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Caccia all'ideologico quotidiano

 

18/02/2007

 

 

Ricorrenze aliene
L’amore concessionario

 La seconda volta

 

L’amore concessionario

 

Sembra che Otto Weininger si sia suicidato per scommessa il 4 ottobre del 1903. Era appena stato pubblicato quel suo libro, Sesso e carattere, dove – a pagina 265 della prima edizione italiana del 1912 – si poteva leggere che  “nessun uomo ha mai trovato che i genitali femminili siano di speciale bellezza, anzi ognuno li trovò ripugnanti”. Ora, visto e considerato che nel dialetto sardo, con il termine “cozza”, si designa per l’appunto i genitali femminili, la tesi di Weininger potrebbe costituire una bozza di spiegazione del fatto che, nel parlato italiano, oggi, con lo stesso termine si designi una ragazza brutta e poco appetita dalla gran massa dei maschietti. Sarà. Se la cosa fosse così generalizzata, tuttavia, non si capirebbe più molto bene il perché della sovrappopolazione mondiale.

 

Mettendo assieme qualche lettura di Dionisio di Alicarnasso, di Ovidio e di Plutarco,  possiamo venire a sapere qualcosa dei Lupercalia, feste più o meno purificatrici nei confronti di femmine e pastori, nonché buona occasione per ribadire l’invalicabilità dei confini della città di Roma.

Il Lupercal, a quanto sembra, era una grotta posta sotto l'angolo occidentale del Palatino, per qualcuno la leggendaria grotta in cui la lupa allattò Romolo e Remo, nei cui pressi - ogni anno, il 15 febbraio - si celebrava la festa. In cui, prima, si cominciava con il sacrificio di una o più capre, poi dalle loro pelli si  ricavava strisce che venivano, infine, consegnate alle abili mani di giovinetti seminudi perché se ne servissero per colpire chi capitava loro a tiro, specialmente se belle fanciulle.  Più o meno un rito di fertilità dai contenuti simbolici neppur tanto occultati.

Storici più fantasiosi dicono che in occasione dei Lupercalia veniva anche soddisfatta la passione dei romani per le lotterie. Sembra che venissero messi in due scatole nomi di maschietti e di fanciulle che, una volta estratti ed associati, avrebbero poi fatto coppia fissa per un anno intero - fino alla prossima estrazione. 

Questa casualità dell’accoppiamento, o questa soluzione stocastica della vita sociale, sarebbe stata riproposta più tardi, a cristianesimo trionfato, secondo un criterio analogico: in una scatola ci si metteva sì i nomi di maschietti e di femminucce, ma in un'altra ci si metteva nomi di santi: ai fortunati estratti toccava imitare la vita del santo che capitava loro. Le cose cambiano e, si sa, non sempre per il meglio.

 

Anticipando di un giorno, abbiamo san Valentino. Secondo la consolidata usanza della Chiesa Cattolica di provare a negare il suo ineluttabile legame con il passato pagano – in cerca di un’originalità salvifica che la storia recisamente smentisce -, qualcuno fa nascere il santo nel 175 e lo fa morire il 14 febbraio del 273, a novantotto anni, ma i più avveduti lo lasciano perdere nella notte dei tempi.

Sul perché sia diventato il santo degli innamorati circolano almeno due modelli esplicativi.

Il primo modello prende le mosse da una ferrea opinione dell’imperatore Claudio, il quale sosteneva che gli uomini sposati non potessero essere bravi soldati romani e, in pratica, poco darwinianamente, sembra che dissuadesse in tutti i modi dal matrimonio. Valentino, tuttavia – strafregandosene e acquisendo così meriti imperituri fra i banchi dell’opposizione -, continuava ad officiare unendo giovani in matrimonio.

Il secondo modello esplicativo si basa, invece, sulla certezza che sia stato lui, Valentino,  il primo a celebrare un matrimonio fra un legionario pagano e una giovane cristiana. Sensale trionfante fra le opposte fazioni, scardinatore primo del chiavistello storico dei ghetti costituiti, iniziatore di una nuova stirpe nel nome dell’amore, Valentino meriterebbe dunque il posto che ha nel nostro calendario.

