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23/12/2007
Ritratto di famiglia con cravattino
Risse di strada
Miniere
Prenatalizia
Prenatalizia
Soltanto per dire che, quest’anno, alla consueta festa alla quale l’istituzione per cui lavoro mi invita perentoriamente non mi è accaduta – diversamente dagli anni scorsi- alcuna disgrazia. E’ andato tutto liscio, ho mangiato poco e male, ho bevuto meno e peggio, ho provato a partecipare. Ad un dato momento è venuta l’ora di andare ed io sono rimasto fuori dalla discoteca in attesa di un amico che mi avrebbe riportato a casa. Solo, al freddo, non potevo esimermi dal riflettere sul contrasto che, puntualmente, si realizza in questo tipo di occasioni. Gran festa, brindisi, voci alterate, gioiosità, balli scatenati, desideri, da una parte, e un altro anno che passa, notte fonda dell’animo, vecchiaia che avanza, disillusioni, dall’altra. La pienezza della vita – poco fa, nei rituali della collettività festosa – e il vuoto inesorabile – ora, qui, in me, sempre, in tutto. Andavo amareggiandomi di pensiero in pensiero, allorché la mia solitudine è stata brevemente disturbata dall’uscita di tre ragazze che ho riconosciuto subito. Nonostante i cappottoni e gli sciarponi erano quelle tre che, poco fa, di sopra, nel frastuono della musica, si dimenavano come ossesse, cosce e tette al vento, che urlavano giovinezza sfrenata disinibita stupende creature ebbre e indomabili, mistero divino pericolosissimo. Beh, di me non si erano accorte su e non si accorgono nemmeno qui, al freddo. Sono ai saluti, la fanno breve: ”Serata morta”, dice una, “Ehh” scuote la testa la seconda, “Speriamo domani sera, ciao ragazze”, conclude la terza. E via, ognuna per la propria strada.
F. A.
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