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17/12/2006

Misurare le distanze

Due sperperi istituzionali

Liturgia fiscale

Due richieste di risarcimento

 

Misurare le distanze

 

Immagino che sappiate tutti, più o meno, cosa sia una “mazzetta”: oltre a fungere da titolo a un bellissimo romanzo di Attilio Veraldi (del 1976), il sostantivo indica, sull’autorità del Devoto-Oli, una “fascetta di biglietti di banca dello stesso taglio”, o, per estensione, una “somma di denaro dato a qualcuno per corromperlo” o anche del “denaro estorto o corrisposto per accordo doloso e immorale”.  Non c’è un vero motivo, in realtà, perché con un fascio di banconote tutte uguali non si possa pagare una prestazione affatto legittima, ma così vuole l’uso e l’uso, in linguistica, è il solo sovrano.  Ai suoi capricci si può anche ricondurre il fatto che quello che è in evidenza un diminutivo di “mazzo” abbia assunto, in quell’accezione, il genere femminile.  Il “mazzetto”, nel parlare comune, è solo quello di fiori e ho l’impressione, anzi, che si tratti di un termine piuttosto obsoleto, inesorabilmente incalzato com’è dal “mazzolino”.

            Tuttavia, viviamo in un paese libero e nulla ci vieta di privilegiare sull’uso l’analogia, vedendo nella “mazzetta”, al femminile, un semplice diminutivo della “mazza”, senza indebiti cambi di genere. In effetti, i vocabolari ne registrano l’uso anche nel senso di “bastoncino da passeggio” (ammesso che ci sia ancora qualcuno che per passeggiare ha bisogno di un bastone, o, come si diceva appunto una volta, di una mazza) o in quello di “piccolo martello dello spaccapietre”, per non dire del “martello usato dal capocordata nelle escursioni alpinistiche”.  Tutti impieghi piuttosto specifici, che testimoniano dell’inesausta vitalità dell’invenzione semantica, che, passando da una metafora all’altra, riesce a coprire con la stessa parola una serie di oggetti esperienziali piuttosto diversi.

            Liberi dunque gli specialisti del Comune di Milano di definire “mazzette” l’ultima trovata del vicesindaco De Corato, come a dire gli sfollagente di cui ci si propone di dotare gli agenti del civico Corpo di Polizia Locale, quelli che una volta chiamavamo più classicamente “vigili urbani”.  Che quegli strumenti siano delle mazze, non c’è dubbio, e che li si possano vedere come “mazzette” dipende dal fatto che sono più piccoli e leggeri di altri, per esempio di quelli in dotazione alla polizia di stato.  Anche se un corpo contundente di plastica lungo 60 centimetri e dal peso di 480 grammi non sembra, in definitiva, particolarmente innocuo, specie se vibrato con la dovuta energia, si può comprendere lo sforzo di attenuazione compiuto dai pubblicisti municipali.  È una semplice applicazione semantica della politica dei due fronti, quella per cui, da un lato, si dà soddisfazione a quanti chiedono alle forze dell’ordine una certa capacità muscolare (e dotazioni adeguate) e, dall’altro, ci si prepara una via di uscita negando alla propria parte ogni volgare propensione all’uso della forza.  Chiamate “sfollagente” o “manganelli” gli strumenti di cui abbiamo dotato i nostri cari vigili?  Ma per carità, signori: sono mazzette, soltanto mazzette.

            Qualcuno, tuttavia, deve aver esagerato.  In certi resoconti giornalistici di questi giorni gli oggetti in questione sono diventati, non che semplici “mazzette”, delle “mazzette di segnalazione”.  E qui l’affare si complica, non essendo chiarissimo che cosa possano segnalare, salvo forse l’opportunità di non avvicinarsi troppo a chi le impugna.  Sarà per questo che, negli stessi testi, dei civici manganelli si parla, con audace neologismo, come di “strumenti distanziometrici”.  Anche questa, semanticamente, è una forzatura, perché uno strumento distanziometrico, a rigore, dovrebbe servire a misurare le distanze, e non semplicemente a tenere a distanza qualcuno, ma, si sa, l’importante è capirsi.  O non capirsi, anche, nel senso che entrambe le definizioni rientrano nella grande famiglia degli eufemismo, e di fronte agli eufemismi vige la più ampia libertà di comportamento.  Chi vuol intendere intenda, e chi preferisce non capire, o negare, neghi o non capisca.  E se qualcuno, nei suoi rapporti con la polizia municipale, si beccherà un colpo in testa, vorrà solo dire che non ha capito il segnale o si è trovato, per accidente, alla distanza sbagliata.

 

Oh, ancora una cosa.  Ai vigili – lasciatemeli chiamare così – evidentemente quelle dotazioni non piacciono.  Su istanza delle loro organizzazioni sindacali, i primi 200 esemplari distribuiti in occasione della fiera degli “Oh bei oh bei” sono stati ritirati e l’assegnazione definitiva avrà luogo solo dopo che i singoli agenti avranno seguito un apposito corso di istruzione e abilitazione.  Chissà cosa gli insegneranno: se a picchiare in testa, a misurare le distanze o a segnalare la propria presenza.  Non possiamo che augurarci che programmi e contenuti siano reso noti ai cittadini con ragionevole anticipo.

 

C. O.

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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