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18/05/2008
Meglio peccatori
Pietà l'è morta
La regola penitenziaria
Un caso di scienza della storia
Un caso di scienza della storia
Commemorando i cent’anni trascorsi fra la nascita del maestro Ludovico Geymonat e l’oggi suo, l’allievo Giulio Giorello (sul “Corriere della Sera” del 12 maggio 2008) prova ardui esercizi di autoratifica indiretta. Se va ancora bene il maestro, figuriamoci l’allievo.
È così che un attento modo di raccontarne la vita – scegliendo le parole con oculatezza – metterà in rilievo l’uggia di Geymonat nei confronti delle “burocrazie di partito” e dei “velleitarismi pseudorivoluzionari”, nonché il suo amore per la “società aperta di spiriti liberi” e per una politica che miri a “modellare le istituzioni di una società libera e giusta”. Sembra si parli di un campione del liberalismo. Nello stesso giorno in cui il neosindaco di Roma Alemanno si dichiara rigorosamente estraneo al fascismo, non costerà granché definirlo “antifascista convinto e coerente” e se ne ammetterà la militanza nel Partito Comunista Italiano. Ed è qui che Giorello compie il suo capolavoro: aggiunge “dissidente” e “democratico appassionato”. C’è da sperare che nel suo mestiere di “filosofo della scienza” sia da prendere più sul serio. Dissidente Ludovico Geymonat? Certo. Ma “da sinistra”, come si diceva al tempo. Esce dal PCI, infatti, per aderire al PCd’I (m-l) fondato a Livorno nel 1966 – dove PCd’I sta per Partito Comunista d’Italia e dove “m” ed “l” stanno, rispettivamente, per “marxista” e “leninista”. Leggere la raccolta di “Nuova Unità” per averci qualche riscontro. Tutte notizie queste che in una commemorazione da “Corriere della Sera” non starebbero bene e che, fatti i debiti conti, nuocerebbero alla Causa. Dico dell’unica Causa cui legittimamente si può nuocere: quella del vivo, non certo quella del morto. F. A.
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