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Caccia all'ideologico quotidiano
17/12/2006
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Due sperperi istituzionali
L’idea ottimistica che l’autorità politica faccia tutto ciò che fa per l’utile collettivo, storia alla mano, giornale aperto e telegiornale acceso, dovrebbe essere crollata con l’utopia liberale. Figuriamoci, poi, se apriamo la posta.
Così come le regole della società di corte, o le buone maniere, sorgono nel tentativo della monarchia di tener sotto controllo la condotta dei nobili, così certi stratagemmi vengono adoperati nel tentativo delle istituzioni di tener sotto controllo la condotta degli impiegati. Facendosi pubblicità e mettendone il costo sul conto altrui.
Da un documento in mio possesso posso dedurre che, se un cittadino si rivolge agli uffici anagrafici del Comune di Milano, oggi nell’anno di grazia 2006 ancora per poco, può capitargli di esser preso a male parole, forse schiaffeggiato, forse legato ad un antico attaccapanni ed ivi percosso, forse preso in ostaggio da bande d’impiegati selvaggi e riottosi alla civile convivenza. Forse anche costretto ad ingerirsi il proprio stato di famiglia e il proprio certificato di nascita con bolli inclusi.
Lo deduco, tutto ciò di poco confortante, da una lettera intestata all’Assessorato alla Qualità, Servizi al Cittadino e Semplificazione, Servizi Civici, firmata dall’assessore e recapitata in questi giorni di natalizia tribolazione nell’abitazione di un’anziana signora. La lettera dice: “Gentile signora, ho il piacere di inviarLe la Sua Tessera Cortesia” – con una quantità di maiuscole da indurre chiunque al sospetto – “che Le consentirà di avere la migliore accoglienza presso tutti gli uffici anagrafici aperti al pubblico del Comune di Milano con uno sportello a Lei dedicato. La Tessera Cortesia vuole essere un gesto concreto di attenzione rivolto alle persone più anziane ma anche un segnale rivolto ai più giovani, per diffondere la cultura della solidarietà. Con l’occasione Le porgo cordiali saluti” e via con la firma dell’assessore.
Mentre m’immagino cosa sta per accadere a quel poveretto che, ormai negli uffici dell’anagrafe, dopo aver garantito di poter esibire questa Tessera Cortesia, non se la ritrova più in tasca – impiegati incattiviti dal presunto inganno che affilano i rasoi e sudori freddi che imperlano la fronte del malcapitato -, mi giunge tempestiva una lettera della concorrenza. Questa è della Regione, con tanto di biglietto da visita graffettato in alto a sinistra, ed è, più precisamente, del “delegato del presidente alle relazioni con la città di Milano”. Il quale, in questa sua veste, scrive a me che della città di Milano mi sento onorato rappresentante e, pluralizzandomi a forza di pacche sulle spalle, mi dice: “Cari amici, oggi più che mai trovo di grande attualità quanto detto da Papa Luciani nel settembre del 1978: (due punti, virgolette) “I poveri – diceva il diacono romano san Lorenzo – sono i veri tesori della Chiesa; vanno, pertanto, aiutati, da chi può, ad avere e ad essere di più senza venire umiliati ed offesi con ricchezze ostentate, con denaro sperperato in cose futili e non investito – quando possibile – in imprese di comune vantaggio”. Seguono i sinceri auguri di buon Natale e di buon anno nuovo. Che a questo delegato del presidente, autorità politica così pronta a sacrificarsi per il nostro bene, non sia venuto in mente neppure per un attimo che il primo esempio di denaro sperperato e non investito in imprese di comune vantaggio sia costituito proprio dalla sua lettera a me pare incredibile.
F. A.
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