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04/11/2007
I sonnellini di Omero
Contraddizioni pubblicitarie
Vergogna e rispettabilità
Vergogna e rispettabilità
Con l’invenzione del flash, una delle maggiori preoccupazioni del fotografo concerne gli occhi del soggetto fotografato. La luce gli fa sbattere le palpebre per proteggersi dal lampo e, a volte, l’immagine che ne risulta offre una persona priva di sguardo per un volto in cui nessuno vorrebbe riconoscersi. Con il tempo e la pratica, attori, attrici, cantanti, politici e altri rappresentanti del sistema delle stelle hanno imparato a controllare questa reazione e, infatti, perlopiù, nelle numerose fotografie con cui si presentano pubblici – siano essi Antonella Clerici o Pierferdinando Casini - sorridono sicuri di sé con labbra in offerta speciale e, occhi spalancati, guardano dritti alla faccia di tutti noi.
Nel 1523, il pittore tedesco Hans Holbein dipinge alcuni ritratti di Erasmo da Rotterdam. In uno di questi il teologo vi appare come fosse in piedi dietro un tavolo, con i palmi delle mani appoggiati su un libro. In un altro, colto più di profilo, sta scrivendo. In entrambi, Erasmo indossa un’ampia palandrana a prova di spifferi, una dall’interno impellicciato e l’altra ben foderata . Sul capo, la stessa berretta scura a torta che gli ripara ben bene entrambe le orecchie. In entrambi, le palpebre sono semiabbassate sugli occhi e le labbra sono chiuse, tese.
Se Erasmo appare così, è perché a riguardo ha una sua teoria. Più volte ha sostenuto che “nei quadri antichi gli occhi semichiusi e le labbra dure sono un segno di rispettabilità” e, dunque, ora che lui ha raggiunto tanta di quella rispettabilità da indurre un Holbein o altri a fargli il ritratto, va da sé che non voglia essere da meno: si atteggia secondo il posto che ritiene di aver raggiunto nell’ideale scala sociale che ha inteso salire.
Nell’Origine degli impulsi sessuali, Colin Wilson discute dei vari “orrori psicologici” di cui soffrirebbe l’uomo civilizzato: mangiare nel piatto di un altro, indossare pantaloni altrui, essere spiati fin nella stanza da bagno – come nel 1984 di Orwell o in quel recente film di Florian Henckel von Donnersmarck, La vita degli altri – o assolvere alle funzioni corporali uno alla vista dell’altro come sembra fosse d’obbligo nei gabinetti pubblici della Russia sovietica. In questo contesto, capita a Wilson di citare il Tanner di Uomo e superuomo, il personaggio in cui l’autore, George Bernard Shaw, rappresenta più o meno se stesso, il quale – cedendo al suo caratteristico gusto del paradosso ma centrando altresì almeno parzialmente il bersaglio grosso - assicura che “tante più sono le cose di cui un uomo si vergogna, tanto più è rispettabile”.
Erasmo di cose di cui vergognarsi ne avrebbe parecchie. Per esempio, ha avuto qualche problemuccio con il sesso. Oppure: era un canonico agostiniano, ma ha fatto carte false tutta la vita pur di star lontano dai conventi. Oppure ancora: è stato servile, in pratica, nei confronti di tutti i potenti che gli sono capitati a tiro; ha sempre brigato per ottenere prebende e donazioni; ha vissuto a sbafo, ospite un po’ qui e un po’ là. Piuttosto vile e timebondo, se ha scritto qualcosa contro il Papa, lo ha fatto di nascosto, sotto falso nome. Nei confronti di Lutero e della riforma protestante è stato perlomeno ambiguo e fino a che ha potuto ha preferito far finta che niente stesse accadendo. Si è sempre detto ferocemente nemico del commercio, ma si è dato da fare come un matto per vendere i propri libri e per riscuotere i relativi diritti. Il suo motto, che fece incidere in un sigillo d’argento, era “cedo nulli” e cedeva a tutti. Ha spesso cambiato opinione, a seconda del vento che tirava: prima era contro le cerimonie, poi era a favore; prima era contro le immagini, poi, anche quando si è trattato delle proprie era a favore, giungendo ad affermare che “chi toglie le immagini dalla vita ne sopprime la più grande gioia”, perché “spesso vediamo nelle figure molto più di quanto non possiamo comprendere dalle cose scritte” - con il che portava la sua acqua al mulino della Chiesa di Roma che, alle corde sul piano della dottrina, proprio alle immagini affidava la sua propaganda.
Se Erasmo appare così è perché a riguardo ha sua una teoria. In quella sua operina del 1509 presa fin troppo sul serio che è stata l’Elogio della follia (Moriae Encomium) – e che, guarda come vanno le cose al mondo, è anche l’opera per cui viene più ricordato -, fa notare che “chi vuol togliere le maschere agli attori che rappresentano la commedia della vita, vien cacciato dal teatro”, che la vita dei mortali è una commedia dove ognuno, almeno fino a quando il regista non lo fa uscire di scena, farebbe bene a fare la parte che la maschera gli impone e che “sbaglia colui che non si adatta alle circostanze e pretende che la finzione non sia più finzione”.
Johan Huizinga, il filosofo olandese che a Erasmo ha dedicato un’approfondita biografia non priva di affetto ma mai reticente, racconta la storia di un dottore di Costanza. Evidentemente a giorno delle ambiguità del personaggio nonché delle sue contraddizioni – in un’epoca in cui per molto meno c’era chi finiva sul rogo o veniva massacrato sulla pubblica via -, evidentemente poco propenso a leggere la rispettabilità in quelle palpebre artatamente abbassate, aveva attaccato su un muro il ritratto dell’ex-iconoclasta Erasmo. E, ogni volta che ci passava davanti, ci sputava sopra. Avrebbe sofferto parecchio se avesse potuto prevedere il futuro del suo uomo: simbolo della cultura universitaria europea, dove identità e coraggio delle idee sono una vaga finzione e, dal 1987, alibi inattaccabile di ogni studente che voglia passare qualche mese fuori casa.
F. A.
Note L’annotazione di Erasmo su palpebre e labbra, oltre che nella sua corrispondenza, è rinvenibile nel De civilitade. Cfr Opera omnia, Leida 1703-1706, 1034 A, 1035 C e 1036 BE. La citazione da Shaw è tratta da C. Wilson, L’origine degli impulsi sessuali, Lerici, Milano 1964, pag. 49. Origine degli impulsi sessuali di Colin Wilson è stato pubblicato da Lerici, Milano 1964. Le citazioni – quella di Shaw inclusa - sono tratte da pag. 49. Per alcuni degli episodi relativi alla vita di Erasmo, cfr. J. Huizinga, Erasmo, Mondadori, Verona 1958, pag. 78, 88, 199 e 201.
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