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Caccia all'ideologico quotidiano
Il presidente ridondante
I simboli del niente
Il pensiero pruriginoso e altre rogne da grattarsi
Il pensiero pruriginoso e altre rogne da grattarsi
E’ stato spesso notato che lo scimpanzé cui, in situazioni sperimentali, sia stata affidata la soluzione di un problema, inizialmente, si gratta la testa. E’ stato notato così spesso da diventare una sorta di luogo comune nella rappresentazione visiva del fatto – così nei fumetti, così nelle vignette umoristiche. Anche gli uccelli si grattano, o al di sopra dell’ala (raramente) o sulla testa, passando con la zampina sopra o sotto l’ala, ma, a differenza di quel che è accaduto agli scimpanzé, a questo loro comportamento la scienza umana non attribuisce un unico significato di ordine psicologico e sociale.
D’altra parte, è anche facile constatare che lo stesso scimpanzé si gratta il cranio anche in situazioni niente affatto sperimentali e senza esser richiesto di risolvere alcun tipo di problema. Le nostre attenzioni al corpo, insomma, possono condurre a ottime scoperte come a catastrofici errori. Il corpo parla, sì, ma capire quel che dice non è sempre facile e, comunque, c’è anche il caso in cui parli tra sé e sé. Credo di aver già raccontato di quel tizio che, una volta, mi trovai di fronte, seduto dall’altra parte del tavolo: ogni volta che si rivolgeva nella mia direzione, rapidissimo, mi strizzava l’occhio destro e ciò, preoccupandomi non poco in ordine a trascorsi comuni che non ricordavo affatto o a prossime intenzioni che avrei preferito non mi riguardassero, ostacolava non poco la mia attiva partecipazione alla discussione. Mi ci volle una mezz’ora per rendermi conto che il poveretto soffriva di un tic nervoso.
Negli anni Sessanta del secolo scorso si diffuse in forme relativamente nuove la mania degli studi del corpo umano come specifico codice linguistico. Volendo, era roba vecchia: l’antica fisiognomica che, dal Cinquecento all’Ottocento, aveva suscitato tante polemiche tornava, un po’ più disarticolata, nel pieno dei fervori strutturalistici e della nuova fede semiologica o semiotica che dir si preferisse. Si parlò, allora, di “paralinguistica” – per evidenziare che anche le pause, in un discorso, o i borborigmi, o un mutamento di ritmo, possono avere un significato - e di “cinesica”, dalla parola greca che designa il movimento – per sottolineare l’importanza dei gesti e della corporeità dei parlanti, ovvero di tutti quei fenomeni che, secondo Eco e Volli, stavano “in bilico tra il comportamentale e il comunicativo”.
Sorvolando sulla precarietà delle cose che stanno “in bilico”, ci torna sopra al giorno d’oggi il francese Philippe Turchet, che, furbescamente, cambia nome alla disciplina e pubblica un libro che avrebbe la pretesa di farci capire tutto quel che c’è da capire del nostro interlocutore dalla sua gestualità. Ponendo l’accento sullo sforzo che dovremmo compiere per immedesimarci nel nostro prossimo, Turchet si presenta come l’alfiere della “sinergologia”, una scienza che ci dovrebbe insegnare ad attribuire il giusto significato a checchessia faccia consapevolmente o meno chi ci sta davanti. Per esempio, quando si gratta.
Assecondando quel paradigma ideologico che vorrebbe il “micro” garanzia di maggiore scientificità, Turchet non parla né di banali “grattamenti”, né, tantomeno, di banali “pruriti”, ma parla di “micrograttamenti” e “micropruriti” e cerca di convincerci che questi sono sempre la “vasodilatazione dei muscoli o di parte del corpo che desidereremmo attivare e che siamo obbligati a controllare per non esprimere troppo violentemente le nostre emozioni sotto l’impulso di reazioni ormonali”; che, pertanto – come fossero parole codificate nel dizionario dei sogni di un incallito conservatore -, hanno sempre il medesimo significato. Palesemente ossessionato dalla congiura che lo circonda, ritiene che le persone si grattino soltanto in una situazione di dissimulazione e che, esprimendo il micrograttamento “l’antagonismo tra il detto e il non detto”, è “la natura del pensiero che contraria l’essere umano” che “indurrà la zona di micrograttamento” come antidoto al microprurito.
