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Caccia all'ideologico quotidiano
Fermezze
Il quinto giorno
Il quinto giorno
I criteri con cui Signore Iddio si è organizzato il lavoro nei primi sei giorni della creazione risultano abbastanza chiari fino al quinto giorno. Comincia col dividere la luce dalle tenebre, ci dorme sopra e prosegue dividendo le acque di sopra - che poi saranno il cielo - e le acque di sotto, ci dorme sopra e prosegue dividendo le acque dalla terra e siamo al terzo giorno. Ci dorme sopra e poi fa il sole e la luna, e le stelle. Deve arrivare a sera stanco morto e deve dormire maluccio perché il mattino dopo comincia dai serpenti, proseguendo poi con vari altri animali. E' il quinto giorno e qualcosa dev'essergli andato storto, perché il giorno dopo ricomincia con altri animali. E' fra questi che spunta l'uomo. Che, sul momento, è al contempo maschio e femmina. Il settimo giorno si sa.
Anni dopo - la mattina del 14 luglio del 1948 - c'è l'attentato a Togliatti. Com'è noto, noi tutti siamo l'esito di un ripensamento. Preso dalla smania di dividere questo e quest'altro, Signore Iddio guarda l'uomo e ci ripensa, aspetta che si addormenti, gli cava una costola e con questa fa Eva. L'unica spiegazione che conosco del perché la costola e non, che so, un pezzo di pancreas, un capello o l'unghia dell'alluce, è quella di san Tommaso d'Aquino. Anni dopo - quella mattina del 14 luglio del 1948 - anche l'équipe di chirurghi al Policlinico Umberto I di Roma, per recuperare i tre proiettili dal tronco di Togliatti, deve tagliar via un pezzo di costola. Che non darà vita a nessuna compagna, ma che non verrà buttato via. Finisce in un cassetto, a casa di uno dei chirurghi, fino al 1954. Poi, quando questi va a insegnare a Perugia, se lo porta dietro. Tempo dopo lo regala ad un frate francescano del convento di Monteripido con la raccomandazione di farne tesoro. Fatto sta che la costola del segretario politico del Partito Comunista Italiano finisce tra le sante reliquie offerte alla devozione dei fedeli, dove, credo, sta ancora adesso quando la vicenda più o meno intera è venuta alla luce. Così come il pellegrino incauto può trovarsi a pregare di fronte ad un osso di Togliatti che di miracoli ne ha fatti già pochini per i comunisti, così il lettore della Bibbia può trovarsi di fronte a sconcertanti capovolgimenti delle proprie convinzioni. D'altronde è chiaro che in quel quinto giorno dev'essere successo qualcosa. Non sapevo che a dipanare la questione ci si era provato l'imprudente domenicano Giordano Bruno, che, peraltro, nel cercarsi guai non sempre necessari era un maestro. Lo apprendo da una lettera che un certo Kaspar Schopp scrive, da Roma, ad un amico, nello stesso 17 febbraio del 1600 in cui Giordano Bruno venne bruciato vivo in Campo dei Fiori per ordine del tribunale dell'Inquisizione. Schopp cerca di spiegare a se stesso ed all'amico perché si sia giunti ad un atto di tale ferocia e, fra l'altro, ricorda scandalizzato che Bruno è stato autore di un libro intitolato De umbris et ideis ("Delle ombre delle idee", scritto nel 1582), libro in cui, a suo dire, si sostiene la tesi che "solo gli ebrei hanno origine da Adamo ed Eva", mentre tutti gli altri sarebbero la discendenza di altri due rimasti anonimi creati da Dio il giorno prima. Anche altri attribuiscono a Bruno questa tesi, ma con ciò che è detto e scritto lontano da noi - a maggior ragione se oggetto di forti contrasti ideologici già al tempo suo - non c'è mai da fidarsi. Qualcuno, per esempio, ha creduto che Bruno sia stato mandato al rogo per aver scritto, nel 1584, lo Spaccio della bestia trionfante. In una lettera di John Toland, del 1709, si sostiene che la "bestia" in questione sia "ogni religione rivelata" e che il libro le metta in ridicolo, rigettandole tutte "senza cerimonie e senza eccezioni". Leggo l'analisi odierna del medesimo libro - nel Dizionario delle opere filosofiche di Franco Volpi - e vengo a sapere che "muovendo da un'allegoria dei vizi del suo tempo", in questo libro, Bruno proponeva una critica e una riforma dell'etica cristiana, di quella cattolica ma soprattutto di quella riformata" e che, lo spaccio in questione, l'oggetto della sua polemica, riguarda i "vizi che predominano e sogliono conculcare la parte divina" dell'essere umano. Tutto il contrario, insomma. Ci manca poco che le sue ceneri vengano recuperate e offerte anch'esse alla devozione dei fedeli o che il rogo stesso non sia mai stato acceso - una tesi che, peraltro, ha già avuto i suoi sostenitori visto che tal Desdouits, nel 1885, a Parigi, ha pubblicato un libro irresponsabilmente intitolato La lègende tragique de J. Bruno. Comment elle a été formée, son origine suspecte, son invraisemblance. Non senza la responsabilità e l'utile di qualcuno, spesso, con il tempo, le parole diventano opache come ossa. Si crede che abbiano avuto un significato, ma ne hanno avuto un altro. Si crede di implorare una grazia ad un santo, ma la si sta chiedendo ad un osso di Togliatti. Perché Signore Iddio, fra il tanto ben di Dio a disposizione, sceglie proprio la costola ? Per problemi ideologici. Lo dice San Tommaso allorché spiega che se avesse scelto una frattaglia qualsiasi in alto, Dio non voglia, Eva sarebbe sembrata superiore al maschio, mentre se avesse scelto in basso, viceversa, sarebbe sembrata inferiore. Non poteva sapere il disastro che Eva stava per combinare con il serpente e, pertanto, neppure che di lì a poche ore-si-fa-per-dire, incavolato nero, alle svalorizzazioni di Eva non avrebbe più posto alcun limite.
Note La costola di Adamo - oltre ad aver originato un modo di dire per designare checché nasca da qualcos'altro - è anche il titolo di un film diretto da George Cukor nel 1949, con Katharine Hepburn e Spencer Tracy nella parte di due magistrati, moglie e marito, impegnati a rappresentare le ragioni dei rispettivi generi.
Per l'esegesi biblica, cfr. il testo del Genesi (1-31) e A.-M. Gerard, Dizionario della Bibbia, Rizzoli, Milano 1994, alle voci "Adamo" ed "Eva".
Per la costola di Togliatti, cfr. P. Di Blasio, "Un pezzo di costola di Togliatti tra le reliquie del monastero", in "Corriere della Sera", 10 marzo 2005.
Per i commenti d'epoca e di poco successivi a Bruno, cfr. Giordano Bruno - Immagini (1600-1725), a cura di Simonetta Bassi, edito da Procaccini, a Napoli nel 1996. Il Dizionario delle opere filosofiche a cura di Franco Volpi è edito da Bruno Mondadori, a Milano nel 2000.
F.A.
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