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Ad alta velocità, verso il fascismo europeo

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Ad alta velocità, verso il fascismo europeo.

Nella pagina a sinistra, l’onorevole Borghezio, ovverossia un autorevole membro di uno dei partiti di governo, definisce il ponte sullo stretto di Messina “il ponte della mafia”, ammettendo allora che opere del governo non corrispondono all’utile comune ma all’interesse privato di un’organizzazione a delinquere. Nella pagina a destra, Emma Bonino dice che “l’uso della forza”, contro gli oppositori della progettata linea ferroviaria ad alta velocità in Val di Susa, “è legale e legittimo, che il progetto è “un modello di ecologia sostenibile”, che non si può riconoscere un “diritto di veto a checchessia”, che l’azione di protesta è “illegale” e che, considerati i suoi obiettivi “non c’è da dialogare molto”. Il Presidente del Consiglio e il ministro degli Interni non si preoccupano del fatto che un’azienda che fa capo al ministro dei Trasporti abbia ottenuto un’importante commessa nei lavori in val di Susa – non ritengono che i loro argomenti possano sembrare dunque sospetti -, ma si dicono preoccupati della presenza fra i manifestanti di “gruppi dell’estrema sinistra” e di “estremisti”. La tecnica è nota. La protesta è troppo ampia perché possa rientrare con la semplice corruzione di qualche caporione o con l’arresto di qualcuno. Trentamila persone in piazza sono il primo problema. La soluzione sta nel dividerle. Allora, si parla di “estremisti” – c’è anche il vantaggio di trovare il D’Alema di turno pronto, prontissimo a condividere, accusando il governo di “incoraggiare gli estremisti” -, si manda un bel po’ di polizia e la si fa disporre in modo da far degenerare una manifestazione in una rissa – per essere certi certi che la manifestazione degeneri ci si mette dentro qualcuno di fidato. Il giorno dopo i meno attrezzati cedono: tengono famiglia, hanno paura di incidenti, fa freddo, manifestare diventa troppo pericoloso. Tra l’altro, l’on. Borghezio dice che “se ci sono state infiltrazioni” – in val di Susa, nel passato -, “sono state quelle dei servizi segreti”, ma Emma Bonino, dall’alto della sua cultura, pronta per incarichi di potere ad alta velocità, sapendo bene cosa sia legale e cosa no, cosa sia ecologicamente sostenibile e cosa no, preferisce addossare a chi protesta la responsabilità di un dialogo mancato tra le parti in causa. Come se potesse essere definito dialogo una relazione in cui una sola delle due parti può e deve cambiare opinione. Il caso della val di Susa è esemplare. E’ il risultato dell’Europa Unita e delle grandi alleanze del potere finanziario. I partiti di sinistra sono stati utilizzati al momento opportuno, esattamente come al momento opportuno sono stati utilizzati i partiti di destra. Capiterà la stessa cosa quando – tocchi alla destra o tocchi alla sinistra – ripartirà il programma per l’energia nucleare. Vogliono “sviluppo” - ovvero soldi, sangue, vite, natura – e l’avranno. Lo definiranno “sostenibile” e, nel caso risultino ugualmente poco convincenti, ricorreranno ad apparati repressivi sempre più potenti. E sempre meno evidenti. Perché la democrazia, questa lugubre farsa in cui le decisioni che ci riguardano sono sempre prese altrove e da altri, questa somma di fascismo e consumismo, ha bisogno di rimanere pulita: tanto lavoro di “intelligence”, come si dice, tanta prevenzione, legalità – che vuol dire rispetto delle leggi, lo dovrebbe sapere anche Emma Bonino, rispetto delle leggi che fanno loro.

 

F.A.

 

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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