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17/02/2008
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Nell’isola di Cuba con il nome Guantanamo si designa una città e, situata ad una ventina di chilometri, una baia, che, attualmente è illegalmente occupata dagli Stati Uniti d’America. Oltre che base per i rifornimenti navali, com’è noto, è usata come carcere speciale. Da questo nome è nata una delle canzoni cubane più amate: Guantanamera. Sul testo scritto da José Marti nel 1891, José Fernandez Diaz l’ha musicata nel 1949. Comincia con le parole di un poeta, che, rivolgendosi ad una contadina di Guantanamo – la guantanamera, per l’appunto - dice di essere “un uomo sincero di dove cresce la palma”, che, “prima di morire” vuole lasciar scaturire i suoi versi dall’anima. Nel 1995, per la regia di Tomas Gutierrez Alea e di Juan Carlos Tabo, Guantanamera è diventato anche un film, fra l’allegrotto e il mesto – la storia di un impresario di pompe funebri in un Paese dove si avvertono sintomi di cambiamento.
Da tempo, sulle pagine del principale quotidiano sportivo del Paese appaiono annunci che, rubricati sotto l’ampia categoria di “Club e Associazioni”, poco sembrano aver a che fare con la tradizionale immagine di quell’associazionismo che, storicamente, rimane alla base del movimento olimpico. In essi, tanto per fare qualche esempio, il presuppongo “atletico” “trans Kimberly” propone “trasgressioni assicurate”, l’”accaldatissima signora 30 enne” si dice “molto viziosa” e la “bellissima autoritaria” è disponibile per impartire “lezioni educative”. Niente di strano. Almeno a giudicare dalla lettura di un secondo quotidiano sportivo. Dove, a conferma del clima vengono stampati piccoli box in cui fanno bella mostra di sé fanciulle in pose inequivocabili didascalizzate in modi altrettanto inequivocabili: “Fammi tutto”, “Zitto e ascolta”, “Ti voglio”, “Calde emozioni” e, sport non più per tutti, “Solo x adulti” (con la ics della sbrigatività). Ci sarà stato un momento, allora, in cui queste due tipologie di vicende umane – sport e sesso, diciamo così, “di seconda mano” o “per sentito dire”, si sono attaccati l’uno all’altro – in un’unione durevole. Alla faccia di chi vorrebbe assegnarle, queste due tipologie di vicende, a quadri valoriali, se non opposti, almeno ben differenti fra loro.
Ogni tanto, l’attribuzione di un concetto a qualcuno è veramente ardua. Le parole si perdono nella notte dei tempi e nessuno è più in grado di rintracciarne l’artefice. Non è il caso questo di un famoso aforisma che dice quanto segue: “Se tu mi dai una moneta e io ti do una moneta ognuno di noi ha una moneta. Se tu mi dai un’idea e io ti do un’idea ognuno di noi ha due idee” – aforisma di cui, in verità, sarebbe da preferirsi una variante economicamente più intelligente che dice “se tu mi dai una moneta io divento più ricco e tu più povero. Se tu mi dai un’idea, diventiamo tutti e due più ricchi”. Sarebbe da preferirsi perché non si vede proprio il motivo per cui due persone debbano scambiarsi una moneta, presumibilmente di pari valore, lasciando le cose come stanno. Bene, trovo in rete almeno una dozzina di siti in cui questo aforisma è attribuito a Silvio Ceccato, che, di certo – lo ricordo benissimo – usò più volte raccontarlo in giro, ma, che, altrettanto certamente, non può esserne stato l’autore. Più o meno come quel genere letterario tutto particolare che è costituito dalle barzellette, certi aforismi, o certi proverbi, sfuggono al rapporto diretto con un autore. Sono stati tanto ripetuti – subendo varianti su varianti – che sono diventati una sorta di patrimonio collettivo. L’edificante aforisma delle due monete e delle due idee, può, al massimo, venir circoscritto alla vasta categoria dei proverbi cinesi, che, nell’immaginario europeo, da qualche secolo mantengono il monopolio della saggezza.
Il “Guerin Sportivo” credo che voglia stare alle varie gazzette sportive come La critica della ragion pura sta a Vortice di inganni. Tuttavia, una rubrica di annunci economici ce l’ha anche questa gloriosa testata e, giusto un paio di settimane or sono, non me n’è sfuggito uno particolarmente significativo. “Estomatologa”, che, enciclopedie alla mano sta per “stomatologa”, ovvero una specialista della bocca, “26enne”, che, come si trattasse di questioni religiose, si definisce “sportiva praticante”, nonché “amante dell’Italia”, “scambia idee”. Segue il nome, l’indirizzo, la città, Guantanamo. Subito dopo il suo, c’è quello di una “amministratrice”, 38enne, anch’essa cubana, anch’essa piamente “sportiva praticante”, ma anche “atletica” e “amante del bello” che, non volendo essere da meno, è altrettanto pronta a “scambiare idee”. Mi chiedo fin dove sia arrivato quel cambiamento cui alludeva un film come Guantanamera nel 1995: senza una risposta, non sarei mai in grado di sapere il grado di metaforicità dei messaggi e, come nei vecchi sketch dell’avanspettacolo, rischierei di confondere una brava dentista ed un’ottima commercialista con tutt’altro genere di professioniste.
Che due idee costituiscano un vantaggio, ovviamente, è tutto da vedere. Dipende molto dal livello di compatibilità dei rispettivi artefici. Nella prima versione, che è la più usata – quella in cui uno dà una moneta all’altro e tutti e due rimangono esattamente come erano prima dello scambio - è difficile capire di chi si tratti e quale sia il contesto ideologico in cui costoro agiscono. Ma, nel caso di quello che diventa più ricco e di quell’altro che diventa più povero, è invece chiaro che il rapporto fra i due sia asimmetrico. L’uno ha più potere dell’altro. L’uno può permettersi di dare una moneta all’altro e l’altro non può che permettersi di accettarla. E’ difficile, dunque, che l’idea dell’uno possa risultare perfettamente compatibile con l’idea dell’altro, mentre è molto probabile che l’idea dell’uno – anche una volta messa in comune con l’idea dell’altro – sia quella di liberarsi dell’altro più alla svelta possibile.
F. A.
Nota
Chiedo scusa alle sorelle Elena e Michela Martignoni se mi sono permesso di citare il loro romanzo, Vortice di inganni (Il Corbaccio, Milano 2008), come contraltare del capolavoro kantiano. E’ il loro titolo che, a dire il vero, mi attira moltissimo per rappresentare la storia di quella filosofia di cui, per l’appunto, l’opera di Kant è un caso esemplare. Gli annunci cubani sono apparsi in “Il Guerin Sportivo”, XCVII, 4, (1681) del 22-28 gennaio 2008. Per il secondo snodo narrativo ho utilizzato, rielaborandolo, un brano tratto da un mio libro, cfr. F. Accame, Come dice il Mister, Editoriale Sport Italia, Milano 2007. Del film Guantanamera mi sono occupato in “A”, 225 del marzo 1996.
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