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Storia e tassametro
L'unico che alza la mano
Servizi e legnate
Al telefono, un’amica ad un dato momento mi fa: ma sai chi mi è venuto trovare l’altro giorno ? Indovina ? Tiro un nome e non è lui, ne tiro un altro. Mi arrendo. Il nome lo fa lei. Ma va. Proprio lui. “L’altro giorno, mi telefona, sono qui, se vuoi stasera ti porto a cena”. E’ a questo punto – i denti fanno alla svelta a dolere - che mi vengono in mente un paio di difficoltà in cui l’amico, che da anni non vedo, un tempo si dibatteva. Anche questioni di soldi. Le dico: “E ha pagato lui ?”. Certo che ha pagato lui. E non solo.La teoria del male minore viene da lontano almeno quanto i problemi basilari della convivenza nella specie umana e la necessità di un contegno per chi è riuscito a risolverli a proprio vantaggio ed a svantaggio altrui. Da Sant’Agostino a San Tomaso d’Aquino è tutto uno sforzo di giustificarla se non tutta tutta almeno in parte. Dal punto di vista dello Stato è legittima – per l’ottenimento di un bene comune non si bada a spese -, dal punto di vista dell’individuo forse un po’ meno, ma, toccandogli alla fine passare al vaglio della Divina Provvidenza, non eviterà il giusto castigo per averla usata o per averne abusato. “Sotto la guida della ragione”, dice Spinoza nell’Etica, “appetiremo un bene maggiore futuro a preferenza di un bene minore presente, e un male minore presente a preferenza di un male maggiore futuro”. Aveva un problema. Uno di quelli che ti rovinano l’esistenza, che ti impediscono un rapporto sereno con gli altri ed anche un minimo di benessere personale. Mi aveva chiesto dei soldi in prestito. Gli volevo bene e i soldi in quel momento li avevo. Glieli ho dati, anche se erano tanti, che, d’altronde, per quel tipo di problema ci volevano. In omaggio alla diffusa opinione che vuole la sparizione immediata dell’amico cui si presta dei soldi – non farlo: perdi i soldi e l’amico -, anche il mio amico in quattro e quattrotto non si fece più vedere. Tuttavia, da qualche telefonata venni a sapere che quel problema, grazie ai miei soldi, era stato temporaneamente risolto, che aveva ripreso a lavorare di buona lena, che era felicemente innamorato, che cambiava casa e altre novità che avrebbero fatto la gioia di un vero amico. Dopo qualche mese cominciarono ad arrivarmi delle cartoline: saluti cari dalle principali capitali europee. Come se l’amico stesse ridisegnandosi la mappa di una seconda vita dotata di maggior respiro: un amore, una vacanza, uno sfizio, un sogno cullato per lungo tempo e finalmente esaudito. Con i miei soldi.Ne La banalità del male – il libro che dedica al processo svoltosi nel 1961, a Gerusalemme, a carico del nazista Eichmann – Hannah Arendt fa notare che “chi sceglie il male minore dimentica rapidamente di aver scelto a favore di un male”.Non solo ha pagato lui, mi dice l’amica che sa bene come sono andate le cose, sai cos’ha fatto ? Ha voluto riaccompagnarmi a casa in taxi e l’abbiamo chiamato, ma pensando che ci avrebbe messo qualche minuto ad arrivare ci siamo accesi una sigaretta. Quello, invece, non ti arriva subito ? Beh, faccio per spegnere la sigaretta e lui dice ah no, assolutamente no, noi la sigaretta ce la fumiamo in santa pace e lui aspetta. E’ fatto così, l’amico. Sì, lo so – più o meno dice l’amica - , ma ciò non toglie che quella sigaretta mi è rimasta qua, perché sentivo tutta l’immoralità di quella situazione: noi che fumavamo e il tassametro che andava.In Storia senza memoria, Gaspare e Roberto De Caro, fra altre nefandezze del recente passato cui va purtroppo aggiunta la nefandezza con cui una storiografia asservita al potere si è data da fare per mistificarne la memoria, ricordano la teoria del male minore. La ricordano in due circostanze. Allorché – prendendo le mosse dalla contrapposizione di due tipologie di film, da una parte Il pianista di Polanski, dall’altra Schindler’s List di Spielberg, da una parte una denuncia senza reticenze, dall’altra una visione consolatoria – si soffermano su quanto accadde nel ghetto di Varsavia dal novembre del 1940 al maggio del 1943 e su quanto accadde in Argentina, all’indomani di quel colpo di stato condotto con la benedizione americana dal generale Videla il 24 marzo del 1976. A Varsavia, in quell’atroce prigione di poco più di tre chilometri quadrati in cui vennero rinchiusi quattrocentomila ebrei in attesa della morte, i nazisti poterono risparmiare forze e mezzi grazie alla collaborazione del Consiglio ebraico