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Caccia all'ideologico quotidiano

 

15/04/2007

Trame di vecchi romanzi

 

Verità scientifiche del passato..

 

Cosa non si fa per un bacio

 

Verità scientifiche del passato e del futuro

 

“L’astronomia, anche quando andavo a scuola” – lo dice lui nelle sue memorie – “mi faceva aguzzare l’intelletto per giudicare il pro e il contro, ma inculcato in tempo di gioventù un pensiero è difficile estirparselo. La causa di cambiar idea fu la qualità di mestiere che mi misi ad esercitare, cioè gelati e dolciumi”.

E mo’ ci spiega: “Tanto l’uno che l’altro mio mestiere d’estate è in odio col calor del sole, e nelle ore impiegate nelle vendite bisognava sfuggire il sole ed il suo calore come mortale nemico. Quindi bisognava che facessi il possibile di mettermi di posteggiare all’ombra”. E qui sta il punto: “L’ombra gira, la terra no. Siccome durante la giornata l’ombra delle case continua a camminare e a cambiar posto, e correrci dietro al circolare dell’ombra, e con quei cambiamenti di posto mi faceva anche arrabbiare e bestemmiare e maledire il sole; anzi, qualche volta, non potendo cambiar posto causa già occupato, mi toccava il tormento del rovente calor del sole che mi liquefaceva gelati e dolci; era una passione, uno spasimo; e con questo correr dietro all’ombra per sfuggire ai raggi dovetti accorgermi che il sole viene giù da nord alle ore tre del mattino; invece alla sera partiva alle ore 21, 22, 23, perciò ne ricavavo che passa sopra e non sotto terra”. Dall’arte del conservare gelati e dolciumi, dunque, proviene il primo impulso a quella che avrebbe potuto essere – ma non fu – una rivoluzione scientifica. Eravamo esattamente nell’anno 1900.

 

Avendolo pescato – come una preda rara perché sorprendentemente finita in una rete non sua - in quel bellissimo libro che era Le radici della biologia di Mario Ageno, molti anni or sono avevo fatto un cenno al “Divinator dei mondi d’italico genio” Giovanni Paneroni, nato nel 1871 a Rudiano, in provincia di Brescia, che, nell’affannosa corsa ad evitare i raggi solari scoprì quanto segue:

 

 

La terra è ferma. E’ il sole che gira.

La terra è piatta. Perché se fosse sferica, cammina cammina una volta arrivati ai margini cadremmo nell’abisso.

La terra è infinita. Visto che nessuno ne ha mai visto i confini.

Il sole è una palla d’argento di due metri di diametro e di 14 chili di peso. E gira esattamente a mille chilometri dalla terra.

La luna ha un diametro di un metro, gira sulla stessa orbita del sole rallentando l’andatura per circa un’ora al giorno.

 

Queste, in sintesi, sono le scoperte che Paneroni, indefessamente – per lunghi e faticosi cinquant’anni -, provò ad annunciare al mondo.

 

Bazzicava le università, entrava nei congressi di astronomia, cercava di convincere i giornalisti della necessità di diffondere le sue scoperte. Nel 1920, a quanto sembra, gli studenti di Pavia gli proposero di tenere la prolusione all’anno accademico della cattedra di fisica. Nel 1921, a Firenze, irrompe sulla scena del congresso geografico nazionale. Nel 1922, i giornalisti milanesi gli fanno tenere una conferenza – La terra non gira – in occasione del veglione di carnevale. Nel 1924, a Genova, irrompe ancora sulla scena del congresso geografico nazionale. Nel 1925 riempie i teatri di Brescia e di Milano. Nel 1928 riesce ad incontrarsi alla meno peggio con Umberto Nobile poco prima della trasvolata con il dirigibile Italia, gli dà i suoi consigli, gli offre le proprie bussole paneroniane, ma quello tira diritto e, per Paneroni, tesse la tela della propria sciagura. Con il tempo, evidentemente, la pubblica autorità non si fa più sorprendere e provvede con soluzioni di ordine preventivo. E’ così che, in occasione del decimo congresso geografico nazionale, nel 1937, a Milano, Paneroni passa in galera tutti i cinque giorni della manifestazione. Ed è così che - dagli e dagli -, nel 1938, proveranno con l’internamento coatto in manicomio, da cui, tuttavia, in tre mesi, se la cavò, perché psichiatricamente sano.

 

Sul modello del genio rinascimentale, Paneroni non poteva esimersi dalla poesia.

 

L’era fascista non porta una scienza

Ma porta un partito che porta scadenza

 

L’era di Paneroni invece è immortale

Sconvolge una scienza che è universale

 

La Paneroniana è imperitura

Mondiale colossale di somma struttura

 

Astronomi e ministri di pubblica istruzione

Son stati dei sinistri di somma perdizione

 

Portati alla cima e pieni di baldanza

Sempre siete stati protettori dell’ignoranza

 

Instaurare un’era adoperando i cannoni

Lasciatela com’era. W la Paneroni

 

Scienza e politica non vanno accoppiate

La prima non critica la seconda furie spietate

 

L’era fascista fu un tradimento

La sua conquista la spazzò furioso vento

 

Vicende del genere pongono interrogativi. Su di lui e sulle persone che gli hanno girato intorno. Che sia andato a finire in un ginepraio di stupido cinismo non privo di viltà è evidente: studenti e giornalisti burloni che gli danno fiato, gente che accorre nei teatri per assistere ad uno spettacolo indubbiamente categorizzato come comico. Da questo punto di vista Paneroni è una vittima. Ma che sia una vittima del tutto ignara di ciò che gli stava capitando sarebbe tutto da discutere e, probabilmente, falso. E’ uno che ci tiene alla sue idee e che, pur di diffonderle, accetta qualsiasi mezzo, fosse anche un mezzo che, già in partenza, le stravolge, ovvero le propone ad una percezione diversa – e diversa non poco - da quella del loro autore. Carico di messianicità, Paneroni ha l’umiltà di accettare quel dileggio che, reiterato, perde gradualmente in veleno disarmandosi fino al rispetto.

 

Paneroni morì il 2 gennaio del 1950, dopo aver raccomandato ai figli di conservare accuratamente i suoi manoscritti, nella convinzione che, in un giorno prossimo venturo, un’autorità che rappresenti la Storia con la esse maiuscola gli avrebbe dato ragione. Ed è da un po’ – da quando stanno riprofilandosi sul proscenio mondiale le avanguardie delle religioni di potere temporale - che io ho cominciato  a pensare che questo giorno potrebbe arrivare fin prima di quanto il povero Paneroni avrebbe osato sperare.

 

F.  A.

 

 

Nota

 

Nel 1994, Giacomo Massenza ha curato amorevolmente un bel volume dedicato alla vita ed all’opera di Paneroni, Una terra piana ed infinita (Gam editrice, Rudiano). Per il mio precedente cenno, cfr. Dire e condire, Odradek, Roma 1999, pp. 3-6.  

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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