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13/01/2008
Ovvietà impreviste Come reagire ai calci nel sedere Un petalo d’onore
Un petalo d’onore
Passo in auto, la vedo e un po’ mi turba. “Mai più slip” è l’annuncio, scritto in grande, e la fanciulla chiamata a rappresentare qui e ora il sacro vincolo è carina. Coda di cavallo e ginnica, è colta in un atteggiamento di ripulsa, come se si fosse girata di scatto verso qualcuno che, pur celato alla vista, la stesse rincorrendo dicendole di mettersi le mutande: lei tende il braccio destro e spalanca la mano, come a dire alt. Mai più slip. E, infatti, indossa solo una canottiera e sotto è nuda. Sarebbe la festa del voyeurismo. Se non che.La tecnica del collage nasce in pittura nei primi decenni del Novecento. Nel tentativo di deaccademizzare la pittura ottocentesca, artisti come Georges Braque, Pablo Picasso e Kurt Schwitters, pur non rinunciandoci mai del tutto, detronizzano il pennello – lo strumento simbolo del pittore tradizionale - e sulla tela ci hanno attaccato di tutto, dalle carte colorate ai biglietti del tram. Come abbiamo già avuto modo di notare, è in quest’epoca che la costruzione dell’aura intorno all’opera diventa quasi più importante dell’opera stessa. Tuttavia,ogni teoria dell’avanguardia si mangia la precedente e, dopo il collage, non poteva mancare il decollage. Nei primi anni Cinquanta, osservando lo stato dei muri delle città e vivendo una piccola crisi d’artista, Mimmo Rotella – che pochi ricordano come poeta fonetico - inventa o, meglio, assume fra le tecniche artistiche lo strappo dei manifesti affissi nelle strade. Nel 1955 espone la sua prima opera costituita da manifesti incollati uno sull’altro e poi lacerati originando brandelli d’immagini e di colori in una frenetica mescolanza priva di qualsiasi effettivo baricentro percettivo, e, da lì in avanti, costruirà su questa tecnica l’intero suo percorso artistico.Se non che c’è di mezzo tutta la storia dell’arte e non solo quella. Sotto è nuda, ma il mio spirito voyeuristico viene ugualmente frustrato. E’ vero che già nel testo del manifesto, l’assolutezza del diktat è prontamente temperata – “i soliti slip hanno le ore contate” – invitando a scoprire “il segreto del primo intimo intelligente del mondo”, ma è anche vero che il vandalo sporcaccione è passato di lì prima di me e si è strappato via il punto critico, ovvero tutto il bacino della fanciulla, così che, sarà anche senza slip, ma non lo dà a vedere. Sarebbe così se, poco più in là, al primo manifesto non ne seguisse un altro e, un centinaio di metri ancora più in là, il manifesto, ingrandito dieci volte, lassù in cima – dove nessun vandalo sporcaccione potrebbe passare – non fosse ridotto allo stesso identico modo. Niente vandali, siamo storici dell’arte. E dobbiamo saperla tutti molto lunga su Mimmo Rotella e il suo decollage.Lo strappo eseguito con tecnica mista alla Mimmo Rotella all’altezza del bacino della ragazza che giura sul fatto che non userà mai più slip è un implicito percettivo. Per chi ci sta, ovviamente. Per chi sa, cioè, che le cose possono stare anche in questi termini. Il voyeur ignorante e testardo può anche cercare per tutta la città il manifesto senza strappo. Credo sia interessante far notare, allora, che questo implicito percettivo costituisce un analogo di quanto avviene già da tempo nella comunicazione televisiva. Fate caso al comico – per esempio ad Albanese, ospite in trasmissioni come Che tempo che fa, o a Fiorello impegnato con i suoi spot a promuovere il prossimo suo programma televisivo: nel momento in cui inizia lo sketch usufruisce di una sorta di cornice mentale (un frame) che, per patto implicito di spettatori, siamo inclini a concedergli, ma, mentre un tempo, questa cornice era considerata sacra e inviolabile fino alla fine dello sketch, oggi, in più occasioni, ci si propone improvvise rotture della cornice stessa e rapide incursioni in altre tipologie di cornici (ovvero nell’extra-frame). E’ così, per esempio, che Albanese, trattenendo a malapena il riso per ciò che sta per dire, smette i panni del personaggio per dire quanto lo detesta, ed è così che Fiorello interviene in scena per correggere una versione di se stesso che sta imitando il prototipo della presentatrice televisiva degli anni Cinquanta. In definitiva non è altro che l’evoluzione dell’”a parte” della commedia classica italiana – ovvero di quella fase teatrale in cui l’Arlecchino di turno, avanzando di qualche passo nel proscenio, rivolgeva al pubblico in sala un commento che nessuno dei personaggi in scena poteva sentire – non perché lo dicesse troppo piano, ma perché lo diceva fuori della loro cornice narrativa. Il finto strappo del manifesto, dunque, rompe la cornice all’interno della quale siamo soliti percepire e categorizzare le immagini. Questa cornice ce ne garantisce fra l’altro la completezza e l’integrità, ma non è affatto detto che questo patto debba durare per sempre. Così come sono arrivati i Braque, i Picasso e gli Schwitters in pittura – e poi i Rotella -, anche nella produzione di immagini pubblicitarie può arrivare chi trasgredisce qualche comma del codice percettivo per acquisirsi quote di mercato. Nel farlo, beninteso, rischia. Perché più è radicata la convenzione e meno saranno quelli disposti a superarla stipulandone un’altra.Al di là delle curiosità relative alla matrice culturale dei segni, rimane – vivissima – la curiosità relativa a cosa troveremo, da domani in poi, allorché ci capitasse di alzare inavvertitamente una gonna o nello sfilare affettuosamente un paio di jeans ad una femmina. Se mai più gli slip, allora cosa ? Abbiamo compreso che vi troveremo il primo intimo intelligente, ma non ci basta, perché, a dire il vero, non è questo il posto in cui siamo abituati a cercare checchessia di categorizzabile come intelligente. Di solito, un maschio rispettoso ne sposta la localizzazione più in su. La risposta potrebbe stare tutta, allora, nel marchio: petali d’argento. Metafora complessa ai limiti dell’ossimoro – perché la morbidezza del petalo mal si accorda con un metallo da conio che, per quanto malleabile, metallo rimane -, può forse dignitosamente figurare nella raccolta di versi di qualche “usignolo della domenica”, ma soltanto a caro prezzo può rappresentare quel che è chiamata a rappresentare. I petali per stare assieme hanno bisogno di corolle e, nonostante che queste corolle abbiano la chiara funzione di attrarre assatanati impollinatori, resta il fatto che la delicatezza delle parti intime – una delicatezza che include anche la loro onorabilità - implica contatti meno rudi, igienicamente più sobri e ideologicamente meno compromessi. L’argento, si sa, è sempre stato subordinato all’oro in quanto valore monetario e, annerendosi, si ossida facilmente – tutte possibili fonti di allusione che a qualsiasi fanciulla dabbene non possono far piacere.F. A.NoticinaLa metafora dell’usignolo della domenica per designare il poeta come vasta categoria dello spirito non è mia. La usò Eco, per un suo inserto dell’”Espresso”, forse nei primissimi anni Settanta. Se non vado errato, cfr. U. Eco, Il costume di casa, Bompiani, Milano 1973.
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