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Caccia all'ideologico quotidiano
Linguistica ecclesiale
Alta finanza e bassa politica
Un'immunità silenziosa
Un'immunità silenziosa
Va verso i sei mesi, la nostra nipotina Veronica, ed è bello seguirne i progressi, giorno per giorno. Gli occhi si son fatti sguardo, il faccino fa le sue prime espressioni e, quando non ritiene assolutamente impellente urlare come un'aquila - per esempio ad uno dei suoi molteplici risvegli del mattino -, sorride a chi è lì, davanti a lei, ad accoglierla con un sorriso e con tono di voce addolcito. Sta costruendosi un primo prontuario di categorie: dopo la pancia piena e la pancia vuota, dopo il caldo condiviso del corpo della sua mamma e il freddo isolato della carrozzina, Veronica sta costituendosi la persistenza e la continuità di oggetti e persone con cui si trova ad interagire, sta imparando a discriminare fra ciò che si muove per conto proprio - e che, conseguentemente, quando gli gira, sparisce e riappare alla sua percezione -, ciò che, tetragono, non si muove affatto e ciò che può, addirittura, esser mosso da lei stessa - con manine feroci ed unghiute, prensili e plasmanti, con le quali, per il momento, elabora e rielabora la faccia di chi le capita a tiro. Un abbaio, un suono, una canzone, il ritmo di un suo biberon picchiato sul ricco proscenio del suo seggiolone, la attraggono e la coinvolgono per qualche istante, come la televisione accesa: si volta, focalizza i suoi occhioni, processa la vicenda - nota che tutta questa gente che si dà tanto da fare intorno a lei accompagna checchessia con qualche vocalizzo ricorrente - e mette via, categoria dopo categoria, come fieno in cascina, per domani. Allorché Richard Dawkins inizia a riflettere sui Virus della mente, dice di averci al fianco una bella bambina di sei anni che definisce come "la pupilla degli occhi di suo padre". Questa bambina, però, gli dice di credere in Babbo Natale, gli dice che, da grande, vuole diventare la Fata dei Dentini e si fida ciecamente della "solenne parola dei rispettabili adulti" Se costoro le parleranno di rosse streghe pestifere che trasformano i principi di "forza italia" in rospi o le garantiranno che i bambini cattivi bruceranno per l'eternità nelle fiamme dell'inferno, questa bella bambina lo crederà e Dawkins, questo, lo dice non con il distacco tipico di chi scrive un saggio scientifico, ma con la particolare amarezza di chi ha appena scoperto che, alla faccia di quel padre che l'adora - senza che questi possa fare alcunché per impedirlo -, questa bambina è appena stata iscritta ad un corso di catechismo cattolico. "Che possibilità ha ?", si chiede Dawkins. Una bambina, si dice, "è modellata dall'evoluzione per assorbire la cultura della sua gente". Prima che raggiunga "metà della sua taglia di adulta", questa bambina sarà investita da un enorme dizionario di parole da pronunciare, in concomitanza con un innumerevole insieme di situazioni in cui pronunciarle nonché da tutta una gamma di regole semantiche e sintattiche e da una sterminata enciclopedia di informazioni. Cervelli più sviluppati del suo provvederanno alla bisogna, senza che lei possa farci un granché. Da ciò, tramite un'analogia molto incisiva, Dawkins giunge ad una conclusione che, da padri e da madri, da parenti, da insegnanti, da estranei, da esseri umani in genere, mai dovremmo dimenticare: "Come malati immuno-deficienti, i bambini sono totalmente esposti a infezioni mentali che gli adulti sono invece in grado di spazzare via senza alcuno sforzo". L'affermazione, ovviamente, pecca di ottimismo - perché sappiamo benissimo che anche gli adulti sono spesso preda del primo cialtrone che passa e, soprattutto se si fa loro constatare che sono in tanti a crederci, sono pronti a credere a checchessia -, ma, per quel che concerne il suo lato pessimistico, è ineccepibile. E untori siamo tutti. Nel settembre del 1999 avevo seguito con una certa apprensione le notizie concernenti Greg Smith, un ragazzino che a dieci anni risultava già iscritto all'Università della Virginia per conseguirvi il dottorato in scienze politiche, in ingegneria bio-medica e, già che c'era, anche quello in ingegneria aerospaziale. Tre dottorati che gli sarebbero serviti, a quanto dichiarava alla stampa, per realizzare i tre sogni della sua vita: essere eletto Presidente degli Stati Uniti, colonizzare lo spazio e trovare una cura per l'Aids e, già che c'era, anche per il cancro. Circolava anche la sua fotografia mentre se ne usciva dall'Università, con la sua zazzera bionda, davanti a tipici studenti universitari americani d'ambo i sessi che, battuti su quell'unico terreno ideologico al quale vengono educati che è la competitività, lo seguono con rispetto e deferenza. Poi di Greg non ho più saputo niente. All'incirca un mese fa, invece - il 19 marzo del 2005 -, abbiamo avuto notizia di un suo collega, Brandenn Bremmer. Alfabeto a diciotto mesi, pianoforte a tre anni, fa il liceo a sei anni e l'università a dieci. Gli psicologi avevano spiegato ai genitori che sarebbe stato sbagliato imporre ad un genio di questo levatura una "falsa normalità" di bambino qualunque. Che, con un 178 di quoziente d'intelligenza già raggiunto a cinque anni - già 28 punti in più del necessario per essere classificato come un "genio" -, sarebbe stato uno spreco ingiustificabile fargli condurre una vita che avesse appena qualcosa a che fare con quella dei suoi coetanei. Salvato da questi anonimi destini, dunque, Brandenn, a quattordici anni - era questa la notizia -, si è ammazzato. Dal punto di vista di Dawkins, virus mentale per virus mentale, credo sia arduo stabilire se a qualcuno può far più male il catechismo cattolico o la meccanica quantistica, l'iscrizione alla bocciofila sottocasa o l'arruolamento nella legione straniera, la raccolta dei francobolli o la lettura del Mein Kampf di Adolf Hitler. Dal mio punto di vista fa male, a sé e agli altri - alla vita dell'individuo come alla vita sociale cui l'individuo partecipa -, tutto quello che ci viene propinato come avvalorato di per sé e, dunque, trascendente la consapevolezza di chi, vivendolo, lo fa suo. Non tutte le teorie e non tutte le storie sono virus ugualmente letali, ma quelle incoerenti lo sono di più. Pietà umana vorrebbe che, non potendo contare su un sistema immunitario delle idee precostituito e non potendo evitare di trasmettere il virus, al contempo, si trasmettesse anche l'antivirus, ma per far ciò occorre innanzitutto rendersi conto che noi stessi, ciascuno di noi - e non solamente l'altro -, è ineluttabilmente infettivo. Categoria dopo categoria, allora, Veronica sta cominciando a negoziarsi il proprio mondo ed un modo per conviverci. E' alle prese con una combinatoria sterminata di elementi ed io, vegliando, la osservo. Ma se, per caso, uno dei prossimi giorni, mi dovessi accorgere di un suo risultato appena appena fuori dell'ordinario - non dico da 178 di quoziente di intelligenza, ma anche da 17,8 - me lo terrò gelosamente per me. Al massimo - per la gioia di una condivisione - lo dico a chi so io, a qualcuno che l'ama tanto da saperne mantenere il segreto
F.A.
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