sovversione irridente, rovesciamento di senso ...

 

Sovversione irridente, rovesciamento di senso senza garanzia di altro senso

 

Non ricordo né la data né la circostanza, ma ricordo perfettamente cosa ritagliai per la prima volta da “Il Corriere della Sera”. Me lo tenni nel portafogli per anni – come promemoria per dimostrare banalmente l’ambiguità del linguaggio. Era un articolino dal titolo Pezzi di ragazza su una strada macedone e, più che riferirsi a femminone incantevolmente procaci relativamente disponibili, narrava del risultato di misteriose pratiche di bassa macelleria balcanica.

Con gli anni, sarei diventato un assiduo ritagliatore fino a ritrovarmi con il problema di tutti coloro che accumulano qualcosa senza più trovare il coraggio di buttarlo via perché all’improvviso la quantità si rivela loro in qualità: come conservare questi ritagli, come classificarli, come poterli reperire all’occorrenza.

 

Leggo Storie di storie di Paola Taboga e mi trovo a fare i conti con la funzione letteraria del ritaglio. Intesse i suoi orditi più e meno reciprocamente indipendenti, dichiarando esplicitamente come loro fonte il ritaglio di un articolo di giornale, con tanto di data. Con le dovute variazioni, allo stratagemma hanno fatto ricorso in tanti. Il ritaglio di un processo svoltosi a Rovereto nel 1900, per esempio, è servito a Robert Musil per disegnare la figura del maniaco sessuale e assassino Moosbrugger ne L’uomo senza qualità. Per tuttaltri sviluppi gli è servito il ritaglio relativo ad un incidente stradale avvenuto a Vienna il 17 ottobre del 1911. Guido Ceronetti è un altro ritagliatore provetto. Nella mostra intitolata Nella gola dell’Eone – realizzata nel 2000 con Elena Ubertelli – ne fa gran uso. Come nei suoi spettacoli di strada. O come nelle sue brevissime e compiutissime ponderazioni di ordine etico espresse in forma aforismatica. Tuttavia, anche in questa pratica, possono emergere stili diversi. In un caso, il ritaglio è effettivamente il motore primo dell’ideazione letteraria – in certi casi ne è fin parte integrante; in altri casi, serve piuttosto per ratificare una visione del mondo – è prova a sostegno, è argomentazione indiretta a favore di una tesi, sia ch’essa riguardi le vicende umane sia che riguardi i linguaggi tramite i quali le si racconta. L’uso che ne fa Ceronetti, più che a quello di Musil, pertanto, è più vicino a quello di Alfred Jarry.

 

Postumo, nel 1911, definito “romanzo neo-scientifico”, viene pubblicato a Parigi Gesta e opinioni del dottor Faustroll. Patafisico. Jarry era già morto da qualcosa come quattro anni. E’ lì che lo scrittore riprende un’idea appena accennata in un articolo del 1894  –   Etre et vivre – cercando di approfondire la natura di quella “scienza che abbiamo inventato, il cui bisogno si faceva generalmente sentire”, ovvero della “patafisica”. Rifinendola come “scienza delle soluzioni immaginarie, del particolare e delle leggi che governano le eccezioni”, Jarry mira a rovesciare il senso della scienza del suo tempo – tutta fondata sull’empirico, sul generale e sulle leggi che governerebbero la normalità senza le quali mai di normalità si potrebbe parlare. Palesemente, è una presa per i fondelli. Il Jarry della patafisica è lo stesso del Jarry che, nel 1896, mise in scena l’Ubu roi, dissacrante e irriverente nei confronti di qualsiasi potere per lui mai privo di un’intrinseca clowneschità – sia che questo potere si presenti nelle vesti del politico che in quelle dello scienziato.

 

 

A Parigi, l’11 maggio 1948, dai lettori più attenti di Jarry, prende corpo l’iniziativa di una sorta di istituzionalizzazione del suo pensiero. Viene fondato il Collegio di Patafisica dove gli aderenti vengono suddivisi in gerarchie fasulle secondo specializzazioni scientifiche altrettanto fasulle. Per esempio si parla delle Cattedre di Scienze morali e politiche e Atrocità comparate, di Coccodrillologia, di Filatelia animale e vegetale e di Pornosofia e Alcolismo etico, e di altre “facoltà” – nel senso universitario del termine - consimili. Entro certi limiti, diciamo che la cosa abbia preso piede e si è diffusa in altre città europee – Milano compresa -, promuovendo più e meno ridanciani “collegi di patafisica” nonché la traduzione delle opere di Jarry – fra le quali, in questi giorni, grazie a DuePunti Edizioni di Palermo ed a Elena Paul, ne sono state rese disponibili alcune, in italiano per la prima volta.

