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la caccia

27/04/2008

Problemi di varia natura
Una decisione sensata
La parola, la farfalla e il nocciolo di ciliegia

La parola, la farfalla e il nocciolo di ciliegia


Classificandole come “reviviscenze della vertigine nelle civiltà organizzate”, Roger Caillois racconta gli incidenti capitati a Stoccolma la sera del 31 dicembre 1956. Apparentemente all’improvviso, senza preavvisi di sorta, senza che nessun campanello d’allarme suonasse nella testa di qualche probo e vigile cittadino, cinquemila giovani hanno invaso una delle arterie principali della città  ed hanno cominciato a spaccare tutto, non fermandosi neppure di fronte alle pietre tombali del vicino cimitero. La manifestazione è stata sedata con molta fatica e dopo un bel po’ dalla polizia intervenuta perfino “a sciabola sguainata”. Ne riuscirono ad arrestare quaranta, tutti ragazzi compresi fra i quindici e i diciannove anni. Li hanno chiamati “ribelli senza causa”.


Dice Bridgman ne La logica della fisica moderna che, se guardassimo alle cose con un po’ di spirito critico, noi non abbiamo mai  una connessione fra due eventi semplici, perché nello stesso concetto di connessione è incluso, come sua parte vitale, “l’intero sfondo del sistema in cui gli eventi avvengono”.

Il 16 aprile scorso, è morto il matematico Edward Norton Lorenz. Divenne celebre perché, nel 1979, in una sua conferenza, affermò che “il battito d’ali di una farfalla in Brasile può scatenare un tornado in Texas”. Ufficiale dell’Aeronautica militare durante la seconda guerra mondiale, aveva avuto l’idea di applicare le sue teorie matematiche alla meteorologia. Così, insieme ai prevedibili successi – per esempio, la previsione del tempo nei prossimi tre o quattro giorni -, ben presto, dovette scontrarsi con la difficoltà di rappresentare adeguatamente tutte le variabili occorrenti per un modello che servisse davvero a prevedere le condizioni atmosferiche da un giorno dato alla settimana successiva. Si scontrò, insomma, con una complessità che si vorrebbe caratterizzare alcuni sistemi, contrapponendoli ad altri che, invece, si vorrebbe semplici. Si cominciò dunque a parlare di una teoria del “caos deterministico” non preoccupandosi un granché del fatto che, per l’appunto, si parla di “caos” allorquando lo schema deterministico fallisce.

Fra le tante osservazioni intelligenti che Valentino Braitenberg offre ai lettori del suo libro più recente, L’immagine del mondo nella testa, ce n’è anche una relativa al comportamento collettivo degli esseri umani. Quando “si uniscono in comunità”, dice, il loro comportamento diventa del tutto “imprevedibile”. Braitenberg ritiene anche di dover osservare una “tendenza generale della natura”, che permetterebbe l’insorgere di un ordine locale, distruggendolo, però, nel lungo periodo ed in un contesto più ampio. Potrei fare l’esempio del nostro sistema planetario, dove tutto, fino ad ora, funziona a meraviglia consentendoci di sincronizzare gli orologi e di regolare il disbrigo delle nostre faccende quotidiane, ma che, come ben sappiamo da molti anni, non è affatto destinato a restare tale e quale. Galassie in movimento, buchi neri o semplici meteoriti non solo sono in agguato, ma hanno già preso una mira che ben difficilmente mancherà il bersaglio. L’ordine e il disordine, più che dati di fatto, sono il risultato di nostri modi di vedere le cose e, dunque, durano quanto vogliamo noi, anche se, in certe circostanze ci riesce difficilissimo sentirci liberi di vedere in un modo e non vedere nell’altro.

Ovviamente, volendo, potevamo non aspettare Lorenz per formulare una teoria della complessità. La storia del maledettissimo battito d’ali di una maledettissima farfalla brasiliana che fa danni disastrosi in Texas, la potevamo trovare pari pari e forse più utile in uno di quei quaderni che Georg Christoph Lichtenberg riempiì fra il 1772 e il 1773. “Se non avessi scritto questo libro”, scriveva il matematico tedesco, “di qui a mille anni, fra le sei e le sette di sera, mettiamo in qualche città della Germania, si parlerebbe di cose completamente diverse da quelle di cui si parlerà effettivamente. Se a Vardöhus” – che dev’essere una città portuale norvegese – avessi gettato in mare un nocciolo di ciliegia, la goccia d’acqua che un marinaio si toglie dal naso al Capo di Buona Speranza non si sarebbe trovata esattamente allo stesso posto”. Quando dico che la formulazione di Lichtenberg mi sembra più utile di quella di Lorenz, voglio semplicemente alludere al fatto che il primo, a differenza del secondo, allarga l’orizzonte della nostra consapevolezza alle parole stesse che noi tutti – non solo i matematici – pronunciamo, parole che, spesso, troppo spesso, impoveriamo fino ad escluderle dal novero delle nostre dirette responsabilità senza che, per questo, non conducano anch’esse a vere e proprie catastrofi individuali e sociali.

