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Notte e nebbia, ancora notte, ancora nebbia

 

Notte e nebbia, ancora notte, ancora nebbia

Ho temuto di doverlo fare fin dall'inizio e man mano che i giorni passavano - e man mano che cresceva l'imperativo morale di doverlo fare - cresceva in me un forte senso di depressione, la noia mortale del già detto, il fastidio fisico del già detto e ripetuto, il dolore angoscioso della consapevolezza di averlo detto invano e la rabbia furiosa di doverlo ridire ancora una volta, invano. Momentaneamente sepolti dal ridicolo gli assertori di una storia oggettiva - il partito di coloro che ci dicono "come sono andate realmente le cose" -, oggi spadroneggiano gli assertori di una storia relativistica - stando ben attenti a non dichiararsi come il partito di coloro per i quali "alla storia può esser fatto dire qualsiasi cosa", ma, pronti, prontissimi, per l'appunto, a giustificare qualsiasi cosa purché a loro torni qualcosa in tasca. Il 20 ottobre del 1946, il Sant'Uffizio trasmette ad Angelo Roncalli, all'epoca nunzio apostolico a Parigi, un documento in cui lo si informa di alcune decisioni, approvate dal Papa Pio XII - decisioni alle quali il nunzio, ovviamente, dovrà attenersi. Sono cinque vere e proprie istruzioni su come comportarsi nei confronti di quei bambini ebrei - il documento dice "giudei" - che, durante l'occupazione tedesca, sono stati salvati presso famiglie e istituzioni cattoliche. La prima raccomanda di non rispondere "per iscritto alle autorità giudaiche" che ne reclamano la restituzione. La seconda raccomanda di prender tempo in ogni caso, adducendo la necessità di svolgere indagini prima di decidere. La terza vanta una sorta di diritto di proprietà acquisita - escludendo che, comunque, possano essere restituiti quei bambini che avessero già ricevuto il battesimo. La quarta accetta l'idea che i bambini eventualmente non ancora battezzati possano, a determinate condizioni, essere anche restituiti. La quinta specifica che se i bambini fossero stati affidati alla Chiesa Cattolica dai propri genitori, e se questi ora li reclamano, i bambini - sempre a condizione che non siano stati ancora battezzati - possono essere restituiti. Che da questa lettera tutte le nostre convinzioni in materia possano venirne rivoluzionate tenderei ad escluderlo. Che la Chiesa cattolica sia sempre stata antisemita è un'ovvietà, perché, innanzititutto, ogni Chiesa è Chiesa perché è contro un'altra Chiesa e, poi, perché importanti suoi personaggi - si pensi a padre Agostino Gemelli, fondatore dell'Università Cattolica - hanno ripetutamente scritto e detto, contro ebrei e contro gli ebrei in quanto tali, cose gravissime e vergognosissime. Che, oggi, la medesima Chiesa non ci tenga un granché a questo suo irredimibile ed irrimediabile passato è altrettanto ovvio: la corsa al lavaggio della fedina penale è uno sport molto diffuso fra i potenti. Allorché il "Corriere della Sera" - il 28 dicembre scorso - pubblica questa lettera, infatti, la notizia è un'altra. Pio XII ordinava sì, ma, a quanto pare, Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, il Papa Buono, oggi già beatificato, non ubbidiva. Senonché, senonché. C'è anche un partito di gente che non ha di meglio da fare che non promuovere la beatificazione di Pio XII e, dunque, dal giorno dopo, divampa la polemica. C'è chi scopre ora l'insensibilità del Papa per l'Olocausto e c'è chi, invece, ne loda la coerenza, perché ogni battezzato è "figlio della Chiesa", il che, visto e ben considerato che le proprie regole se le stabilisce la Chiesa stessa, è rigorosamente incontrovertibile. C'è chi scopre che casi di non restituiti hanno continuato ad accadere anche successivamente, chi sostiene che la lettera non è proprio un falso ma almeno un falsoide sì, perché si tratterebbe di una copia, forse di una sintesi di istruzioni ricevute o forse, addirittura, di una lettera che il nunzio apostolico - in un delirio letterario da personalità multipla - avrebbe scritto a se stesso, e c'è chi propone di bloccare il processo di canonizzazione di Pio XII, e c'è chi dice che Pio XII non era affatto antisemita. E qui, ahimé, ahinoi e ahitutti, bisogna fermarsi un attimo. Lucetta Scaraffia, che purtroppo insegna storia contemporanea all'Università La Sapienza di Roma, fra l'altro, sostiene quanto segue: a) che la Chiesa cattolica non è mai stata antisemita e che, se mai, bontà sua, è stata antigiudaica; b) che non esistono prove che questo antigiudaismo sia "sfociato in un consenso e in un appoggio all'antisemitismo dei nazisti"; e c) che la Chiesa di allora non poteva certo avere la nostra attuale sensibilità verso gli ebrei, perché "ci siamo infatti resi conto