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21/10/2007

Strani incontri

La bionda e il comico fra le categorie di regime
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La bionda e il comico fra le categorie di regime

 

Sempre più numerose sono le pubblicità di cui non riesco bene a capire l’oggetto. Brutto segno. Vedo manifesti e spot suadenti, ammiccanti e invitanti e mi chiedo a che. Meno capisco e più capisco. Più capisco che il fragilissimo filo che alla meno peggio mi ha tenuto connesso al mondo in tutti questi miei anni sta per spezzarsi. Se dovessi affidare la mia parte di dubbio cartesiano al rapporto che intrattengo con le merci sarei portato a concluderne con un “ergo non sum”. Chi non consuma – o, più esattamente, chi non consuma secondo le direttive del capitale – neppure ha diritto a pensare.

Sono a Firenze, sono seduto sul sedile di un’automobile e mi accorgo che una magnifica bionda mi perseguita. Indottrina da grandi manifesti affissi nei punti strategici della viabilità cittadina, mi punta con l’indice, mi strizza l’occhio e sembrerebbe invitarmi all’Outlet della Val di Chiana. Uno statuto ontologico precisissimo ad un outlet non glielo so dare, ma, occhio e croce, potrebbe essere uno spaccio che abbia ottenuto la benedizione degli Stati Uniti d’America e che miri a coinvolgere soprattutto la popolazione femminile – anche quella non di razza chianina. Infatti, soltanto dopo averla vista e rivista, mi rendo conto che questa bionda non sta rivolgendosi affatto a me. Lo deduco da quel che mi sta dicendo.

 

Domenica scorsa, la sera, riprende la nuova serie di trasmissioni su La7, che, mettendo assieme il nome del protagonista con la parodia del nome di un noto partito politico, s’intitola Crozza Italia.

Dà il meglio di sé, Maurizio Crozza presentandosi con una versione veltronianamente aggiornata dell’Internazionale e con alcune misurate imitazioni – come quella dello stesso Veltroni e del Marlon Brando de Il Padrino. Palesemente, si muove criticamente nei confronti della sinistra al potere – ricordandole non solo missioni storiche di cui attualmente ha perso fin il ricordo, ma anche la bassa politica odierna che più bassa non si può – guerrafondaia, servile nei confronti dei potentati economici, connivente con l’opposizione, servile nei confronti della Chiesa e di ogni agenzia ideologica che produca ordine e rassegnazione, ladra delle risorse del Paese in nome degli assetti di potere e di contropotere costituiti ed estranea ad ogni richiamo di equità sociale. Veltroni, che del sogno americano ha imparato tutto grazie ai fumetti di Tex Willer ed ai film western di Sergio Leone, è visto da Crozza come l’uomo della perfetta contraddizione in atto – dicendo sì ad una cosa, ma anche sì a ciò che ne rappresenta l’esatto contrario. Crozza, insomma, non ne sbaglia una, ma, come spesso capita alla satira, non può evitare quelle trappole che il regime, dandogli il nulla osta, ha teso per lui e per tutti coloro che in quel modo di vedere le cose si identificano.

L’inghippo giunge puntuale al pettine del bilancio politico allorquando Crozza, imitando Marzullo, intervista l’on. Gasparri, il vero on. Gasparri, in carne, ossa e nostalgia com’è giusto che sia da ex-ministro ed ex-fascista nei limiti in cui non si sa mai. Il quale, richiesto di un parere, invece che vilipeso e burlato – come rappresentante di idee diametralmente opposte a quelle che costituivano il punto di vista critico con cui guardare alla politica della sua parte avversa -, si dice entusiasta della trasmissione per il suo contenuto anticomunista.

 

Capisco la prontezza con cui Diliberto reagisce a chi gli si rivolge come rappresentante della sinistra “radicale”. Rifiuta immediatamente l’aggettivo prima che, dal suo punto di vista, sia troppo tardi per non trovar più accrediti alla convention del potere. Le parole sono il risultato di categorizzazioni e il mezzo con cui queste categorizzazioni vengono riprodotte nel circuito sociale. Gasparri sta al gioco di Berlusconi e categorizza come comunista qualsiasi cosa che possa disturbarne gli affari, così facendo categorizza come anticomunista qualsiasi cosa che possa favorirlo. E’ un trucco vecchio e fin puerile, ma, a giudicare dal numero dei voti che raccolgono, funziona ancora. Qualcosa del genere è accaduto nei giorni scorsi anche nei confronti delle denunce di Beppe Grillo. Se vien detto che un congruo numero di parlamentari ha commesso gravi reati, se viene colto sul fatto questo e quello che o consumano sostanze proibite o sfruttano la propria carica istituzionale per ottenere privilegi – o se venisse detto da oggi in poi che questo governo, mentre Di Pietro dormiva firmando, ha emesso un decreto-legge liberticida per reprimere la libera espressione dei cittadini su internet – è bella e pronta la categorizzazione con cui bollare i denuncianti. Sono tutti d’accordo, da Gasparri a Veltroni -  a pieno regime -, “fanno dell’antipolitica” – come se i fatti cui si riferiscono le denunce non fossero fatti squisitamente politici e come se l’analisi da cui questi fatti scaturiscono non fosse squisitamente politica. Con le parole si può tentare di far sparire un pensiero – e fa male constatare quanto ci stanno riuscendo.

 

Il faccione sorridente e il testone calvo di Maurizio Crozza facevano la pubblicità alla trasmissione sulle pagine del “Corriere della Sera” (14 ottobre 2007). Diceva:“mi piace la7 perché è una tv di cervelli e per fortuna le dimensioni non contano”. Capisco che il messaggio voglia essere allusivo, ma non mi è del tutto chiaro a cosa voglia alludere. Nel medesimo tempo, c’è una sorta di rivendicazione intellettuale alla residualità di una forma di opposizione e c’è la consapevolezza di un ormai aristocratico messaggio per pochi correggendo altresì – nell’ambiguità volutissima delle parole – qualche convinzione da caserma. Siamo rimasti in pochi, insomma, a condividere un dignitoso pensiero civile. L’opposizione – vedete ? – è tutta qua, ma è di qualità.

Più secca – meno intellettuale, forse, poco relativista ma più realistica – è la bionda che non strizza l’occhio a me dai manifesti a Firenze. Seleziona femmine, assatanate clienti da outlet, potere d’acquisto subordinato all’ideologia del consumo e, certamente parlando d’altro, le rassicura implicitamente circa un sapere comune: “Le dimensioni contano”.

 

F. A.

 

Nota

In rete trovo un’analogia e il risultato di una ricerca scientifica promossa dalla Apple. La prima è che “la boutique sta all’outlet come la lucertola al coccodrillo”. Dal secondo veniamo a sapere che all’aumento delle dimensioni dello schermo del computer corrisponde un aumento nella produttività degli impiegati.

 

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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