E’ il “sistema sullo sfondo” che ci fa porre dei rapporti di causa e di effetto fra due eventi o, anzi, è il “sistema sullo sfondo” che ci fa isolare il risultato di due insiemi di percezioni come eventi, prima, e ce li fa connettere nel rapporto di causa e di effetto, poi. E’ la mancanza di un quadro di riferimento interpretativo che ha fatto sì che, nel 1956, i giovani sfasciatutto di Stoccolma prima nascessero dal nulla e, poi, fossero i protagonisti di un atto di ribellione cui non si attribuiva una causa. Qualche anno dopo, negli anni Sessanta, gli stessi giovani e le loro stesse devastazioni avrebbero trovato bello e pronto tutto un “sistema sullo sfondo” che ne avrebbe dato conto in termini di ragioni e di torti, di ragioni a monte e di ragioni attuali, di torti loro e torti altrui. Fatto è che al porre rapporti di causa e di effetto dobbiamo esser preparati; che un’analisi in certe circostanze si fa ed in altre no; che perlopiù si preferisce continuare a porre i rapporti così come li si è sempre posti – spiegando secondo una stile di spiegazione socialmente invalso piuttosto che andando in cerca di guai e, spiegando, modificare quel “sistema sullo sfondo” che ci ha fatto comodo nel passato. Fatto è che spesso – per il tornaconto di un’economia sociale cui deleghiamo il potere di decretare ciò che è in ordine e ciò che è in disordine -, piuttosto che approfondire l’analisi, si preferisce arrestarla, rimanendo ad una superficie che, senza rischi di modificare alcunché, rifletta lo stato consolidato di chi analizza.

Nei primi anni Ottanta, il pedagogo francese Francis Debyser distinse fra “esposizione” e “soluzione” nei romanzi gialli. Diceva che il lettore si accontenta perlopiù dell’esposizione e non sottilizza troppo sulla soluzione. Si affida, in altre parole, al flusso narrativo senza eccepire. Non credo che la distinzione stia in piedi, ma credo che, comunque, Debyser metta in evidenza come la specie umana – nelle condizioni opportune -, a proposito dei rapporti di causa e di effetto, non vada tanto per il sottile. Fa il caso di The Last Niggers, un romanzo della Christie del 1939 – che in Italia, come se fossimo esperti di previsioni astronomiche, apparve con il titolo di E poi non rimase nessuno -, la cui versione apparve in Francia nel 1947. Si tratta di un caso particolarmente spinoso, perché, a quanto sembra, nell’ultima pagina l’edizione risulta monca di due righe. La soluzione del giallo, pertanto, è letteralmente incomprensibile. Capita. Ma capita anche che questa stessa edizione sia stata ristampata fino al 1981 senza che nessuno se ne accorgesse o avesse a che ridire.


F. A.

Note

Negli Stati Uniti, nel 1955, esce Rebel Without a Cause, il film di Nicholas Ray interpretato da James Dean che, in Italia – nel palese tentativo di sminuirne la portata concettuale -, viene tradotto con Gioventù bruciata.

Per l’episodio di Stoccolma, cfr. R. Caillois, I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine, Bompiani, Milano 1981. Ancore un coup d’arquebuse, scritto da Geyser in collaborazione con Jean de Porla e pubblicato da CIEP, a Parigi nel 1981, è citato da Giampaolo Dossena in una nota al testo di Caillois. Per il rapporto di causa e di effetto fra due eventi, cfr. P. W. Bridgman, La logica della fisica moderna, Boringhieri, Torino 1965, pag. 99. Il libro di Braitenberg è stato pubblicato da Adelphi, Milano 2008. Per l’anteprima della teoria della complessità, cfr. G. C. Lichtenberg, Lo scandaglio dell’anima, Rizzoli, Milano 2002, pp. 312-313

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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