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Rettifiche e ruoli
Il nipotino paziente
Perché non siamo razzisti
Spiegano gli etologi che i giochi a nascondino sono “un sistema usuale di verifica del mutuo interesse tra un ospite e un bambino nella nostra stessa specie”. Nella loro forma più elementare, questi giochi, potrebbero essere ridotti al cosiddetto “gioco del cucù”. Il nuovo arrivato si presenta al bambino, aspetta che avvenga il riconoscimento e, poi, all’improvviso, nasconde il proprio viso dietro qualcosa. Rimane nascosto di quel poco che basta a incuriosire il bambino e quindi riappare. Cucù. Se condotto con il garbo giusto e al momento giusto, è un gioco che piace e che, infatti, è in auge da tempo senza per ciò che i protagonisti siano perfettamente consci del fatto che, in certi stadi delicati dello sviluppo di un bambino, svolge quella funzione preziosa di scambiare informazioni essenziali. Vi si applicano i genitori, a volte anche gli estranei con cui s’interagisce amichevolmente per la strada, ovviamente anche i nonni.
Racconta Berlusconi di aver baciato sul pancino il suo nipotino Alessandro. Lo ha fatto mentre dormiva e poi si è nascosto, lui si è svegliato, si è “alzato sul bordo della culla, ha guardato intorno ed è ricaduto nella culla senza piangere”.
In una ricerca condotta sul finire degli anni Settanta del secolo scorso, Ernst von Glasersfeld e Michael Tomasello hanno cercato di individuare i processi in virtù dei quali si costruiscono le strutture concettuali nei bambini, prima, beninteso, che tali strutture possano essere connesse con le espressioni verbali idonee per designarle. Compresero pertanto che nell’alternanza dell’apparizione, della sparizione e della riapparizione – e nel sapiente dosaggio dei loro intervalli - viene a costituirsi il concetto fondamentale della permanenza dell’oggetto, della sua continuità, ovvero quell’ampia messe di criteri con i quali nell’arco della nostra intera esistenza applicheremo le categorie di “stesso”, “uguale”, “diverso”, “disuguale”. Soltanto allorquando questi processi si sono consolidati – ripetuti e ripetuti più volte, fino a diventare automatici – possono estendersi fino all’associazione dell’oggetto reso permanente e il nome con cui designarlo. Il che aumenterà a dismisura il potere del bambino, perché si renderà presto conto che, per esempio pronunciando un “ancora”, potrà riottenere una presenza desiderata di qualcosa che, per un certo intervallo di tempo, gli è stata sottratta.
Commenta Berlusconi che il fatto stesso che il bambino, risvegliatosi al bacio sul pancino e ritrovandosi solo non pianga, sarebbe segno della sua straordinarietà – di quella straordinarietà che, come un marchio di qualità improvvisamente concesso da un Dio o da una Natura distratti almeno fino alla propria nascita, caratterizzerebbe i membri della sua famiglia suoi diretti discendenti. In cerca del sigillo della scienza a quanto afferma, dice che “Il medico ha detto che non ha mai visto un bimbo così”. Non ha chiesto – a quanto pare – il parere del medico in ordine al proprio comportamento. Svegliare in modo particolarmente fastidioso un bambino e, nascondendosi, far sì che si ritrovi solo, può darsi che risponda alle esigenze pedagogiche di chi vuol crescere bimbi forti, ben pelosi nella zona dello stomaco e cinici a puntino per trascinare le masse verso il baratro al suono del proprio piffero, ma che le esigenze pedagogiche dei padri e dei nonni – per quanto abbiano fatto ricorso alle tecniche più raffinate al limite del sadismo - non sempre vengano soddisfatte lo insegna la storia di tutti noi. Ne so qualcosa io – che, nonostante scelte di mezzi ben diversi - ho sparso dolore e ne ho raccolto. Non sarebbe il primo che, nonostante tutti i propri sforzi, vede i propri discendenti andare dalla parte opposta a quella cui con tanto entusiastico zelo li ha orientati e sospinti.
Il nonno dice che il bimbo non piange. Si alza sul bordo della culla, non vede nessuno e non piange. Ovviamente tace di quel che accade dopo. Allorquando, riconferendo continuità all’oggetto, accertandone la sua permanenza, riconoscendolo drammaticamente uguale, dovendo accettare un mondo privo della necessaria discrezione, scoppia a piangere. A dirotto.
F.A.
Note
Il racconto di Berlusconi è ricavato dal “Corriere della Sera” del 29 agosto scorso.
Per l’analisi etologica del gioco del cucù, cfr. A. e A. Zahavi, Il principio dell’handicap, Einaudi, Torino 1997, pag. 160.
Il concetto di apparizione, sparizione e riapparizione: un’analisi semantica dello sviluppo di Ernst von Glasersfeld e Michael Tomasello, è pubblicato in E. von Glasersfeld, Linguaggio e comunicazione nel costruttivismo radicale, Clup, Milano 1989.
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