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Caccia all'ideologico quotidiano
Problemi primari
Della tirannide degli antichi e dei moderni
Con la pila e senza pile
Con la pila e senza pile
Dice Laurence Sterne nella Vita e opinioni di Tristram Shandy gentiluomo (pubblicato fra il 1760 e il 1767) che i nostri preconcetti hanno un enorme potere sulla "forma delle cose" e che, per sua natura, l'ipotesi assimila ogni cosa in se stessa come suo nutrimento naturale e che, dal primo istante in cui è nata, generalmente diventa sempre più forte a causa di tutto ciò che uno vede, sente, legge o capisce. Capita a tutti, figuriamoci al giornalista. Nel 1903, negli archivi del Dipartimento russo di polizia, figuravano due nomi come quelli delle due persone più pericolose per il regime zarista. Il primo era quello di Lenin, il secondo quello di Bogdanov. Nella prefazione di Lenin alla prima edizione di Materialismo e empiriocriticismo, nel 1908, tuttavia, il nome di Bogdanov compare insieme ad altri che, pur continuando a pretendersi marxisti, attaccano sia "la filosofia marxistica" che il "materialismo dialettico". Più che lo zar, dunque, già parecchi anni prima della rivoluzione d'ottobre, Bogdanov era diventato il nemico da battere. In gioco, forse, c'era la filosofia in quanto tale - più amata da Lenin e meno amata da Bogdanov - e, di certo, in gioco c'era la possibilità o meno di parlare della verità oggettiva: obiettivo necessariamente raggiungibile da parte del materialismo dialettico, secondo Lenin, e risultato truffaldino dell'asservimento della filosofia agli interessi della borghesia, secondo Bogdanov. Perse quest'ultimo, ovviamente - come perse la rivoluzione, minata alla base dall'arroganza degli intellettuali che ne presero il comando. E, tuttavia, la sinistra bolscevica - come vennero chiamati Bogdanov e i suoi amici -, ingoiando il rospo di un patto in virtù del quale la disputa filosofica sarebbe stata affrontata e risolta a tempo debito, e fidando delle proprie ragioni tanto quanto della contraddittorietà delle tesi altrui, partecipò attivamente ed entusiasticamente all'insurrezione. A Bogdanov, privato di ogni carica in seno al Partito Comunista Sovietico, rimase la magra consolazione di essere sopravvissuto - di poco - al proprio avversario. Lenin morì nel 1924 e Bogdanov - che da medico qual era, rischiò, a quanto pare, un'inopinata trasfusione del sangue - nel 1928. Nonostante i suoi sforzi, invece, il materialismo dialettico ha resistito ancora un po'. Nel 2005, capita, allora, che "Il Manifesto", quotidiano comunista, organizzi una grande assemblea con lo scopo di ragionare di politica e di raccogliere, così ragionando "tutti i leader dei partiti che stanno alla sinistra dei Ds" e capita che il "Corriere" mandi una sua penna salace per descriverne, più che l'andamento, il colore. O di coglierne quei minuti particolari che potrebbero valere più del generale. E' così che già con l'incipit si conferisce senso - a chi scrive prima ancora che a ciò di cui scrive -, perché "erano dieci anni" - recita così l'articolo - "che non si vedevano congressi politici senza hostess e con il materialismo dialettico". Sull'astuzia di correlare elementi disomogenei fra loro - "senza" hostess e "con" il materialismo dialettico - ci si potrebbe scrivere un intero volume, ma, facendola più breve, diciamo che risponde soddisfacentemente all'esigenza di svalorizzare un termine tramite l'altro. Chi pensasse, allora, che nell'Europa di oggi si aggiri minacciosissimo il fantasma del materialismo dialettico, correlandolo alle hostess gli rifila una legnata storica. Ben più efficace di quelle di Bogdanov. La categoria dell'hostess, d'altronde, è di quelle solidissime. Prima di espandersi come "air hostess", e prima di perdere l'air, il termine derivava dall'antico francese "hostesse", da cui l'oste di coloro che lo dimenticano sistematicamente quando fanno i loro conti e l'ostessa sua signora. E' tramite l'hostess da aereo che si arriva alla hostess da congresso, e così come la prima presiede simbolicamente alle ritualità estirpanti la paura o la certezza di morirne, così - per rimanere al tema - l'hostess da congresso, sorriso a qualsiasi costo e scollatura ripida, gambe fuori, coscia da 122 centimetri (qualcosa in più rispetto alla hostess da aereo), presiede simbolicamente alle ritualità estirpanti la paura o la certezza di quelle idee, materialismo dialettico incluso, che in congresso potrebbero anche venir dibattute. Voglio dire, più semplicemente, che è vero: con le hostess, niente rivoluzione. Senza con questo pretendere vero il contrario - che senza hostess la rivoluzione è garantita. L'articolo avrebbe anche potuto fermarsi all'incipit. E avrebbe avuto tutto da guadagnarci, perché - le pagine van pur riempite e chi paga giornali e giornalisti ama la ridondanza -, fra i punti fermi che caratterizzerebbero l'evento - fra Ingrao, punto, treccine rasta, punto, Asor Rosa è in loden verde e sciarpa rossa, punto -, c'è anche "Pile dei dialoghi su scienza e filosofia di Bogdanov, punto". Il giornalista ha commesso due gravi errori. Il primo. Non tutto ciò che finisce in "ov" depone a favore del materialismo dialettico. E nel caso di Bogdanov siamo agli antipodi. Non solo. Il libro in questione - Quattro dialoghi su scienza e filosofia -, lo so perché l'ho curato io, discute proprio il senso dell'alternativa al materialismo dialettico proposta da Bogdanov e, in una sua parte piuttosto cospicua, ne propone un'interpretazione costruttivista. Conferma, in altre parole, l'opposizione ideologica fra Lenin e Bogdanov. E' un caso in cui, insomma, il giornalista che cercava il colore, sentendosi in dovere di screditare invecchiando tutto ciò che gli capitava sott'occhio, si è rivelato daltonico. Il secondo. Il preconcetto con cui si è aggirato negli ambiti congressuali della sinistra radicale era talmente grosso, grasso e pasciuto, che, anche nella più semplice arte del percepire e del categorizzare, il giornalista è caduto in fallo (o, più esattamente, in fallullo). Ha visto, infatti, "pile" del libro in questione dove - come mi testimonia chi ce le ha portate e chi se ne è riportate a casa le rimanenti - di "pila" ce n'era una sola. Formata da ben cinque copie e affiancata da una sesta copia, ieraticamente in piedi a sancire il culto di una rivoluzione non sua.
Note Bogdanov era uno pseudonimo. In realtà si chiamava Aleksandr Malinovsky (1873-1928). Le sue opere principali sono L'empiriomonismo (1904-1907) e la Scienza universale dell'organizzazione: Tectologia (che venne pubblicata interamente fra il 1913 e il 1922). I Quattro dialoghi su scienza e filosofia sono pubblicati da Odradek, Roma 2004. Contengono una laconica presentazione del sottoscritto, tre saggi di Ernst von Glasersfeld e uno a testa di Massimo Stanzione e Silvano Tagliagambe. L'episodio è narrato nella bacheca del sito www.odradek.it Informatori personali mi riferiscono che, a sera, di copie ne sono rimaste due.
F.A.
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