Faccio il caso dell’Oliva qui presente. Domenica scorsa, da questi microfoni, stava dimostrando con la consueta puntualità come tutti coloro che, di questi tempi, strillano in nome della “difesa delle radici cristiane dell’Europa” si arrampichino su specchi particolarmente scivolosi e, perlopiù, raccontino fandonie storiche sapendo di raccontarle. Faceva anche notare come il tema fosse saldamento in mano alla destra e come non fosse sicuramente casuale il fatto che, ad annunciare battaglia contro la strana terna demoniaca di relativismo, pacifismo e perdita del senso religioso, fossero alcuni personaggi politici del centro-destra nonché, diceva Oliva testualmente, “il gran capo in persona”. Beh, è stato proprio a questo punto, allorché ha nominato il gran capo in persona che la mano sinistra di Oliva si è staccata dal foglio degli appunti e si è lestamente diretta alla nuca del medesimo, in posizione “alto-coppino” per l’esattezza, dove, una volta ivi giunta, si abbandonava a breve ma indubbio e frenetico grattamento. Ammettiamo pure che ci fosse antagonismo tra detto e non detto – nel senso che avrebbe voluto presumibilmente dirne ancora dirne ancora di più pesanti -, ma, mi chiedo, perché mai Oliva avrebbe voluto o dovuto dissimulare qualcosa – visto che stava parlando ad un microfono – e perché mai si sarebbe grattato proprio dove si è grattato ? Stava parlando del “gran capo” e il suo subconscio, dimenticandosi della metaforicità di uno dei due, gli avrebbe procurato un prurito proprio nel suo gran capo ? E ancora: è possibile che dopo tanti anni di stoica sopportazione del personaggio in questione, proprio la settimana scorsa, il vasto e saggio corpo dell’Oliva abbia sentito l’irrefrenabile bisogno di attivare il duo prurito-grattata (o microprurito e micrograttata) per riuscire a controllarsi, per non esprimere troppo violentemente le sue emozioni ? Ciò detto, credo che del sinergologo possiamo proprio farne a meno. Dalle mie parti si diceva, “L’hai voluta la rogna ?” – intendendo qualsiasi onore ambito -, “Ora grattatela” – nel senso che ogni onore implica un onere. L’interpretazione di ordine psicologico e sociale c’è, ma priva delle pretesa di ridurre ogni millimetro del nostro corpo ad una centralina di comunicazioni.
Ieri sera, ultima stazione di quella prima via crucis dell’anno costituita dal Festival di Sanremo. Sinergologia alla mano, annoto il primo grattamento di Panariello, alle ventidue e venti – mano destra, dietro l’orecchio destro, più macro che micro. Poi arriva Eros Ramazzotti e qui è tutto un rivierasco fiorire di pruriti: alla tempia destra e, nonostante, sappia di esibirsi di fronte a milioni di persone, in parti più basse e meno ufficialmente implicate in quel pensiero che, in opposizione al suo stesso padrone, le ha elette prima a fonte di prurito e poi a bersaglio di grattata. Messaggi profondi e complessi per sinergologi provetti.
Esito di una ricerca su Google: “Micrograttamenti”, Forse cercavi “microappartamenti”; “micropruriti”, Forse cercavi “microprogetti”
Nota
A cura di T. A. Sebeok, A. S. Hayes e M. C. Bateson, e con un’introduzione di U. Eco e U. Volli, nel 1970, è stato pubblicato da Bompiani, Paralinguistica e cinesica. La sinergologia – Comprendere l’interlocutore dalla gestualità di Philippe Turchet è stato pubblicato da Armando, Roma 2006.
F.A.
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