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Padre e figli

 

Il test delle calzature

Padri e figli

Sempre a proposito di veline: avrete notato anche voi l'insolita acrimonia con cui il presidente Berlusconi ha reagito alle ormai famose osservazioni in merito di sua moglie.  In effetti, che un uomo di solito tanto cortese (salvo che con gli avversari politici, ma questo si capisce) dica della compagna della sua vita che “la signora ha creduto a quello che hanno messo in giro i giornali”, commentando che “succede a volte alle donne di essere un po' nervose”, che le abbia dato – in pratica – della mezza scema in menopausa, è cosa che per qualche verso può stupire.  Ma probabilmente si è trattato di uno scatto di malumore cui sarebbe ingiusto dare troppa importanza, o di una citazione infelice da Paolo Conte.  Molto più significativo, in realtà, mi è sembrata il commento relativo ai figli, che Veronica aveva associato a se stessa nel ruolo di parti lese.  “I miei figli” ha detto il Silvio nazionale “mi vogliono un bene dell'anima: credo di essere il più amato dei genitori”.  Ed è una frase, questa, che nella sua disarmante ingenuità non può che far tenerezza.
     Intendiamoci.  Non metto in dubbio che i figli di Berlusconi gli vogliano un bene dell'anima e può darsi benissimo che la misura di tanto affetto sia superiore alla media o raggiunga addirittura un livello da record.  Il commento, oltretutto, si riferiva ai tre più piccoli, che, pur ormai in età adulta, non hanno responsabilità pubbliche o aziendali e si tengono lodevolmente alla larga dalla ribalta mediatica, per cui noi estranei di loro sappiamo e possiamo dire ben poco.  Ma solo un personaggio inguaribilmente egoriferito come il Nostro poteva avventurarsi in una  pubblica dichiarazione così impegnativa.  I rapporti tra padri e figli, si sa, sono sempre difficili, anche nel migliore dei casi, contengono sempre in sé una dose di ineliminabile ambiguità.  Non è necessario, per saperlo, ricorrere ai lumi della psicoanalisi,  con la interpretazione freudiana dell'Edipo, e neanche alla Bibbia, ai tragici greci – anche se vale sempre la pena di tenere sott'occhio l'Ippolito di Euripide –  e al folclore mondiale, così ricco di miti di parricidio e di ritualizzazioni cerimoniali del tema.  Il dato è radicato nell'esperienza di ognuno di noi, è uno di quelli su cui tutti gli esseri umani, con particolare riguardo a quelli di sesso maschile, sono chiamati prima o poi a confrontarsi.
     Tutti, evidentemente, tranne Berlusconi.  Lui l'idea di poter avere dei problemi con la prole, come pure succede a tante degne persone, non la prende nemmeno in considerazione.  Gli vogliono troppo bene.  Non lo dice certo per vanteria, o per dar voce a un futile senso di superiorità.  Sappiamo bene che il Premier, come ama farsi chiamare, non si sente superiore agli altri: è semplicemente sicuro di esserlo e non ha remore nel dichiararlo.  Imprenditore senza pari e politico sommo, non può che essere il padre più amato dell'universo: tutto qui  E siccome gli studi classici, che pure ha compiuto con grande profitto, come lui stesso ci ha ripetutamente assicurato, sono inevitabilmente lontani, non lo sfiora nemmeno il sospetto che un simile atteggiamento contenga un filo di hybris, di quell'arroganza esistenziale che gli dei hanno sempre una voglia matta di ripagare sotto forma di némesis.  D'altronde, stando ai sondaggi pericoli in terra non ne corre più: perché dovrebbe temerne in cielo?


ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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