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03/12/2006

Eufemismi incivili

L'evoluzione erotica dell'uomo faber

Uno specchio appannato

 

L’evoluzione erotica dell’homo faber

 

Volendo designare l’espressione dinamica della sessualità, Sigmund Freud fece ricorso ad una parola che, già prima di lui, usava un medico tedesco - Albert Moll -, libido, che, in latino stava, più o meno, per desiderio. Nel Compendio di psicoanalisi, tuttavia, a questa libido, che si potrebbe anche considerare una parente neppur tanto lontana dell’ormai logoro concetto di “energia vitale”, viene attribuito uno statuto fisico: avrebbe fonti somatiche, sgorgherebbe da una varietà di organi e dalle zone erogene in particolare, fermo restando che, gratta gratta, l’intero corpo umano è una zona erogena.

 

Il pittore che fa sgocciolare i suoi colori sulla tela, gli Ottavo Richter che ieri sera ci davano dentro al Teatro delle Erbe, o l’innamorato molesto che, in un anno, scrive seicento lettere a tre innamorate tre tutte abitanti a Garlasco, provincia di Pavia, Freud alla mano “sublimano”, ovvero reindirizzano la propria libido verso una meta diversa da quella sessuale. Che, poi, tramite questa deviazione, ritengano di poterne spendere e spandere in misura maggiore, di questa libido, diciamo che fa parte dei rischi di qualsiasi investimento. A volte dipingi, suoni e scrivi e, con la fatica, tutto finisce lì.

 

Se una cosa la battezziamo come fisica implicitamente poniamo le condizioni per determinarla quantitativamente. E’ così che, per esempio, l’allievo reietto di Freud, Wilhelm Reich, s’inventò l’orgone e i complessi macchinari per individuarlo e misurarlo. Mai, però, avrebbe pensato di fondarvi i lineamenti di un’economia politica. Provvede alla bisogna, oggi, Ernesto Screpanti, caustico e amaro autore di una teoria del valore-libido, contenuta in un causticissimo ed amarissimo libercolo ottimisticamente intitolato Un mondo peggiore è possibile (Odradek edizioni, Roma 2006). A Screpanti non sfuggono i limiti delle teorie economiche basate o sul concetto di valore-utilità o su quello di valore-lavoro e, dunque, le corregge introducendo il concetto di valore-libido e suggerendo che la penosità del lavoro possa essere caratterizzata come un “costo opportunità” ed espressa come “orgasmo perduto”. Più lavori, insomma, e meno piacere fisico consegui – se riesci a rappresentare la cosa in termini quantitativi ecco la grandezza del “minusorgasmo”; mentre coloro che al lavoro riescono a sfuggire vivendo dei prodotti del lavoro altrui godranno della grandezza corrispettiva opposta, ovvero del “plusorgasmo”.

Come ogni teoria che voglia farsi rispettare, anche quella di Screpanti prevede verifiche “empiriche” e, a tal scopo, si ipotizza l’invenzione di un orgasmometro sviluppando un’idea dei due sessuologi più famosi negli anni Sessanta, W. H. Master e V. E. Johnson - un meraviglioso marchingegno computerizzato consistente in un bossolo di alluminio che, una volta inserito nell’orifizio anale del soggetto lavoratore, sarebbe in grado di misurare scientificamente variazioni di tensione muscolare e di temperatura, assunti come parametri per determinare l’intensità della libido.

 

Più lavoro, meno plusorgasmo – fuor di paradosso – sembrerebbe confermato dalla teoria evoluzionista. Elisabeth Lloyd, nel suo libro dedicato a Il caso dell’orgasmo femminile (Codice, Torino 2006), punta i suoi strali contro numerose teorie evoluzionistiche o sedicenti tali che vorrebbero spiegare il fenomeno e riferisce di tesi che sosterrebbero sia che, nel lontano passato, “le femmine ominidi, diversamente dalle femmine di oggi, avevano frequenti e regolari orgasmi con il rapporto sessuale”, e sia che la frequenza degli accoppiamenti, con il tempo, è drasticamente diminuita. L’invenzione del lavoro deve averci dato un taglio netto, ma, in compenso, abbiamo avuto tripudi di colori spalmati su qualsiasi superficie del nostro ambiente, sonorità sontuose come quelle degli Ottavo Richter e biblioteche zeppe del prodotto di persone che, per diventare grafomani, non hanno più neppure bisogno di essere innamorate. Il sesso, insomma, è un capitale che sta svanendo e fra un po’ Screpanti potrebbe trovarsi con ben poco da misurare.

 

Ma è Screpanti stesso, peraltro, a far notare che l’orgasmometro non è privo di difetti. In particolare, nei confronti dei protocolli sperimentali è stata avanzata una critica che, nonostante la diversità dei contesti, ricorda il principio di indeterminazione di Heisenberg: data la particolare sede in cui l’orgasmometro è chiamato ad operare è evidente che la sua sola presenza è destinata ad alterarne i risultati – “l’esperienza che è oggetto di misurazione” “potrebbe”, ammette l’autore con un filino di autoindulgenza, “potrebbe non essere del tutto indipendente dal modo in cui la si misura”.

In ragione di ciò, forse, della teoria non rimarrà granché, ma è indubbio che, anche alla luce della sua fallimentare verifica, come collezione di metafore relative alla condizione del lavoratore appare particolarmente convincente.

 

Il 22 dicembre prossimo, giorno del solstizio d’inverno, allora – a quanto riferiscono i giornali – siamo stati tutti chiamati a partecipare del Synchronized Global Orgasm. I supereichiani inventori dell’iniziativa dicono che, se vogliamo la pace mondiale, dobbiamo veicolare la nostra energia sessuale all’unisono verso dove non si capisce bene ma fa lo stesso. Dopo tanto “fate l’amore non la guerra”, il concetto è chiaro. Lasciano perplessi, invece, le istruzioni. Per ottenere il risultato che conta in qualsiasi condizione ci si trovi in quel fatidico momento, suggeriscono di concentrarsi sull’immagine di una colomba – presumibilmente senza le mani aperte di Papa Ratzinger dietro – o su quella di un garofano rosso infilato nella bocca di un cannone.

Un mondo peggiore è possibile. Ha ragione Screpanti. Nella funzione che fu svolta dalle fotografie di Brigitte Bardot o di Gregory Peck, quando non di Moana Pozzi o di Rocco Siffredi – a seconda delle epoche e delle inclinazioni sessuali -, oggi stanno colombe e garofani rossi nella bocca di un cannone – tutti referenti che, per quanto – Freud alla mano - simboli fallici di sicura e certificata interpretazione, mi sembrano confermare la triste linea evolutiva dell’attività sessuale sul pianeta.

F. A.

 

Note

Il plurinnamorato di Garlasco – nel “Corriere della Sera” del 30 novembre scorso - è stato definito “grafomane”, mentre a gente che ha inzeppato le biblioteche vengono riservati tutti gli onori del mondo. Albert Moll (1862-1938) parla di “libido” nel senso poi adottato da Freud nelle sue Investigations concerning the Libido Sexualis, pubblicate nel 1897. Ricostruisco nei particolari la storia dell’orgone reichiano nel saggio Fra le cinque dita del Maestro inserito nell’Antologia critica del sistema delle stelle (Odradek, Roma 2006, pp. 187-203). Gli Ottavo Richter sono quasi un affare di famiglia: ho avuto la buona sorte di acquisire come figlio Raffaele Kohler, uno degli ottoni, tromba, per essere più precisi.

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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