 

Il 14 febbraio scorso, nelle pagine del “Corriere della Sera”, sette inserzioni pubblicitarie si riferivano esplicitamente a San Valentino, mentre almeno altre tre si affidavano a comunicazioni chiaramente in tema anche senza nominarlo. Fra queste ultime una era della coca-cola, una prometteva uno sconto sulla polizza assicurativa dell’automobile ed un’altra suggeriva che il modo migliore di dichiarare al partner il proprio amore consistesse nel fargli trovare di fronte 16 scaglie di parmigiano reggiano – una ricetta che, a me che detesto ogni tipo di latticino, mi avrebbe condotto dritto e filato ad una vita di astinenza tale da far invidia ad un monaco stilita.

Fra le sette esplicite, chiamiamole così, c’era il classico Bacio Perugina, la boccetta di Charme La Perla – presumibilmente un profumo -, il 50% di sconto al partner nell’abbonamento per due ad un club di benessere, due marchi automobilistici, la vespa e un gioco. Queste ultime quattro inducono a qualche riflessione.

 

A tutta pagina, la vespa mostra il proprio prodotto e una bimba coniglietta esibente indubbi attributi sessuali primari e secondari, mentre una scritta ricorda la data e un’altra dice perentoriamente “seducetela”.

La Renault che produca automobili lo lascia alla nostra cultura:  centra nel mezzo della pagina un inequivocabile preservativo a forma del suo logo ed augura un buon san valentino qualificandosi come la “la marca più premiata in sicurezza”.

Che l’altro fosse un gioco – dizionario alla mano - l’ho dedotto dal nome “Play”, ma che si tratti davvero di un gioco non ne sono poi tanto sicuro. L’immagine, però, parla chiaro. E’ un anello – anche perché risulta incastonato in un cofanetto aperto. La scritta in grande assicura che “a San Valentino niente le farà più piacere” – con il che almeno si chiarisce, grazie al pronome, che non è il Santo a goderne -, ma la scritta più in piccolo, circa natura, funzioni e destinazioni topologiche dell’anello, problematizza non poco. Dice che “Play Vibrations è l’anello stimolante per lui e per lei, per 20 minuti di vibrante piacere” e che lo possiamo trovare nelle farmacie, nei supermercati e nelle tabaccherie – non dagli orefici, insomma. Inutile far notare che, complessivamente, questa pubblicità lascia più domande aperte di quelle cui risponde. Per esempio: perché, se niente farà più piacere a lei, l’anello è sia per lui che per lei; e perché questo vibrante piacere dura soltanto 20 minuti ? E da dove salta fuori questa novità linguistica di un piacere che diventa vibrante” ?

 

La pubblicità della Skoda, invece, è narrativamente articolata in tre puntate dove in ciascuna è posta una condizione. La prima dice: “Se la tua trottolina ti ha rimbalzato”. La seconda: “Se neanche la cozza delle medie ti chiama più”. La terza: “Se per la cena di S. Valentino perfino il tuo Labrador ti ha dato buca, ricorda: nessuno ti ama come un concessionario Skoda”.

 

Allora, le cose cambiano. Ho l’impressione che, con l’amore, il povero san Valentino non c’entri più un granché. Per certi versi, mi sembra che, come nel caso della cozza, nel significato si sia scivolati verso il suo opposto. Seduzione e sesso meccanizzato, calcolo e maschilità, avviliscono la relazione umana fino a ridurla una variabile del commercio. L’economia ci guida d’autorità ai nuovi lupercalia e a noi, per manifestare la nostra protesta, forse, non rimane che correre. Ad abbracciare forte forte tutti i concessionari Skoda che riusciamo ad individuare.

 

F. A.

 

Note

Ho attinto da una conferenza che, insieme a Carlo Oliva, tenni il 14 febbraio del 2000 presso la Libreria Tikkun di Milano, in occasione dell’inaugurazione di una mostra di opere di Anna Rocco. Ovviamente, l’abbinamento aveva un senso – non solo per la data, ma per il legame fra la suddetta e il sottoscritto. Anna è mia moglie.  Sesso e carattere di Otto Weininger è stato pubblicato dai Fratelli Bocca, Milano-Torino-Roma 1912, nella traduzione di G. Fenoglio.

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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