solo lentamente, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, della mostruosità e dell'entità del crimine perpetrato dai nazisti contro gli ebrei" - prima, par di capire, ritenevamo, noi tutti con Pio XII uniti, che questi ultimi se la fossero cavata con una bella ramanzina e qualche scappellotto. Ad approfondire questo taglio epistemologico alla moda, pochi giorni dopo, provvede Ernesto Galli della Loggia (non chiedetemi quale) che, prontamente, prende l'ultima palla al balzo ed ha l'impudicizia di affermare che "l'Olocausto (…) ha cominciato a esistere solo dagli anni 60 in avanti" e che, dunque, "scandalizzarsi per la mancata ripulsa settanta o ottanta anni fa da parte di uomini e organizzazioni di ciò che oggi definiamo antisemitismo" costituirebbe "una grave, indebita forzatura". All'origine ci sarebbe un errore metodologico: quello di "giudicare moralmente e storicamente il passato, anche il più prossimo, con il metro che adottiamo per giudicare il presente". "Il passato stesso e la sua immagine", filosofeggia idealisticamente, "sono a loro volta una costruzione storica, qualcosa che non si costituisce immediatamente una volta per tutte ma si forma e si trasforma con il tempo" - e, dunque, amplio io il discorso, chi sa cosa diventeranno i campi di sterminio tedeschi fra qualche anno: basta saper attendere e se son svastiche rifioriranno. Non la farò lunga, anche perché sulle miserie del relativismo storico e sulle miserie nefande del relativismo storico applicato al nazionalsocialismo o al comportamento della Chiesa cattolica ho già più volte detto la mia, ma qualcosa devo dire. Che la Scaraffia faccia il pesce in barile o no, l'antigiudaismo (si sarà notato che il documento del Sant'Uffizio parla di "giudei" e non di "ebrei") è semplicemente un nome precedente dell'antisemitismo - esattamente come "Presidente del Consiglio" era il nome che, prima del fascismo, si usava invece di "Premier". Che questo antisemitismo "tradizionale" non abbia costituito né "consenso" né "appoggio" all'antisemitismo nazista è letteralmente impensabile - sarebbe come dire che la Chiesa cattolica non abbia mai costituito né consenso né appoggio alla Democrazia Cristiana, o forse qualcosa di più improponibile ancora. Che l'Olocausto sia una "costruzione storica" degli anni Sessanta è un falsificazione oscena. Ho già avuto modo di ricordare, per esempio, che la Kressman-Taylor, nella lontana America, ha scritto Destinatario sconosciuto nel 1938, o che Rauschning ha pubblicato Hitler mi ha detto - il cui sottotitolo era un inequivocabile "Confidenze del Führer sul suo piano di conquista del mondo" - a Parigi nel 1939, un testo, che appare nella versione italiana già nel 1945, da cui si evince che la pianificazione dei campi di sterminio - nell'ambito di quella che allora veniva definita "politica biologica" - è già pronta e nota a tante persone fin dal 1933. E gli esempi - includendo magari i testi di Hitler medesimo stampati in Italia dal democraticissimo e progressistissimo conte Valentino Bompiani - potrebbero moltiplicarsi. Chi voleva capire, chi voleva vedere - non dico fare qualcosa -, senza il metro di oggi e con il metro di ieri, senza aspettare i "magici" anni Sessanta, quando i morti erano morti nonostante la "costruzione storica" in fieri, quella della Scaraffia e del Galli della Loggia (non chiedetemi quale), li desse ancora sul chi vive, chi voleva capire e chi voleva vedere poteva - sì, poteva - sia capire che vedere - non dico fare qualcosa, o lo dico ? Sì, comprendendo vedendo volendo, poteva anche fare qualcosa. Allo storico spetta la consapevolezza delle categorie che usa. Nessuno può pretendere da lui la "Verità", se non infilandosi nel vicolo cieco di un realismo filosofico autocontraddittorio. Da questo esercizio consapevole delle categorie, poi, lo storico deve ottenere descrizioni coerenti dell'oggetto in studio. Tutto qui e almeno questo. Faccio un esempio: se beato ha da essere chi ha dato l'ordine, è difficile che possa esserlo anche chi, quest'ordine, non l'ha eseguito. Eppure la Chiesa cattolica ci riesce. Sono nato nel 1945. Per forza di cose - e non per ideologia storiografica -, per me, il nazismo e i campi di sterminio sono diventati un fatto storico con un certo ritardo. Ma sempre prima di quel che i "professori" del relativismo odierno vorrebbero. Con Notte e nebbia di Alain Resnais, un documento visivo che rimane come un chiodo conficcatomi nel cervello dal 1960, allorché lo vidi al cinema Ritz di via Torino a Milano - un documento visivo che, peraltro, era stato girato già nel 1955 e completava i documenti visivi precedenti, gli originali filmati di chi aveva varcato fra i primi quelle soglie indimenticabili.