e della sua polizia, una sorta di istituzione di ebrei al loro servizio, pronta a darsi da fare, mandando a morire i propri fratelli, nella speranza di salvare la pelle. Duemila persone, perlopiù intellettuali, che in nome del male minore hanno contribuito direttamente e consapevolmente al male maggiore. In Argentina, quel massacro sistematico di trentamila persone che venne eufemisticamente chiamato “Processo di Riorganizzazione Nazionale” fu reso possibile e non poco facilitato dalla benevolenza della Chiesa Cattolica e del Partito Comunista argentino. Unione Sovietica e Cina non trovarono granché da ridire sulla repressione sanguinaria dei generali e anche in questo caso si parlò della necessaria scelta di un male minore rispetto ad un ventilato terrore sul modello cileno, alla Pinochet. Il documentatissimo libro di Gaspare e Roberto De Caro – ai quali di recente si deve anche La sinistra in guerra – si occupa anche di cose italiane: dal modo con cui ci siamo raccontati il fascismo e le sue leggi razziali – per esempio confortandoci con l’amena frottola degli italiani che non sarebbero mai stati razzisti e che, anzi, alla promulgazione delle leggi razziali sarebbero “insorti” – al modo con cui sono state rimosse le responsabilità della Chiesa e tutte quelle ambiguità per non dire di peggio della sinistra che, dagli e ridagli, avrebbero portato al suo dissolvimento, morale prima e, se mi si permette la metafora, fisico dopo. In tutti i casi analizzati, comunque, scavando a fondo emerge l’applicazione di quella teoria del male minore che, iniettando narcotico nelle nostre coscienze politiche, ha finito con lo scrollare di dosso ogni senso di responsabilità collettiva al cittadino. A pensarci bene, anche in questi ultimi nostri anni, non c’è stata tornata elettorale in cui non ci sia stato chiesto di scegliere il male minore. A pensarci ancora più bene ci rendiamo conto che anche dalla Resistenza siamo usciti con deprimenti ed autocastranti soluzioni del genere. Riflettendo sui disastri del pianeta, ci rendiamo conto che una buona parte delle scelte che in tutta coscienza avremmo potuto fare non le abbiamo fatte o le abbiamo procrastinate sine die subordinandole agli interessi supremi dell’economia. Più semplicemente leggendo il giornale ci tocca d’imbatterci continuamente nella risposta del mentecatto televisivo di turno – che quel che fa lui non sarà un granché ma che c’è di peggio. Che ci siano i nazisti, Porta a porta o L’isola dei famosi, il collaborazionismo, insomma, è ancora e sempre una pratica di successo. Ecco, Storia senza memoria è uno di quei rari libri che, nel restituirci un’immagine più coerente e più verosimile del nostro passato, non ci perdona nulla di quel che abbiamo fatto o di quel che abbiamo omesso di fare, sbattendoci in faccia – senza mezzi termini – responsabilità di classe da assumersi qui e ora.Mi immagino l’applicazione rigorosa di un criterio di questo genere: in termini di quattrini, vale di più la cifra che mi è stata prestata o la vacanza a Parigi ? Vale di più la prima. Beh, allora andiamo a Parigi. E poi, vale di più il prestito o la vacanza a Londra ? Continua a valere di più il primo e quindi dritti a Londra. Poi, nemmeno a parlarne: vale di più la cena fuori o il prestito ricevuto ? Senza dubbio il prestito e, dunque, prenotiamo pure. Il costo del taxi e il prestito ? Il prestito, ovviamente, incommensurabilmente. E l’aggiunta del tempo di una sigaretta al tassametro ? Non se ne parla. E’ così che l’amico, ogni volta – con rigorosa sistematicità -, costretto alla scelta tra restituirmi l’ammontare dei miei ormai svalutatissimi soldi e la spesa del momento sceglie quello che, filosofia alla mano – da Sant’Agostino a San Tomaso, da Spinoza alla Arendt –, viene definito come il male minore. F.A.NotaIl libro dei De Caro merita un’attenzione ben maggiore di quella che dimostrano le poche parole qui dedicategli. Risulterà prezioso, soprattutto, a chi vorrà ricordare, relativamente a certi episodi cruciali della storia del nostro Paese, le responsabilità della sinistra e della Chiesa Cattolica. Cfr. G. e R. De Caro, Storia senza memoria – Rossellini, Chabod, il Portico d’Ottavia e altri saggi, Edizioni Colibrì, Milano 2008. La sinistra in guerra è stata pubblicata, ancora da Colibrì, nel 2007. Per le altre citazioni, cfr. Spinoza, Etica, Prop. LXVI, Armando, Roma 2008, pag. 252 e H. Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano 1999, pag. 199.
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