 

 

Se nell’idea di scienza – parlo dell’idea positivistica di scienza, tutta ottimismo e certezze – è sempre stata inclusa la consapevolezza della sua pratica – anzi, la scienza così come ci è spacciata ancor oggi è consapevolezza per antonomasia -, nell’idea della superscienza di Jarry, nella patafisica, viene effettuata una distinzione che, piuttosto sorprendentemente, offre due opzioni: quella di una Patafisica, involontaria, inconscia, praticata senza consapevolezza e quella di una Patafisica volontaria, consapevolmente vissuta – due opzioni ben differenziate anche nella forma scritta del loro nome: la “patafisica” – scritta come la si legge – in rappresentanza della pratica involontaria e la “’patafisica” – con un apostrofo a precederla – in rappresentanza di una pratica volontaria.

 

Alla faccia dei grammatici, considererei pata- un prefisso. In francese si trova in parole come “patapouf”- un analogo del “patapum” italiano - o “patatras” – un analogo del “patatrac”, e “pataquès” sono le “papere”, ovvero certi intoppi del nostro linguaggio parlato, come anche i discorsi senza capo né coda. La “pataque” equivale alla nostra “patacca”, mentre la “patache” era una vettura di piazza piuttosto sgangherata, mentre il “patachon” era il suo degno vetturino. Già nelle mie prime frequentazioni francesi mi capitò, poi, di sentire al posto del mio “eccetera eccetare” un “patatì et patata”.

            Andrebbe anche tenuto presente che la “patata dolce” in francese si chiama “patate” e che, in francese come in italiano – prima di selezionare l’organo sessuale femminile -, è stata presto metaforizzata per designare il tonto, il goffo e lo stupidotto – che, nell’italiano di un tempo, avevano trovato una soluzione efficace nel “patalucco”.

            Voglio dire che Jarry di campi semantici ne aveva più che a sufficienza belli e pronti per reperire il prefisso più opportuno da anteporre alla regina delle scienze – per sovvertirne senso ed autorità.

 

Butto lì qualche esempiuccio di miei ritagli : nel marzo del 2001, un’èquipe di scienziati inglesi – tramite tecnologia informatica – ricostruisce il volto di Gesù Cristo; un’altra, un mese dopo, ha portato a termine un esperimento per individuare il suono della nascita dell’universo. Per andare più terra-terra, a La Spezia un barista offre un bicchier d’acqua ad un barbone assetato e non fa lo scontrino fiscale: colto sul fatto viene multato. All’Università di New York, il cantante Franco Califano riceve la laurea honoris causa in filosofia. La commissione Episcopale modifica il testo del “Manuale degli esorcismi”: non si dovrà più dire “vade retro Satana”, ma “Vai indietro Satana”. Oppure: l’allenatore della squadra di calcio del Bayer Leverkusen fa chiudere nella cassaforte di uno studio notarile un proprio pelo pubico Gli servirebbe per le controanalisi nel caso venisse accusato di consumo di cocaina. O ancora altri due casi sui quali mi sono soffermato a suo tempo: quello del neurologo israeliano che ha scoperto che il gigante Golia venne sconfitto da Davide perché aveva problemi alla vista  e quello del prete inglese che viene coinvolto in un incidente stradale: chiede l’equivalente di 125 milioni di lire di risarcimento, perché sostiene che nell’incidente ha perso la fede.

            Non so quanto il volontario sia ben distinguibile dall’involontario. Temo che nell’assegnazione di queste categorie alle nostre azioni prevalgano spesso crampi ideologici il cui governo irrimediabilmente ci sfugge. Tuttavia, prendendo per buona la distinzione e applicandola a spanne, guardando a notizie del genere – tragicomiche per quel che raccontano e tragicomiche per il semplice fatto di venir raccontate – viene da pensare che, senza che ce ne avvedessimo, la patafisica involontaria è diventata la cifra saliente di questo nostro mondo e della sua rappresentazione. Se è vero, perché no ?, che con la patafisica non dico che nasca ma almeno prende forma e nome una concezione del mondo, è anche vero che questo nostro mondo sempre meno nostro e sempre più loro sta facendo di tutto per sembrarne il prodotto. Chi guarda fa, ma chi è guardato ci mette del suo.

F. A.

 

 

Nota

 

Storie di storie di Paola Taboga è edito da Mobydick, Faenza 2009. Gli Scritti patafisici di Alfred Jarry sono pubblicati da :duepunti edizioni, Palermo 2009.

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

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