|
Caccia all'ideologico quotidiano
Le sottigliezze che incombono
Un elenco confortante
Storie di strada
Storie di strada
A piedi, stavo tornando a casa e notavo che, ancora una volta, sulla solita curva che avevo davanti ad una cinquantina di metri c'era il solito problema. Una di queste mastodontiche automobili di oggi, formato famiglia numerosa grandi consumi, era parcheggiata nel punto critico, proprio nel punto giusto per impedire che chi passa sulle strisce non vede se sta arrivando un auto e per impedire, al contempo, che chi sta arrivando in auto possa vedere se qualcuno sta attraversando la strada. Osservo, constato, rimugino di malumore le amare riflessioni di tutti i giorni - mi dico: se le faccio io, possibile che non le facciano gli altri e, soprattutto, che non le facciano i vigili urbani - e faccio in tempo a vedere un paio di persone che, in quel punto fatale stanno per attraversare mentre sta arrivando una moto. Poi, c'è un breve momento in cui non vedo più nulla, vedo solo la macchia nera lucida dell'auto parcheggiata che impedisce anche a me di vedere come stanno andando le cose. Che vanno male. Molto male. Un tonfo, un urlo, accelero il passo e mi trovo davanti al risultato. Molto oltre le strisce c'è una moto rovesciata, qualche metro prima c'è un corpo sul selciato, sulle strisce c'è un tizio con le mani nei capelli che urla la sua disperazione, nella parte opposta della strada, contro un albero, c'è un altro corpo. Corro, e con me corrono altri. E' evidente che la moto ha investito una persona che stava attraversando la strada, è evidente che un corpo, pur senza riuscire ad alzarsi, si muove a fatica - forse è l'investitore - ed è altresì evidente che l'altro corpo - forse è l'investito - non si muove affatto: preso in pieno è stato sbalzato dritto oltre la fine delle strisce, sul tronco dell'albero per un impatto tremendo. Per l'ennesima volta analizzo il contesto dell'incidente. Sull'angolo da cui provenivano i passanti c'è la sede di una banca, sull'angolo opposto - quello verso il quale i passanti stavano andando - c'è una delle tanti sedi di quella nota azienda che affitta e vende video. Sono due potenti attrattori di parcheggi indisciplinati ed alla sperindio, nei cui confronti - qualcuno il perché lo saprà - l'autorità sembra poco propensa ad intervenire con i suoi mezzi di repressione. Una cinquantina di metri prima, un cartello stradale invita a moderare la velocità. E' una situazione analoga a quella che si è incancrenita davanti al supermercato sotto casa mia. E' sull'angolo di una piazza, davanti ci parcheggia di tutto, compresi i tir, e chi arriva in auto per svoltare non può vedere chi sta attraversando sulle strisce se non quando ce l'ha davanti a non più di tre metri. E' ovvio che le frenate improvvise non si contano e che, spesso, non riescano ad evitare che chi stava attraversando si trasformi in vittima. Vittima di chi ? Dell'automobilista, d'accordo - per i rapporti di causa e di effetto presi in considerazione dalle leggi, forse, la risposta è sufficiente, ma per una coscienza politica non del tutto sopita, no. Chi ha parcheggiato impedendo la visuale ha la sua responsabilità, chi glielo ha lasciato fare, anche. E, già che ci siamo, ha la sua responsabilità anche chi ha fatto sì che qualcuno glielo lasciasse fare. C'è una radice sociale e ideologica di questi eventi che non va mai dimenticata. Come nel fare una scoperta scientifica, non si è mai soli neppure nel commettere un crimine. Nel punto del tragico incidente ci ripasso il giorno dopo e rimango attonito. L'autorità è intervenuta. Ha osservato, ha constatato, ha fatto due più due ed è intervenuta. Avrebbe potuto assumere iniziative chiare e perentorie nei confronti dei due attrattori, banca e megavideo market - cartelli minacciosi, un vigile pronto con il blocchetto delle multe in mano, transennatura del posto proibito in cui le auto vengono parcheggiate mettendo a rischio la vita dei passanti. Manco gli è passato per la testa, all'autorità, di assumere un'iniziativa del genere. Tanto è vero che, anche ora, in quel punto, è parcheggiata un'auto, ricreando più o meno esattamente le condizioni del giorno prima. Avrebbe potuto spostare le strisce, creare un passaggio pedonale almeno una cinquantina di metri oltre la curva maledetta. Avrebbe significato la resa nei confronti del potere economico - diciamola elegantemente così -, ma sarebbe pur sempre stata una soluzione. Non l'ha fatto. Ci avessi dovuto pensare io, non ci sarei mai arrivato - neppure dopo aver riflettuto a lungo sulle malefatte dell'automobile e del suo spadroneggiante padronato negli ultimi cento disgraziati anni della storia del nostro paese. L'autorità deve aver riflettuto profondamente sulla meccanica dell'incidente: curva, vista impedita, pedoni che passano sulle strisce, moto che non rallenta, impatto, un pedone eiettato a cinque sei metri di distanza, contro il tronco di un albero. L'autorità è previdente. Avevano appena finito di fare il loro lavoro deciso con innegabile tempestività. Rimaneva solo da pulire un po' qua e un po' là. Hanno tagliato l'albero. L'anno scorso, nella ridente cittadina turistica, mi ero imbattuto nel mendicante con i due cartelli. Uno informativo su se stesso: scozzese, in giro per il mondo, cristiano: come dire che viene da lontano, che va lontano, che ci è metaforicamente vicino. L'altro cartello sulle modalità di fruizione: "Solo per oggi". Quest'anno, su un palo di città, c'è il volto di una signora o signorina che cerca un "quarantatreenne" per una duratura amicizia cui due aggettivi, potenzialmente, dovrebbero conferire credibilità La signora o signorina, infatti, si definisce "ucraina" e "pulita". Sono due esempi di povertà contemporanea e pur di codici retorici le cui matrici culturali sembrano distanti anni e anni l'una dall'altra: da una parte la scaltrezza - il calcolo disincantato di chi reinterpreta se stesso come spettacolo rassicurandoci, tuttavia, sull'eventualità delle repliche, "solo per oggi", un'elemosina ben temperata -, dall'altra l'ingenuità medievale - l'umiltà di rappresentarsi con un valore obsoleto di cui nessun servo vero e proprio, fra quelli cresciuti e pasciuti in questa società di consumi, mai più farebbe uso.
******
La strada, una scuola di vita. Nella stessa ridente cittadina turistica, nello stesso quartiere, ci sono tre vie: la prima è "via G. Giusti", la seconda "via Petrarca", la terza è via "Via Dante A.". E' un'ascesi ideologica: dal nome proprio puntato e il cognome si può aspirare al solo cognome e, se proprio ci va di lusso, possiamo mirare al solo nome proprio ed al cognome puntato. Di superiore, altrove, c'è solo il nome proprio. Ma, con il tempo - come nel gioco dell'oca -, si rischia. Di tornare fra i tanti dal medesimo nome proprio, nel dimenticatoio dell'anonimato.
F.A.
|