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Caccia all'ideologico quotidiano
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Gli inconvenienti del dolce stil novo
Gli inconvenienti del dolce stil novo
E' buona regola che chi è pagato per raccontare e per proteggere i suoi personaggi inducendo il lettore a riversare nei loro confronti solo valori positivi non debba mai incappare in un errore. Che questi valori confliggano con il racconto stesso. Quando ciò accade il rischio di un tracollo insieme di chi racconta e di chi è raccontato è enorme. Accade, allora, che la stampa di regime ravvisi la necessità di una rinfrescatina ideologica in materia di Agnelli. Perché si meritano ora e si son sempre meritati di star lì dove sono, perché sono più bravi, più belli, più intelligenti dei pochi altri che potrebbero competere con loro. Senza, beninteso, far sorgere sospetti sul fatto che chiunque, al loro posto - incassando soltanto, facendo pagare allo Stato debiti e cassa integrazione, avendo mano libera di impestare d'automobili una penisola zeppa di autostrade come un cervello di sinapsi -, chiunque, al loro posto, avrebbe saputo fare altrettanto. E' così che veniamo edotti dei duri meccanismi di formazione di famiglia, meccanismi cui nessun rampollo può sfuggire. "Lo sport, soprattutto, la vela e lo sci" che educa il fisico e il carattere e che, "a livello manageriale", serve a "gettare le fondamenta della cultura d'azienda". Ma non solo lo sport, ovviamente, perché "importantissimo" viene definito - usufruendo della metafora sportiva - il "training con le donne", ovvero un allenamento che chi parla esclude sia da intendersi "in senso banale e deteriore", ma che, invece, consisterebbe nel "saperle sedurre, lasciare, riprendere senza farsene condizionare" - tutto quello che, nel codice di famiglia, rappresenterebbe una "scuola di relazioni umane". Non oso pensare in cosa consisterebbe il training con le donne nel caso lo si dovesse intendere in senso banale e deteriore, ma vengo invece a sapere come si articola il modello di famiglia: saper scegliere i calciatori, i quadri e - ridalli - le donne. Come si diceva, la storia dice che non hanno fatto i soldi con la tratta delle bianche, ma con le automobili e annessi e connessi. Trovo curioso che, così stando le cose, la loro maggior competenza dovesse e debba tuttora concernere calciatori, pittori e femmine. Oltre che della protervia maschile e della maschilità del potere, è una testimonianza involontaria dell'intrinseca scemenza dell'economia, da un lato, e della sua profonda politicità, dall'altro. Hanno anche il coraggio di far passare meri programmi di spensieratezza e deboscia per una dura scuola di vita. Se Giovenale indicava nella plebe romana i destinatari privilegiati del "panem" e dei "circenses", qui si scopre che ora sono i padroni che ormai al primo possono anche rinunciare - hanno altro da mandar giù - ma non ai secondi. Artisti e femmine coronano la cerchia dei potenti da sempre, mentre i calciatori, in fin dei conti, sono una versione più garantita dei gladiatori. Certe simmetrie storiche permangono e, al di là della loro funzione occasionale, ci garantiscono l'essenziale stabilità delle regole - se qualche debole ha da essere risparmiato è perché serve di sollazzo ad un potente. Nella loro funzione occasionale, invece, questo imperativo etico riguardante la scelta di calciatori, pittori e femmine testimonia del punto di ipocrisia cui può giungere il potente piuttosto che mostrarsi nello stato in cui è stato colto - con i pantaloni abbassati, nella propria nuda inettitudine. Avrà anche emanato quantità industriali di "energia positiva", come asseriscono i tanti giornalisti di famiglia, ma sarebbe forse stato meglio per la sua salute che Lapo Elkann ne avesse accumulato un po' meno. Fatto sta che, nei giorni scorsi, il giovane rampollo di famiglia Agnelli se l'è vista brutta e ha dovuto esser ricoverato almeno in due modi: fisicamente, in un ospedale torinese, e metaforicamente, in una forsennata apologia dei mass media. Che, almeno, avrebbero dovuto risparmiargli una grave contraddizione. "I' non vorrei che tu e Lapo ed io", avrebbe dovuto dire Dante Alighieri nel famoso sonetto, rivolgendosi a Guido Cavalcanti e riferendosi a Lapo Gianni, poeta del Dolce Stil Novo, ovvero di quel movimento d'anime letterate che, nella donna, scorgevano soltanto la creatura angelicata che avrebbe risarcito l'uomo di tutte le nefandezze passate presenti e future. Lapo quello, Lapo questo. Ma tutta l'insistenza sul saper scegliere le donne come itinerario formativo di famiglia fa deragliare l'intera impresa retorica - già disperata di suo, perché la maggior parte di noi la sa lunga sugli Agnelli - nel dirupo del patetico. Perché, nonostante i dico e i non dico, Lapo - Lapo questo, l'interprete di un dolce stil novo piuttosto diverso, non l'amicone dell'Alighieri e del Cavalcanti che, al tempo loro, certe tracce non l'hanno lasciate -, è stato trovato nel letto di un transessuale dopo che altri due erano scappati. Tanto training per nulla. Come se potesse giustificare il salto di genere, chi, ben pagato nonostante le contraddizioni, racconta la vicenda ha provato a tirare in ballo l'ex fidanzata del Lapo medesimo, l'attrice Martina Stella che, resa simile a quei topi che lascerebbero la nave che s'inabissa, "ora annuncia il distacco". Sarebbero "ex", sono "ex", perché lei dovrebbe farsene carico ? Ma per distogliere l'attenzione dal fulcro del problema va bene anche lei e, non a caso, il titolo muta di quel tanto il testo da enfatizzarne l'inevitabile presa di posizione. Avevamo "stili di vita diversi", dice Martina tenendosi per sé, evidentemente, i giudizi morali che può nutrire o non nutrire nei confronti del suo ex fidanzato. Avevamo "stili di vita opposti", le fa dire il titolo per dare un'ultima mano alla costruzione sociale della vittima.
Nota Cfr. "Corriere della Sera", 11 ottobre 2005, pag. 12 e 13.
F.A.
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