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Il prezzo del dolore

 

Il prezzo del dolore

Come c'è qualcosa di profondamente sbagliato nel rapporto tra i genitori e i bambini prodigio che, in un modo o nell'altro, ne sono scaturiti, così c'è qualcosa di altrettanto profondamente sbagliato nel rapporto tra i padroni e i loro animali che, in un modo o nell'altro, evidenziano facoltà prodigiose. Vinciane Despret racconta la storia di Hans, "il cavallo che sapeva contare". Ne dà notizia per primo un giornale tedesco, nel luglio del 1904. Hans, cavallo di proprietà di un ex professore di matematica, tal Wilhelm Von Osten, segue tutta un'ottocentesca teoria di cani che giocano a domino, di cani che schiacciano il campanello o che abbaiano al momento giusto per far capire che hanno tirato le somme o hanno estratto radici quadrate, di cani telepatici che indovinano i desideri del padrone e di maiali che compongono la data del giorno mettendo al posto giusto piccole lastre numerate. Hans sa formare parole con un alfabeto tradotto in cifre, sommare, moltiplicare, sottrarre, estrarre radici, riconoscere note musicali, identificare una persona dopo averne guardato la fotografia e individuare il numero delle persone presenti accomunate dalla medesima caratteristica - quante sono quelle che hanno gli occhiali, quante sono quelle che portano il cappello, etc. A tutte le domande risponde esattamente con zampate - non gliene frega niente della teoria che, molti anni più tardi peraltro, Desmond Morris formulerà a proposito del sollevamento delle zampe anteriori dei cavalli: per lui, evidentemente, non è una minaccia e neppure un segnale di frustrazione, per lui è un pallottoliere virtuale. Tuttavia - come sempre in questo genere di affari -, il Sistema frigge: è in gioco, ancora una volta, l'affermazione dell'unicità dell'essere umano sul pianeta - l'unico che ci capisca qualcosa, l'unico che pensi, l'unico che ha l'anima, l'unico che parli, l'unico che rida, l'unico che soffra, l'unico che inganni e l'unico che possa godere di molte altre caratteristiche tanto esclusive da consentirgli un rapporto privilegiato con il Creatore con tutti i benefit conseguenti. In quattro e quattr'otto è bella e pronta, allora, una commissione scientifica guidata dallo psicologo Karl Stumpf - prima allievo di Brentano, poi maestro di Husserl - con il compito di studiare il problema e, nel caso, denunciare quella truffa il cui odore già pervade le narici della borghesia più illuminata. Si sospetta che possa essere il suo padrone addestratore a dirgli, senza che i membri della commissione se ne rendano conto, quando smettere di zampettare e questo padrone addestratore viene dunque allontanato dal contesto dell'interrogatorio. Ma il cavallo risponde ancora esattamente. Allorché, però, chi pone la domanda non sa egli stesso la risposta ecco che le prestazioni del cavallo cominciano ad essere fallimentari. E così si chiude la prima parte della vicenda: Stumpf dice che, lo sa Dio come, da qualche comunicazione inconscia dell'interrogante, Hans si accorge che è il momento di smetterla. Contare non sa, ci mancherebbe. Fin qui la scienza. E invece no, perché un allievo di Stumpf, Oskar Pfungts si mette in testa di capire cosa esattamente succede nel rapporto che si instaura fra l'interrogante e l'interrogato. Studia, osserva, ristudia e riosserva, Pfungts scopre una mirabolante verità scientifica che lascia senza fiato. Nell'interrogazione possono essere individuate tre fasi: nella prima - quando formula la domanda -, l'interrogante sposta testa e tronco in avanti - uno spostamento, si badi, che viene calcolato tra il quarto di millimetro e il millimetro e mezzo; nella seconda - quando Hans è vicino alla battuta dell'ultimo colpo di zampa - avviene nell'interrogante un raddrizzamento parziale, e nell'ultima - quando Hans ha battuto quello che dovrebbe essere l'ultimo colpo - nell'interrogante avviene il raddrizzamento totale, una forma di rilassamento che costituisce il segnale fondamentale in base al quale il cavallo smette di battere e aspetta soddisfatto l'applauso del popolo riunito. Da un lato, se ne può ricavare la conclusione della Despret - noi influenziamo quelli che interroghiamo -, ma dall'altro non sembra inutile far notare un particolare della vicenda: viene negata ad Hans una facoltà - quella di contare -, ma gliene viene attribuita un'altra non meno straordinaria - quella di cogliere un linguaggio del corpo umano così raffinato che agli stessi esseri umani era sfuggito. Due ricercatori americani ed uno canadese si sono messi assieme per dimostrare, che, nell'ultima pentola, le aragoste - bollite vive per salvaguardare le esigenze dei palati dei buongustai - non soffrono affatto. Quello che a qualsiasi osservatore può apparire come uno sbattersi disperato alla ricerca vana di una via di fuga, nella realtà degli scienziati, sarebbe soltanto una proiezione del nostro io tutto umano sulle povere bestie che, data la semplicità del loro sistema nervoso, sarebbero capaci soltanto di comportamenti che, con una scappatoia ancora in auge dopo almeno trecento anni di successi, possono essere definiti "meccanici". Dubito molto della correttezza scientifica delle loro conclusioni e attendo con ansia i risultati della controprova - un esperimento analogo condotto da aragoste mettendo in pentola i tre ricercatori -, ma nulla può distogliermi da tutt'altra linea interpretativa. L'aragosta costa cara, carissima, e il suo prezzo trova una sorta di corrispettivo analogico nel modo con cui viene cucinata. Come dice Simmel, ogni qualvolta i nostri scambi si risolvono tramite il denaro - a maggior ragione se il denaro è tanto - riusciamo ad evitare ogni considerazione di ordine morale. Prima di trovare alibi in una scienza peraltro molto dubbia, sarebbe opportuno che ci riappropriassimo di questa consapevolezza. La storia di Hans non finisce dove l'avevamo lasciata. Svanite le "facoltà superiori" e più nobili del proprio cavallo, il padrone, l'ex professore di matematica Von Osten, di Hans non ne vuole più sapere. Lo vende ad un mercante. E' anche la storia, allora, di un genitore geloso mancato o di un padrone disamorato, che si sente tradito nelle sue aspettative e nella dignità sociale che queste comportavano - un padrone, quindi, che se ne separa volontariamente, attuando una sorta di bieca vendetta contro un innocente che potrà anche capire molte cose ma questa proprio no. Lo vende ad un mercante di bigiotteria di Elberfeld che, tuttavia, torna alla carica. Gli compra due compagni, Mohammed e Zarif, e riprende da capo con l'addestramento matematico. Dopo qualche mese prende a girare la Germania con i suoi tre portentosi cavalli tre, che ripetono perfettamente tutte le prestazioni che già furono di Hans. Con una differenza che a Pfungts ed a quelli come lui non piacque affatto. I cavalli, ancora, rispondevano perfettamente alle domande, ma, questa volta, al buio.

 

Note Hans, il cavallo che sapeva contare di Vinciane Despret è pubblicato da Eleuthera, Milano 2005. La tesi di Morris è in Il cavallo, Mondadori, Milano 1990, pp. 42-43.

 

F.A.

 

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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