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L'io rotondo e il suo linguaggio

L'evoluzione da quadrupede a bipede, impegnando nella stazione eretta muscoli usati in modo diverso, ha fornito l'uomo del sedere che attualmente si ritrova. Due emisferi carnosi costituiti dai muscoli glutei cui dobbiamo elasticità del passo o del balzo nonché una parte non infima delle categorizzazioni estetiche che ciascuno di noi dedica all'altro. Come racconta Desmond Morris ne Il nostro corpo, l'esibizione di questa parte del corpo è perlopiù connessa ad atteggiamenti ingiuriosi: il sedere è strettamente imparentato, diciamo così, alle funzioni escrementizie e, per metafora di facili origini, il fatto di mostrarlo all'altro equivale ad un insulto. Non a caso, dunque, dagli anni Sessanta in poi - in manifestazioni di protesta o in altre occasioni di scontro ideologico - la pratica ha assunto la forma del rito collettivo. L'originalità morfologica del sedere, tuttavia, ha innescato anche tutt'altri processi di valorizzazione. Assumendola a criterio per la distinzione dell'uomo dall'animale - ruolo che è toccato anche e soprattutto al linguaggio -, qualcuno l'ha valorizzata fino alla religiosità - Afrodite Callipigia, dea dell'amore, rimane citata nella versione greca perché il suo nome sta per Afrodite dalle belle chiappe (un po' come è il caso di San Giovanni Crisostomo che mai nessuno ha il coraggio di citare come San Giovanni Boccadoro) -, eleggendo così un segmento del corpo umano ad oggetto di culto. Che, in quanto tale, allora, doveva contrassegnare l'essere umano e soltanto l'essere umano, ma non poteva, dunque, contrassegnare al contempo chi all'essere umano così valorizzato si opponeva. E' per questa ragione - un prodotto palese di culture esoteriche - che, in certe rappresentazioni visive, al diavolo manca il sedere. Nel 2003, la facoltà di sociologia dell'Università di Milano - approfondendo una ricerca che, somministrandosi la visione di qualche film pornografico ed effettuando una visita allo zoo, avrebbero potuto risparmiarsi - ha scoperto che è il sedere a rendere la donna oggetto di desiderio. Era l'epoca in cui, sui muri delle città italiane, comparivano manifesti che evidenziavano una ragazza in minuscole mutandine e nient'altro addosso, vista da dietro, e un nome più un punto interrogativo: Nicole ? Martina ? No. Perché, qualche giorno dopo, un manifesto analogo diceva: Roberta, senza punto interrogativo. Di Roberta, in quanto marchio di prodotti di biancheria intima, per la sua campagna pubblicitaria, mi ero già occupato nei primi anni Ottanta, allorché cercai di spiegare perché un inveterato plurale come "gli slip" fosse diventato "lo slip dei vent'anni". Ma, nel 2003, la mia attenzione fu attratta da un'altra questione: l'evoluzione del suo sedere. Chiaro che non fosse lo stesso. Vent'anni dopo, come diceva Dumas, la categorizzazione di "stesso" su checchessia di umano riesce ardua anche al più incallito consapevolizzatore delle proprie operazioni mentali. Ne era diminuito il peso, accorciato il diametro, il rapporto con le spalle era drammaticamente mutato fino a costituire il vertice di un triangolo rovesciato, i paradisiaci meandri dell'inforcatura non erano più gli stessi. La drammaticità era tutta nell'occhio dell'evoluzionista darwiniano. Se il mutamento avveniva all'interno di un orientamento morfologico del corpo umano - culturalmente o biologicamente diretto che fosse -, la prossima Roberta avrebbe avuto due natiche volumetricamente equivalenti ad una pallina da golf. La mia angoscia sulle sorti del sedere di Roberta viene parzialmente sedata in questi giorni. Garantiscono i giornali che è stato organizzato un bel concorso nazionale per trovare la ragazza che dovrà interpretare la prossima campagna pubblicitaria. Ma chi pensasse al sedere, sbaglierebbe. Si cerca, infatti, una ragazza che sia "consapevole delle contraddizioni del proprio tempo, capace di interpretare i chiaroscuri della sua generazione", "senza tabù e sovrastrutture, libera e cosciente del suo essere donna" - mai che se ne cerchi una del tutto inconsapevole delle contraddizioni del proprio tempo, letteralmente incapace di interpretare checchessia, piena zeppa di tabù, schiava e incosciente del proprio ruolo sociale, perché, presumibilmente, questo tipo di mutande non è il loro. Si cerca una ragazza - precisiamo ulteriormente, raffiniamo la selezione - che sappia "comunicare il suo io attraverso il suo sguardo, la sua personalità, le sue mani, il suo volto e perché no il suo fondoschiena". Margini evolutivi, d'altronde, non ce n'erano più. Superarli avrebbe comportato un mutamento radicale di categorizzazione. Il sedere del diavolo, insomma, era alle porte. E' così che l'accumulo di valori su qualcosa - in questo caso il sedere - può portare, per una sorta di darwinismo culturale, alla valorizzazione di qualcos'altro - in questo caso la sussidiaria gamma di virtù che fanno anche del sedere qualcosa di attinente ad un essere umano. La mia angoscia, tuttavia, rimane solo parzialmente sedata. Garantiscono, infatti, i giornali che, nella spettacolare serata di lancio del detto concorso, hanno sfilato alcune splendide ragazze che, forse meno tese alla comunicazione del proprio io con lo sguardo, hanno sfoggiato "con disinvoltura glutei supersodi incorniciati dalle succinte mutandine" Di fronte a questa affermazione tutte le mie certezze di ordine biologico, anatomico e fisiologico nonché quelle relative alle forme canoniche del codice vestimentario vengono meno. Come fanno i glutei, mi chiedo, ad essere incorniciati dalle succinte mutandine ? Ma, mi chiedo, un tempo, non era il contrario ?

 

Note Per una storia delle natiche, cfr. D. Morris, Il nostro corpo, Mondadori, Milano 1986, pp. 197-200.

Per una cronaca della vicenda, cfr. M. T. Veneziani, Non solo slip, "Roberta" a caccia della nuova Hunziker, in "Corriere della Sera - Milano", 17 febbraio 2005.

 

F.A.

 

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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