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Caccia all'ideologico quotidiano
04/02/2007
Viveur al liceo
Doppia trappola nella famiglia degli animali
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Doppia trappola nella famiglia degli animali
Nota per i suoi effetti energetici ed eutrofici, la fosfocarnitina viene somministrata ai suini in due casi tipici. Uno è quello del verro a corto di libido. Sembrerebbe andar da sé che un maiale non libidonoso sia quasi una contraddizione in termini e, allora, occorre provvedere. Con la fosfocarnitina.
In quel tragico modello degenerativo di rivoluzione politica e sociale che Orwell, intitolandolo La fattoria degli animali, scrisse fra il novembre del 1943 e il febbraio del 1944, un misto di Marx e Lenin, uno Stalin, un Trotzkij, l’intellettuale di regime e lo specialista della propaganda sono rappresentati da altrettanti maiali. Tutti maschi.
Giorni or sono uno stilista in cerca di pubblicità ha fatto sfilare in passerella le sue modelle facendo loro indossare magliette con scritte. Riparandosi dietro un’argomentazione piuttosto zoppicante come quella che, autocontraddittoriamente, affermerebbe la legittimità di “amare ogni cosa anche se sbagliata”, sulle magliette facevano bella mostra di sé frasi come “amo il prozac”, “amo l’alcool” e cose del genere, finendo in gloria con una modella bambina – nove anni – cui si faceva dire “I love diet”, ovvero, “mi amo magra”.
Se una comunicazione come questa – inventata per dare scandalo – dà scandalo è in virtù di un presupposto relativo all’epidemicità delle idee e dei comportamenti. Migliore, poi, è il piazzamento nella scala sociale di chi lancia l’idea e maggiori sono le probabilità che chi sta più in basso nella medesima scala sociale la raccolga e la faccia propria. Vedo magra una diva dello schermo, una modella o altro oggetto del desiderio imposto dal mercato e, se sono femmina, ambisco immediatamente ad essere magra come loro – se sono maschio, evito i tessuti adiposi e mi butto su tutte le magre che incontro. La spirale della domanda e dell’offerta provoca vittime: chi si toglie la vita per i chili di troppo e chi se la toglie negandosi quel cibo che viene individuato come sicuro colpevole. E’ in virtù di questo andazzo – il cui inizio è databile intorno agli anni Sessanta del secolo scorso - che perfino i modelli corporei sono finiti nelle mani dello Stato: i parlamenti del mondo votano leggi in cui vengono stabilite taglie e misure in rapporto a certe professioni cui verrebbe attribuita una capacità infettiva più rilevante. Se da un lato fatti del genere non ci dicono niente di buono sulla nostra vita – sempre più sottomessi, sottoposti ad apparati repressivi sempre più potenti ed invasivi, ritenuti sempre meno capaci di pensare a noi stessi e davvero sempre meno capaci di pensare a noi stessi per l’azione incalzante di uno Stato-Mercato che ha bisogno di sottomessi e repressi, di infettanti ed infettati, come del pane -, dall’altro, fatti del genere, dipendono anche da interpretazioni univoche spacciate per uniche interpretazioni possibili per evitarne altre, alternative o aggiuntive, politicamente imbarazzanti.
I maiali non guardano la televisione, non vanno al cinema, non frequentano le sfilate di moda e non attendono pazientemente di essere ammessi in discoteca. Neppure passano le loro happy hour da un aperitivo all’altro e, se in certi posti ci sono, ci sono già in forma di prosciutti e salami o, entro limiti di verosimiglianza, come cubetti di mortadella. Il fatto stesso che, in caso di caduta verticale della libido del verro, non si ricorra a note tecniche diciamo non invasive escogitate dalla sagacia dell’evoluzione culturale, ma alla fosfocarnitina ce lo conferma.
Tuttavia, una ricerca sugli animali da fattoria condotta da Treasure e da Owen, pubblicata nel 1996, ha messo in luce un rapporto tra la sindrome della scrofa magra e la teoria dei ranghi. Allora: in certi dannati casi in cui una femmina di maiale viene sconfitta in una lotta per il rango e per lo status sociale, in certi dannati casi in cui viene costretta ad un rango sociale basso ed alla sottomissione, può seguirne un quadro patologico le cui somiglianze con l’anoressia nervosa non possono sfuggire: perdita grave di peso – a rischio della vita -, iperattivismo, scelta di alimenti meno nutrienti preferiti ad altri più nutrienti ugualmente disponibili.
Se ci lasciamo alle spalle la fattoria infelice e andiamo dritti alle nostre strutture familiari non facciamo fatica a riscontrare un’analogia. Comportamenti di sottomissione, senso di intrappolamento, competizione e sconfitta, vergogna conseguente, bersaglio quotidiano del criticismo genitoriale possono portare dritti alla depressione o a patologie quali l’anoressia o altri disturbi che, sulla forza simbolica del cibo e dei rituali che lo concernono, possono innescarsi per incarognirsi nel tempo.
I percorsi interpretativi sono almeno un paio. Il primo, quello epidemiologico, può aggiungersi al secondo. Ma su questo – che mette in discussione l’esercizio del potere così come si modella già all’interno della struttura familiare – nessuna autorità sembra aver niente da dire. Il sistema della riproduzione sociale non si ferma – nonostante lo strazio di vite umane. Il nodo politico non si tocca, l’analgesico è pronto – parole dello psicologo per i casi di mansuetudine, psicofarmaci per i casi più riottosi.
Come non si ferma, né ammette pause o deroghe, il sistema produttivo delle merci – quali i prosciutti, i salami e le mortadelle. C’è un secondo caso, infatti, in cui viene somministrata ai maiali la fosfocarnitina: in caso di sindrome della scrofa magra. Afflitta, medicalizzata coatta, è in una doppia trappola: una suina ed una umana, una che la vuole magra, l’altra che la esige grassa.
F.A.
Note
Per la sindrome della scrofa magra e per altri approfondimenti delle problematiche relative, cfr. N. A. Troop e F. Connan, Vergogna, stress sociale e disturbi alimentari, in G. M. Ruggiero (a cura di), Anoressia e bulimia nei paesi dell’area mediterranea, Deleyva editore, Milano 2004, pp. 37-66.
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