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25/11/2007
Parole e musica Analogie di loghi Sei triangoli e una stella
Sei triangoli e una stella
Popolo deicida, aduso agli omicidi rituali, avvelenatori di pozzi, profanatori di ostie sacre - agli ebrei dal concilio lateranense del 1215 fu imposto di cucirsi sugli abiti una rotella gialla affinché potessero essere facilmente distinti in una vita sociale che li avrebbe tollerati se ricchi e li avrebbe discriminati se poveri. Fino al momento in cui la rotella assunse la forma della stella per designare gli ebrei, prima nella cosiddetta vita civile e poi in quel po’ di vita che restava loro nei campi di concentramento tedeschi.
Scendo dal treno, sono appena arrivato alla Stazione Centrale di Milano e devo fare una telefonata. Ho la tessera telefonica in tasca, la inserisco nel primo telefono che trovo, ma mi compare la scritta “scheda illeggibile”. L’ho comprato soltanto l’altro ieri. So che contiene ancora 4 euro e 80 centesimi di telefonate che non ho fatto ma che ho già pagato alla Telecom. Vado al secondo telefono. La fessura apposita è ostruita, la scheda non entra. Terzo telefono. Entra. “Scheda illeggibile”. Quarto telefono, “scheda illeggibile”. Cinque, sei, scendo al pianoterra, stessa sorte. Io devo telefonare. Una sola telefonata, ma devo farla. Risalgo al piano di sopra dove spero ci sia ancora un tabaccaio aperto. C’è. Chiedo una tessera: “Cinque euro”. Dico, “Scusi me ne può dare una da meno”, “No”, “Ci sono solo quelle da 5 euro”. Pago i cinque euro. Ricerco un telefono e faccio la telefonata.
Il triangolo viola designava i testimoni di Geova e quello marrone rom e sinti.
Sono in ritardo ed ho perso del tempo. Devo correre. Scendo al metro. All’edicola c’è una coda infinita. Vedo quattro macchine per la distribuzione automatica del biglietto e mi ci dirigo. Sullo schermo della prima c’è scritto che è fuori servizio. Vado alla seconda, faccio per introdurre il mio euro nell’apposita fessura. Non entra. Per quanto forzi, non entra. Vado alla terza. Stessa storia. Vado alla quarta. Stessa storia. Torno alla prima, dove un tizio sta raccogliendo il suo biglietto. Dico, “Scusi, ma come ha fatto ? Io ho provato a inserire il mio euro, ma non ci sono riuscito, lei come ha fatto ?”. “Ah, io ho pagato con la carta di credito, usi anche lei la carta di credito”. Io non uso carte di credito. Vado al gabbiotto del personale. Gli dico, “Scusi, ma io ho provato a inserire il mio euro per avere un biglietto da quelle macchine là e non ci sono riuscito, mi può spiegare il perché ?” e lui, per tutta risposta, ha la sfacciataggine di dirmi, “Vada all’edicola, faccia la fila come tutti gli altri”.
Il triangolo verde designava i criminali comuni e quello nero prostitute, barboni, individui ai margini della società.
Da quest’anno la cartella dell’Inps si paga in via telematica. La banca non accetta più di farci i pagamenti. Devo pagare quella di mia moglie. Mi do da fare: mi annoto tutti i codici segreti di accesso, accedo e compilo. Devo dir la verità, sembra facile. Lo schema è chiaro anche per uno come me. Compilo. Poi, invio. Errore. Compare la scritta di “errore” e la comunicazione che il mio pagamento non può essere accettato. E’ l’ultimo giorno. Telefono alla banca, spiego la situazione e mi dicono che loro non possono occuparsene – da quest’anno non possono più -, però mi danno un numero verde. Compongo il numero verde. Mi stupisco non poco del fatto che, dopo due o tre scelte dal menu preregistrato, mi risponde una persona umana. Gli spiego la situazione, mi chiede il numero di codice segreto, glielo dico, non quello, l’altro, gli do l’altro. Questo va bene. Dopo pochi secondi, mi dice, sto guardando la sua dichiarazione, c’è un errore, ecco perché non è stata accettata. Dico, ah, bene, quale errore. La somma. Dico, scusi, è difficile che abbia sbagliato la somma, è una cifra sola e l’ho ricopiata esatta, la vedo anch’io sullo schermo e non sgarra di un centesimo. Sì, fa lui, ma come ha fatto a fare la somma ? E’ qui il suo errore. Scusi, insisto, la somma di un numero, di un numero solo, è quel numero e nessun altro. Sì, ma lei lo ha scritto nello spazio apposito. Beh, dove avrei dovuto scriverlo se non nello spazio apposito, in quello sbagliato ? No, lei non doveva affatto scriverla, doveva cliccare sulla barra in modo che la somma sia ottenuta meccanicamente, se non è ottenuta meccanicamente, non è valida. Rimango allibito. Dico, scusi, ma dove è scritta questa istruzione ? Ah, no, questa non è scritta, questa bisogna saperla. Ah.
Il triangolo rosso designava i politici e quello rosa gli omosessuali
Sono in viaggio da Milano a Roma, sull’eurostar, quando l’altoparlante annuncia una novità. Servizio delle Ferrovie dello Stato: per tutti coloro che, a Roma, desiderano un taxi, è possibile prenotarlo già dal treno. Una volta arrivati, niente code, niente drammi, perché lui è già lì bell’e pronto. Quando passa il controllore, come da istruzioni, glielo dico, “Scusi, ho sentito del vostro nuovo servizio, ho bisogno di un taxi appena giunto a Roma”. Il controllore non fa una piega e nel non fare una piega sembra pienamente soddisfatto di sé. Certamente signore, dice, a sua disposizione, compiliamo questo semplice modulo e lei avrà il suo taxi. Nome cognome, indirizzo, et cetera e fin qui tutto bene, ma quando arriviamo alla voce “numero del telefono cellulare”, io faccio per passare oltre, “Non l’ho”, gli dico. E lui si adombra, “Come non l’ha ? Il servizio è riservato soltanto ai possessori di telefono cellulare. Per lei la prenotazione non si può fare”. “Lasci perdere”, gli dico, ormai ho capito.
Al di là dei disservizi – che ci sono: marchingegni costosissimi pagati dai cittadini, orfani di principio di ogni manutenzione e non funzionanti ma perfettamente funzionali al furto continuato -, qui il punto sta nei servizi. Che gradualmente discriminano quei cittadini che non vogliono o non possono adeguarsi all’andazzo dei consumi correnti. Ho un solo dubbio. La forma geometrica di quel qualcosa che dovranno cucirsi addosso coloro che, come me, non possiedono telefoni cellulari e carte di credito, affinché sia più facile individuarli, raggrupparli e convogliarli verso il campo di concentramento. Per quanto concerne il colore, mi andrà bene il rosso, perché vorrei fosse chiaro che la mia è un’opposizione politica.
F. A.
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