 

Note Il documento in questione sarà pubblicato nel secondo tomo del quinto volume di A. G. Roncalli (Giovanni XXIII), Anni di Francia. Agende del nunzio Roncalli, a cura di E. Fouilloux, pubblicato dall'Istituto per le scienze religiose di Bologna. Gli articoli cui ci si riferisce - tutti pubblicati sul "Corriere della Sera" - sono i seguenti: A. Melloni, Pio XII al nunzio Roncalli: non restituite i bimbi ebrei (28.12.2004); V. Messori, Pacelli fu coerente: ogni battezzato è figlio della Chiesa (29.12.2004 - nella stessa pagina: "Amos Luzzatto, presidente delle comunità ebraiche: ‘orrendo' il documento sui bimbi accolti nei conventi); G. Miccoli, La Chiesa e i piccoli ebrei: il caso del 1953 (30.12.2004); D. J. Goldhagen, Goldhagen: papa Pacelli, perché non è santo (4.1.2005 - nella stessa pagina: L. Scaraffia, Ma PioXII non è mai stato antisemita); D. Fertilio, Il papa buono. Il vero volto di Roncalli al tempo della Shoah (5.1.2005 - nella stessa pagina: L. Accattoli, Padre Gumpel. "La lettera discussa ? Fu proprio lui a scriverla"); E. Galli della Loggia, Antisemitismo. Non giudichiamo il passato con il metro del presente (7.1.2005 - nella stessa pagina: L. Accattoli, Gli sviluppi. Tra Roma e Parigi, le ultime indiscrezioni su quel testo che scotta). Stendo un velo pietoso su un intermezzo in cui il vescovo di turno denunciava una sorta di "Inquisizione anticattolica" in atto: alla sfacciataggine ed alla malafede non c'è mai fine.

 

F.A.

 

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